mercoledì 29 dicembre 2010

BANALITA' SULL'AMORE.

Cyndi e John si amavano, tanto tempo fa.
Stavano bene insieme, amavano passeggiare per le vie della città abbracciati, riuscivano a parlare di tutto, di qualunque cosa, riuscivano a piangere per niente, e a ridere per tutto.
Ma un bel giorno Cyndi se ne andò.
Prese il treno, salutò con la manina fuori dal finestrino, e non tornò mai più.
Non tornerà mai più, nemmeno nel futuro. Se n'è andata.
Chiunque a questo punto direbbe che Cyndi ha abbandonato John, così su due piedi, magari anche in una maniera subdola direte, è partita così, salendo su un treno, per non tornare mai più, senza alcuna motivazione precisa.
Ma non è così, Cyndi vede lontano e l'intento della sua azione è un precursore del futuro.
Ma per spiegarvelo ho bisogno di presentarvi anche Tom e Susy.
Tom e Susy si amano dai tempi delle elementari, sono sempre stati insieme, hanno condiviso le più piccole ed insignificanti esperienze di vita e i momenti più importanti. Hanno vissuto tutta la loro vita in simbiosi. Lavorano assieme, hanno gli stessi hobby e le stesse passioni, ma non sempre riescono a parlare di tutto.
Intendo dire parlare liberamente, quel tipo di dialogo senza preconcetti e pregiudizi che, a volte, riesci ad instaurare solo con un perfetto sconosciuto.
Sia Susy che Tom non hanno alcuna intenzione di prendere un treno.
Visto che l'altro non l'ha mai fatto, nessuno dei due saprebbe neanche come si fa, a prendere un treno.
L'amore di Tom e Susy è stabile, regolare, non ci sono mai litigi, mai confronti di idee senza sapere già che l'altro la pensa come te, è fisso e procede su una lunga e retta via che porta alla monotonia, e alla morte dell'amore.
Si può veramente chiamare amore ciò che vivono da tutta la vita?
Non è più una sorta di dipendenza, di legame forzato, che puzza di vecchio e di stantio?
Qualcosa che nel tempo non ha mai avuto la possibilità di rinnovarsi e rifiorire, e che alla fin fine è diventato qualcosa di morto?
E l'amore di Cyndi e John? L'amore di Cyndi e John nel momento in cui c'è stato era bello, variopinto, stravagante e strano perchè formato da due persone diversissime l'una dall'altra, ma anch'esso è morto, non ha saputo rinnovarsi nel tempo, è morto nel giorno in cui Cyndi ha preso il treno sapendo di non tornare più. Mai più.
Ma il giorno in cui ha preso il treno Cyndi sapeva bene che voleva evitare che la sua storia d'amore divenise vecchia e ammuffita, perchè già da qualche tempo tra lei e il suo uomo non c'era più il dialogo serrato di due sconosciuti che si raccontano il loro modo personale di vedere le cose, non c'era più nulla di nuovo da scoprire e per cui emozionarsi insieme, si stava tutto spegnendo e lei non avrebbe mai voluto che quell'amore particolare e variopinto divenisse qualcosa di vecchio e grigio, come è l'amore di Tom e Susy.
Cyndi è stata una precorritrice di ciò che sarebbe successo nel futuro e ha deciso di partire, prendere il treno, conservare dentro di se il bel ricordo, e non tornare indietro mai più.
Questi quattro personaggi qui non sono mai riusciti a trovare il giusto equilibrio di rinnovamento dell'amore, se avete una persona a cui tenete particolarmente, cercate di trovarlo, questo equilibrio, fondamentalmente dovete fare come fanno i fiori, una volta all'anno il vostro amore deve rifiorire, rinnovarsi, rinascere. Se non trovate questo equilibrio rinnovatore potete dire addio all'Amore.

lunedì 27 dicembre 2010

LETTO D'OSPEDALE.

Sdraiato in coma in un letto d'ospedale, stupidi parenti che ti pizzicottano la testa, non capiscono dove sei nascosto e cos'è la tua vita, tu sei un uomo che muore e non chiedi pietà, soltanto comprensione, che non aiuterà né te, nè lei, né Sandy, né Bernard, ma è sempre un impulso che hai, un futile impulso a dare un senso a questa fottuta folle merda in cui sei acchiappato in questa terra tropicale, questa nazione coloniale della tua mente malata. 

Irvine Welsh, Tolleranza zero.  

lunedì 20 dicembre 2010

MEMORIA.

Io continuo fermamente a fumare le canne perchè voglio eliminare la mia memoria.
Tanto alla fin fine poi, non ci sono molte cose degne di essere ricordate per tutta la vita.
Ma dico io, mi immaginate quando sarò riuscito a raggiungere il mio scopo?
Mi vedrete al centro della piazza di qualche grande città italiana affiancarmi ad un passante e chiedergli:
"Salve, mi scusi, sa dirmi per caso dove siamo?"
"Siamo in piazza Duomo a Milano."
"Ah grazie molto gentile, sa dirmi anche come ci sono arrivato?"
"..mm..no, se non lo sa lei.."
"Eh no, io non mi ricordo più niente. Senta visto che è così gentile, non è che per caso sa dirmi chi sono?"
"Sei un pazzo, un malato mentale, ecco cosa sei"
"Ma lei sa veramente tutto. Posso chiederle da dove vengo?"
"Vieni sicuramente dall'ospedale psichiatrico all'angolo, ed è lì che adesso ti riporto."
"Oh grazie, grazie mille"

E passare vent'anni di nullafacenza in manicomio in mezzo ai veri matti, che probabilmente saranno molto più equilibrati di persone che incontri tutti i giorni e che tu ritieni "normali".
E rompere ogni schema della ventenne neuolaureata in psichiatria neurocerebrale che dopo l'ennesima seduta di ipnosi mesmeriana ti chiederà:
"Allora, ti ricordi come sei arrivato qui? Da dove vieni? Chi sei?"
"Signorina, ora mi ricordo tutto. Ero un giovane svogliato stancato, e nauseato dalla vita che voleva annullare la propria memoria. Uno che pensava che non ci fosse nulla di veramente importante, che fosse veramente degno di essere ricordato per tutta la vita. Oh mio dio signorina, si rende conto? Sono riuscito a raggiungere lo scopo della mia vita."

E la signorina penserà dentro di se: ma allora la sua non era una amnesia dovuta ad un transfert che riconosceva nella figura dell'uomo nero l'autorità genitoriale del padre.
Ma allora tutti questi anni di psicologia e neurologia non mi sono mai serviti a nulla?!?
Forse la cosa migliore che mi rimane da fare è cercare di annullare la mia memoria, forse questo squilibrato non ha poi tutti i torti.
E con fare sensuale, togliendosi la divisa da crocerossina lei, e togliendo la camicia di forza a me dirà: "Dai Sileno, appiccia 'sto bong".

MICHAEL.

Vi ricordate quando è morto Michael Jackson?
E tutti ci siamo dovuti sopportare un costanzioso lasso di tempo in cui Michael sembrava un santo, un uomo pio a cui tutti dobbiamo non si sa bene che cosa.
E tutti giù a dire, era un genio, un musicista nato, e dagli schermi delle nostre tv vedevamo fiumi di lacrime scorrere sulle facce dei fan.
Ma permettetemi di dire, che secondo me, Michael era ben lontano da ciò che si può definire come genio della musica. Un genio della danza, questo forse si, ma della musica proprio no.

"Ma dai, guarda che è stato lui a fare uno dei primi videoclip di Mtv, te la ricorderai Thriller, una delle canzoni più famose al mondo, dai quella che nel videoclip lui era ancora nero?"

Si me la ricordo. Canzone di merda priva di qualsiasi contenuto geniale. Video divertente ok, questo si. Eh si, lui era ancora nero. I ballettini degli zombi si salvavano, questo lo posso concedere. Ma nella musica e nel testo io non vedo nulla di geniale.
Cos'è, solo per il fatto che quello è uno dei primi videoclip della storia, bisogna fargli un monumento? Io non vedo tutta questa grande importanza culturale nel "videoclip musicale".
Anzi se non ci fosse proprio mai stato alcun videoclip, e non ci fosse stato neanche un Michael Jackson coi suoi ballettini, forse oggi non dovrei sentirmi tanta musica di merda che mi propinano incessantemente.
Forse oggi non esisterebbe nemmeno Amici di Maria, dove tutti i giorni se per caso accendo la tv all'ora sbagliata e sul canale sbagliato, mi devo vedere una trentina di ragazzotti diciottenni la cui massima aspirazione nella vita è fare il ballerino. Mah.



giovedì 16 dicembre 2010

VOGLIA DI MORIRE.

Sono stanco.
Sono stanco di tutto, ormai.
Per qualsiasi cosa che devo fare, devo lottare con tutte le forze che ho in corpo.
Ma le energie ora stanno finendo, se ne stanno andando.
Sono tristemente rassegnato.
Che squallore, a meno di tren'anni essere già sfiniti da questa lotta incessante che è la vita. Dove sono andate tutte le mie energie?
Dove è finita tutta la mia forza?
Perchè io sono un combattente sapete, non sono il tipo che te la da vinta senza scontri, non son il tipo che lascia correre.
Però ultimamente ho lottato così tanto, per così pochi risultati, che ora mi appare anche logico lasciare correre, non pensarci troppo su, non fissarmi sulle cose.
Ho aspettato talmente tanto cose che non arrivano mai che beh, ho anche smesso di stare li con la speranza che arrivassero, si saranno fermate in un pub a prendere un paio di birre e avranno perso la strada, mi dico.
Se è così che deve andare ok, vada pure così, io preferivo che andasse in modo diverso, ma ormai guardi, sono profondamente sfinito, non ho più voglia di lottare, di negoziare inutilmente, facciamo una cosa, decida pure lei, anche per me, perchè io non ho più voglia di prendere decisoni.
Ha deciso? Bene.
Come dice? Ah volete passarmi tutti quanti sopra calpestandomi e sputandomi in faccia?
Mi pare un ottima idea, guardi aspetti un attimo che mi distendo al suolo, così potrete tutti tranquillamente passarmi sopra con i piedi.

lunedì 6 dicembre 2010

SASSI COLORATI PER TUTTI.

Oggi io e il papà e la mamma andiamo al centro commerciale per comperare i regali di Natale.
Quelli per me, per la zia, per mio fratello grande, che oggi non c'è perchè aveva una partita di calcio, e anche i regali per i nonni e tutti gli altri parenti.
La mamma vuole subito andare nei negozi di vestire, perchè dice che ho bisogno di un maglione e di pantaloni nuovi. Io mi annoio a provare tutti quei pantaloni, e anche il babbo, che ci aspetta fuori fumando una sigaretta.
Dopo andiamo nel negozio di tv e cose elettroniche, perchè la mamma ha bisogno di un ferro da stiro nuovo. Quando la mamma ha scelto, usciamo e poi finalmente entriamo nel negozio dei giochi e io ne scelgo uno per i miei amici (solo quelli a cui voglio fare il regalo, gli altri no), uno per il mio fratellone, anche se penso che ormai non ci voglia più giocare con i giochi (beh meglio, se non ci gioca lui me lo tengo io) e poi, alla fine, scelgo il regalo per me.
Quello che ho scelto per me è il più bellissimo di tutti, ho preso un gioco grandissimo, da fare con gli amici, che si chiama "l'isola di fuoco", e al centro in alto ha un grosso vulcano a forma di bocca di mostro da cui si fanno uscire delle palline infuocate.
Dopo che insieme alla mamma e al papà abbiamo riguardato tutti i regali, per essere sicuri di non averne dimenticato neanche uno, e dopo che li abbiamo lasciati nel baule della macchina, andiamo al cinema a vedere gli Aristogatti. Ma prima ci mangiamo una pizzetta con una coca cola.
Il cartone è bellissimo, mi piace un sacco andare al cinema, mi chiedo perchè non ci andiamo quasi mai, solo per Natale o per le altre feste il babbo e la mamma mi ci portano.
Quando il film è finito ci dirigiamo verso la macchina per tornare a casa.
Ora però sono un po' stanco, così appena saliamo in macchina cado addormentato nei sedili dietro. Mi sveglio solo quando siamo già casa, e vado a dormire contento.
Domani è Natale, si aprono tutti i regali.

Tutto questo solo per dire che mi piacerebbe tornare a quei giorni.
Lasciate stare la critica al consumismo che ci impone di dover fare tre mila regali il giorno di Natale. Non pensateci almeno per ora, che si, lo sappiamo tutti che è una merda dover spendere dei soldi solo per riempire le tasche già ormai stracariche di danari, di chi ci ha ordinato che quel giorno lì era giusto fare regali alla prozia e al cuginetto che non vediamo mai e di cui a fatica ricordiamo il nome.
Per un momento non pensateci.
Io voglio tornare nell'atmosfera calda e ovattata della macchina del mio babbo, dove se ero stanco potevo permettermi di cadere addormentato accucciolato come un cagnolino.
Non come ora, che se torno a casa da ballare in macchina col mio amico e mi addormento, è sicuro che si addormenta anche lui e ci spatacchiamo contro un platano.
Vorrei poter chiudere gli occhi senza alcun pensiero, sicuro che quando siamo già a casa qualcuno mi sveglierà e mi porterà fin su in casa nel mio lettino, magari in braccio, se non mi va di alzarmi e camminare. Ma le cose sono molto diverse ora.
Adesso quando entro in un negozio cammino dritto e veloce fino all'angolo in fondo dove posto in alto sopra le scansie, e scritto a caratteri cubitali, c'è un grande striscione che ti dice "occasioni", e posso scegliere se acquistare roba fallata, roba scontata, roba dismessa e così via.
Quando entravo in un negozio con mio babbo o mia mamma era molto più semplice, dimmi quello che ti piace di più, provalo, tutto ok? Bene, portiamolo a casa. E così anche per i regali agli amici. Entra nel negozio e scegli quello che ti piace di più, per te e per i tuoi amici, mi diceva la mamma.
Ora no, ai miei amici non faccio più regali per cui devo entrare in un negozio e spendere soldi. Perchè non ne ho, di soldi.
Quest'anno per Natale, sassi colorati (da me) per tutti. Utilissimi come fermacarte, tra l'altro. Ditemi il vostro colore preferito che ve ne spedisco uno a casa.


P.S. Signori e signore ecco a voi il gioco più bello della mia infanzia: L'ISOLA DI FUOCO.

mercoledì 1 dicembre 2010

SPUTALO FUORI.

Quel pensiero che sta lì a ribollirti nello stomaco, tiralo fuori, esprimilo, altrimenti ti corroderà le budella.
Quel nodo alla gola che ti blocca il respiro, è ora di cercare di scioglierlo.
Quella parola che hai sulla punta della lingua ma che non vuoi dire per non ferire nessuno, dilla, gridala, che tanto nessuno ti farà il piacere di tenere la bocca chiusa per non ferire te.
Quella riflessione segreta che ti porti dietro più o meno da tutta la vita, ma che non condividi con nessuno, reprimendola sempre più in un angolo buio e stretto dentro di te, beh cazzo è ora di esternarla, se no te la porterai nella tomba, senza che nessuno possa mai immaginare che la tua mente avesse potuto partorire tale riflessione.
Tutte quelle azioni che rimangono represse nella sfera del divenire, e che tu non concedi mai che diventino realtà, hanno bisogno di una valvola di sfogo, ora, o ti manderanno in merda il cervello, se le lasci lì a marcire per sempre.
Quel ricordo che ogni volta che ti salta in mente ti fa star male e ti grida a gran voce vendetta, ascoltalo, e dagli ciò che vuole, o ti tormenterà in eterno.
Se hai qualcosa che ti brucia dentro, sputalo fuori, altrimenti di te rimarrà solo cenere.