giovedì 6 settembre 2012
LO SCRITTORE.
Partiamo da un presupposto: uno cerca sempre di fare del proprio meglio.
Capita spesso, in questo rosso paese, che associarsi per i fini più disparati ed impensabili sia alquanto semplice. Le associazioni ricreative-culturali-sociali-ecc..,crescono come i funghi in autunno.
Tra questi tipi di associazioni ce ne sono anche di quelle che promuovono giovani scrittori emergenti. Vuoi andare lì a leggere le tue robe? Vai, chiedi, e se ti dicono di sì in una serata prestabilita avrai il tuo bel palchetto ove potrai decantare le tue, sicuramente interessantissime, parole.
Capita ugualmente spesso che la gente, in questi luoghi, vada per ubriacarsi. Ubriacarsi pesantemente. Quando queste due situazioni si incrociano, di solito, c'è da divertirsi parecchio.
Il giovane scrittore di turno è sul palchetto, illuminato da un fioca luce proveniente da destra.
Esordisce così, più o meno:
"Voi conoscete John Stick?"
Il pubblico rimane in assoluto silenzio.
"Ma come, nessuno qui conosce John Stick?"
Una voce alta, sfacciata, proveniente dal fondo, grida: "Ma cazzo, certo che sì, John Stick: ce lo mettiamo tutte le mattine sotto le ascelle."
Il locale esplode in risate ed anche il giovane scrittore ha un sorriso sul volto mentre finisce di leggere quello che poteva essere anche un buon pezzo, forse, ma ormai aveva del tutto perso il suo senso con la deturpazione iniziale di quello sconosciuto.
Dopo la lettura di qualche altro pezzo, quando il pubblico sembra essersi calmato, il giovane scrittore tenta un altro ingresso ad effetto:
"Dite: vi siete mai chiesti quanto la spiritualità abbia importanza nella vostra vita?"
Pochi attimi di silenzio ed un grosso ed anziano ciccione entra spalancando la porta e gridando: "Dio è un vigliacco. Digli di venire qui, se ha le palle."
La folla esplode, di nuovo, ed il giovane scrittore, ormai scoraggiato, finisce di leggere il suo discorso sulla spiritualità ormai mostruosamente alterato dall'intervento di quel barbone.
Mentre il giovane scrittore finisce di leggere il suo ultimo brano un ragazzo barcollante con pantaloni larghissimi e un pastore tedesco al guinzaglio si avvicina al palco.
Il ragazzo è assopito nel discorso e mentre lo scrittore legge le sue importanti riflessioni fa sì sì con la testa.
Il cane invece è parecchio infastidito dalla voce altisonante che esce dal microfono, e passa un solo istante tra il momento in cui inizia a ringhiare ed il momento in cui morde, con i suoi possenti canini, la caviglia dello sfortunatissimo scrittore.
lunedì 3 settembre 2012
PIOVE SULLA MIA ANIMA.
Odio l'autunno perché essenzialmente è uguale a me: triste, monotono, malinconico.
Stamattina alle sette e un quarto mi è diluviata addosso l'amara angoscia.
Mi ha bagnato ogni abito, con la sua consistenza leggera ma indelebile, ogni singolo capo.
Il giubbotto impermeabile si è lasciato permeare; maglietta, felpa, pantaloni: tutto bagnato.
Scarpe fradice e mutande da strizzare. Denuncia di smarrimento del portafoglio, permesso provvisorio di guida ed una banconota da cinque euro ora non sono nient'altro che cartigienica stropicciata.
Vuoi sentire l'odore dell'amara angoscia?
Seguimi nei vicoli del centro laddove l'odore di piscio e quello della pioggia che cade sull'asfalto si incrociano e si iniziano a picchiare.
Seguimi nei piccoli monolocali affitati da giovani squattrinati, lì, dove l'odore caldo e dolciastro dell'hashish incontra quello acido del tavernello ed insieme si mettono a piangere.
Seguimi ed assapora insieme a me la pasta scondita e una Tennent's, attraversiamo insieme questi mille campi cosparsi di sterco di vacca, e buttiamoci tra le grida disperate della gente che non ha un lavoro e non sa come pagare l'affitto.
Andiamo insieme al bar, tra giovani genitori che hanno perso per strada la loro adolescenza, tra amori che mai saranno corrisposti, tra dipendenze che mai saranno sradicate, tra persone perse nella nebbia.
Se ti va possiamo andare ad intanarci anche in angoli più bui, solo per un po', così potrai sentire il pungente odore della ketamina che abbraccia quello di grossi cani legati con un guinzaglio a zombie ventenni.
Poi però, se mi vuoi bene, devi farmi la cortesia di essere forte almeno tu, fammi il piacere di avere il coraggio di alzare i tacchi e di non rimanere infognato qui, in queste terre mobili, ed infine fatti il regalo più grande: quello di non tornare indietro mai più.
Stamattina alle sette e un quarto mi è diluviata addosso l'amara angoscia.
Mi ha bagnato ogni abito, con la sua consistenza leggera ma indelebile, ogni singolo capo.
Il giubbotto impermeabile si è lasciato permeare; maglietta, felpa, pantaloni: tutto bagnato.
Scarpe fradice e mutande da strizzare. Denuncia di smarrimento del portafoglio, permesso provvisorio di guida ed una banconota da cinque euro ora non sono nient'altro che cartigienica stropicciata.
Vuoi sentire l'odore dell'amara angoscia?
Seguimi nei vicoli del centro laddove l'odore di piscio e quello della pioggia che cade sull'asfalto si incrociano e si iniziano a picchiare.
Seguimi nei piccoli monolocali affitati da giovani squattrinati, lì, dove l'odore caldo e dolciastro dell'hashish incontra quello acido del tavernello ed insieme si mettono a piangere.
Seguimi ed assapora insieme a me la pasta scondita e una Tennent's, attraversiamo insieme questi mille campi cosparsi di sterco di vacca, e buttiamoci tra le grida disperate della gente che non ha un lavoro e non sa come pagare l'affitto.
Andiamo insieme al bar, tra giovani genitori che hanno perso per strada la loro adolescenza, tra amori che mai saranno corrisposti, tra dipendenze che mai saranno sradicate, tra persone perse nella nebbia.
Se ti va possiamo andare ad intanarci anche in angoli più bui, solo per un po', così potrai sentire il pungente odore della ketamina che abbraccia quello di grossi cani legati con un guinzaglio a zombie ventenni.
Poi però, se mi vuoi bene, devi farmi la cortesia di essere forte almeno tu, fammi il piacere di avere il coraggio di alzare i tacchi e di non rimanere infognato qui, in queste terre mobili, ed infine fatti il regalo più grande: quello di non tornare indietro mai più.
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