Un'amazzone: grossi rasta biondi lunghi sino al fondoschiena e due sfattissimi occhioni azzurri. Camminavi scalza per le vie della mia città.
Pochi vestiti stracciati, sciupati e niente scarpe ai tuoi piedi.
"Perché mai un essere umano dovrebbe camminare scalzo, dal momento che l'umanità ha inventato le scarpe, o comunque un primissimo prototipo di calzatura, già dai tempi dell'uomo di neanderthal?"
"Per sentire il contatto con la Terra", mi rispondesti.
"Ma tu stai camminando su dell'asfalto stradale, un materiale bituminoso, non so che senso possa avere quello che hai detto. Un conto magari è se fossimo in un bosco, ma qui, su questo marciapiede, l'unico materiale con cui stai entrando in contatto è il piscio evaporato di una mandria di barboni, punkabbestia, studenti, alternativoidi di ogni tipo".
La tua risposta fu un'alzata di spalle seguita da uno sguardo scocciato.
Poi ci fu quell'altra volta, al mercato. Io, la mia bellissima amazzone e la tua amica cieca che tenevi stretta stretta al tuo braccio. Tutto ad un tratto la lasciasti andare e mentre ti allontanavi lei chiamò i nostri nomi e si iniziò ad agitare, e tu mi facesti segno con l'indice davanti alla bocca di starmene zitto. E la lasciammo là, sola, cieca, immagino persa in mezzo ai banchetti del mercato.
Quando ti chiesi, perché? Perché hai abbandonato la tua amica cieca in mezzo a quel casino tu mi rispondesti che doveva imparare a cavarsela da sola, e che avevi voglia di stare sola con me.
Io risposi che dalle tue parti dovevate avere una concezione di amicizia un attimo diversa rispetto a quella del mio paese, tu mi guardasti dritto negli occhi e dicesti queste letterali parole: "il mio unico amico è il veleno puro".
forte
RispondiEliminapoi te la sei fatta?
RispondiEliminaio me la sarei fatta una che dice il mio unico amico è il veleno puro.
Quindi se era un'amazzone era anche senza un seno, giusto?
RispondiEliminaNon mi piace questo.