Io non ce l'ho con te, davvero. Non più. Ormai me ne sono fatto una ragione.
L'ho capito anni fa, quando ti incontrai nella piazza del tuo paese e tu non mi riconoscesti.
Allucinante. Un giorno sono la prima delle tue urgenze nella vita e due anni dopo non mi riconosci per strada.
Devi essere invecchiato in fretta da quando mi hai mandato affanculo.
Sei stato pessimo. Io sono stato un bravo discepolo e tu sei stato un pessimo maestro.
Mi hai cresciuto per tanti anni, mi hai cresciuto fino a quando non ho raggiunto livelli eccellenti, e poi mi hai mollato su due piedi a metà del percorso. E per che cosa? Per quale ragione hai rinunciato a crescere la giovane promessa che ero? Per la politica. Ti sei andato a infognare in quella merda vischiosa della politica ed hai abbandonato me, il giovane ragazzo promettente.
Io ovviamente, senza avere una guida, come pensavi che finissi? Allo sbando, completamente allo sbando.
Mi hai fatto camminare per un lungo viale e mi hai fatto scalare una montagna, una volta in cima siamo ridiscesi dall'altro versante, che era pieno di rovi, ma nonostante tutto siamo sopravvissuti, e poi, una volta scampata la morte mi hai lasciato lì, in mezzo ad un incrocio di infinite vie dicendomi: "io scelgo la via della politica, tu invece fai un po' quel cazzo che ti pare".
Ed io mi sono andato a perdere in strade che non avrei dovuto percorrere.
E dicevo, non ce l'ho con te perché le scelte le ho fatte io, sono io che ho sbagliato, non tu. Spero un giorno di trovare delle toppe che riparino gli sbagli che ho fatto.
Ho sostituito il ricordo rancoroso che avevo di te con un nuovo ricordo: quello di un vecchio ed un giovane ragazzo che leggono assieme il giornale dentro un bar. Il vecchio cerca di spiegare al giovane come funziona il mondo, ma il giovane, purtroppo, non riesce a capirlo.