giovedì 28 luglio 2011

INTERVISTA A SILENO27.

Signori e signore, a questo mondo c'è anche gente che ha il coraggio di farmi le interviste.
Intervista a Sileno27.

martedì 26 luglio 2011

PADRE E FIGLIO.

"...Per te la cosa è sempre stata molto semplice, almeno nella misura in cui ne hai parlato davanti a me e, indiscriminatamente, davanti a molti altri. Ti pareva che stesse più o meno così: tu hai lavorato sodo per tutta una vita, hai sacrificato ogni cosa per i tuoi figli, soprattutto per me; di conseguenza io ho fatto la bella vita, ho avuto la massima libertà di studiare quello che volevo, non ho dovuto preoccuparmi né di procurarmi il cibo né di qualsiasi altra cosa; tu non pretendevi per questo la mia gratitudine, la conosci, "la gratitudine dei figli", ma almeno un po' di gentilezza, qualche accenno di compassione, e invece io mi sono sempre rifugiato davanti a te, in camera mia, tra i miei libri, coi miei amici stravaganti, nelle mie idee eccentriche; non ti ho mai parlato apertamente, non mi sono mai messo accanto a te nel tempio né ti sono mai venuto a trovare a Franzensbad; inoltre non ho mai avuto il senso della famiglia, non mi sono mai occupato del negozio e delle altre cose tue, la fabbrica l'ho addossata a te e poi ti ho abbandonato, ho dato man forte a Ottla' nella sua testardaggine, e mentre per te non muovo un dito (non ti prendo nemmeno i biglietti per il teatro), per gli amici faccio tutto. Riassumendo il tuo giudizio su di me, ne emerge che non mi rimproveri, a dire il vero, qualcosa di davvero sconveniente o malvagio (fatta eccezione forse per il mio ultimo progetto matrimoniale), ma freddezza, distanza, ingratitudine. E me lo rimproveri come se fosse colpa mia, come se con una bella sterzata io fossi stato in grado di indirizzare diversamente il tutto, mentre tu non ne hai la minima colpa, se non forse quella di essere stato troppo buono con me. Trovo questa tua interpretazione esatta soltanto nel senso che anch'io credo che tu non abbia colpa alcuna del nostro allontanamento. Ma non ne ho colpa neppure io. Se potessi portarti a riconoscere questo, allora sarebbe possibile -non una nuova vita, per questo siamo entrambi troppo vecchi -ma una certa pace, non una cessazione, ma un'attenuazione dei tuoi incessanti rimproveri..."

Franz Kafka, Lettera al padre.

lunedì 25 luglio 2011

IL VICINO.

Il mio vicino di casa è un uomo sulla quarantina ed è pazzo e mentalmente disturbato. Lo si nota subito.
Non voglio stare qui a dare giudizi sulla condotta di vita più o meno deplorevole che conduce, fondamentalmente perchè non me ne frega proprio un cazzo della sua vita.
Però ho a cuore la mia di vita, e quando un fottuto stronzo mi segue, me ne accorgo. Ed è già la seconda volta che mentre guido e guardo le specchietto retrovisore mi trovo la sua cazzo di macchina ed il suo faccione occhialuto alla guida di essa. La prima volta mi son detto: "coincidenze, si vede che doveva andare proprio dove vado anche io". Beh oggi non poteva essere una coincidenza. Quando mi sono accorto che lo avevo nuovamente alle spalle ho pensato di dirigermi verso l'aperta campagna. Ho svoltato velocemente in due o tre incroci senza mettere nemmeno la freccia e lui mi ha seguito. Mi sono diretto verso piccoli stradelli ghiaiati ai trenta chilometri orari e questo mi stava sempre dietro. Poi, quando ho fatto per ritornare in paese si è dileguato. Non poteva essere una coincidenza che tutti e due, in quel momento, uno davanti ed uno dietro, avessimo voglia di farci un giro per le strade ghiaiate della campagna. Ora, se c'è una cosa che odio ancora di più dell'essere osservato, è che ciò venga fatto alle mie spalle, quando io non me ne posso accorgere. Sono sempre stato un po' paranoico, io sono uno di quelli che si volta indietro mentre cammina per strada per controllare che nessuno lo segua ma, stavolta, non era una fottuta coincidenza.
Vicino, io ti avviso. La prossima volta che ti vedo dietro il mio culo mi fermerò in mezzo alla strada, tirerò il freno a mano, e verrò a bussare al finestrino del tuo autoveicolo. Se la tua risposta alla domanda "che cazzo ci fai dietro al mio culo?", non mi soddisferà ci saranno seri problemi.



giovedì 21 luglio 2011

LUOGHI COMUNI CHE SONO COMUNI SOLO PER ME.

1. Se una ragazza si chiama Martina o Valentina è una troia.
Possiede una carica di cattiveria e puttanaggine che ti annienta in un istante, quindi stanne alla larga.

2. Astenersi dalla gente che abita, vive, proviene, ha vissuto ad Ascoli Piceno.
Non ho nemmeno mai visto questa città, penso, ma tutta la gente che ho conosciuto che aveva a che fare con questa città era pazza e/o fortemente destabilizzante per me.

3. La gente con gli occhi color azzurro chiaro è malvagia.

4. Chi proviene dalle montagne ha spesso un carattere chiuso che nasconde una sublime sensibilità.
Chi proviene dal mare ha spesso un carattere aperto ed affabile che nasconde in realtà una gran voglia di fotterti.

5. Non ti scandalizzare davanti a chi ti dice "No, grazie, non bevo."
Difficilmente è in realtà un astemio.
Nella maggior parte dei casi beveva talmente tanto fino a poco tempo fa, che ora ha una qualche malattia che lo porterebbe alla morte dopo un solo sorso alcolico. Che poi, la vita senza un sorso alcolico, non è un po' come la morte?

6. Quando un blogger scrive 'sta roba ormai è alla frutta, io vi avverto subito.

lunedì 18 luglio 2011

STUPIDITA'.

martedì 12 luglio 2011

SE NON SLAMPEGGI ANCHE TU, SEI PROPRIO UN BARABU'.

D'estate usare la macchina è un tormento. E chi, come me, è costretto ad usarla ogni giorno, lo sa bene. Entri nell'abitacolo della vettura e ci sono ottantamila gradi. Se accendi l'aria "confezionata" hai una ripresa della macchina pari a quella di una formica in salita, ed in più quando scenderai dalla vettura svenirai al suolo. Il sedile fabbricato in lana e plastica fa un caldo boia e ti fa sudare la schiena.
In più, se voi brutti stronzi quando vedete una macchina di sbirri appostata con tanto di autovelox alla mano sul ciglio della strada, non slampeggiate all'impazzata alle altre macchine per fargli capire il pericolo a cui stanno andando incontro, come vorrebbe il "codice etico degli automobilisti", siete proprio delle brutte merde.
Ed ora sarebbe interessante analizzare questa cosa sotto un'ottica diversa.
What goes around comes around. Quello che fai ti ritorna indietro.
(Se avete una formula un po' più carina per esprimere il concetto ditemelo perchè a me sono venute in mente solo queste).
Sileno ha sempre, sempre, e poi sempre, segnalato alle altre macchine gli sbirri appostati. Mi sembra corretto. Mi sembra civile ed umano, al contrario degli appostamenti sbirreschi. Ora, se quello che faccio è essere gentile e corretto verso gli altri automobilisti segnalandogli sempre il pericolo, perchè a me gli altri automobilisti non lo segnalano mai? Perchè a me non ritorna mai indietro un cazzo di niente? E sia chiaro che siete voi gli altri automobilisti, brutti stronzi. Quanto mi state sul cazzo, che vi venga una ciste pilonidale sull'osso sacro così almeno per un po' non guiderete più.
Perchè chi fa le cose seguendo una morale, o come minimo con senso civile, deve sempre essere ripagato con della merda? Perchè è l'unica cosa che voi orribili creature riuscite a generare senza far troppa fatica. Esatto. Giungere ad una morale, avere una coscienza o un minimo di senso civile è molto più complicato che fare uscire quella roba marrone dal vostro ano, eh? Siete creature orribile. Punto e basta.


martedì 5 luglio 2011

SULLE CARAMELLE, SULLE FABBRICHE ALIMENTARI E SUI NONNI.

Quand'ero piccolo pensavo che tutto si sarebbe risolto con la fine della scuola.
Basta alzarsi per forza presto tutte le mattine, basta essere obbligati dalla mamma a stare in casa il pomeriggio presto a fare i compiti, basta insegnanti che già odiavo profondamente.
Un'altra cosa su cui fantasticavo era il fatto che quando avrei ottenuto un lavoro avrei avuto uno stipendio da un milione di lire che mi avrebbe permesso di comprare mille caramelle. E cercavo di immaginarmi quanto potesse essere grande un mucchio di mille caramelle. Adoravo le caramelle. Ora non più, hanno un sapore troppo, troppo dolce e a volte penso alle fabbriche di caramelle, e alla gente che produce caramelle, ed al fatto che alla fine una carmella non è altro che un mucchietto di zucchero pressato in una forma particolare e con una sostanza chimica particolare che gli da quel sapore. Ed improvvisamente quella che mi sono appena messo in bocca non è più un dolce caramella, ma una nauseante e disgustosa zolletta di zucchero pressata. Secondo voi la gente che lavora nella fabbriche di caramelle mangia le caramelle?
Io ho conosciuto molta gente che ha lavorato in fabbriche alimentari e da allora non ha più mangiato l'alimento che la fabbrica produceva. La più bella me l'ha raccontata un amico che lavorava in una fabbrica che faceva conserve: tonnellate su tonnellate di pomodori che ribollivano incessantemente.
E un giorno mentre era vicino alla supervasca contenete il pomodoro che ribolliva ha visto un suo collega, che stava male, vomitare dentro la vasca. Allarmati, sia lui che il collega, vanno dal supervisore a riferire l'accaduto e quello con un sorriso largo sul volto risponde: "ma ragazzi, non preoccupatevi, tanto l'ebollizione uccide ogni batterio." Ora, probabilmente è così, l'ebollizione ucciderà ogni batterio ne sono sicuro, però se dovessi vedere con i miei occhi una cosa del genere probabilmente farei proprio come il mio amico, che da quel giorno non toccò mai più un pomodoro.

Vi racconto un'altra storia che non c'entra un cazzo.

Siamo in aperta campagna, Mario e Luigi sono appena adolescenti e sono venuti a trovare il loro amico Luca nella casa dei suoi nonni. Il nonno di Luca è da tempo imbestialito contro le ghiandaie che vanno a mangiare le uova ed i piccoli degli altri uccelli. Proprio sotto l'albero dove Mario, Luigi e Luca stavano ridendo e scherzando il nonno  avvista una grossa ghiandaia strillante. Imbracciato il fucile il nonno si reca a passi lunghi e ben distesi verso l'albero e verso i ragazzi, senza dire niente mira e spara verso l'alto al centro dell'albero. I ragazzi rimangono letteralmente immobilizzati. Nonostante la precisa mira del nonno la ghiandaia riesce a scappare guizzando veloce fuori dalla chioma dell'albero e volando libera nel cielo.
I ragazzi sono contenti e deridono il nonno che non è riuscito ad uccidere l'uccello.
Il nonno senza dire nulla va ai piedi dell'albero ed osserva attentamente il suolo. Proprio lì, nascosto da una grossa radice che esce dal terreno c'è un piccolo nido d'uccello con tre o quattro ovine e due piccoli di uccello che sembrano mostriciattoli orribili. Il nonno sorride ed esordisce: "non va da nessuna parte quella ghiandaia", e mentre lo dice stringe nel suo pugno un piccolo d'uccello che strilla e piange dal dolore. Un lamento terribile. Non appena il suono alto ed acuto arriva in cielo sino alla ghiandaia madre il nonno imbraccia il fucile e mentre la ghiandaia si getta in picchiata verso l'albero per raggiungere il suo piccolo urlante, il nonno spara un colpo deciso e la ghiandaia inesorabilmente cade.