martedì 29 gennaio 2013

CAMBIAMENTI.

Poi ti ho rivisto al supermercato. Così ripulito che non sembravi neanche più tu.
Niente più piercing infilzati in ogni parte della tua faccia, niente più rasta, capelli corti corti e un'espressione stranamente rilassata.
Anche l'abbigliamento era più decente del solito.
"E tu che ci fai qui?"
"Lavoro"
"E perché?"
Questa la tua battuta iniziale. Il tuo solito umorismo da scansafatiche.
La tua faccia ripulita ha sorriso, ma di un sorriso più consapevole rispetto ad una volta.
Non quel tuo solito ghigno da pazzo, ma un sorriso un po' triste, sottomesso, il sorriso di chi ha finalmente capito il giro del fumo.
L'usavi sempre anche tu questo stupido modo di dire.
E poi felice e raggiante mi hai detto che diventerai papà. Ed io sono un po' morto dentro.
Tu hai la mia stessa età, anzi, se vogliamo contare anche i mesi sei più piccolo di me, sei stato un mio compagno di classe alle elementari, e ti ricordi quella volta che hai tirato quel calcio nello stomaco a Francesca, da piccoli, e lei ti ha vomitato addosso? E quando hai picchiato Piero, e da quel giorno siete diventati migliori amici? Sei stato un mio spacciatore, quello che mi trovava le cose più strane: ricordi quella volta che per colpa tua e di quella tua schifezza rara sono dovuto rimanere fermo immobile in stazione per tre ore prima di trovare le forze per rialzarmi in piedi? Ti ho chiesto come lo avresti chiamato, già sicuro dell'allucinante risposta, e tu non ti sei smentito: diciamo che hai scelto un nome piuttosto particolare, ma comunque bello.
Poi ti ho augurato una buona giornata, come nulla fosse, continuando a sentire questa sensazione strana di vuoto che mi precipitava fino in fondo allo stomaco.    
Tu, padre. Come cazzo cambiano le persone, col tempo.

venerdì 25 gennaio 2013

IL MIO UNICO AMICO E' IL VELENO PURO.

Un'amazzone: grossi rasta biondi lunghi sino al fondoschiena e due sfattissimi occhioni azzurri. Camminavi scalza per le vie della mia città.
Pochi vestiti stracciati, sciupati e niente scarpe ai tuoi piedi.
"Perché mai un essere umano dovrebbe camminare scalzo, dal momento che l'umanità ha inventato le scarpe, o comunque un primissimo prototipo di calzatura, già dai tempi dell'uomo di neanderthal?"
"Per sentire il contatto con la Terra", mi rispondesti.
"Ma tu stai camminando su dell'asfalto stradale, un materiale bituminoso, non so che senso possa avere quello che hai detto. Un conto magari è se fossimo in un bosco, ma qui, su questo marciapiede, l'unico materiale con cui stai entrando in contatto è il piscio evaporato di una mandria di barboni, punkabbestia, studenti, alternativoidi di ogni tipo".
La tua risposta fu un'alzata di spalle seguita da uno sguardo scocciato.

Poi ci fu quell'altra volta, al mercato. Io, la mia bellissima amazzone e la tua amica cieca che tenevi stretta stretta al tuo braccio. Tutto ad un tratto la lasciasti andare e mentre ti allontanavi lei chiamò i nostri nomi e si iniziò ad agitare, e tu mi facesti segno con l'indice davanti alla bocca di starmene zitto. E la lasciammo là, sola, cieca, immagino persa in mezzo ai banchetti del mercato.
Quando ti chiesi, perché? Perché hai abbandonato la tua amica cieca in mezzo a quel casino tu mi rispondesti che doveva imparare a cavarsela da sola, e che avevi voglia di stare sola con me.
Io risposi che dalle tue parti dovevate avere una concezione di amicizia un attimo diversa rispetto a quella del mio paese, tu mi guardasti dritto negli occhi e dicesti queste letterali parole: "il mio unico amico è il veleno puro".

mercoledì 23 gennaio 2013

THE CAT CAME BACK.

Puoi chiuderla fuori dalla porta, ma lei tornerà.
Lasciala senza mangiare, non darle tue notizie per anni, tanto tornerà comunque.
Pensi di disfartene lasciandola in un'altra nazione? Abbandonandola in mezzo ad una giungla urbana? No no amico, lo sai già anche tu: lei tornerà.
Nel momento più improbabile, dopo lunghi anni di silenzio, la gatta tornerà a miagolare alla tua porta chiedendoti cibo, un letto caldo, il tuo affetto.
In verità torna solo per metterti alla prova e prendere ancora qualcosa da te, vuole prendere tutto quello che può, da te. E la cosa bella è che non gli interessi mica tu, non gliene frega niente della tua bella personalità, quello che vuole sono solo le tue cose materiali. Una lesta approfittatrice che pensa solo ai propri bisogni e quando li ha saziati torna a lasciarti nel silenzio per chissà quanti altri anni, senza mai dare sue notizie.
Tu non preoccuparti, tanto lo sai già, ormai hai imparato che prima o poi la gatta tornerà e tu dovrai sbatterle la porta in faccia per la centesima volta. Dovrai inseguirla armato di scopa e buttarla in malo modo in mezzo alla strada. La ingiurierai e le griderai di andarsene, ma dopo qualche tempo sentirai ancora il suo lamento bisognoso sbattere incessantemente contro la tua porta di casa. La gatta non sa cosa sia vergogna o disonore, sa solo che tu possiedi ciò che lei vuole, ed è determinata a prenderselo.
Ma tu non darle niente, non lasciarla entrare in casa, perché dopo che avrà varcato l'ingresso vorrà entrare anche nel tuo letto. Non darle del cibo, perché anche quando sarà sazia vorrà mangiare il dolce. La cosa più importante di tutte, ricordalo, è non darle il tuo affetto perché nel momento in cui le darai il tuo cuore lei se lo mangerà, lo divorerà, e tu morirai perché il tuo sangue non potrà più circolare nel tuo corpo.