lunedì 4 novembre 2013
La bellezza di gironzolare per la tua città, di cui conosci ogni vicolo, ogni bar ed ogni negozio. Miliardi di case che hai frequentato e chissà adesso chi le frequenterà. Le stesse facce che anche se sono sconosciute le hai già viste talmente tante volte che alla fine sono famigliari lo stesso.
Un barbone scrive sul suo cartoncino che ha appena perso lavoro e ha una famiglia da sfamare. E tu sai che non è così. Sai che la gentile signora che sta passando di lì avrà pena di lui e magari gli darà pure dei soldi, e sai chi è lui: non ha alcuna famiglia ma solo dei numerosi demoni da sfamare. D'altra parte anche tu, quando eri giovane, non eri per caso la persona che andava ad impietosire tenere vecchiette alla stazione centrale dicendogli che non avevi i soldi per il biglietto di ritorno? E poi, l'hai mai comprato il biglietto di ritorno?
Una mulatta passa alla fermata e chiede l'elemosina a tutti quelli che aspettano il bus. Mi stupisce la sua audacia: ti guarda dritto negli occhi mentre te li chiede, e non tiene lo sguardo basso come fanno di solito i suoi colleghi. Chiede ad una signora ben vestita il denaro e la signora la ignora, lo chiede ad un ragazzino che avrà dieci anni meno di me e questo le risponde che non ha denaro, lo chiedo ad un maturo quanto nevrotico signore (sembrava che si stesse divorando le proprie dita, e non le unghie) che nemmeno le ricambia lo sguardo e poi arriva a fissare i miei occhi, ci scava dentro per un secondo e decide di non sprecare fiato a chiedere a me dei soldi e passa avanti, a chiederli a qualcun'altro. Il suo non ritenermi all'altezza di darle una piccola elemosina, un po' mi irrita ed un po' mi intristisce.
Sempre alla fermata del bus posso osservare un'astuta mamma, anch'essa di colore, con due piccoli pargoli appresso. I due bimbi fanno un chiasso micidiale per il mio mal di testa e anche per quello della madre che per rimproverarli inizia a gridare ancora più forte di loro. Esaurita perché le sue grida non vengono minimamente prese in considerazione da quei due piccoli diavoli, si alza in piedi, va verso l'albero più vicino e ne stacca un rametto non molto lungo, ma grosso. Elimina tutte le foglie verdi dal rametto ed appena ha finito di sfogliarlo inizia a scudisciare i propri figli con il suo frustino fai da te. Ed io penso: geniale, davvero geniale.
domenica 3 novembre 2013
Un sorriso gentile, comprensivo ed una pacca sulla spalla.
Poi la frase: "Ehy, oggi proprio non ci sei con la testa eh?".
Il mio sguardo torvo si è rigirato su di te incontrando il tuo faccione giocondo e la mia bocca, senza che il cervello si prendesse la briga di filtrare il pensiero, ti ha risposto: "ma che cazzo dici?"
"No, niente, scusa, è che ti stai fumando una delle mie sigarette, ma non preoccuparti, è lo stesso."
"Cosa?"
"Sì, vedi, quella lì è una marlboro (ed intanto il tuo indice saccente segnava la scritta "marlboro" poco sopra il filtro della sigaretta che stavo fumando); le tue sigarette e le mie erano entrambe sul tavolo e tu ne hai presa una dal mio pacchetto".
Uno sguardo furtivo per vedere che non ci fosse nessuno in giro e le mie mani hanno velocemente raggiunto la tua gola. E mentre spingevo e spingevo facendoti entrare i pollici nella carotide gridavo: "ma hai un idea di quante ore ho dormito stanotte? No che non ce l'hai, bastardo. Non mi interessa di chi sia la sigaretta, è una questione che non ha importanza, questo dovresti capirlo pure tu, o no?", ma tu non mi volevi ascoltare.
Ad un tratto le mie dita hanno sentito frantumarsi qualcosa là dentro alla tua gola, ed allora ho allargato le mani e ti ho abbandonato lì, appoggiato a quel muro sporco. Sembravi perfino bello ora che non parlavi più.
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