lunedì 30 maggio 2011

A.C.A.B.


venerdì 27 maggio 2011

RITORNO ALL'ADOLESCENZA.

Vi ricordate l'estate in cui avete preso il diploma? Io me la ricordo benissimo, forse la migliore estate della mia vita. Non avevamo un cazzo da fare, assolutamente nulla, niente compiti, niente progetti da portare a termine entro settembre, niente materie da recuperare entro ottobre, era quasi come essere tornati bambini. Eri sempre fuori, eri sempre in giro sulla strada. E ti facevi l'abbonamento alla piscina comunale insieme a tutti i tuoi amici e passavi le giornate a giocare nell'acqua e alla sera a devastarti come più ti piaceva. A diciotto anni non sei ancora troppo grande per giocare, ma sei già abbastanza grande per le droghe ed il sesso: un vero spasso. I fine settimana poi prendevi il treno ed andavi ad un party per tornare a casa solo il lunedì pomeriggio che passavi a letto a dormire per essere pronto il lunedì sera per l'ennesima sbronza. Eri già maggiorenne, ma tutti sapevano che eri ancora un mocciosetto, quindi nessuno faceva affidamento su di te. E tu eri libero, nel vero senso della parola, libero di fare quel cazzo che ti pareva, almeno per quell'estate. Poi a settembre o andavi all'università o andavi a lavorare, ma per quell'estate sapevi di essere assolutamente libero.
In questi giorni, con estremo stupore e meraviglia, mi sto accorgendo che sto rivivendo quel periodo. Si, come un vero e proprio ritorno all'adolescenza. Nulla da studiare o preparare per settembre, niente lavoro, in teoria avrei avuto un master ma hanno deciso al quarto colloquio (i colloqui erano cinque prima dell'inizio del master) che non ero la persona più idonea per le loro necessità. Amen, e pace all'anima tua, e che ti possa venire un cancro nell'ano e che tu possa soffrire come una bestia. Ora, qualche accidente dovevo mandarglielo a quei tipi, ma in tutta sincerità, volete sapere una cosa: non me ne frega poi molto di non dover affrontare quel cazzo di master su cose che assolutamente non mi interessano. Anzi sono sollevato.
E così tutti questi eventi fortuiti mi hanno portato qui, alla situazione attuale: son tornato ragazzino, più o meno all'età di diciotto anni. Sto al parchetto con i ragazzi, esco quasi tutte le sere, frequento il bar più assiduamente ed il fine settimana prendo il treno e me ne vado dove mi pare.
E sapete che vi dico: chiamatemi pure immaturo, chiamatemi pure un irresponsabile, ma sappiate che io adoro sguazzare nella mia immaturità. Sono felice di poter rivivere ancora una volta un breve periodo di spensieratezza totale, forse quasi ne avevo bisogno. E non sapete quanto amo tutto ciò: io adoro questa città, adoro il mio parchetto con la collinetta, adoro la piscina (anche se a dir la verità se fosse un mare sarebbe meglio), adoro la birra calda del pomeriggio insieme agli amici seduti sul tavolo da ping pong, mi stanno quasi diventando simpatiche anche le zanzare, adoro questo caldo, quando la mista ti rimane appiccicata sulle mani e non riesci a rovesciarla sulla cartina, adoro camminare senza pensare a nulla, assolutamente a nulla, solo vedere il suolo sotto i miei piedi che avanza inesorabile e continua all'infinito. Insomma, se tutto ciò è un sogno, non svegliatemi, se fosse realtà lasciatemi qui ancora per un po', poi quando arriva settembre, sarò vostro e farò ciò che volete, ciò che mi ordinerete senza neanche troppa gentilezza, però per ora lasciatemi qui, nella mia estate immatura ed ingenua.

lunedì 23 maggio 2011

LA VALIGIA.

Sono andato in vacanza, si è trattato di un solo fine settimana ma cazzo quanto ne avevo bisogno. Ora sono un uomo quasi nuovo, grazie ai miei meravigliosi amici che mi hanno donato una vacanza come regalo di laurea. Mare, albergo sul mare e visita archeologico-culturale a cui ovviamente non sono andato perchè ero troppo fottuto. Barbonaggio di giorno e cena di pesce la sera. Scorregge, rutti, imprecazioni, risate senza senso per tutto il tempo. Cosa si può desiderare di meglio? Niente, ve lo dico io.
Ma non voglio stare qui ad annoiarvi con i miei aneddoti personali su ciò che è successo: chi scorreggia talmente forte che tra un po' perde i sensi, chi ruba tutte le caramelle che può ficcandosele in ogni dove e non mangiandone nemmeno una dopo il furto, chi barcolla sbattendo contro a qualsiasi cosa, chi ci telefona in stanza dicendo che le camere a fianco si stanno lamentando per il nostro megabordello (cazzo siamo ragazzi giovani, proprio a fianco alla famigliola perbenista con bimbo dovevi metterci?), chi ci dice 'hey, ma voi non potete fare la doccia qui' (ma vaffanculo va), chi ci dice 'hey, ma il vostro amico sta bene? Dorme o è collassato?' (dorme, tranquillo, tu pensa a riempirmi il bicchiere).
Io sono qui per darvi consigli e insegnarvi qualcosa dannati mostri caproni, questo è l'intento del blog. No, sto scherzando, questo blog non ha nessun intento, nessuno scopo, nessuna ragione di esistere, ma sopratutto nessun senso. Comunque, riassumiamo che mi sto un po' rompendo le balle: consigli su cosa mettere in valigia, o più semplicemente nello zaino se siete essere umani:

N.1- Asciughino- Non potete andare da nessuna parte senza l'ausilio di asciughino. Ha mille usi: al mare, al parco sotto un albero, se avete una corda e due alberi abbastanza vicini potete fabbricarvi un'amaca, sotto la pioggia, per riparavi dal freddo la sera, per asciugarvi dopo la doccia, per asciugare eventuali macchie liquide, per farci quel cazzo che vi pare insomma, però è sempre importante avere con se un asciughino.


N.2 - Ciabatte- Non vorrete passare le vostre vacanze con delle scarpe addosso, meglio qualcosa di più confortevole come in questo caso le proprie ciabatte preferite che hanno un'età di circa 10-15 anni. C'è un fascino legato alle proprie calzature preferite che è una cosa commovente se vi fermate a pensare quanto suolo dei paesi più disparati hanno solcato, e per quanto tempo vi hanno accompagnati nella vita ad ogni singolo passo. Quindi portatevi dietro le vostre ciabatte preferite.

N.3 - Apribottiglia- Lo so benissimo che sapete aprire le birre con l'accendino (e se non lo sapete fare siete persone orribili) ma come fare quando si è in spiaggia (o anche in cima ad una montagna o dietro un bidone) e si ha tra le mani una bottiglia di vino da aprire? Serve l'apribottiglie.




N. Boh- Torcia- Fondamentale in campeggio ed altrettanto importante in ogni altro luogo, per illuminarvi la via nelle tenebre notturne.



N.4. - Musica del genere che preferite- non deve essere per forza punk però posso garantirvi che senza questo cd non andrete da nessuna parte.



N. 5- Accendini- Nel caso fumaste, o foste in campeggio, o doveste accendere un fuoco o una griglia o una moltov ne avreste bisogno. Se poi fumate prendetene un sacco, tutti quelli che potete, perchè ad ogni passo ne perderete uno.

Ecco si, direi che ci siamo, non abbiamo scordato nulla.
I vestiti non li ho scritti perchè bastano quelli che avrete addosso alla partenza.
Bon Voyage.


venerdì 20 maggio 2011

LA FOLLIA E' LA VERA RAGIONE.

Nota: la Follia è il soggetto narrante di questo pezzo. Ci spiega come essa stessa sia la vera intelligenza, la vera saggezza, la vera causa motrice del mondo.
Potrebbe sembrarti lungo, potrebbe sembrarti difficile da leggere, ma cazzo, cerca di concentrarti e cerca d'apprezzare ciò che sta scritto qua sotto, se proprio non sei un idiota totale.

"C'è, ora, qualcosa di cui stupirsi se, dopo essermi attribuita la fortezza e l'operosità, rivendicherò anche la saggezza? Qualcuno potrebbe dire che è come accoppiare l'acqua e il fuoco. Eppure credo che riuscirò anche in questo purché voi, come prima, mi prestiate benevola attenzione. In primo luogo, se la saggezza si fonda sull'esperienza, a chi meglio conviene fregiarsi dell'appellativo di saggio? Al sapiente che, parte per modestia, parte per timidezza, nulla intraprende, o al folle che né il pudore, di cui è privo, né il pericolo, che non misura, distolgono da qualche cosa? Il sapiente si rifugia nei libri degli antichi e ne trae solo sottigliezze verbali. Il folle affronta da vicino le situazioni coi relativi rischi e così acquista, se non erro, la saggezza. Cosa, questa, che sembra avere visto, benché cieco, Omero, quando dice: "Il folle capisce i fatti". Sono due infatti i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l'animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.
Perché, se preferiscono attingere quella sapienza che consiste nel saper giudicare delle cose, state a sentire, vi prego, quanto ne sono lontani coloro che si spacciano per sapienti. In primo luogo, com'è noto, tutte le cose umane, a guisa dei Sileni di Alcibiade, hanno due facce affatto diverse. A tal segno che sulla faccia esteriore, come dicono, vedi la morte, mentre, se guardi dentro, scopri la vita; e, viceversa, al posto della vita scopri la morte, al posto del bello il brutto, della ricchezza la miseria, dell'infamia la gloria, della dottrina l'ignoranza, del vigore la debolezza, della generosità l'abiezione, della letizia la malinconia, della prosperità la sventura, dell'amicizia l'inimicizia, del salutare il nocivo: in breve, se apri il Sileno, trovi di tutte le cose l'opposto. Se poi qualcuno giudica troppo filosofico questo discorso, mi spiegherò, come suol dirsi, più alla buona.
Chi negherà che un re è ricco e potente? Eppure, se manca del tutto dei beni dell'animo, se non è mai contento di nulla, è davvero il più povero di tutti. Se poi il suo animo è una sentina di vizi, è addirittura uno schiavo abietto. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare anche per gli altri. Ma accontentiamoci dell'esempio proposto. A che scopo? domanderà qualcuno. State a sentire dove voglio arrivare.
Se uno tentasse di strappare la maschera agli attori che sulla scena rappresentano un dramma, mostrando agli spettatori la loro autentica faccia, forse che costui non rovinerebbe lo spettacolo meritando di esser preso da tutti a sassate e cacciato dal teatro come un forsennato? Di colpo tutto muterebbe aspetto: al posto di una donna un uomo; al posto di un giovane, un vecchio; chi prima era un re, d'improvviso diventa uno schiavo; chi era un Dio, ad un tratto appare un uomo da nulla. Dissipare l'illusione significa togliere senso all'intero dramma. A tenere avvinti gli sguardi degli spettatori è proprio la finzione, il trucco. L'intera vita umana non è altro che uno spettacolo in cui, chi con una maschera, chi con un'altra, ognuno recita la propria parte finché, ad un cenno del capocomico, abbandona la scena. Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento.
A questo punto, se un sapiente caduto dal cielo si levasse d'improvviso a gridare che il personaggio a cui tutti guardano come a un Dio e a un potente, non è neppure un uomo, perché come le bestie si lascia dominare dalle passioni, che spontaneamente asservito a padroni così numerosi e turpi, è l'ultimo degli schiavi; e, se ad un altro che piange il padre morto ordinasse di ridere perché il padre, finalmente, ha cominciato a vivere, dato che questa vita altro non è che morte; e se chiamasse plebeo e bastardo un terzo che mena vanto di una nobile nascita, ma che è ben lontano dalla virtù, unica fonte di nobiltà: se allo stesso modo parlasse di tutti gli altri, non agirebbe costui proprio in modo da sembrare a tutti pazzo da legare? Nulla di più stolto di una saggezza intempestiva; nulla di più fuori posto del buon senso alla rovescia. Agisce appunto contro il buon senso chi non sa adattarsi al presente, chi non adotta gli usi correnti, e dimentica persino la regola conviviale: o bevi o te ne vai, e vorrebbe che una commedia non fosse più una commedia. Invece, per un mortale, è vera saggezza non voler essere più saggio di quanto gli sia concesso in sorte, fare buon viso all'andazzo generale e partecipare di buon grado alle umane debolezze. Ma, dicono, proprio questo è follia. Non lo contesterò, purché riconoscano in cambio che questo è recitare la commedia della vita."

Erasmo da Rotterdam, "Elogio della Follia", cap.29.

Ora un video, che non ha nulla a che vedere con ciò che è stato scritto dal grande Erasmo da Rotterdam, ma che secondo l'autore del blog ha molta attinenza con la tematica che ha ispirato il filosofo.
E in più aggiungo un consiglio che arriva direttamente dalla redazione di 'tuttofinisce': "Siate Folli."
Questo video dovrebbe aiutarvi.

mercoledì 18 maggio 2011

FILOSOFIA DI VITA.

martedì 17 maggio 2011

QUESTO BLOG C'HA TROPPO ODIO.

Due miei carissimi amici sostengono che la roba che scrivo era più bella all'inizio, ora invece "c'ha troppo odio", come dicono loro. Mi fido del loro giudizio in quanto hanno letto tutto, ma proprio tutto tutto ciò che 'sta scritto qui, al contrario di voialtri commentatori che difficilmente sarete andati in archivio a spluciare i miei primissimi lavoretti. Ed è vero, ultimamente la roba che scrivo c'ha troppo odio. Questo dipende principalmente da tre fattori: la mia totale inettitudine per la satira, l'influenza che hanno su di me i miei autori preferiti, il fatto che la vita produca dentro di me una parte di odio che in società non è possibile mostrare, e quindi se non voglio morire come un frustrato represso di merda, è meglio spargere quest'odio da qualche parte, ed io infatti ho scelto di venire a vomitarlo su blogspot. Vi dirò di più inoltre cari amici, mettere per iscritto tutto ciò che ti fa salire la rabbia e ribollire il sangue nelle vene, cercare di spiegarlo, capire da dove arriva, mi ha reso le idee molto più chiare, e la mente più tranquilla.
Perché a volte può capitare di avere dentro una gran rabbia, una gran angoscia o una gran malinconia, e non sapere riconoscere da dove arriva. E questo aumenta la sensazione di malessere che hai. Quando invece cerchi di dipanare questo groviglio di sentimenti e dargli un senso ed un origine, il malessere si attenua: leggermente, ma un po' diminuisce. Come se capirlo ti serva anche per accettarlo.
Si, ragazzi, è così. Ora che ho visto la faccia dei miei mostri e li so riconoscere, e gli ho dato addirittura un nome carino, sembra che quei mostri mi facciano meno paura. Scrivere su di loro mi ha aiutato ad affrontarli o perlomeno ad accettarli se proprio non posso modificarli o fare nient'altro. Vomitare il mio odio qua sembra quasi essere una terapia psicologica; veramente, anche se so che non mi credete.
E quindi io consiglio a tutti, a chiunque ne abbia voglia e ne senta il bisogno, di buttare giù i propri pensieri, se non qui anche in forma privata, e dare un senso e una forma e un'origine a quel macigno che è dentro di voi: spiegatelo, ragionateci su, analizzatelo; quando poi vi rileggerete, capirete che scrivendone su non avete fatto altro che spiegare meglio a voi stessi cosa fosse quel macingno, perchè fosse li, e da dove ha iniziato a nascere, e credetemi vivrete meglio, vi sembrerà meno pensate e più sopportabile.

Ora qualcuno che c'ha veramente troppo odio (poveri insegnanti):

PROFESSOR SILENO.

Visto che Pesa, alle 4 del mattino, ha avuto l'ardire di chiamarmi ProfessorSileno, ho deciso che oggi siete pronti per la vostra prima lezione.
Lezione n.1. ETIMOLOGIA.
In breve, l'etimologia è una disciplina che va a ricercare l'origine di una determinata parola, e quale significato avesse essa alle proprie origini, e come si è evoluto tale significato nel tempo.
Facciamo un esempio concreto: la parola 'CIAO'.
La parola 'ciao' deriva dal dialetto veneto del 1700, più precisamente dal termine 'sciavo'.
Il termine 'sciavo' (che significa schiavo, se non ci foste già arrivati) era un saluto (forse più una forma di reverenza) che gli schiavi riservavano ai propri padroni, in quanto con tale parola si attribuivano immediatamente il carattere di 'schiavo' e quindi sottomesso al padrone.
In poche parole, quando gli schiavi dovevano parlare a cospetto del padrone, andavano lì e gli dicevano 'sciavo': come a dire: 'sono un tuo schiavo'. Questo saluto, o forma di reverenza, è poi passato nella quotidianità contraendosi in 'ciao', ed ha perso il suo carattere reverenziale per divenire un saluto amichevole.
Quindi, ogni volta che dite 'ciao' è un po' come se esclamate al vostro interlocutore 'sono un tuo schiavo'.
Buffo eh?! Pensate che io l'abbia copiato da qualche parte? No, bisogna ringraziare la prof. Manegatti. Ciao Mane, ovunque tu sia!
Lo sapevate già? Non ve ne frega niente? Vi è addirittura piaciuta la lezione?
La risposta è uguale per tutti: vaffanculo.

sabato 14 maggio 2011

COMUNICAZIONE INTERNA.

Buongiorno. Solo due righe per farvi sapere che sono stati cancellati dei commenti negli ultimi due post senza il mio consenso. Non so se avete notato che blogspot aveva le mestruazioni nei giorni passati, e ne sono derivati alcuni problemi: problemi del tipo che non riuscivi ad accedere con il tuo account, non riuscivi a vedere gli ultimi post, non riuscivi a vedere gli ultimi commenti, e altra roba così. Non so, è successo anche a voi? Ah, ad un certo punto mi si era anche aperta una schermata con su scritto una roba tipo 'c'è il problema 'xyz123' se hai problemi a visualizzare scrivi qualcosa all'assistenza, e io gliel'ho scritto. Non mi hanno risposto.
Mah, non ne capisco veramente un cazzo di internet, computer, worldwildweb ecc.
Pensate che l'esame di 'abilità informatiche', che non è nemmeno un esame ma solo una pagliacciata di test con 30 crocette che tutti superavano senza nemmeno studiare, io l'ho dovuto rifare svariate volte, e penso di essere l'unico di tutto l'ateneo ad aver studiato il libretto di informatica.
Veramente, ora posso dire in tutta sincerità che lo scoglio più arduo dell'università sia stato 'abilità informatiche'. Non mi hanno mai segato così tante volte in nessun altro esame.
Altrochè 'Filosofia della Religione' o 'Psicologia della memoria': 'abilità informatiche' è stato un vero problema. E ancora una volta sono inciampato in un fuori tema tirando in ballo anche questo discorso, quindi mi fermo qui. Sono veramente spiacente se dei vostri commenti sono stati eliminati dall'ultimo e dal penultimo post. Problemi di blogspot, non fatevela con me. Io sono già abbastanza sollevato dal fatto che grazieaddio, è rimasto pubblicato l'ultimo post 'ci sono dei problemi?parliamone' che in un primo momento non riuscivo più a visualizzare e pensavo che ormai fosse fottuto per sempre. Fortunatamente non è andata così. Sono comunque dispiaciuto per i vostri commenti, ma non preoccupate, a breve ci saranno nuovi e deliranti post a cui potrete fare tutti i commenti che volete. Felice fine settimana.

mercoledì 11 maggio 2011

CI SONO DEI PROBLEMI? PARLIAMONE.

Se avete la fortuna di avere dei genitori apprensivi, sensibili ai vostri cambiamenti di umore, che vi osservano e cercano di comunicare con voi, nonostante il divario generazionale; insomma se avete dei genitori che davvero vi vogliono bene avrete sentito dire miliardi di volte dalle loro bocche: 'Ci sono dei problemi? Parliamone, io sono qui per aiutarti.'
Più o meno iniziano a dirvelo le prime volte che vi scoprono con cartine o fumo o canne già fatte su; e se non fumate, le prime volte che tornate a casa ubriachi da fare schifo o vi trovano a sboccare nel cesso.
E da li sarà un continuo di preoccupazioni: 'mi raccomando, se ci sono dei problemi parliamone: io sono qui per aiutarti'. Lo diranno tutte le volte che con le loro potenti menti riusciranno a leggervi negli occhi la vostra tristezza e/o angoscia. Lo diranno anche un sacco di volte quando voi non avete assolutamente niente e state benissimo ma le loro menti potenti a volte possono sbagliare.
E voi, ipocritamente, direte: 'ma no mà e pà, assolutamente niente dai, non preoccuparti, non ho problemi'.
Non è la verità, cerchiamo di essere realisti.
La verità è che ci sono un sacco di problemi, e tu, genitore, che sei anche più vecchio di me, lo sai benissimo che questo mondo malato in cui viviamo è pieno di problemi.
Si, ci sono un fottio di problemi.
Partiamo dalle cose importanti: ho studiato tutta una vita, grazie anche a voi che mi avete mantenuto; magari all'inizio degli studi avevo anche la speranza di diventare un giovane ricercatore, magari di scoprire qualche cosa o magari anche niente, avevo la speranza di vedervi orgogliosi e fieri di me; poi le speranze sono state schiacciate negli anni fino a diventare qualche cosa di cui neanche più mi ricordavo, e ora abbiamo una situazione statale che non investe più nemmeno un centesimo sulle ricerche mediche e scientifiche, figuriamoci per le materie letterarie o di beni culturali.
C'è che il capo di stato è probabilmente il più grande delinquente d'Italia e questo per me è un paradosso inaccettabile; insomma pà e mà, voi avete la fedina penale completamente pulita, non avete mai fatto nulla di male nella vostra vita, non siete indagati in un processo giudiziario; diavolo, ma come è possibile che la gente onesta si faccia comandare da dei ladri e dei delinquenti? E questo non solo in Italia, ma in tutto il resto del mondo?
C'è che nella mia vita ho conosciuto più gente cattiva, che gente come voi, gente che si è approfittata di me e quando aveva preso tutto quel che gli serviva mi ha buttato come un kleenex caccoloso, gente che mi sorrideva falsamente solo perchè voleva avere qualche cosa da me. Tutto questo probabilmente mi ha fatto andare nei matti molto più di quanto io stesso riesco a realizzare; perchè io mi ritengo una persona generosa (e tutti lo dovremmo essere) e se c'è un panino e siamo in due io te ne do metà senza nemmeno che tu me lo chieda; invece c'è gente che se ha un panino e siamo in due se lo mangia tutto davanti ai miei occhi affamati col sorriso sulla bocca, e a me questo mi fa veramente impazzire.
C'è che la morte è vicina, cazzo l'ho vista, è vicina gente, più vicina di quanto potreste immaginare; quella metafora che sentite ogni tanto dire 'magari se esco di casa oggi muoio per colpa di una tegola che mi cade in testa', non è poi neanche tanto una metafora, forse più un aforsima della realtà. La gente non ne vuole parlare perchè è maledettamente spaventata, davvero, ma fidatevi di me, la morte è vicina: potrebbe essere tra qualche giorno o tra qualche secondo o tra qualche anno o tra qualche decennio, ma potrebbe pure essere ora; nel preciso istante in cui finirete di leggere questo post potreste avere un attacco cardiaco, potreste strozzarvi con i biscotti che state mangiando e bam, in pochissimo tempo l'aria non arriva più al cervello e voi siete schiattati. Ma ve ne rendete conto? Questa è una cosa reale, sono pericoli reali, c'è gente che veramente è morta per soffocamento mentre si mangiava un boccone. Perdio, sono pericoli reali e vicini e noi non possiamo fare nulla, assolutamente nulla, per evitarli. L'unica cosa che possiamo fare è godercela finchè siamo ancora in tempo, 'perchè del domani non v'è certezza'.
C'è che sarò chiuso 'per gran parte delle mie giornate, e gran parte della mia vita in uffici angusti, e in cambio del tempo, della vita che mi ruberanno, mi daranno qualche moneta metallica da mettere in tasca; e io vivo in un posto dove per capire chi sei, non ti chiedono come ti chiami e non ti guardano negli occhi, ma contano le monete metalliche che tieni nelle tasche'.
E a me tutto ciò fa schifo, non penso che riuscirò mai ad accettarlo senza essere prima lobotomizzato.
C'è che per ogni cosa che fai ci sono scartoffie inutili da compilare, firmare, catalogare, numerare: si rischia di diventare pazzi così, si rischia di esserne sommersi. C'è che un accordo a parole o una stretta di mano non è più abbastanza per poter fare affidamento sul tuo prossimo, perchè noi esseri umani non ci fidiamo l'uno dell'altro: ma vi rendete conto di quanto enormemente siamo stupidi? C'è che la gente non ha più una morale, l'ha gettata nell'immondizia in cambio di un McChicken menu medio con Cocacola. E anche questo per me è insopportabile, ho bisogno di non pensarci su troppo, ho bisogno di qualche cosa che mi distragga l'attenzione da tutto questo schifo: ecco perchè il fumo, ecco perchè l'alcool, ecco perchè anche tu pà, fino ad un paio di anni fa, fumavi due pacchetti di sigarette al giorno.
C'è che se ci rifletti abbastanza seriamente, ti viene voglia di scegliere di non viverla questa vita.
Purtroppo ci sarebbero tanti altri di quei problemi, paradossi e altre merdate schifosissime della vita che se ne stilassi una lista non basterebbe un post e nemmeno un blog. Ci sono un casino di problemi, cari genitori, e non penso di dovervelo venire a dire io, e non penso nemmeno che se ne parlassimo seriamente faccia a faccia riusciremmo a risolvere qualcosa.

lunedì 9 maggio 2011

LA MENOPAUSA.

Le femmine sono insopportabili, siam d'accordo vero?
Voi pensate che la vostra giovane ragazza tra i 20 e i 30 anni sia una grande scassacazzi e rompicoglioni di tanto in tanto, lo so, e la maledite pure per questo.
Voi giovani uomini con mogli dai 30 ai 50 pensate che rompano parecchio, siano isteriche, che con l'età hanno perso tutta la loro bellezza esteriore e questo ha gravato pesantemente anche sulla bellezza interiore.

Non sbagliate, per carità, avete ragione.
Ma non c'è nulla di più opprimente, petulante, stupido, vendicativo, incazzato e mentalmente disturbato di una donna di 60 anni.
Ora, 'sta domenica era la festa della mamma, sia io che mio fratello eravamo via, e allora che abbiam pensato? Sabato andiamo da lei e le lasciamo il regalo in anticipo.
E così arriva sabato e nessuno ovviamente aveva preso nulla. Io e il mio fratellone ci guardiamo in faccia, apriamo i portafogli, e decidiamo che per quest'anno le daremo un po' di denaro così si compra ciò che più le piace. Almeno quest'anno il cassetto di regali mai indossati o mai utilizzati non si riempirà ancor più di roba completamente inutile. Sabato a pranzo vediamo la mà, e le diciamo 'Tanti auguri mà, buona festa della mamma, tieni, ti abbiamo regalato solo dei soldi perchè abbiamo pensato che così tu poi ti compri ciò che più ti piace, e non fanno la fine dei soliti 'fulard, maglie, gonne, profumi,..ecc.' e tutta quella roba che ti abbiam regalato e che non usi mai.
Mà era entusiasta: 'oh si bene, oggi pomeriggio devo proprio andare in oreficeria a prendere qualcosa per la comunione della figlia di Ernesto, così mi prendo qualche cosa anche per me'. Wow, bello, perfetto, era fantastico, tutto era andato bene.
E così arriva domenica, e la giornata passa bene, mio fratello sta via tutto il giorno e tutta la notte sa il diavolo dove, io uguale. Stiamo via sereni e tranquilli, tanto alla mà abbiamo già fatto il regalo e gli auguri, non c'è nemmeno bisogno di mandargli un sms con cellulare, penso tra me e me. E infatti non le mando alcun sms.

E poi arriva stamattina. Vado da lei per il pranzo, lo faccio praticamente tutti i giorni della settimana.
E lei è incazzata come una iena, ha quasi le lacrime agli occhi.
Io: 'Beh, che cazzo ho fatto stavolta mà? è arrivata una multa?'
Mà: 'No, niente, assolutamente niente, non sono incazzata, solo grazie per il regalo della festa della mamma!'
Io: 'Ma scusa, te l'abbiamo fatto sabato con tanto di auguri e tu eri pure contenta.'
Mà: 'Si, ah beh, grazie, mi avete regalato dei soldi, uuh, e poi la domenica mi avete parcheggiato qui sola senza neanche chiamare o mandare un sms per gli auguri, no, dico solo, grazie, me ne ricorderò quando sarà il tuo compleanno'
Io: 'Cristo Santo mà, ne abbiamo parlato sabato del regalo e tu eri contenta e ti abbiamo fatto gli auguri, ed eri contenta, pensa che domenica ho addirittura pensato 'che faccio gli mando un sms di auguri?ma no, tanto glieli ho già fatti sabato..'
Mà: 'Si va beh, di quello che vuoi, io domenica volevo i fiori e gli auguri per la festa della mamma'.
Io: 'Che palle 'sti cazzo di fiori li tiri sempre fuori, non c'è niente al mondo di più futile e poco duraturo dei fiori, che tra l'altro costanno un botto, per il giorno della mamma, dai mà, cerca di capire, ti abbiamo fatto un regalo utile, soldi, così prendi ciò che ti piace di più e non torni a riempire il cassetto delle inutilità regalate, oppure non ti trovi con un vaso di roba morta nel centro del tavolone in salotto, solo dopo mezza giornata.'
Mà: 'Io volevo i fiori, non vi costava nulla, siete dei figli di merda, te e tuo fratello'.

E il tono conclusivo di mia madre è veramente conclusivo; finito il discorso, anche se ti andrebbe di ribattere non ne hai la possibilità perchè lei ti ruba il dono della parola, con quel suo cazzo di tono conclusivo.
Ecco, questa è la donna sessantenne incazzata e dispotica come Benito Mussolini. Questa è quella che ha sempre ragione, e te lo sbatte in faccia con forza e decisione. Non esistono controbatutte con una donna di questo tipo.

Poi esiste un altro tipo di donna in menopausa, la donna sessantenne con in testa le puttanate di una ragazzina adolescente. Quella che dopo un litigio si autoincolpa in lacrime dicendo 'Oh mio dio, è tutta colpa mia, voi mi odiate, oh vattene via son depressa'; che è poi lo stesso tipo di mà che ti fa sentire sempre e costantemente in colpa per tutta la vita. Se avete una mamma di questo tipo sapete che dentro di voi è sedimentata una vocina che vi farà sempre sentire in colpa quando fate qualcosa di sbagliato. Un po' come il cristianesimo, anzi, probabilmente i cristiani hanno copiato l'atteggiamento di infliggere il senso di colpa negli uomini proprio dalle madri in menopausa. E da questa mamma non c'è via di scampo: ti renderà pazzo, se già non lo sei.

Io sinceramente se avessi possibilità di scelta non so nemmeno che cosa sceglierei tra il primo ed il secondo tipo di mamma in menopausa.

Non so, ad ogni modo non ho la possibilità di scelta e quindi mi tengo la mia mà che ha la democraticità di un dittatore e il carattere di un toro incazzato.
Quando lei parla, con le mani ben appoggiate ai fianchi e la testa alta, sai già che ciò che esce dalla sua bocca per lei è la verità sacrosanta, e tu piccolo pezzo di idiota, non avrai mai ragione. Mai. Fine del discorso, e tu non ti ci arrovelli su più di tanto.

Il secondo tipo di mà invece è più flessibile e malleabile, però poi quando succede qualche piccolo momento di rottura ti ritrovi fra le mani questo essere piagnucolante che si autoincolpa di tutto e tu le devi spiegare che no, non deve fare così, e per le due settimane successive ti sentirai una merda per il senso di colpa.
Ti fa stare di merda, e ti rende pazzo con il passare del tempo. E proprio per questo tu cerchi di assecondare ogni sua volontà: hai bisogno di questo? Ci sono. Hai bisogno di aiuto? Ci sono.
Ed è così che ti ritovi incastrato per domenica prossima, per tutto il giorno, per tutto lo stracazzo di giorno, a darle una mano nel suo negozio di slippini e calze da donne. E 'darle una mano' significa 'fare il commesso per tutta la domenica'. Se impazzirai ed esaurito dirai 'no, cazzo, non lo voglio fare', lei dapprima si incazzerà e poi inizierà con la sua opera di insinuazione di senso di colpa: 'ma insomma, io son da sola e tu non mi dai mai una mano, io avrei bisogno del tuo aiuto ma non ci sei mai, se andiamo anvanti così tra 5 anni mi sbatti in una casa dell'anzianità e non mi vieni neanche più a trovare, oh mio dio tu non mi vuoi bene, ecc...ecc...ecc...

E beh, ecco, alla fine questi sono i due principali caratteri della donna madre in menopausa.
E per la festa della mamma, se devo essere sincero, posso solo dire: 'mamma, grazie tanto al cazzo per avermi messo al mondo in sto posto di merda e farmi sempre sentire un deficente, grazie mamma, e tanti cari auguri'. E voglio aggiungere 'Mamma, ecco secondo me dove dovrebbero stare i fiori'.

domenica 8 maggio 2011

L'INCOERENZA DELLE PERSONE.

Premessa: è domenica mattina e sono solamente le 9.30, e io sono andato a letto alle 4 ieri sera, dunque, che cazzo ci faccio già sveglio?
Son sveglio perché davanti alla finestra rivolta verso il mio letto si è riunito il Woodstock degli uccelli.
Io non so che cazzo abbiano stamattina gli uccelli e uccellini vari, forse è la primavera, forse sono in amore, ma stanno cinguettando fortissimo da almeno due ore, e mi hanno svegliato. Maledetti loro e i loro cinguettii alti e acuti.


Dai regà, tutti a casa di Sileno27 a rompergli il cazzo.


Ma ora parliamo dell'incoerenza delle persone.
A volte faccio fatica a capirvi.
Non tanto perchè ciò che sostenete con orgoglio è solo un'accozzaglia di stupidità, tanto quanto per il fatto che voi non siete coerenti con ciò che dite.
Prendiamo degli esempi chiari.
Il leghista che proviene da Catania.
Ora, io capisco che tu ami Bossi e ogni puttanata che gli esce dalla bocca, che secondo te sarebbe giusto e necessario il federalismo, però scusami un secondo, come hai detto che ti chiami tu? Calogero Scaramuzzino. E tua mamma, e tuo babbo? Rosa e Vito Scaramuzzino. E da dove provieni tu, e la tua famiglia? Da Catania, la città più bella del mondo.
Beh, piccolo ed ingenuo e naif, ma anche stupido ed ignorantissimo pezzo di merda, ora mi spieghi un attimo se il federalismo fosse già entrato in vigore al tempo in cui a Catania Rosa rimase incinta, prima del matrimonio, del signor Vito, tu dove staresti adesso? Ti rispondo io, staresti a Catania, insieme a tutti i terroni che tu dici di odiare tanto e voler vedere buttati fuori dalla padania a calci in culo.
Ecco, è questo a cui mi riferivo quando parlavo di incoerenza delle persone.
Un leghista con origini catanesi mi dice che odia tutti terroni e li vuole sbattere fuori da casa sua (Bologna, che in realtà è casa della mia famiglia da generazioni e generazioni e generazioni) a calci in culo. Se gli ponete questa riflessione il leghista catanese risponderà che 'ah, beh ma io sono già a Bologna da tutta la vita, mi considero un bolognese'. Oh, ma hai ragione perdio, hai ragione. Ma non ti sembra un attimo di sputare sulle tue origini quando dici di essere bolognese? Non ti sembra di sputare su ciò che tu sei, su ciò da cui provieni, insomma il tuo 'grillo parlante della coscienza' non ti dice nulla? Provieni da una città bellissima, perchè vergognartene? Perchè non dire, con orgoglio, io vivo a Bologna ma ho origini sicule? Comunque, non c'è nessun problema per me amico, puoi continuare a dire tutto quello che vuoi, è solo che io poi perdo rispetto per te, perchè se uno non riesce ad essere coerente con la propria vita e con i propri ideali, figuriamocì se lo sarà con le altre persone.

Un altro esempio: il leghista xenofobo.
Bisogna mandare tutti fuori dalla nostra santa terra, la padania; in primis tutti i meridionali di merda che non hanno un cazzo di voglia di fare, e poi tutti quegli stranieri, quelle badanti, quei cinesi che ti invadono il mercato, tutti gli arabi, i pakistani e i loro fottutissimi kebab.
Ora, io potrei anche essere d'accordo, ma non lo sono, cerco di capire però la tua posizione.
Solo che ci rimango male pensando a cosa è successo la scorsa estate, ricordi? Ci rimango male pensando alla tua famiglia. Perchè se non sbaglio Carmelita In Garcia, l'ecuadoregna mulatta che a volte si umbriaca con noi al bar, non è che sia l'esempio tipico della donna del nord, anzi. Delle bellissime donne del nord, bionde occhi azzurri e carattere sottomesso di cui tu ogni tanto parli con la gocciolina di lacrima nell'occhio destro. E si, l'estate scorsa ti sei sposato Carmelita perchè lei non aveva più il permesso di soggiorno e tu magari avevi fatto una trombata un po' più strana e spericolata del solito e te ne eri innamorato.
Ora ci sta, ci sta tutto, tu e la tua fede politica di merda e poi arriva la ragazza straniera che ti fa innamorare e tu cambi idea. Ci starebbe. Il fatto è che tu non cambi idea per un cazzo, tu continui a dire boriosamente e la Lega, e Bossi, e Mussolini ha bonificato la pianura padana; insomma tu sostieni ancora quell'idea pazza e malata e perdipiù totalmente incoerente con le tue scelte di vita. Mi fai ridere. Anzi no, mi fai schifo.

E tornando a ciò di cui parlavo nella premessa, per stamattina, e solo ed esclusivamente per stamattina, sarò razzista anche io. Un razzista speciale perché non ce l'ho con una razza umana in particolare, io ce l'ho con una razza animale, di tipo volatile, che stamattina non mi ha lasciato dormire in pace.
Ecco, ciò che penso degli uccelli stamattina è più o meno riassumibile così:

giovedì 5 maggio 2011

HO SEMPRE LA TESTA ALTROVE.

Si, è così.
Io ho sempre la testa altrove.
Mentre tu mi stai parlando, mentre sto facendo un lavoro che richiede la massima concentrazione, mentre tu mi dichiari i tuoi sentimenti, mentre sto pelando le patate, mentre guido e ascolto la mia canzone preferita.
Io ho sempre la testa altrove.
La mia mente è proiettata verso un groviglio enorme ed informe di pensieri annodati l'uno all'altro.
E alle volte, quando cerchi di sciogliere questa matassa incasinata di concetti sembra che tutto acquisti un senso, sì, per un attimo ti sembra che tutto quel casino sei riuscito a sbrogliarlo, in qualche modo, ed ora riesci a vedere un po' di luce, un po' di ordine e coerenza in quel groviglio.
Poi da chissa dove, salta fuori un nuovo pensiero, che prima non avevi neanche preso in considerazione, e con lui parte subito una catena di altri pensieri, tutti si attaccano al primo pensiero-motore, quello che non avevi neanche preso in considerazione, e ti vanno a formare un'agglomerato di pensieri che ti mette in crisi tutto l'ordine e la chiarezza che ti eri riuscito a conquistare poco fa.
E tutto quel grosso groviglio di pensieri ritorna ad essere ciò che era, ovvero un gigantesco nodo, che tu non riesci a snodare.
E così, ogni volta che fai qualcosa, riprendi il filo dell'analisi dei tuoi pensieri. Ogni volta ti sembra che ce l'hai quasi fatta, che finalmente hai fatto chiarezza e ci riesci a capire qualcosa, ma invece non è vero, e te lo dimostra un filone di contropensieri che parte e va dritto e spedito come un treno al nucleo del tuo pensiero brillante, della tua coerenza, e la mette in dubbio, te la demolisce, e ti fa tornare al punto di partenza, ovvero quel grosso ed enorme groviglio di pensieri che non si vogliono lasciare sgrovigliare.

martedì 3 maggio 2011

ENIVREZ-VOUS.

( UBRIACATEVI ) .

Bisogna esser sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del Tempo
che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.


Ma di che?
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.


E se qualche volta,
sui gradini d'un palazzo,
sull'erba verde d'un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera
vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate
al vento,
all'onda,
alla stella,
all'uccello,
all'orologio,
a tutto ciò che fugge,
a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota,
a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla,
domandate che ora è;
e il vento,
l'onda,
la stella,
l'uccello,
l'orologio,
vi risponderanno:
"È l'ora di ubriacarsi!
Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo,
ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

Charles Baudelaire, 'Enivrez-Vous', Le Spleen de Paris, petits poemes en prose.