lunedì 28 febbraio 2011

LA FISIOGNOMICA.

La fisiognomica è una disciplina che cerca di carpire le inclinazioni e il carattere di una persona a partire dal suo volto, e più genericamente dal suo aspetto fisico.
In poche parole, avete mai sentito da qualcuno dire: "Eh, lui lì è un tipo losco, si riconosce dalla faccia"; ecco chi vi ha detto questa frase era uno studioso di fisiognomica.
Dite un po', non vi piacerebbe conoscere il temperamento di chi vi sta di fronte, solo grazie a una veloce osservazione dei suoi lineamenti facciali?
A me si. Parecchio. L'unico dubbio mi sorge sull'attendibilità di questo studio.

Ad esempio: c'è un mio amico che mi sta sul cazzo parecchio, studio ed interpreto fisignomicamente i suoi tratti da cui deduco che è una persona pigra, debole, triste e poco socievole.
Wow. Pigra e debole, cerco subito lo scontro ora che ho il mio asso nella manica.
Un giorno al bar decido di ingiuriarlo un po' come mi pare, tanto è pigro e debole, mi dicono i suoi tratti facciali. Non risponderà mai alle mie provocazioni.
E invece il pigro e debole è 10 anni che fa karate, e mi ammazza.
Ammazza me, che possiedo lineamenti che evocano forza e sicurezza.
C'est la vie.

Ecco, insomma, l'attendibilità è il grande problema della fisiognomica.
Ma passiamo ad analizzare esempi più concreti su cui fare un po' d'analisi e d'esercizio.
Metterò qui per tutti voi delle faccie già conosciute (da tutti penso e spero), così da non mettervi nel panico.

La prima.
Ecco, qui potete vedere un esemplare di faccia con occhi tristi ed un nasone orribile, che probabilmente è la causa della sua tristezza.
Insomma, con quel nasone è certo che il povero Robert non avrà nessun figone.
Questo è poco ma sicuro.
Sul nasone grosso ho letto da qualche parte che identificherebbe un uomo molto materiale e pratico, e poco spirituale.
Quindi, tutti i preti, dovrebbero avere un naso piccolo, a rigor di logica.
Ma la fisiognomica è una scienza che non segue la logica.



La seconda:

Ecco, voi che mi direste di questo tipo qui?
Io avrei due opzioni: o è uno sbirro, o è un gay.
La fisiognomica ci dice: riguardo al naso, che deve essere una persona molto spirituale, visto che ce l'ha così piccolo; riguardo alla bocca, ci dice che è una persona molto calorosa e sensuale, riconoscibile grazie a quelle grosse labbra carnose.
Sugli occhi da psicopatico preferisco non proferire parola.





La terza:

Beh, questa faccia pacioccona a me direbbe per prima cosa, che il povero Eric mangia troppe ciambelle.
Ma osservando meglio si può notare un caratteristico mento, piccolo ma pronunciato, che rivela timidezza e un carattere conciliante e disponibile.
Secondo voi, se gli tolgono le ciambelle, Eric sarà conciliante e disponibile, o incazzato come una bestia?





La quarta
 
Riepiloghiamo un po':
Bocca grande e carnosa = persona calorosa e sensuale. 
Nasone grande = persona materiale.

E gli occhi? Che ci dicono gli occhi, che risaputamente sono lo specchio dell'anima?
Questi due occhioni grandi ci dicono che Peter è una persona di alti valori e di grandi sentimenti.
La quinta:

Ecco, riguardo le persone che portano la barba la fisiognomica ci mette in guardia: chi porta la barba è qualcuno che ha qualcosa da nascondere.
Quella bocca sottile e larga ci dice che questo Philip è uno che ha un grande desiderio di affermazione, e al contempo avvisa circa la sua ambiguità ed inaffidabilità.
Se proprio un bel ceffo di merda, Philip.






La sesta:

Occhi piccoli come quelli di un topo, per il nostro Bill, che dicono che è un tipo interessato unicamente a valori materiali e alla soddisfazione dei propri egoistici bisogni. Qualcuno che alla vita chiede solo la soddisfazione delle proprie esigenze edonistiche.

Io penso solamente che sia un altro a cui piace molto mangiare. 





Ora passiamo a qualche volto femminile:
 

Con quella bocca piccola di certo sappiamo una cosa su Anne: non è una tipa calorosa e tantomeno sensuale.





E Claire la segue.





Un'altra:
 
Oh, finalmente quella giusta, ma ha i capelli bianchi, cazzo!
Il suo nasino patatino praticamente invisibile ci dice che è una persona spontanea e molto socievole, con la tendenza ad essere troppo invadente e logorroica.
Insomma, nonostante le belle labbra, una cagacazzi.








Ora basta, mi sono stancato, vado a bermi un succo di frutta.
La lezione è finita, andate in pace.

martedì 22 febbraio 2011

IL BESTEMMIATORE.

Nel bar del mio paese c'è un vecchio alcolizzato che bestemmia sempre.
Beh, a dirla tutta ce n'è più di uno, ma io voglio parlare di uno solo in particolare.
Non so come si chiami, non so quanti anni abbia, non so se ha una famiglia, di solito beve sempre solo.
Si appoggia al bancone, o a qualche angolo del bar con la schiena appoggiata al muro, e mentre si accende una sigaretta inizia a bestemmiare.
Un monologo lungo e colorito per esprimere tutte le varie sfaccettature delle sue opinioni sulla Madonna, su Gesù, su Dio, e più genericamente su tutti i santi, primo in pole position per preferenza, sant'Antonio da Padova.
Tutte queste riflessioni le dice a voce alta mentre parla da solo perchè nessuno gli si avvicina.
E l'unico argomento di discussione che ha è sempre e solo quello, le sue lodi a tutti i santi, non parla d'altro.
In poche parole un suo discorso può essere più o meno così: "Bestemmia1su Dio, bestemmia2 sulla Madonna, Bestemmia 3, ove Dio e la Madonna si uniscono in rapporti della più svariata natura".
Va beh, poi le varianti sono tante e meriterebbero un lungo studio più approfondito.
La prima volta che l'ho conosciuto me l'hanno presentato come un cliente abitudinario del bar, un po' pazzo e molto alcolizzato.
Lo osservavo e sentivo uscire dalla sua bocca nascosta sotto la folta barba le bestemmie più impossibili, Dio, i Santi, la Madonna e Gesù erano riuniti tutti dentro la sua testa ed insieme facevano un'orgia per lo più impostata sul sesso anale.
I primi tempi mi divertivo come un pazzo a stare ad ascoltarlo. Ne diceva di tutti i colori. Mi ricordo che un giorno spese un quarto d'ora per una lunghissima frase in cui descriveva i rapporti orali che la Madonna era solita fare a suo figlio.
I mesi passavano e lui continuava con le sue orazioni solitarie, sempre al bar e sempre con una sigaretta accesa in mano. Non so cosa sia stato, forse la noia, forse una birra bevuta in un momento in cui avevo uno stato d'animo un po' triste, forse l'abitudine, ma un giorno mi trovai a provare un'enorme tristezza per quest'uomo.
Macchè cazzo, era sempre da solo, era sempre al bar arrabbiato che smadonnava come un pazzo, e allora ho iniziato a chiedermi: ma ce l'ha una famiglia?
Ma come mai è sempre così arrabbiato, se è sempre al bar? Ma la sua testa sarà ancora in grado di pensare a qualcosa che non sia una bestemmia?
Provai un senso di angoscia, e mi ritrovai intristito a causa della pena che provavo per lui.
Da quel giorno lì in poi, non ho mai più riso ad una delle sue colorite oscenità.
Non perchè non fossero comiche, anzi, non ha mai perso la propria verve nei suoi monologhi pazzoidi.
E' che lo vedevo con occhi diversi.
Un uomo di quell'età, solo, con tutto il bisogno di aiuto che avrebbe.
Una persona arrabbiatissima con il mondo intero, a cui qualcuno, oppure tutto il mondo, deve avere fatto dei grossi torti. Una persona che deve avere ingoiato molto veleno controvoglia.
Una persona che aveva dentro il cervello tutta questa rabbia che ribolliva e ribolliva e se ne usciva sotto forma di una concatenazione di bestemmie una più incredibile dell'altra.
D'un tratto, questo vecchio bestemmiatore, mi ha ricordato me.
Mi ha ricordato quella volta che scendendo le scale sono inciampato e poi caduto, e mi son lasciato scappare un pensiero sulla madonna e le sue doti da meretrice.
Mi ha ricordato quell'altra volta in cui sono rimasto chiuso in ascensore e per tutti i 45 minuti prima del mio salvataggio avevo la mente rutilante di opinioni sui Santi.
E ad un tratto ho provato veramente paura.
Non per lui, non per la pena e la tristezza che mi provocava.
Ho provato paura per me stesso, perchè mi ero scoperto così simile a lui, da poter immaginare che quando io avrei avuto la sua età sarei stato uguale ed identico a lui.
Solo, al bar, con una birra in mano, a bestemmiare contro il mondo.

giovedì 17 febbraio 2011

CITAZIONE BIBLICA.

Geremia 13; 23 "E' forse possibile che l'etiope muti la sua pelle, e il leopardo il suo manto chiazzato?"

Beh, il povero Geremia non sapevo che millenni dopo di lui sarebbe nato un uomo, nero, che ha realmente cambiato il colore della propria pelle, facendola divenire bianca.
Tutto ciò ci insegna che non esiste nulla di impossibile.

mercoledì 16 febbraio 2011

ERRARE E' UMANO.

C'è gente che sbaglia. E' sempre stato così e continuerà ad essere così per ancora molto tempo.
C'è gente che sbaglia per sbadataggine,
c'è gente che sbaglia per ignoranza,
c'è gente che sbaglia per colpa di piccoli fraintendimenti,
c'è gente che sbaglia semplicemente perchè è stupida,
c'è gente che sbaglia perchè 'vuol far il passo più lungo della gamba',
c'è gente che sbaglia perchè non è informata,
c'è gente che sbaglia perchè ha vissuto la vita ad occhi chiusi,
c'è gente che sbaglia perchè ha cattivi consiglieri,
c'è gente che sbaglia perchè è lenta a ragionare e non arriva mai ad afferrare il succo delle cose,
c'è gente che sbaglia perchè è la prima volta che fa una determinata cosa e non ha ancora capito bene i meccanismi di quella cosa,
c'è gente che sbaglia a causa di un piccolo errore di calcolo,
c'è gente che sbaglia perchè è ottusa e abitudinaria,
c'è gente che sbaglia perchè è stata istruita male,
c'è gente che sbaglia perchè non conosce le regole,
c'è gente che sbaglia per amore di un amico o per la donna amata.
Tutti sbagliamo.
Errare è umano, e purtroppo perseverare nell'errore non è diabolico, ma puramente umano.
Io sono molto magnanimo e perdono tutta la gente che ho nominato sopra.
Ma non posso perdonare chi sbaglia con la coscienza di sapere che sta sbagliando, e che nonostrante l'errore sia evidente e palese prosegue nell'errore solamente perchè ne trae vantaggio.
Dal momento che sei consapevole dell'errore e agisci lo stesso per un tuo guadagno, beh, amico mio, hai gettato la tua morale per terra e ci hai sputato sopra.

lunedì 14 febbraio 2011

VALENTINE.

Sono così stanco di cercare, interpretare, scrivere, copiare e ricopiare delle fottutissime citazioni bibliche che oggi, piuttosto che continuare con sta merda di lavoro che mi angoscia già da qualche mese, festeggio san valentino.
Una festa terribile, sia ben chiaro: i capi della perugina e i fiorai di tutto il mondo oggi faranno i salti mortali dalla felicità, e sicuramente Moccia si starà facendo un bel segone pensando a quante mocciosette andranno a videonoleggiare 'scusa se ti chiamo amore' per torturare sadicamente il proprio uomo.
Per celebrare, commemorare, santificare questo giorno speciale a me non servono fiori o cioccolatini.
A me bastano: la persona che dorme al mio fianco, due belle fiorentine cotte al sangue sulla brace, due bottiglie di chianti, qualche birra, qualche sigaretta, qualche cosa da aggiungere alle sigarette.
Tutto qua, veramente.

Breve digressione sulla persona che dorme al mio fianco.
Ha detto che QUELLA sveglia non la toglie.
Lo sa benissimo che la suoneria 
 'Boom Boom Boom Boom- I want you in my room'
dei Vengaboys è superodiosa e fastidiosissima,
ed è proprio per questo che l'ha scelta,
"perchè con tutte le altre continuo a dormire,
mentre questa è l'unica che mi fa svegliare,
perciò la lascio, per sempre.
Punto e fine."
Ecco la sua risposta.

Dunque, dicevamo, oggi pomeriggio andrò a comprare la carne.
Andrò a casa ed inizierò ad accendere il camino, con una birra per aperitivo. 
Aspetterò tutto il tempo che c'è da aspettare per avere un'ottima brace, tanto con le sigarette mi passerò il tempo. Quando finalmente le braci saranno pronte svestirò completamente la persona che dorme al mio fianco, porgendogli le due bottiglie di chianti, e gli dirò: "una per me ed una per te".
Berremo il vino nudi nati davanti al camino, io mi scorderò della brace, non cuocerò nessunissima carne, che per non essere buttata verrà data in pasto al cane, e mi addormenterò felice, sul pavimento.


Ecco a voi un'immagine che non c'entra niente con tutto ciò che ho scritto, ma che ha qualche cosa a che fare con la repellente e disgustosa festività di oggi.




giovedì 10 febbraio 2011

LA SVEGLIA.

Il momento più brutto della giornata per me è quello della sveglia, mentre il più bello è quello dell'ora della buona notte quando mi corico sotto il caldo piumone con a fianco il camino acceso.
Ora, da qualche giorno la persona che dorme al mio fianco ha deciso di adottare come sistema di sveglia una suoneria per cellulare che definire odiosa è fargli un complimento.
Vi ricordate anni e anni fa quella canzone di merda, tipo da discoteca, che faceva 'Boom boom boom boom, I want you in my room', ve la ricordate, porca miseria?
Ora, cara, carissima persona che dormi al mio fianco, non ti sembra di aver prevalicato quella sottilissima linea che si chiama 'la linea della decenza e del buon gusto'?
Non ti crea grossissimi problemi durante la giornata una sveglia così altamente irritante e fastidiosa?
Che poi, se la sveglia in questione suonasse tipo una sola volta per tre secondi appena, giusto il tempo di spegnerla immediatamente, si potrebbe anche accettare; ma invece la persona che dorme al mio fianco la fa suonare una volta a lungo finchè non si spegne, poi, dopo appena due minuti questa riparte ancora più insistente di prima, mentre la persona che dorme al mio fianco, è ancora lì, ferma, che appunto, dorme al mio fianco. E prima che si tiri su per andare in bagno o a far colazione quella cazzo di sveglia suona per 5 o 6 volte senza essere interrotta da nessuno.
Ora, torno a chiedere, non ti crea grossissimi problemi gestionali durante la giornata una sveglia così fastidiosa? Cazzo è un fottuto lavaggio del cervello! Se poi tu la lasci suonare per mille volte prima di spegnerla, succede che quella musichetta del cazzo se ne va a stabilirsi in una zona buia e remota del mio cervello, per poi tornarsene fuori nei momenti più improbabili.
Vuoi degli esempi pratici di come mi fotte il cervello quella cazzo di suoneria per cellulare che tu hai voluto impostare come sveglia, e di come essa mi rovini le giornate?
Eccoli:
-mentre studio ed è già la centesima volta che leggo la frase 'the study of Hebraic-Jewish elements in Ethiopian monophysite Christianity or to the ramifications of the Sheba legend' senza capirne il senso e tantomeno la traduzione, e mi ritrovo a canticchiarla mentalmente con dei mugoli tipo 'mm, mm, mm, mm, m m m m m m'.
-mentre mi fumo una sigaretta fuori dalla biblioteca e senza pensare canticchio o fischietto il dannatissimo motivetto, mentre il tipo che mi ha prestato l'accendino si gira e mi guarda disgustato.
-quando il vicino di casa, che io non avevo visto, mi scopre cantare parola per parola quella canzone di merda, e mi fa un sorrisone del tipo 'questo ormai è completamente andato'.
-mentre cago sempre canticchiano l'odiosa melodia, e lo stronzo che esce dal mio ano mi guarda schifato.
-mentre gioco con il cane, che appena mi sente fischiettare quella odiosa suoneria se ne va senza degnarmi di uno sguardo.
-mentre mia madre cucina, e io apparecchio la tavolta canticchiandola mentalmente e lei mi dice 'ma che canzone di merda stai canticchiando, sarà di cent'anni fa'.
E ci sarebbero tanti altri momenti da dirti.
Il fatto è che lei, quella maledetta, se ne esce un po' quando le pare, e io non riesco a controllarla, alle volte non mi accorgo neanche di canticchiarla e, giustamente, me lo fanno notare gli altri.
E' proprio come ti ho detto prima: lei si va a sedimentare in un lontano angolino della mia ragione e poi, quando le va, salta fuori, così, a rovinarmi le giornate.
Quindi ti prego, vediamo di trovare un rimedio a questa cosa, prima che impazzisco.

venerdì 4 febbraio 2011

VOLETE TUTTI DEI SOLDI DA ME.

Brutti stronzi l'unica cosa che sapete chiedermi sono sempre soldi, soldi e ancora soldi.
E io soldi da dare a voi non ne ho.
Se do anche un euro a voi dopo non ho più liquidità per soddisfare tutti i miei vizi e poi impazzisco.
E quando impazzisco tutti voi vi prendete paura e vi allontanate, ma io sono buono, sono normale, non sono pazzo.
Se nessuno mi chiedesse soldi in continuazione sarei la persona più equilibrata di questo squilibrato paese.
Ma voi continuate a chiedere, a volere, a pretendere il mio denaro. Vaffanculo.
Non ho soldi da dare a voi lo capite? Se no stasera come potrei permettermi di andare a vedere questi qua sotto, che mi fanno pagare più di venti euro per un'oretta scarsa di live?
Ora capite la mia situazione?
Ho cose ben più importanti in cui spendere soldi, che i vostri merdosi capricci.
Io ho i miei di capricci da accontentare.



mercoledì 2 febbraio 2011

TROPPO UMANI.

Collegando con una sottigliezza che non tradiva alcuna premeditazione la vita di oggi e quella del passato, Burkevic, pur senza affermarlo, ci costringeva a pensare che Stejn avesse torto. Che la differenza tra gli uomini vissuti ai tempi della trazione a cavallo e quelli che vivevano oggi, nell'epoca delle conquiste tecniche, la differenza che, a parere di Stejn, gli dava, in quanto uomo di questo secolo, il diritto di considerarsi superiore agli uomini delle epoche passate, -quella differenza non esisteva assolutamente, e nulla distingueva l'uomo del presente da quello del passato ma, al contrario, proprio l'assenza della benchè minima differenza spiegava la sorprendente somiglianza dei rapporti umani sia ai tempi in cui una certa distanza veniva coperta in una settimana, sia adesso che per questa stessa distanza occorrevano solo venti ore. Che così come oggi le persone molto ricche, vestite di abiti costosi, viaggiano in vagoni letto internazionali, così allora, seppure con modalità diverse, uomini riccamente vestiti viaggiavano avvolti in pelli di ermellino in carrozze foderate di seta; che come oggi esistono persone le quali, pur non sontuosamente e tuttavia molto ben vestite, viaggiano in seconda classe, e si prefiggono come scopo della propria vita la possibilità di viaggiare in vagone letto, così anche allora c'erano persone che viaggiavano su carrozze meno costose, coperte di pelli di volpe, che si prefiggevano come scopo la possibilità di possedere una carrozza più lussuosa ed ermellini invece di volpi; che come oggi esistono persone che viaggiano in terza classe e non hanno di che pagare il supplemento per il treno espresso e sono condannate a soffrire la durezza delle panche del treno postale, così allora esistevano persone che non avevano né denaro né grado e per questo venivano più a lungo divorate dalle pulci sui divani di una stazione di posta; che, infine, come oggi ci sono persone affamate, povere e coperte di stracci che vanno a piedi lungo i binari della ferrovia, così anche allora c'erano uomini altrettanto affamati e poveri, coperti dagli stessi stracci, che si trascinavano a piedi lungo il percorso della vettura postale.
Le pelli, ormai, erano marcite da tempo, delle carrozze, sfasciate, restavano secchi pezzi di legno, le tarme avevano divorato gli zibellini, eppure era come se gli uomini fossero sempre gli stessi, come se non fossero mai morti e fossero entrati nell'oggi sempre meschinamente superbi, invidiosi, nemici tra loro.

M. Ageev, Romanzo con cocaina.

martedì 1 febbraio 2011

CARTONCINO.

Doveva essere una serata tranquilla.
Io, Luca, Matteo, Marco e Giovanni ci eravamo ritrovati all'Irish pub con l'intento di berci un paio di pinte di Guinnes e poi si vedrà se andare a casa o restare ancora fuori, comunque nulla da far troppo tardi, che domani io lavoro, sottolineò Luca.
Ok.
La prima pinta andò giù bene, piacevolmente, tra chiacchiere tranquille legate al lavoro, alla famiglia, alle morose, al cane, e a tutto il resto.
La seconda birra andò giù bene anche lei, ma rese i toni delle nostre chiacchiere più incalzanti e chiassosi, e l'argomento cambiò rotta verso le vecchie serate che ci facevamo a diciotto anni.
E mentre usciamo dal pub con il sorriso sulle labbra e qualche frase urlata del tipo "e ti ricordi quella volta che la Francesca si è messa a sboccare dentro il camino", i nostri sguardi si incrociano con quello di un conoscente comune a tutti noi.
E' Sputnik, che gira sotto i portici della città accompagnato dal suo fedele cane Ansia.
Sputnik è un ragazzo rasato ai lati della testa ed al centro ha un bel crestone fatto di lunghi e grossi rasta biondi.
Ha due piercing al centro delle guancie, e altri mille chissà dove.
I suoi occhi sono vaqui ed azzurrisimi.
Il suo fottuto cane abbaia sempre, mi sa che ha sbagliato a dargli quel nome.
Appena ci nota viene verso di noi e ci fa:
Sputnik: "Ciao ragazzi, come state, ma da quanto tempo eh?
Luca: "Ciao, ma porca troia come stai, che ci fai qui?"
Sputnik: "Nulla, tra poco mi vedo con la mia ragzza, la sto aspettando."
Matteo: "Eh, anche tu accasato eh, non ci posso credere, ti facevo più uno spirito libero."
Sputnik: "Macchè accasato, voi, piuttosto, avete le facce di chi sta mettendo su famiglia e lavora tutto il tempo per pagarsi un affitto per un appartamento indecente."
Non si sbagliava.
Io: "Si infatti, una tristezza. Mentre ci bevevamo due birre ricordavamo i bei tempi per rincuorarci un po'."
Sputnik: "Sapete mi fate veramente un po' pena, quindi vi faccio un'offerta: ho qui cinque cartoni belli forti, per voi prezzo speciale, 10 euro a testa. Almeno vi passate una bella serata una volta che uscite no?"
Luca: "No, no, ma va la, dei cartoni? Non c'è dubbio, io mi fermo alle due Guinnes."
Giovanni che fino ad ora non aveva ancora detto niente: "Oh Sputnik, ma sai che è da quando ti ho visto dietro la colonna del portico che pensavo di chiederti se avevi qualcosa? Dai, dammi, qua, fà vedere."
Io: "Porca puttana, no dai Giò, non mi sembra il caso."
Matteo: "Secondo me ha ragione Sputnik, è una delle poche sere che ci vediamo almeno ci divertiamo un po' no?"
Io: "Ma porca puttana."
Luca :"No, ragazzi, no eh."
Giovanni: "Ecco i soldi Sputnik, dammeli tutti e cinque, anche per quel cagacazzo di Luca."
Marco: "Io ci sto."
Io rivolto a Luca: "Dai ormai è fatta, almeno per una volta facciamo qualche cosa di diverso."
Luca rivolto a me: "Ma dai, ma vaffanculo, ma non si può, porca puttana."
Matteo: "Non rompere il cazzo Luca."
E ormai era fatta.
Una volta comprati, Sputnik non ci ha fatto andare via prima di controllare una per una le nostre bocche, nel caso ci fosse venuta voglia di non prenderli e di buttarli via, perchè: "oh ragazzi è un favore che vi sto facendo, solo perchè siete amici, non azzardatezi a buttare via 'ste rare leccornie avete capito? Con quelle facce da stronzi è meglio che vi controlli che le prendete sul serio."
Ed è stato li a controllarci.
Dopo parecchi brontolii di Luca, tutti avevamo preso il nostro cartoncino, e Sputnik se ne era andato seguito da Ansia.
E adesso che cazzo si fa? Quanto tempo ci metteranno? Che facciamo? Dove andiamo a smaltirli?
Non avevamo nessuna idea, eravamo tutti un po' agitati al pensiero di cosa sarebbe successo tra un oretta o giù di li.
Giovanni: "Beh, andiamo in quel capannone del cazzo là, ci sarà sicuramente un concerto e ce lo faremo andare bene, dai, tanto con quel che saremo fatti non la sentiremo neanche la musica."
Io: "Dai va beh, pigliamo il bus, non ce la facciamo a piedi."
Giovanni: "Ok, e bus sia."
In men che non si dica ci ritrovammo nel luogo del concerto. Ma c'era qualcosa di strano.
Nel parcheggio fuori non c'erano orde di ragazzini con le birre in mano, ma signore sui quaranta anni.
Ma che strano.
E un oretta era già passata, ed io iniziavo a sentire dentro di me una mandria di bufali che correvano all'impazzata sul mio cuore. Ero fatto, ma stavo ancora bene, ero allegro, si stavo bene, tutto ok, cazzo.
Ci mettemmo appoggiati ad un muro a rollare una canna e a bere un birrino comprato dal paninaro.
Il primo a dare chiari segni di cedimento è stato Luca che alla seconda boccata di canna inizia a dire: "Ragazzi, ma avete visto? Venite con me, riesco ad entrare dentro il muro."
E noi giù a ridere fino alle lacrime per mezz'ora almeno, penso.
Poi dopo un po' decidiamo di entrare, ma si va, andiamo a vedere 'sto concerto.
Quando arriviamo a pagare il biglietto vediamo chi fa il concerto stasera.
Beh non ci crederete mai.
Prima serata: Cristina d'Avena.
Seconda serata: Donatella Rettore.
Noi, con i portafogli in mano, e le facce esterrefatte delle ragazzine che ci allungavano i biglietti del concerto di fronte, scoppiammo a ridere come poco prima.
Appena ci siamo calmati gli diamo i soldi ed entriamo.
In quel momento eravamo troppo, troppo fuori per andare in un qualsiasi altro posto.
Quando siamo entrati Cristina d'Avena aveva già scaldato la folla e stavano tutti ballando.
Cristina cantava "Noi puffi siam così, noi siamo tutti blu..." e la gente pogava, e io non riuscivo a stare in piedi, cadevo sempre, sarò caduto trecento volte con il culo a terra.
Matteo sosteneva di non vedere più niente, solo delle sagome, ma per il resto non ci vedeva niente.
Marco era una statua di sale: ti guardava fermo, fisso, con gli occhi sbarrati, senza dire niente.
Giovanni barcollava di brutto spingendo persone che lo guardavano male e spingendo me che cadevo come un bambino che non ha ancora imparato a camminare.
Ci ascoltammo in questo devastante stato: Che campioni Holli e Benj, Sailoor Moon, Lady Oscar,e poi boh, Dio solo sa cos'altro ci ascoltammo.
Quando iniziò a suonare Donatella Rettore mi sono stupito.
Io pensavo, ma si il nome lo conosco, ma non ho la più pallida idea di quale faccia possa avere la Rettore e quali canzoni possa avere fatto.
Ma proprio neanche una eh, anche solo così, per fare un esempio.
E invece quando ha iniziato a cantare ho scoperto che alcune canzoni le conoscevo: 'il cobra non è un serpente', 'splendido splendente' e altre ancora.
Ma la più bella è stata la canzone che ha chiuso la serata.
Li ho provato un momento di felicità indescrivibile. I pochi giovani che c'erano nel locale erano andati via tutti subito dopo che la d'Avena aveva finito il suo concerto.
Erano rimaste solo donne sui 40 anni. E poi si, c'eravamo noi, che in cinque non facevamo mezzo cervello.
Tutti assieme, sculettando e ballando, abbracciati, ubriachi, caduti, rialzati, strusciati ci ritrovammo a cantare urlando a squarciagola:
'Dammi una lametta che mi taglio le vene!
mi faccio meno male del trapianto del rene,
ti voglio bene, si ti voglio molto bene ma,
dammi una lametta che mi schioppo le vene!'
E anche questa canzone alla fine, la conoscevo.