lunedì 31 gennaio 2011

SI VA IN GUERRA.

Segnatelo bene in quella tua testolina bacata:
puoi contare solo su te stesso e sulle tue forze.
Non fare affidamento sugli amici,
non fidarti della tua ragazza/o,
non sperare troppo che i tuoi genitori ti capiscano veramente,
       anche se ad ogni modo avrai il loro appoggio.
Nel momento di merda sarai solo con le tue forze.
Quindi vedi un po' di armarti di una solida corazza e di parole taglienti,
perchè la fuori è una guerra tutti i giorni,
e tu sei l'unico esercito che hai a disposizione.

giovedì 27 gennaio 2011

COMUNQUE MORIRAI.

E' un dato di fatto. Certo, sicuro, assoluto.
Ad ogni modo, in qualsiasi circostanza, qualunque cosa farai, sai che presto o tardi arriverà il momento dell'incontro con il triste mietitore anche per te.
Per cui, che senso ha andare avanti?

lunedì 24 gennaio 2011

SOBH.

Sono peggio del tuo cane, quando sento un rumore che potrebbe essere la tua jeep mi alzo e vado a vedere se sei tu mentre il tuo cane resta a dormire sulla sua brandina.
Anche stavolta era solo un furgone, non eri tu.
Sobh.


UNA SERATA ALTERNATIVA.

L'altro giorno alle sei del pomeriggio ero in macchina con Carlo a fumare e a decidere quale posto scegliere per berci un paio di birre. Mentre vaghiamo a vuoto in mezzo alla campagna chiama una nostra comune amica, Anna, proponendo una cena al ristorante marocchino. Lei vuole assolutamente andare perchè ci sono le sue compagne di danza del ventre che si esibiranno facendo balletti durante l'arco di tutta la serata.
E quando Anna vuole assolutamente qualche cosa, sa sempre come ottenerlo.
Infatti chiama noi che le facciamo compagnia.
Mentre siamo in macchina sulla strada per il ristorante ascoltiamo il 'Cd Inascoltabile', un cd che potete ascoltare solo se non possedete le orecchie oppure se avete gusti musicali un po' particolari.
Alla vista del menù eravamo tutti proiettati sul 'cous cous verdure e manzo': piatto unico ed economico visto che nessuno di noi aveva molta grana in tasca. E invece come sempre ci facciamo fottere dal sorridente cameriere che arriva e ci dice: "Prendete l'antipasto, ve ne porto due porzioni se no una è troppo scarsa ok?" e noi come dei coglioni: "Ma certo, va bene!"
L'antipasto costava 8euro e consisteva in: melanzane bollite, bietola bollita, lenticchie bollite, carote stranissime bollite, pochissimo riso bollito con dei pinoli in mezzo. Per fortuna che mi piace la verdura bollita, ma 8euro in quell'ammasso poltiglioso non li investirò mai più. Che poi neanche fosse particolare, non so con qualche spezia strana in mezzo.
No no, erano semplicemente verdure bollite.
Mentre aspettiamo l'antipasto beviamo la prima bottiglia di vino, finito l'antipasto ne chiediamo un'altra, quando arriva anche il cous cous ne chiediamo un'altra ancora.
A chiederla è Anna, vistosamente allegra e brilla che urla al cameriere :"Hey Aladin, portaci un'altra boccia và." Da qui la situazione ha iniziato a degenerare.
Io finisco tutto il mio cous cous, sapete com'è, le verdurine d'antipasto non è che mi avevano riempito molto. Carlo invece lascia li quasi tutto, è ovvio che gli fa schifo e preferisce buttarsi sul vino.
Dopo pochi minuti decidiamo che abbiamo già mangiato abbastanza e ci buttiamo sul narghilè. "Hey Aladin, portaci il Narghilè" grida Anna mentre tutti gli altri clienti del locale stanno ancora mangiando.
Il Narghilè arriva, ma è spento. Come diavolo si farà ad accenderlo, mi domando dentro di me. Non faccio in tempo a formulare il pensiero che Anna si è già alzata in piedi e con accendino in una mano, e tubo nell'altra, inizia ad aspirare come un ossesso, neanche fosse il ciloom più grande di tutto il mondo. Inutile dire che tutti gli occhi di tutta la gente del locale erano fissi su di noi.
Dopo qualche lunga e ben aspirata boccata di Anna, iniziamo a farci girare questo tubo da cui aspiriamo roba chimica che sa di frutti esotici, mentre tutti i clienti mangiano i loro cous cous guardando noi.
Passiamo un po' di tempo così a fumare e a bere vino rosso fino a quando Anna annuncia che deve andare in bagno e che le scappa da cagare. Noi ci vediamo due balletti nel frattempo: uno con una graziosa e sorridente ballerina vestita di stoffe svolazzanti, uno con una ballerina più vecchia, più rigida senza l'ombra di un sorriso, che, non sono bene con quale collegamento con la danza del ventre, inizia a ballare un tango utilizzando come sottofondo musicale la melodia della pubblicità della Vecchia Romagna. Quella sorridente era molto meglio.
E proprio mentre quest'ultima si esibisce io mi alzo in piedi per guardare com'è messa la brace del nostro narghilè. Mentre mi torno a sedere faccio traballare il tavolo che fa traballare il Narghilè che grazie a Dio è stretto tra le mani di Carlo e quindi non cade.
Cade però la brace spargendo ceneri e lapilli incandescenti su tutto il tavolo, che bruciano ed anneriscono tutta la tovaglia. Come due rincretiniti io e Carlo più volte cerchiamo di prenderli con le mani per buttarli dentro un bicchiere ma son troppo roventi e ci scottiamo le dita.
Anna purtroppo si perde questo spettacolino e appena esce dal bagno, vale a dire dopo solamente 45 minuti, decidiamo che è meglio pagare e andare via.
Mentre stiamo aspettando il nostro conto mi giro e guardo tutto il locale: la gente ha gli occhi fissi su di noi e in mezzo a tutti gli altri tavoli spicca il nostro ove campeggia il caos più assoluto: vino rovesciato, cibo rovesciato, un'imponente narghilè (ancora in piedi) e la sua brace rovesciata che tutto ha bruciato.
E' bello rivedere i vecchi amici e passare una serata alternativa.

SENSO DI COLPA.

Dovevo riflettere. Non mi inginocchiai, ma mi sedetti a fissare i frangenti che inghiottivano la riva. Così non va, Arturo. Hai letto Nietzsche, hai letto Voltaire, dovresti sapere come comportarti. Ma riflettere non mi aiutava. Ragionando, sarei forse riuscito a convincere la mia mente, ma non il mio sangue, ed era il mio sangue che mi scorreva dentro, dicendomi che avevo sbagliato. Mi abbandonai al mio sangue e lasciai che mi trasportasse fino al mare profondo dei miei inizi. Vera Rivken, Arturo Bandini. Era un'assurdità, lo era stata fin dal principio. Avevo sbagliato. Avevo commesso un peccato mortale. Potevo esaminare la cosa da ogni punto di vista, matematico, filosofico, psicologico. Potevo dimostrare le mie ragioni in una dozzina di modi diversi, ma avevo torto perchè era impossibile negare il caldo ritmo regolare della mia colpa.
Sentendomi male nell'anima, cercai di affrontare il problema del perdono. E chi avrebbe dovuto perdonarmi? Quale Dio? Quale Cristo? Erano miti in cui avevo creduto un tempo ma ora era fede che mi sembrava mito. Questo è l'oceano e questo è Arturo. L'oceano è reale e Arturo crede che lo sia. Poi volto le spalle al mare e non vedo altro che terra. Continuo a camminare e la terra si estende fino all'orizzonte. Un anno, cinque anni, dieci anni, senza vedere il mare. Cos'è accaduto al mare mi dico? Il mare è qui, rispondo, nel magazzino della memoria. Il mare è un mito. Non è mai esistito. E invece c'era! Lo so perchè sono nato sulle sue sponde, mi sono bagnato nelle sue acque! Mi ha nutrito e mi ha dato pace, e le sue affascinanti distanze hanno alimentato i miei sogni! No, Arturo, il mare non è mai esistito. Non è che desiderio, il tuo, ma continua pure a camminare nel deserto. Non lo rivedrai mai più, il mare. E' un mito in cui una volta hai creduto. Eppure sorrido, perchè ho ancora il salino nel sangue, e la terra, con tutte le sue strade, non riuscirà a confondermi, perchè il mio sangue tornerà alla sua sorgente.

John Fante, Chiedi alla polvere.

mercoledì 19 gennaio 2011

ANDATE A FARE IN CULO.

Dovete andare tutti quanti a fare in culo.
E' chiaro?
Andateci e non fiatate.
Prof di merda che prima mi dici vieni qui a ricevimento, e poi quando sono li ed ho speso 2,5euro di treno, ho perso 30 minuti del mio tempo, mi dici, ma dai, avresti dovuto telefonarmi e dirmi che venivi, io ora sto andando via. Vabbè, e tu torni a casa spendi altri 2,5euro perdi altri 30 minuti. PER NIENTE.
E allora la volta dopo le telefoni e le dici 'ehy, sono io, ti ricordi di me?' e lei ti risponde si, ma perchè mi chiami, insomma ragazzi dovete venire a ricevimento non telefonatemi...va beh almeno a sto giro mi son risparmiato tempo e soldi.
Tu, bibliotecaria del cazzo, lo so che quell'invasata della mia prof mi fa fare libri quasi totalmente sconosciuti, e come mi dici tu, di rara reperibilità interbibliotecaria, ma se ce n'è una copia a Canicattì di sto libro di merda, tu me lo devi far arrivare qui, e io ti pago le spese di spedizione e siam tutti contenti, hai capito?
E tu giochino del cazzo, vermoni di merda, mi state mandando in pappa il cervello, porca troia, andatevene a fanculo pure voi. (http://www.flashgames.it/effing.worms.html).
Ma sopratutto tu, Sileno27, mi stai facendo perdere tempo mentre io dovrei fare tutt'altro porca puttana, ma tu lo sai bene e te ne fotti, vuoi fare solo quello che ti pare.
Beh allora vai a fare in culo pure tu, stronzo.

BINARI.

Ed è dai binari del treno che sta per avvicinarsi, che mi arriva tutta la gelida tristezza che questo mondo possiede.

venerdì 14 gennaio 2011

DOTTOR JEKYLL E MR HYDE.

Una caratteristica che mi ha sempre affascinato dell'essere umano è quella di essere un gran chiacchierone. Tutti quanti giù a dirsi "ah, io sono un tipo molto riservato, un tipo che si fa i cazzi suoi insomma", e poi invece la realtà non è questa. Ma proprio per niente.
Tutti a sbrodolarsi l'un con l'altro sui difetti che hanno gli altri senza puntare minimamente lo stesso occhio critico verso se stessi.
E così l'altra settimana ero a casa di uno di quelli che sono "riservati" e che "si fanno i cazzi propri", e mi ha raccontato tutta la vita di un amico che abbiamo in comune e che io non conosco molto bene, o meglio, di cui non conoscevo molto bene il suo passato.
Ed è venuto fuori che sto tipo che sembra la persona più calma e tranquilla di tutto il mondo, il Dalai Lama in persona cazzo, beh, non è come sembra.
Quando beve o fa serata 'grossa' si trasforma.
No, non come facciamo noi, che quando siamo ubriachi urliamo, diciamo cazzate, o al massimo ci prendiamo un paio di cazzotti, o vomitiamo in un angolo dietro il bidone della spazzatura.
No, lui quando è ubriaco distrugge la propria casa, così per diletto. Lui si incazza e sostiene di voler andare a casa a piedi anche quando casa sua è distante 50km.
Dottor Jekyll e Mr Hyde, come mi dice il mio amico chiacchierone, guarda è una cosa da non crederci si trasforma completamente e tanto era sereno e calmo prima, tanto diventa pazzo e incontrollabile dopo una 'grossa' bevuta.
A me tutto ciò sembra impensabile perchè non l'ho mai visto ubriaco e per me rimane un semplice conoscente.
Ma ora che lo so, beh amico mio, quando mi verrai a chiedere di farci un birrino assieme io ti dirò di no, e tu non riuscirai a spiegarti il perchè di questa mia scelta, dal momento che sai che io adoro la birra.
Mentre io, con gran riservatezza, conosco già tutto il tuo passato, tu non sai un cazzo di me, e di questo sono molto contento.

sabato 8 gennaio 2011

----.

Se fossi ancora vivo ti direi che lei sta bene, perchè è la prima cosa che mi chiederesti.
Ti direi che come sempre ha la stessa insaziabile fame di affetto, che la fa rotolare fra tante braccia maschili che se ne approfittano e basta, rendendo sempre più bramosa la stessa fame che ogni volta gli fa commettere gli stessi errori, e che ogni volta diventa sempre più inestinguibile.
Ti direi che la vita sta diventando molto più dura rispetto a quando c'eri anche tu: crisi, disoccupazione, licenziamenti, impossibilità a trovare un qualunque lavoro, anche il netturbino, per dire.
Ti direi che il paese, e la gente che abita questo paese, è cambiata, e sempre in peggio.
Ti direi che sto impazzando, e te lo direi con un lungo dialogo logorroico al quale tu risponderesti con il tuo sorriso scanzonato e con quel motivetto di merda "ci vuole calma, e sangue freddo, oi oi oi, ooo."
Ti direi che la Mery sta bene, porta a spasso tuo babbo tutte le mattine e tutte le sere.
E' invecchiata ed ingrigita, ma sta bene.
Ti direi che anche tuo babbo sta bene, e lui ti ringrazierebbe per avergli lasciato almeno la Mery, in questa vita che per lui è stata solo dolore.
Ti direi che i suoi occhi sono i tuoi occhi, di un azzurro che imbarazzerebbe anche il mare, ma che nei suoi manca quello sprizzo di delinquenza che ti faceva essere amato da tutti.
Ti direi che sono anni che non provo più quell'adrenalina che accompagnava alcune delle nostre serate, in cui i delinquenti li facevamo per davvero, non per scherzo.
Ora è impensabile combinarne di cotte e di crude come facevamo una volta, il rischio sarebbe troppo alto, e nessuno ci starebbe più. Nemmeno tu.
Ti direi che ho ancora il tuo numero salvato sul telefono, non me la sono mai sentita di cancellarlo.
Ti direi che da lei ho sentito le parole più drammatiche e struggenti di tutta la mia vita
"io una famiglia ce l'ho già ed è in cielo".
Ti direi che sono andato talmente vicino a fare la tua stessa fine da aver sentito penso la stessa paura che potresti aver provato tu, ne ho sentito l'odore e l'ho vista lì, di fronte a me, concreta e materiale.
Ricordo di aver pensato 'sono morto sono morto sono proprio morto'
e poi 'ma sto pensando'
e poi 'sono morto e penso'
'allora cazzo c'era qualcosa dopo la morte'
e poi più niente, solo ospedale.
L'hai pensato anche tu? Dove sei adesso?
Mi è impossibile pensare che sei solo cibo per vermi.

lunedì 3 gennaio 2011

MOMENTI DI MERDA.

Questo post è dedicato ai momenti di merda.
tipo quando non ti vuol venire in mente la parola che hai lì sulla punta della lingua,
quando sai cosa vuoi esprimere perfettamente ma pare che non esistano parole per farlo,
quando ti scappa da cagare tantissimo ma il bagno è occupato,
quando hai cagato e non c'è più cartigenica e ti devi alzare per andare a prenderla nel mobile che sta esattamente dalla parte opposta del bagno,
quando devi rileggere le cose che hai scritto per domani ma non ne hai un cazzo di voglia,
quando fai una di quelle figure di merda che vorresti non uscire mai più di casa, e lo fai davvero, ma dopo due giorni hai finito le scorte in frigo e devi uscire per comprarti da mangiare,
quando non ti ricordi quella cazzo di faccia della tipa del concerto ma ricordi perfettamente il dialogo che avete avuto, ogni singola battuta,
quando la birra finisce in frigo e dopo due minuti arrivano amici a trovarti,
quando perdi 20euro a poker, dannato rebuy del cazzo,
quando pesti la merda del tuo cane in giardino,
quando vuoi fare qualcosa ma non riesci a farlo,
quando vorresti costruire qualcosa ma non sai neanche da che parte iniziare,
quando ti mangi troppo le unghie delle dita e poi ti fanno male per due giorni,
quando devi andare a tagliarti i capelli,
quando l'ultima fetta di salame sul tagliere se la mangia qualcun'altro,
quando fai una cena e la sera te la spassi fino a tardi e la mattina dopo ti risvegli con la casa ribaltata e duecento robe da lavare: piatti, bicchieri, posate, pentole, scolapasta, ciotole, tazzine da caffè e cucchiani, maledetti cucchiani, Dio solo sa quanto li odio.