giovedì 20 dicembre 2012

CERCANDO DI NON IMPAZZIRE.


"Un uomo ammattisce se non ha qualcuno.
Non importa chi è con lui, purché ci sia."

John Steinbeck, Uomini e Topi.

lunedì 3 dicembre 2012

ANCORA?


Guarda, è incredibile come di nuovo hai fatto centro.
Hai capito tutto subito, senza bisogno di alcun preambolo.
Mi infastidisce, quasi, il tuo modo di vedermi dentro, leggere i miei pensieri con un solo sguardo,
quello sguardo lì,
che ti fissa intensamente per un istante
e si dissolve subito nel sorriso beffardo di chi ha già capito tutto.
Riesci a leggermi nel pensiero,
riesci a farlo anche se io non voglio porca miseria, ma ti rendi conto?
E quanti anni sono passati maledizione? Cinque? Forse sei?
E di nuovo hai capito tutto subito
mentre io tentavo di arrampicarmi
su mille specchi
cosparsi di olio.
Fisicamente sono rimasto in posizione eretta
ma dentro di me,
sono come caduto ai tuoi piedi.
Sconfitto.

Bang,
un colpo,
un solo sguardo,
e sei morto.
Ecco che cos'è l'amore.

venerdì 16 novembre 2012

MASCHERE


Can I ride with you in your BMW ?
You can sail with me in my yellow submarine
You need to find out
'Cos no one's gonna tell you what I'm on about
-Oasis, lontanissimo 1994-


Le persone non sono quello che sembrano.
Tu, il tuo amico, la tua ragazza, io stesso che scrivo da questa tastiera;
siamo solo dei fantocci che possiedono migliaia di maschere che scambiamo e sovrapponiamo a seconda delle circostanze e degli ambienti in cui ci ritroviamo.
Una maschera per andare al bar,
un'altra per andare al lavoro.
una per parlare al tuo migliore amico,
un'altra per il tuo peggior nemico,
una per la tua donna,
un'altra ancora per i tuoi figli.
Ogni circostanza,
ogni contesto,
ogni persona con cui interagiamo ci obbliga a indossare una maschera,
a non mostrare il nostro volto scoperto e nudo.
Può sembrare facile smascherare queste coperture,
ed a volte lo è davvero, può essere più semplice di quel che si crede notare la posticcia menzogna scritta sul volto altrui.
Il problema, però, ed è di considerevole importanza,
è che se anche si riesce a riconoscere la mendace facciata degli altri,
può capitare di non saper più riconoscere il proprio volto,
quello originario,
quello originale,
quello che avevi prima di metterti addosso tutte quelle bugie.
Il tuo volto, anzi no, il tuo Io è talmente abituato ad indossare travestimenti,
a fingere di essere ciò che non sei,
a seguire discussioni codificate da riverenze sociali,
a dire alla gente ciò che vuole sentirsi dire,
che tu puoi smarrire te stesso,
ed un giorno arriverai a non riconoscere più il tuo Io senza maschere
perché l'hai sempre mascherato;
non riuscirai più a ricordare ciò che sei
perché per troppo tempo hai fatto finta di essere ciò che non eri;
non riuscirai più a ricordati cosa volevi dire
perché sei troppo abituato a dire ciò che la gente ama sentirsi dire.
Non ti ritroverai,
non ti riconoscerai,
non saprai più chi sei sotto quella montagna di maschere fittizie
ed allora dimmi, dopo quel giorno,
riuscirai più a parlare con qualcuno mostrandoti per quello che realmente sei,
senza nasconderti,
senza mascherarti,
senza modificare te stesso ed il tuo pensiero?
Riuscirai mai più ad essere semplicemente te stesso?

martedì 23 ottobre 2012

SVEGLIATI, CAZZO.


Bisogna trovare il modo di avere una comprensione globale, unitaria, di come gira il mondo.
Se no non ne esci vivo.
Non ne esci vivo comunque, certo, ma intendevo dire che...
Che vorrei sentirmi soddisfatto alla fine delle mie giornate.
Soddisfazione, quella sensazione calda nella pancia che ti fa sorridere come un Buddha.
Sono anni che non provo quella calda sensazione. Devo essere sincero?
Penso proprio che sia dalla laurea che sento solo freddo.
Vorrei poter sviluppare mie idee, miei progetti, poi quando ho l'occasione di poterlo fare scopro di non avere le capacità per farlo.
Scopro che, come sempre, mi ero sopravvalutato.
Il mio occhio imparziale quando deve guardare sé stesso perde del tutto la sua oggettività.
D'altra parte, dalla posizione in cui è, come potrebbe guardare se stesso, o l'altro occhio?
Servirebbe uno specchio, ma ogni specchio, come sapete, riporta un'immagine che è una deformazione della realtà.
E poi, non c'è niente da fare, come sempre, nulla da poter cambiare.
Constati l'amara verità e riparti da zero.
Questo è l'unico modo che hai per sopravvivvere.
Ripartire continuamente.

mercoledì 10 ottobre 2012

RICORDI.


Se ripenso all'infanzia una delle prime cose che mi viene in mente è che mia madre non comprava mai il prosciutto crudo, perché costava troppo.
Sempre mortadella, o prosciutto cotto di bassa qualità.
Ed io me lo sognavo alla notte quel sapore salato, gustoso, sublime.
Alla prima sagra di paese non avevo alcun dubbio su quale salume affettato volessi all'interno del mio gnocchino fritto.
Ed il signore che friggeva e preparava i gnocchini mi diceva sempre: "Ti piace proprio il crudo, eh?"

Se ripenso alla prima giovinezza uno dei miei primi ricordi risale a quella volta nella palestra delle scuole. Io mi stavo cambiando le scarpe, dovevamo usare scarpe pulite durante l'ora di ginnastica, ed il mio amico, seduto di fianco a me notò che l'unghia del mio alluce sinistro spuntava allegramente da un buco gigante del calzino.
Un'unghia lunghissima.
La prima cosa che mi colpì, e mi colpì come colpiscono i fucili, fu il suo sguardo completamente esterreffatto e schifato, per una cosa che per me era così banale ed assolutamente naturale come avere le ginocchia livide o la bocca sporca di cioccolata.
Mi disse: "Ma quei calzini sono da buttare, compratene dei nuovi, guarda quante volte tua madre ha ricucito quei buchi".
Quale bambino poteva notare queste cose? Quale creatura giovane ed innocente al mondo poteva interessarsi di cose come i calzini, le unghie dei piedi, le ricuciture di mia madre? Al mio amico interessavano ed anche a tutti gli altri bambini.

Se ripenso alla primissima adolescenza invece ricordo benissimo cosa disse la mia prima fidanzatina che portai a casa:
"Ah ah ah. Ma tu sei povero. Questi muri sono di cartongesso".
Cartongesso.
E con fare abile ed esperto saggiò il muro con dei colpetti secchi e decisi delle nocche della mano destra contro la parete.
Non ricordo cosa risposi o come continuò quella giornata. Dio quanto mi piacerebbe ricordarlo, ma purtroppo penso che laggiù da qualche parte dentro il mio cervello, qualche omino vestito di bianco come quelli che si vedevano in "Esplorando il corpo umano" abbia preso una grande gomma ed abbia cancellato all'istante quel ricordo.

Non so quale senso possa avere tutto questo, ma così è.

giovedì 6 settembre 2012

LO SCRITTORE.


Partiamo da un presupposto: uno cerca sempre di fare del proprio meglio.

Capita spesso, in questo rosso paese, che associarsi per i fini più disparati ed impensabili sia alquanto semplice. Le associazioni ricreative-culturali-sociali-ecc..,crescono come i funghi in autunno.
Tra questi tipi di associazioni ce ne sono anche di quelle che promuovono giovani scrittori emergenti. Vuoi andare lì a leggere le tue robe? Vai, chiedi, e se ti dicono di sì in una serata prestabilita avrai il tuo bel palchetto ove potrai decantare le tue, sicuramente interessantissime, parole.

Capita ugualmente spesso che la gente, in questi luoghi, vada per ubriacarsi. Ubriacarsi pesantemente. Quando queste due situazioni si incrociano, di solito, c'è da divertirsi parecchio.


Il giovane scrittore di turno è sul palchetto, illuminato da un fioca luce proveniente da destra.
Esordisce così, più o meno:
"Voi conoscete John Stick?"
Il pubblico rimane in assoluto silenzio.
"Ma come, nessuno qui conosce John Stick?"
Una voce alta, sfacciata, proveniente dal fondo, grida: "Ma cazzo, certo che sì, John Stick: ce lo mettiamo tutte le mattine sotto le ascelle."
Il locale esplode in risate ed anche il giovane scrittore ha un sorriso sul volto mentre finisce di leggere quello che poteva essere anche un buon pezzo, forse, ma ormai aveva del tutto perso il suo senso con la deturpazione iniziale di quello sconosciuto.
Dopo la lettura di qualche altro pezzo, quando il pubblico sembra essersi calmato, il giovane scrittore tenta un altro ingresso ad effetto:

"Dite: vi siete mai chiesti quanto la spiritualità abbia importanza nella vostra vita?"
Pochi attimi di silenzio ed un grosso ed anziano ciccione entra spalancando la porta e gridando: "Dio è un vigliacco. Digli di venire qui, se ha le palle."
La folla esplode, di nuovo, ed il giovane scrittore, ormai scoraggiato, finisce di leggere il suo discorso sulla spiritualità ormai mostruosamente alterato dall'intervento di quel barbone.

Mentre il giovane scrittore finisce di leggere il suo ultimo brano un ragazzo barcollante con pantaloni larghissimi e un pastore tedesco al guinzaglio si avvicina al palco.
Il ragazzo è assopito nel discorso e mentre lo scrittore legge le sue importanti riflessioni fa sì sì con la testa.
Il cane invece è parecchio infastidito dalla voce altisonante che esce dal microfono, e passa un solo istante tra il momento in cui inizia a ringhiare ed il momento in cui morde, con i suoi possenti canini, la caviglia dello sfortunatissimo scrittore.


lunedì 3 settembre 2012

PIOVE SULLA MIA ANIMA.

Odio l'autunno perché essenzialmente è uguale a me: triste, monotono, malinconico.
Stamattina alle sette e un quarto mi è diluviata addosso l'amara angoscia.
Mi ha bagnato ogni abito, con la sua consistenza leggera ma indelebile, ogni singolo capo.
Il giubbotto impermeabile si è lasciato permeare; maglietta, felpa, pantaloni: tutto bagnato.
Scarpe fradice e mutande da strizzare. Denuncia di smarrimento del portafoglio, permesso provvisorio di guida ed una banconota da cinque euro ora non sono nient'altro che cartigienica stropicciata.
Vuoi sentire l'odore dell'amara angoscia?
Seguimi nei vicoli del centro laddove l'odore di piscio e quello della pioggia che cade sull'asfalto si incrociano e si iniziano a picchiare.
Seguimi nei piccoli monolocali affitati da giovani squattrinati, lì, dove l'odore caldo e dolciastro dell'hashish incontra quello acido del tavernello ed insieme si mettono a piangere.
Seguimi ed assapora insieme a me la pasta scondita e una Tennent's, attraversiamo insieme questi mille campi cosparsi di sterco di vacca, e buttiamoci tra le grida disperate della gente che non ha un lavoro e non sa come pagare l'affitto.
Andiamo insieme al bar, tra giovani genitori che hanno perso per strada la loro adolescenza, tra amori che mai saranno corrisposti, tra dipendenze che mai saranno sradicate, tra persone perse nella nebbia.
Se ti va possiamo andare ad intanarci anche in angoli più bui, solo per un po', così potrai sentire il pungente odore della ketamina che abbraccia quello di grossi cani legati con un guinzaglio a zombie ventenni.
Poi però, se mi vuoi bene, devi farmi la cortesia di essere forte almeno tu, fammi il piacere di avere il coraggio di alzare i tacchi e di non rimanere infognato qui, in queste terre mobili, ed infine fatti il regalo più grande: quello di non tornare indietro mai più.

giovedì 30 agosto 2012

IL TAGLIABOSCHI.

Ugo era un grosso e possente tagliaboschi.
Abbatteva alberi tutti i giorni e poi li intagliava e li modellava. Faceva delle bellissime sculture, era un vero artista e lo faceva con passione.
Fu chiamato a lavorare da un amico del suo vicino per una famiglia che voleva disfarsi di un albero secco e ormai morto. Ugo partì presto quella mattina, raggiunse i signori Marchesi e rimase meravigliato alla vista del loro splendido giardino.
Avevano un laghetto bello grande ed alcuni grossi e silenziosi cigni che vi stavano ammollo, e nell'angolo dietro, sulla destra, un grande platano mezzo morto.
Aveva un buco cavo molto profondo nel tronco, e i grossi rami principali erano tutti secchi.
Ugo iniziò il suo lavoro. Preparò le motoseghe, alzò le sponde del furgone e lo direzionò verso l'albero, così avrebbe potuto raccogliere facilmente i rami potati.
Indossò pure il caschetto di sicurezza e si incamminò verso la pianta.
Qui fu raggiunto da una grosso cigno che si interpose minacciosamente tra lui e l'albero.
Ugo sorrise, e iniziò a gridargli contro: "Quuaaa, Quuaaa", mentre agitava le braccia in aria.
Il cigno lo guardò stranito ed aprì completamente le sue ali, rimanendo in silenzio.
L'apertura alare del pennuto fece spegnere il sorriso sulla faccia di Ugo.
Era solo un cigno, ma diavolo, quanto era grosso.
Da dietro arrivarono altri due cigni, che sorpresero un ignaro Ugo con una grossa starnazzata.
Si prese una paura fottuta. Gridò. Accese la motosega e scivolò a terra inciampandosi nei suoi stessi piedi. Fu un attimo. La motosega cadde accesa sul suo addome, e fece il suo sporco lavoro.
Poteva tagliare grossi tronchi, e tagliò Ugo in due come se fosse un panetto di burro.
I cigni se ne tornarono ordinatamente, in silenzio, nel loro laghetto ed il corpo di Ugo rimase lì, a terra, diviso in due.


mercoledì 15 agosto 2012

GUARDATEVELO.

Per chi non l'avesse mai visto, questo è un pezzo del film Acid House, tratto dall'omonima raccolta di racconti di Welsh.
Se invece l'hai già visto riguardatelo e riflettici sopra.


martedì 14 agosto 2012

IL FUSTACCHIONE DEL MARE.


Che situazione assurda, quella volta.
Io e la mia ragazza eravamo ad una bellissima festa sulla spiaggia, con tanto di falò e di giocolieri mangiafuoco. Lei chiacchierava con le sue amiche, io me ne stavo in disparte, da solo. Conoscevo da poco tempo lei, ed erano le prime volte che incontravo i suoi amici.
Vivevamo un tristissimo amore a distanza, e pian piano, con molta cautela, stavamo iniziando a conoscere l'uno l'ambiente e le frequentazioni dell'altro.
Ed io me ne stavo da solo davanti al bancone del bar, mentre la festa esplodeva, quando arrivò 'sto tizio che mi chiese:

"Ciao, tu chi sei? Sei il ragazzo di Gianna?"

Stavamo già assieme da un po'.
Avevamo già fatto tutto quello che c'era da fare.
Ma a quel bel ragazzotto decisi di mentire:

"No, macchè, sono solo un amico d'università, ho approfittato dell'invito di Gianna per farmi qualche giorno al mare, tutto qui."
"Ah, ecco, infatti non ti avevo mai visto prima."
"Neanche io ti ho mai visto, comunque è un piacere."

Poi si allontanò.
Tornò dopo qualche minuto:

"Ehy, sai cosa mi stavo chiedendo?"
"No, dimmi, cosa ti chiedevi?"
"Ecco, mi chiedevo a quale livello di confidenza sia questa tua amicizia con Gianna? Ho sentito che parlava di te, l'altro giorno al bar..."
"..boh..direi ad un livello medio, normali amici, perché?"
"Beh, perché a ma Gianna piace, è già da un po' che le sto dietro, però boh, sembra che non ci voglia stare con me."
"Aaah, mi dispiace."
"Ecco, insomma, stavo pensando che magari potevi mettere tu una buona parola per me, visto che è così tanto tua amica."
"Cosa?"
"Si, insomma, dille che mi piace. Che mi piace molto. E che sono un bravo ragazzo e che la tratterei bene. Non ti sembra che saremmo una bella coppia, insieme, io e lei?"
"Oh, sareste sicuramente una bellissima coppia."
"Dai allora fammi 'sto favore amico, glielo dici?"

Mi stava ridendo ogni singola parte del corpo. Ogni singolo muscolo si stava facendo una grassa risata. Ma questo rimbecillito proprio non s'era reso conto che quello che sarebbe andato a dormire ospitato nel bel lettone di Gianna ero io, e non lui? Che cazzo ci stavo a fare io lì, secondo lui? Perché mai la bella Gianna mi ospitava a casa sua? Così bello, così abbronzato e muscoloso, e così incredibilmente stupido e poco perspicace, quel bel fustacchione del mare.
Con un sorriso beffardo sulle labbra gli risposi, sottovoce:
"Ti giuro che questa notte mentre starò saltando sul bel letto di Gianna mi ricorderò sicuramente di parlarle di te, bello mio, te lo assicuro."

Avreste dovuto vedere la sua faccia, mentre andavo sorridendo dalla bella Gianna.

giovedì 9 agosto 2012

ESSERE FELICI.

Solo quando la smetteremo di inseguire ciò che non esiste,
solo allora, saremo davvero felici.

giovedì 5 luglio 2012

IL GUERRIERO.

Fallo una volta.
Fallo un'altra volta.
Colpiscimi ancora una volta, dai.
Vai pure avanti,
non dirmi che è tutto qui quello che sai fare.

Guardami,
sono ancora in piedi.
Non eri tu quello che doveva abbattermi?

Fidati,
non hai nemmeno una vaga idea
di quanto io possa resistere.
Non sai nemmeno lontanamente
quanti ostacoli ho dovuto superare,
quanto ho dovuto lottare,
quindi noi sai neanche quanto i miei muscoli ed il mio corpo
siano preparati ed allenati allo scontro.

Pensi di fottermi,
lo so,
e so anche che ti piace l'idea,
ma non puoi immaginare quante volte io sia già stato fottuto,
potrei partorire un cucciolo di rinoceronte
dal buco del culo
senza sentire assolutamente nulla.

Quindi vai avanti,
spara i tuoi colpi di odio contro di me.
Io guarderò un po' annoiato
il tuo sguardo scintillante e vivo d'astio,
chiedendomi perché hai così bisogno di lottare,
perché senti dentro di te
così viva e pulsante
la necessità assoluta di sopraffare un tuo simile.

Io incasserò,
come ti dicevo,
a questo sono abituato,
non ti devi preoccupare;
solo un giorno spero potremmo sederci sotto un grande albero
e spero potrò chiederti: perché? Perché volevi uccidermi?
E penso che tu non riuscirai a dare alcuna risposta sensata, a questa domanda.

mercoledì 27 giugno 2012

ISTITUZIONI RELIGIOSE E VOGLIA DI APPARIRE.

Prima è arrivato il Dalai Lama, e ha cercato di dare un po' di conforto a noi emiliani terremotati.

Poi è arrivato il Santo Padre, che ha farfugliato qualcosa sul fatto che noi emiliani non abbiamo crepe nel cuore (...almeno lì non ne sono venute, grazie a Dio! L'inagibilità del cuore deve essere una brutta faccenda, immagino).

Quindi in questi giorni mi stavo chiedendo: chi sarà il prossimo?
Il Divino Mago Otelma?
E quali grandi, importanti ed assolutamente inutili parole ci porterà?




venerdì 22 giugno 2012

IN ITALIA NON ESISTE ALCUNA GIUSTIZIA.

Perchè tre anni di carcere (condonati) e sei mesi di reclusione per avere ucciso a suon di botte un giovane ragazzo, qualsiasi fosse la sua condizione psico-fisica, mi sembrano una pena troppo leggera.


martedì 12 giugno 2012

PERSONAGGI OSCURI.

L'ho visto arrivare a bordo di una Punto bianca e vecchia.
All'inizio mi sembrava un autista di autobus.
Indossava una camicia azzurra e pantaloni neri classici.
Aveva la testa pelata e portava degli occhiali da vista.
Inoltre stava gridando ad alta voce il cognome dei miei vicini.

"Che cosa vuole?", gli gridai.
"Sto cercando i signori Giannini, sono in casa?"
"Ah beh, non lo so: ha provato a suonare il campanello?"
"Si ma non mi risponde nessuno, sa dove potrebbero essere?"
"No"
"Forse sono a lavoro? Sa in quali orari della giornata vanno a lavorare? Sa anche in quali orari della giornata posso trovarli a casa con certezza?"

Incuriosito ed insospettito da tante domande così specifiche sugli orari di vita dei miei vicini, chiesi:
"Ma lei chi è?"
"Io sono il Messo Notificatore", mi rispose con tono pomposo.
"Chi scusi?"
"Io sono il Messo Notificatore."
"E che cosa sarebbe un Messo Notificatore?"
"Non sa cosa sia un Messo Notificatore?"
"No."
"Eh, quando avrà delle cause civili imparerà a conoscermi."
"Beh, allora preferisco non conoscerla mai, salve."

lunedì 28 maggio 2012

GIANNI E I RAYBAN.

Solo uno stupido non se ne sarebbe accorto prima.
E infatti qualche sospetto a Gianni era venuto, ma non gli aveva dato molto peso.
La prima volta lo vide sotto casa sua, mentre stava andando a buttare l'immondizia.
Lo notò con uno sguardo distratto, e lui se ne stava là, seduto su una panchina del parchetto di fronte a casa sua.
Indossava vestiti eleganti e dei vistosi Rayban neri. Lo notò subito perché in un quartiere della città denominato da tutti come 'il Bronx' era difficile che l'occhio non cadesse su un uomo così distinto.
Lo osservò per un istante e poi tornò in casa a coltivare i suoi magnifici fiori di lillà. Gianni andava pazzo per i suoi fiori di lillà.
Pochi giorni dopo lo rivide al bar. Quando entrò lo vide appoggiato con un braccio al bancone mentre sorseggiava una birra piccola. Gianni sorrise a questo sconosciuto che, bisogna ammetterlo, lo stava proprio iniziando ad incuriosire. Poi si mise a parlare col suo amico barista. Gli raccontò come aveva passato la giornata e di come fosse contento che finalmente i semi di lillà speciali, quelli che aveva fatto importare sin dall'Olanda, fossero arrivati quella mattina.

Gianni: "Appena sono arrivati li ho piantati subito, ho messo il fertilizzante speciale che mi hanno venduto insieme ai semi. Cazzo l'ho pagato troppi soldi quel fertilizzante, deve funzionare assolutamente".
Barista: "Eh bravo Gianni, appena sono pronti e sbocciano però chiamami, che li voglio assolutamente venire a vedere, i tuoi fiori di lillà".
Gianni: "Ma certo, cazzo, non vedo l'ora; appena sbocciano chiamo tutti a casa mia, facciamo una bella cena e dopo mangiato ci beviamo del vino rosso e osserviamo per tutta la sera gli specialissimi fiori di lillà che mi sono fatto spedire dall'Olanda. Rimarrete sbalorditi, giuro, a volte dopo qualche bicchiere sembra che quei fiori cambino persino colore."
Barista: "Io ci sono, contaci".

Finita la conversazione Gianni ordinò un caffè, fumò una sigaretta e se ne ritornò a casa, ad osservare le sue magnifiche piante che iniziavano a gettare i primi germogli. Era al contempo orgoglioso ed entusiasta.
Gianni passò settimane tra i suoi lavori di giardinaggio ed il bar, ed ogni volta che usciva a prendersi una birra trovava lo sconosciuto con i suoi Rayban neri addosso appoggiato al bancone del bar.
Non aveva ancora scambiato nessuna parola con questo sconosciuto che con una regolarità cronica si materializzava di fronte a lui ogni volta che era fuori casa.
Gianni pensò che fosse un tizio che si era appena trasferito in città e che non conosceva nessuno, allora ogni volta che vedeva quelle lenti nere osservarlo lui sorrideva, e poi distoglieva lo sguardo. Piccoli sguardi d'intesa, che sperava lo portassero prima o poi ad un dialogo.
Intanto Gianni si era fatto ragguagliare da amici e baristi su chi fosse quel tipo, e nessuno sembrava conoscerlo. Una cosa certa però la sapeva: quel tizio passava molte ore della giornata nei vari bar del paese.
"Nell'ultimo periodo sembra che prediliga il nostro, modestamente noi del Bronx sappiamo gestire anche i migliori gentelman con Rayban", disse l'amico barista a Gianni.
E poi Gianni lo rivide alla fiera di paese, al concerto del suo fratellino, al parco, in campagna, in fila per il cesso del cinema. Gianni continuava con i suoi sguardi d'intesa, ma il tipo dietro quei Rayban era irremovibile ed instaurare un dialogo con lui sembrava impossibile.
Poi, una notte, Gianni lo vide senza quei fottuti occhiali.
Ci credereste? C'è stato bisogno di un terremoto per far togliere quei cazzo di occhiali neri a quel tipo.
Un sabato notte, verso le quattro, Gianni fu svegliato da un super boato di bassi cupi e profondi e la prima cosa che ebbe il tempo di pensare fu che il cielo si fosse rotto. Pensò che ci fosse stato un tuono talmente tanto grande che avesse rotto in due il cielo. Poi iniziò a sentire le scosse di terremoto, che durarono venti secondi.
E so cosa state pensando, venti secondi sono pochissimi; ma provate un attimo a contare insieme a me: uno.....due.....tre.....quattro.....cinque.....e intanto nella casa di Gianni le bottiglie cadevano dalle mensole .....sei.....sette.....otto.....nove.....dieci...... e i bicchieri cadevano dal tavolo, undici.....dodici......tredici......quattordici......quindici......e file e file di cd di musica e film cadevano a terra......sedici.....diciassette... ed il letto su cui dormiva Gianni si muoveva in modo sussultorio talmente forte da far tremare il buco del culo del povero Gianni ......diciotto.....diciannove......venti.
Finita la scossa Gianni si alzò da letto e corse fuori casa in un lampo, seguito dal cane. Fuori era ancora buio, ma dopo poco sorsero le prime luci dell'alba. Non sapendo dove andare, Gianni si diresse verso il bar.
E indovinate chi c'era lì, che fumava una sigaretta con occhi atterriti? Si proprio lui, Mr Rayban, che stavolta però se li era scordati e mostrava due occhi azzurri giganteschi e sbarrati. Quel tipo sembrava più scosso di lui, ma Gianni non ebbe molto tempo per osservarlo perché fu subito richiamato all'attenzione del suo amico barista che raccontava sgomento del terremoto.

Poi, che volete che vi dica ancora, la storia ha preso una brutta piega.
Quella bella cena con osservazione floreale non si è potuta fare.
Il tizio con i Rayban altro non era che una forza dell'ordine in borghese dello Stato, lo stesso Stato che aveva dichiarato illegali da pochi anni i fiori di lillà, ed ogni importazione dei suddetti semi.
Gianni venne portato via mentre scalciava e gridava: "Ma io stavo solamente coltivando dei fiori!" e tutto il bar lo fissava con sguardi di diniego.
Per questa occasione le forze dell'ordine ed il ceffo con i Rayban avevano addirittura ricordato di indossare la loro divisa ufficiale.
Mentre tutto ciò accadeva il televisore del bar era sintonizzato su un noto spot pubblicitario con un vecchio che esclamava a gran voce: "Gianni l'ottimismo è il profumo della vita".
E Gianni si sentì fottuto, perché ragazzi, Gianni era fottuto sul serio, e lo sarebbe stato per almeno altri dieci anni.

giovedì 10 maggio 2012

UN MONDO PIENO DI JACK.

Jack con i capelli al vento,
Jack che chiede soldi,
Jack il panzone,
Jack dalla voce forte,
Jack dei traffici,
Jack che fa il gallo con le signore,
Jack che pensa di essere un genio,
Jack che vomita,
Jack che sparla dei fortunati,
Jack che diventa sempre più vecchio,
Jack che continua a chiedere soldi,
Jack che scivola giù dal gambo del fagiolo,
Jack che parla parla ma non fa mai niente,
Jack che se la cava in un omicidio,
Jack che ruba,
Jack che parla dei vecchi tempi,
Jack che parla a vanvera,
Jack con la mano tesa,
Jack che terrorizza i deboli,
Jack l'arrabbiato,
Jack dei bar,
Jack che sbraita per essere apprezzato,
Jack che non ha mai un lavoro,
Jack che sopravvaluta le sue possibilità,
Jack che continua a sbraitare sul suo talento misconosciuto,
Jack che dà la colpa a tutti gli altri.

Voi sapete chi è Jack, l'avete visto ieri, lo rivedrete domani, lo rivedreta la settimana prossima.

Vuole vuole ma non fa niente, vuole tutto gratis.

Vuole fama, vuole donne, vuole tutto.

Un mondo pieno di Jack che scivolano giù dal gambo del fagiolo.



Charles Bukowski, "Il Capitano è fuori a pranzo".

venerdì 4 maggio 2012

CANI INGORDI

E questi cani ingordi non sanno che cosa sia l’esser satollo, e questi pastori non sanno che cosa sia intendimento; ciascun di loro si è volto alla sua via, ciascuno alla sua cupidigia.
Isaia 56, 11.

mercoledì 2 maggio 2012

PROMEMORIA.

Quando una cosa è talmente bella ed irraggiungibile che ti fa sognare,
smetti in fretta di fantasticare,
ed impara ad incassare.

martedì 24 aprile 2012

SOLO UN SOGNO, PER FORTUNA!

Questa notte ti ho sognata.
Non vedevo la tua faccia ma parlavo con te al telefono, al fisso di casa.
E già ero incazzato nero e ti gridavo al telefono: "Ma cosa cazzo vuoi? Non mi devi mai chiamare sul fisso, porca puttana."
E tu, piangendo, rispondevi: "Lo so, lo so, ma al cellulare non mi rispondi mai e io ho bisogno di te".
"Bisogno per cosa, che cazzo è successo adesso?"
"Uffa, ancora una volta ho fatto una cazzata. Beh, diciamo che in questi anni mi sono staccata dal lavoro di mio padre, cazzo non volevo stare alle sue dipendenze per tutta la vita, forse puoi caprimi, e allora ho cercato di aprire una mia attività. Beh, il tutto è fallito in meno di un anno e ora sono sommersa dai debiti."
"Sono certo però che i soldi per tutti i tuoi vizi di merda li trovi comunque."
"Vaffanculo, me lo devi sempre rinfacciare vero?"
"Si."
"Beh, quindi che si fa?"
"Quindi adesso riagganci questo telefono di merda e non mi rompi più con tutti i tuoi assurdi e folli problemi. Sono passati ormai sette anni, eri sommersa dai tuoi cazzo di problemi, totalmente ricoperta di merda fino al naso, fino dentro il cervello, e io me ne sono andato. Forse sono stato più male io ad andarmene, che tu ad annaspare nel tuo pozzo di merda. E quindi ora basta, riaggancia 'sto cazzo di telefono. L'ultima volta che ti ho visto ti ho gridato contro: 'Vattene via, non voglio mai più vedere la tua faccia', forse dovevo sottolineare che non volevo neanche mai più sentire la tua voce impastata di merda, nemmeno in sogno."
Quando ho finito di dirti tutto ciò, nel sogno, tu hai riattaccato il telefono, mentre stavi ancora piangendo. Mi auguro sia l'ultima volta in tutta la mia vita che sentirò di nuovo la tua voce implorante e disperata, perchè bambina, io non posso proprio aiutarti.


NON TI FERMARE.

Se vedi la mia macchina fuori dal bar, non ti fermare.
Non vorrei mi vedessi in questo stato.
Qui ci siamo io e il solito barbone.
Lui è fuori, io sono dentro.
Se spengo la radio non si sente nulla, il silenzio più totale.
La luce la lascio spenta, infatti sto scrivendo al buio.
Guardo quelle gigantesche tette dipinte sul muro e mi sembrano due occhi fissi, che mi guardano e mi controllano. Non mi stupirei se proprio al centro dei capezzoli fossero installate delle piccole telecamere che mi tengono sott'occhio costantemente.
Quando cerco di distrarre lo sguardo quelle tette enormi continuano a guardarmi. Ormai non sono più io che guardo loro, ma loro che guardano me.
La birra che sto bevendo è gelata. Bene.
Bevo la birra, e penso a te,
guardo il muro, e penso a te,
faccio un sospiro, e penso a te,
guardo il barbone, e penso a te.
La ricordi la canzone? Spero proprio che tu almeno la conosca.
Qui sto benissimo. So che non si direbbe, ma è la realtà.
In assoluta solitudine, tutto solo con la testa tra le mani.
I pensieri si fanno più chiari, tutto trova la sua logicità, quella stessa logicità che nell'ambiente esterno esiste solo per un secondo e si dissolve in inutili parole.
Ci vuole silenzio per capire le cose.
Non occorrono mille spiegazioni, non occorrono neanche parole, nè scritte né parlate.
Occorre solo silenzio ed osservazione per capire il mondo.
Silenzio ed osservazione per capire le persone, per capire le dinamiche che intercorrono tra esse, ma soprattutto per capire noi stessi e le nostre ossessioni.
Quindi per favore, se vedi la mia macchina fuori dal bar non ti fermare, preferisco essere lasciato da solo con le mie ossessioni e le mie paranoie, almeno loro le conosco bene.


venerdì 6 aprile 2012

NONNI AL VOLANTE.

"Dai nonno, allacciati la cintura, fai il bravo."
"No, io la cintura non la metto."
"Va beh, fai come vuoi."


"Nonno, c'era il rosso!"
"Eh, ma quello era un rosso che si poteva passare lo stesso"


"Occhio nonno, devi dare la precedenza lì, sta arrivando una macchina."
"Vedrai che si ferma prima lei se non vuol fare un incidente."


"Insomma nonno, siamo in macchina da venti minuti e non hai messo una freccia, vuoi metterle 'ste frecce quando giri?"
"Sai cosa ti dico? Che io non devo rendere conto alla gente di dove vado o di cosa faccio."



lunedì 2 aprile 2012

IMMERSIONE NEL NULLA.

Sto bevendo una birra nel bar, qui internet non va perchè questo posto è un cazzo di bunker. Un bunker con finestre, però. E tantissimi alcolici.
Una zanzara mi ha punto sulla fronte. A fine ottobre ancora zanzare, possibile?
Qui siamo proprio in una cazzo di palude.
Io mi dico, ma che posto di merda in cui son dovuto nascere!
Non potevo nascere in un paesino sul mare? Non potevo nascere in un paesino in cima ad una montagna? Sarebbe stato più divertente, o forse sarebbe stato uguale, non so.
So che sono nato in mezzo alle lande desolate della terra di nessuno dove tutto è piatto, piano, uguale, estremamente monotono.
Ti fermi a guardare quell'orizzonte infinito che si estende su quei miliardi di campi coltivati proprio come una vacca fissa il nulla.
Con quegli occhi spenti, piatti, vitrei, fissi. Occhi che non elaborano alcun pensiero, semplicemente se ne stanno fermi lì, vacqui ed immobili, ad osservare.
E questo stesso sguardo lo puoi facilmente ritrovare nelle persone.
E dentro il mio cervello grosse palle di sterpaglia secca si rincorrono, proprio come se fossero nel deserto.

lunedì 26 marzo 2012

MACACO SILENO.

Perché Ciku vuol vedere una mia foto.
Eccola Ciku.

Dite la verità, sono bellissimo.

P.S. Gente, fate come me, fatevi una cultura e studiate le scimmie, che sono interessantissime.
In questa maniera sarete anche certi di passare lunghi, lunghi periodi da disoccupati, una volta ottenuta la laurea.

lunedì 19 marzo 2012

ESPLORANDO IL CORPO UMANO.

Il corpo umano è una macchina perfetta.
Balle.
Il mio corpo umano è senza dubbio una macchina imperfetta, imprecisa, incostante.

Ma soprattutto, a cosa cazzo mi servono i mignoli? Sia quelli delle mani ma in particolar modo quelli dei piedi?
L'unica cosa per cui possono essere utili è ricordarmi l'odio che provo verso i santi del cristianesimo qual'ora, inavvertitamente, urto quei cazzo di piccoli ditini abortiti contro l'angolo di un qualche mobile, o sedia, o porta, o quel che vi pare.
E poi magari me lo rompo, quel cazzo di ditino abortito.
Magari diventa viola e si gonfia, impedendomi anche di camminare.
E allora, zoppicando mi reco al pronto soccorso dove una giovane infermiera pare molto divertita dai miei racconti, e non sa cosa dirmi, e mentre ride gioiosamente guardando dritto dritto nei miei occhi stanchi, mi dice: "Eh cosa ci posso fare io? Non posso mica ingessarti il mignolo del piede".
E allora te ne torni a casa, con quell'abortino dolorante attaccato al piede.
Almeno hai migliorato la giornata a quella giovane infermiera, che tanto si è divertita ad ascoltare i tuoi lamenti.

I denti? A cosa mi servono tutti questi denti? Alcuni di essi sono inutili: datemi un bel paio di canini possenti o due zanne da cinghiale e vedrete che mi arrangerò senza dover patire quei dolori infernali che solo il mal di denti può portare, quel dolore che spesso ti porta a considerare l'ipotesi di prendere la motosega dal garage e tagliarti via la testa di netto, mettendo così fine all'origine del dolore.

Il naso! Cazzo, il naso!
Dio, non potevi mettermi due buchi in mezzo alla faccia e nient'altro?
Devo per forza portarmi in giro 'sta cazzo di patata in mezzo alla faccia che smoccola e produce caccolette in continuazione?
Stessa cosa per le orecchie: non potevi lasciarmi due bei buchi ai lati della testa?
Dovevi proprio contornarli con 'sti ventagli parabolici? Che anch'essi si riempiono costantemente di merdina e cerume?
Orecchie di merda! Sei lì, in piscina d'estate con tutti i tuoi amici e ti stai divertendo alla grande a fare tutti i tuoi tuffi speciali, quand'ecco che sott'acqua inizi a sentire questo dolore lancinante al cervello. Risali in superficie e fiotti di sangue ti stanno uscendo dall'orecchio destro. E tu non hai più equilibrio, cadi nelle braccia della bagnina che in stato di agitazione urla:"questo s'è rotto un timpano!".
E doveva essere un semplice e felice pomeriggio in piscina ma diventano mesi di sofferenza. Mesi in cui l'ipotesi di infilarti la punta di un martello pneumatico nell'orecchio destro per farla uscire dall'orecchio sinistro, pare un ottimo piano.

lunedì 12 marzo 2012

PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA.

Chiavi, telefono, portafoglio.
Chiavi, telefono, portafoglio.

Dove sono le paglie? E l'accendino?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino.

Ho spento il gas? E il frigorifero è chiuso bene?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino. E gas di merda.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino. E frigo di merda.

Ho chiuso tutte le porte di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porte.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porte.

Il cane è stato chiuso fuori dalla porta di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori dalla porta.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori dalla porta.

Il cane ha l'acqua fuori?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori ed acqua per il cane.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori ed acqua per il cane.

Ho chiuso a chiave la porta di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, porta, lancio del cane ed acqua per il cane, giro di chiave.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, porta, lancio del cane ed acqua per il cane, giro di chiave per due.

Ok, fatto, ora si può uscire.

giovedì 8 marzo 2012

martedì 6 marzo 2012

L'INVERNO DELLE IDEE.

Fatti venire un'idea.
Un'idea originale.
Poi cerca di nutrirla, di crescerla, di coccolarla
ma cercando di darle comunque un certo rigore.
Guardala crescere ed entrare a far parte del mondo,
guarda il suo concretizzarsi col tempo,
guarda il suo divenire realtà.
Sarai orgoglioso quando verrà encomiata,
e sarai arrabbiato quando verrà ingiuriata.
Lotterai per lei, se veramente crederai in essa,
e quando si lotta il dolore è inevitabile.
Poi, in una brutta mattina d'inverno,
la tua amata idea inizierà a perdere la sua logicità.
Inizierà a sfaldarsi sino a divenire un albero spoglio, vuoto.
Ma è da questo vuoto che nasceranno ancora nuove idee,
ognuna con la sua triste fine.

mercoledì 22 febbraio 2012

VOLONTARIATO.

C'è chi fa volontariato per aiutare i vecchi e chi per aiutare i disabili. E poi c'è un altro mucchio di gente che fa volontariato senza nemmeno sapere ciò che stà facendo.
Io sono una persona che ha molto da offrire, quindi non potevo certo astenermi dal fare volontariato e dal cercare di aiutare la gente che soffre. La mia attività per contribuire ad aiutare le persone ed il mondo è fare il barista. Quasi tutti i mercoledì. Ed il mondo, visto al di là del bancone, è ancora più folle ed ottuso di quello che avevo già notato girando per strada.  Un altro Montenegro per favore, la giornata è ancora lunga, per chi ha smesso di lottare.


giovedì 16 febbraio 2012

VUOI FARE LE NOZZE CON LE LUMACHE.

"Per fare i tortellini ti serve il ripieno buono, devi andare dal macellaio."
"Ma figurati se vado da quel ladro di merda, io vado al supermercato e lì c'è già pronto."
"No, no, devi macinarlo e aggiungere le uova e le spezie tu; altrimenti non ti viene buono come quello della nonna."
"Cioè, dovrei prendere la carne e mettermi lì a macinarla di persona? Ma come diavolo si fa? Io non ho una macinatrice in casa."
"Va beh, ma la si chiede in prestito a qualcuno no? So che Gianni ce l'ha."
"Senti, io non ho intenzione di chiamare Gianni per chiedergli la macinatrice e perdere un week end per macinare della carne; vado al supermercato, ti dico che lì è già pronta ed è pure buona, e costa molto meno."
"Tu vuoi fare le nozze con lumache."
"....."
"Si, vuoi fare le nozze con le lumache!"
"Ma cosa stai dicendo? Che senso ha? Da dove saltano fuori queste lumache?"
"Rincoglionito, è il detto che dice così: vuoi fare nozze con le lumache significa che vuoi fare le cose in grande con materiali scadenti."
"Le lumache sono materiali scadenti?"
"Si, non puoi fare un pranzo di nozze con delle lumache, no? Preparerai carne, pesce, o quello che vuoi ma comunque vorrai ottenere un pranzo prelibato e non un pasto a base di lumache, giusto?"
"Mah."
"Dai andiamo dal macellaio."
"Va beh."

CHARLIE NON FA SURF.

Charlie non ha un impianto di riscaldamento nella sua casa, ma ha un bel camino, al centro del salotto.
Ogni volta che sente freddo, Charlie appallottola dei fogli di giornale, strappa alcuni pezzi di cartone e va fuori in giardino a prendere i piccoli pezzi di legname preparati da lui l'estate scorsa. Poi, con ordine, accende il fuoco dentro il camino. A volte non si accende e deve aggiungere altri fogli di giornale.
La finestra del suo bagno è rotta, non si chiude più, ed in inverno il bagno è veramente gelido.
Charlie sta mentalmente pensando a come può essere riparata. Ma non gli è ancora venuta un'idea.
L'acqua calda, nel bagno, arriva dopo svariati minuti e non dura mai più di dieci minuti. Sono anni che Charlie non si fa un bella doccia lunga con acqua bollente.
Ogni tanto Charlie accende il fuoco nel suo camino e si siede sulla sua poltrona a sorseggiare un buon vin brulè. Mentre il gusto caldo ed aromatico del brulè gli scende nella gola, Charlie pensa che non gli dispiacerebbe affatto imparare a fare surf.

martedì 14 febbraio 2012

E' SAN VALENTINO, CHARLIE BROWN.

martedì 31 gennaio 2012

PAESE CHE VAI, USANZA CHE TROVI.

Ero in quella terra strana, che mi sembrava sempre così lontana da casa mia, e mi stavo accingendo a bere qualcosa, probabilmente la birra più economica (la mia bevanda preferita) con nuovi conoscenti.
E quando dico conoscenti, intendo dire che non erano miei amici.
Eravamo tutti a banco, ed il barista ci stava preparando le birre. Ce le porse, ed io mi girai un attimo di spalle per osservare il giornale.
Dunque, di solito la mia prima reazione appena il barista mi porge la bevanda che gli ho ordinato è quella di portare le labbra al bicchiere. Non so se questa usanza sia condivisa dalla gente, a quanto pare no. Dopo aver osservato le notizie della prima pagina ed ingollato una grossa sorsata di birra, mi rigirai verso i miei conoscenti. Erano tutti fermi con la birra in mano e mi stavano tutti fissando male.
Allora un tizio disse: "Ti ci potessi affogare con quella birra maledetta".
Io non capii. Non ebbi tempo di pensare. Con un movimento veloce del braccio versai la birra addosso a questo tizio rispondendogli: "toh, così stai sicuro che non mi ci affogo con questa birra".
Poi venni a sapere che il tizio si era offeso perchè non avevo fatto il brindisi con tutti gli altri, anzi, mi ero girato di spalle a leggere il gironale e a bere la birra per i cazzi miei, cosa che l'ha offeso molto a quanto pare. Io capisco i convenevoli, ma non era mica capodanno o il compleanno di qualcuno. Nessuno aveva ottenuto una promozione e nessuno aveva fatto un figlio. Dove vivo io, se ogni volta che dovessimo aprire una qualche bevanda dovessimo fare anche un brindisi, le persone sarebbero sorde e nell'aria vibrerebbero gigantesche onde sonore con il tipico rumore di due vetri che sbattono. Ciiin, ciiin, ciiin, un'eco che si spanderebbe su tutte le vallate a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Ed ora, una storia che non c'entra un cazzo.
Tom e Bob sono sul treno, hanno marinato la scuola.
Stanno andando a Bologna e mentre scrutano il paesaggio dal finestrino parlano tra loro a bassa voce.
"Dai, dobbiamo andare in Montagnola a prendere del fumo, dai cazzo, dobbiamo assolutamente andare a prenderlo."
"Eh, ma tu hai i soldi? Io ho solo quelli del biglietto e quelli per una pinta all'Irish per il resto zero, lo sai che i miei non mi danno più dei soldi".
"Va beh, va beh, che palle, senti dobbiamo trovarli: perchè non vai a dare via il culo sul ponte Stalingrado, dai, tanto lì qualcuno lo trovi, e poi così abbiamo i soldi per comprarci un bel po' di fumo."
"Fottiti pezzo di merda rinsecchito."
"Dai, non volevo farti incazzare, era solo una possibile opzione in un infinito mare di possibilità, pensiamo ad un altro modo."
"Non mi viene in mente niente, uomo di merda"
"Per forza, non ti concentri, ti incazzi per una battuta, dai coraggio, spremiamo le meningi".
"Vaffanculo, stai zitto, anzi guarda, ora mi metto le cuffie così non ti sento più. Sparo Radium a palla, stronzo, così è proprio impossibile che io ti senta".
"Sei proprio un rompicoglioni, davvero, sei negativo e con tutta quella negatività che ti porti appresso non ci succederà mai nulla di bello; è tutta colpa del tuo modo di affrontare la vita." - Bob si mise le cuffie e non rispose. Dopo una decina di minuti:
"Ci sono. Ci sono svegliati cazzo, ci sono, ho avuto l'illuminazione".
"Spara."
"La vedi la vecchia là in fondo, vedi che ha la borsetta che pende fuori dal sedile e che sta dormendo? Dobbiamo fottergliela."
"Dai, vai, ti aspetto qui."
"No, dico davvero, tu cerchi di tirarle via la borsetta e io controllo che non si svegli".
"Si, come no, facciamo il contrario; io controllo che la vecchia non si sveglia e tu le rubi la cazzo di borsetta, ok?"
"Porca eva, devo sempre fare tutt io".
Tom prese la borsa. Si spostarono di qualche vagone e controllarono il contenuto. Solo pacchi di pannoloni per incontinenza. Solo tanti, tanti pannoloni. Riportarono la borsa alla vecchia che ancora dormiva, e che in fondo, avrebbe avuto bisogno dei suoi pannoloni.
Scesero sconsolati dal treno. Proprio li, di fianco all'entrata del Mac Donald, Bob si chinò per allacciarsi la scarpa. Di fianco al suo piede sinistro, per terra, c'era una banconota sporca e spiegazzata da 50 euro. La prese rapidamente e le diede un'occhiata. Era vera. Non era una di quelle terribili pubblicità per prestiti truffaldini che utilizzano sempre dei fac-simile di bancote, no, quelli erano soldi veri.
Li raccolse e li porse a Tom che si mise a saltare. Il resto, è solo nuvole di fumo e nebbia.

giovedì 26 gennaio 2012

PAROLE, PAROLE PAROLE.

Alcune parole sono delle vere e proprie coltellate al cuore,
ma bisogna comunque riuscire a dimenticarle.

domenica 22 gennaio 2012

IL PERDENTE.

E poi finisce sempre allo stesso modo.
La persona sensibile si mangia il fegato per quella frase che la persona arrogante non ricorda nemmeno di aver detto.
L'ingenuo paga anche per il furbo, che invece non sborsa niente.
L'innamorato non si sentirà mai dire ciò che vorrebbe sentirsi dire.
Il debole cede sotto la scarpa del più forte.
Il sognatore aspetta con malinconia ciò che non arriverà mai.
Il bianco perde, il nero vince.
Che tristezza.

domenica 8 gennaio 2012

BUON COMPLEANNO GESU'.

Sono in ritardo di un giorno, ma volevo fare tanti auguri a Gesù Cristo.
So che state dicendovi: macchè in ritardo di un giorno, è in ritardo di un casino 'sto Sileno27 rincoglionito che non è altro; ma io voglio rispondervi che vi sbagliate.
L'avvento del calendario Gregoriano nel 1528 anticipò la data di nascita di Gesù al 25 Dicembre, data che prima era fissata il 7 Gennaio.
Quindi, se non l'aveste capito, tutto il mondo cristiano, prima del 1528 celebrava il Natale, la nascita di vostro signore Gesù Cristo, il 7 Gennaio.
Poi è arrivato Papa Greogorio ed ha detto, no, cambiamo il calcolo del tempo ed Il Cristo facciamolo nascere il 25 Dicembre che sta meglio in Dicembre, anzichè in Gennaio.
Alcuni tipi di chiese cristiane particolari, come ad esempio gli ortodossi, deciserò però di rimanere fedeli al vecchio sistema di calcolo del tempo, continuando fino ad oggi a celebrare il Natale il giorno 7 Gennaio.
(Se ve lo state chiedendo, no, non sono un ortodosso, io sono agnostico).