lunedì 24 gennaio 2011

UNA SERATA ALTERNATIVA.

L'altro giorno alle sei del pomeriggio ero in macchina con Carlo a fumare e a decidere quale posto scegliere per berci un paio di birre. Mentre vaghiamo a vuoto in mezzo alla campagna chiama una nostra comune amica, Anna, proponendo una cena al ristorante marocchino. Lei vuole assolutamente andare perchè ci sono le sue compagne di danza del ventre che si esibiranno facendo balletti durante l'arco di tutta la serata.
E quando Anna vuole assolutamente qualche cosa, sa sempre come ottenerlo.
Infatti chiama noi che le facciamo compagnia.
Mentre siamo in macchina sulla strada per il ristorante ascoltiamo il 'Cd Inascoltabile', un cd che potete ascoltare solo se non possedete le orecchie oppure se avete gusti musicali un po' particolari.
Alla vista del menù eravamo tutti proiettati sul 'cous cous verdure e manzo': piatto unico ed economico visto che nessuno di noi aveva molta grana in tasca. E invece come sempre ci facciamo fottere dal sorridente cameriere che arriva e ci dice: "Prendete l'antipasto, ve ne porto due porzioni se no una è troppo scarsa ok?" e noi come dei coglioni: "Ma certo, va bene!"
L'antipasto costava 8euro e consisteva in: melanzane bollite, bietola bollita, lenticchie bollite, carote stranissime bollite, pochissimo riso bollito con dei pinoli in mezzo. Per fortuna che mi piace la verdura bollita, ma 8euro in quell'ammasso poltiglioso non li investirò mai più. Che poi neanche fosse particolare, non so con qualche spezia strana in mezzo.
No no, erano semplicemente verdure bollite.
Mentre aspettiamo l'antipasto beviamo la prima bottiglia di vino, finito l'antipasto ne chiediamo un'altra, quando arriva anche il cous cous ne chiediamo un'altra ancora.
A chiederla è Anna, vistosamente allegra e brilla che urla al cameriere :"Hey Aladin, portaci un'altra boccia và." Da qui la situazione ha iniziato a degenerare.
Io finisco tutto il mio cous cous, sapete com'è, le verdurine d'antipasto non è che mi avevano riempito molto. Carlo invece lascia li quasi tutto, è ovvio che gli fa schifo e preferisce buttarsi sul vino.
Dopo pochi minuti decidiamo che abbiamo già mangiato abbastanza e ci buttiamo sul narghilè. "Hey Aladin, portaci il Narghilè" grida Anna mentre tutti gli altri clienti del locale stanno ancora mangiando.
Il Narghilè arriva, ma è spento. Come diavolo si farà ad accenderlo, mi domando dentro di me. Non faccio in tempo a formulare il pensiero che Anna si è già alzata in piedi e con accendino in una mano, e tubo nell'altra, inizia ad aspirare come un ossesso, neanche fosse il ciloom più grande di tutto il mondo. Inutile dire che tutti gli occhi di tutta la gente del locale erano fissi su di noi.
Dopo qualche lunga e ben aspirata boccata di Anna, iniziamo a farci girare questo tubo da cui aspiriamo roba chimica che sa di frutti esotici, mentre tutti i clienti mangiano i loro cous cous guardando noi.
Passiamo un po' di tempo così a fumare e a bere vino rosso fino a quando Anna annuncia che deve andare in bagno e che le scappa da cagare. Noi ci vediamo due balletti nel frattempo: uno con una graziosa e sorridente ballerina vestita di stoffe svolazzanti, uno con una ballerina più vecchia, più rigida senza l'ombra di un sorriso, che, non sono bene con quale collegamento con la danza del ventre, inizia a ballare un tango utilizzando come sottofondo musicale la melodia della pubblicità della Vecchia Romagna. Quella sorridente era molto meglio.
E proprio mentre quest'ultima si esibisce io mi alzo in piedi per guardare com'è messa la brace del nostro narghilè. Mentre mi torno a sedere faccio traballare il tavolo che fa traballare il Narghilè che grazie a Dio è stretto tra le mani di Carlo e quindi non cade.
Cade però la brace spargendo ceneri e lapilli incandescenti su tutto il tavolo, che bruciano ed anneriscono tutta la tovaglia. Come due rincretiniti io e Carlo più volte cerchiamo di prenderli con le mani per buttarli dentro un bicchiere ma son troppo roventi e ci scottiamo le dita.
Anna purtroppo si perde questo spettacolino e appena esce dal bagno, vale a dire dopo solamente 45 minuti, decidiamo che è meglio pagare e andare via.
Mentre stiamo aspettando il nostro conto mi giro e guardo tutto il locale: la gente ha gli occhi fissi su di noi e in mezzo a tutti gli altri tavoli spicca il nostro ove campeggia il caos più assoluto: vino rovesciato, cibo rovesciato, un'imponente narghilè (ancora in piedi) e la sua brace rovesciata che tutto ha bruciato.
E' bello rivedere i vecchi amici e passare una serata alternativa.

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