mercoledì 29 dicembre 2010

BANALITA' SULL'AMORE.

Cyndi e John si amavano, tanto tempo fa.
Stavano bene insieme, amavano passeggiare per le vie della città abbracciati, riuscivano a parlare di tutto, di qualunque cosa, riuscivano a piangere per niente, e a ridere per tutto.
Ma un bel giorno Cyndi se ne andò.
Prese il treno, salutò con la manina fuori dal finestrino, e non tornò mai più.
Non tornerà mai più, nemmeno nel futuro. Se n'è andata.
Chiunque a questo punto direbbe che Cyndi ha abbandonato John, così su due piedi, magari anche in una maniera subdola direte, è partita così, salendo su un treno, per non tornare mai più, senza alcuna motivazione precisa.
Ma non è così, Cyndi vede lontano e l'intento della sua azione è un precursore del futuro.
Ma per spiegarvelo ho bisogno di presentarvi anche Tom e Susy.
Tom e Susy si amano dai tempi delle elementari, sono sempre stati insieme, hanno condiviso le più piccole ed insignificanti esperienze di vita e i momenti più importanti. Hanno vissuto tutta la loro vita in simbiosi. Lavorano assieme, hanno gli stessi hobby e le stesse passioni, ma non sempre riescono a parlare di tutto.
Intendo dire parlare liberamente, quel tipo di dialogo senza preconcetti e pregiudizi che, a volte, riesci ad instaurare solo con un perfetto sconosciuto.
Sia Susy che Tom non hanno alcuna intenzione di prendere un treno.
Visto che l'altro non l'ha mai fatto, nessuno dei due saprebbe neanche come si fa, a prendere un treno.
L'amore di Tom e Susy è stabile, regolare, non ci sono mai litigi, mai confronti di idee senza sapere già che l'altro la pensa come te, è fisso e procede su una lunga e retta via che porta alla monotonia, e alla morte dell'amore.
Si può veramente chiamare amore ciò che vivono da tutta la vita?
Non è più una sorta di dipendenza, di legame forzato, che puzza di vecchio e di stantio?
Qualcosa che nel tempo non ha mai avuto la possibilità di rinnovarsi e rifiorire, e che alla fin fine è diventato qualcosa di morto?
E l'amore di Cyndi e John? L'amore di Cyndi e John nel momento in cui c'è stato era bello, variopinto, stravagante e strano perchè formato da due persone diversissime l'una dall'altra, ma anch'esso è morto, non ha saputo rinnovarsi nel tempo, è morto nel giorno in cui Cyndi ha preso il treno sapendo di non tornare più. Mai più.
Ma il giorno in cui ha preso il treno Cyndi sapeva bene che voleva evitare che la sua storia d'amore divenise vecchia e ammuffita, perchè già da qualche tempo tra lei e il suo uomo non c'era più il dialogo serrato di due sconosciuti che si raccontano il loro modo personale di vedere le cose, non c'era più nulla di nuovo da scoprire e per cui emozionarsi insieme, si stava tutto spegnendo e lei non avrebbe mai voluto che quell'amore particolare e variopinto divenisse qualcosa di vecchio e grigio, come è l'amore di Tom e Susy.
Cyndi è stata una precorritrice di ciò che sarebbe successo nel futuro e ha deciso di partire, prendere il treno, conservare dentro di se il bel ricordo, e non tornare indietro mai più.
Questi quattro personaggi qui non sono mai riusciti a trovare il giusto equilibrio di rinnovamento dell'amore, se avete una persona a cui tenete particolarmente, cercate di trovarlo, questo equilibrio, fondamentalmente dovete fare come fanno i fiori, una volta all'anno il vostro amore deve rifiorire, rinnovarsi, rinascere. Se non trovate questo equilibrio rinnovatore potete dire addio all'Amore.

lunedì 27 dicembre 2010

LETTO D'OSPEDALE.

Sdraiato in coma in un letto d'ospedale, stupidi parenti che ti pizzicottano la testa, non capiscono dove sei nascosto e cos'è la tua vita, tu sei un uomo che muore e non chiedi pietà, soltanto comprensione, che non aiuterà né te, nè lei, né Sandy, né Bernard, ma è sempre un impulso che hai, un futile impulso a dare un senso a questa fottuta folle merda in cui sei acchiappato in questa terra tropicale, questa nazione coloniale della tua mente malata. 

Irvine Welsh, Tolleranza zero.  

lunedì 20 dicembre 2010

MEMORIA.

Io continuo fermamente a fumare le canne perchè voglio eliminare la mia memoria.
Tanto alla fin fine poi, non ci sono molte cose degne di essere ricordate per tutta la vita.
Ma dico io, mi immaginate quando sarò riuscito a raggiungere il mio scopo?
Mi vedrete al centro della piazza di qualche grande città italiana affiancarmi ad un passante e chiedergli:
"Salve, mi scusi, sa dirmi per caso dove siamo?"
"Siamo in piazza Duomo a Milano."
"Ah grazie molto gentile, sa dirmi anche come ci sono arrivato?"
"..mm..no, se non lo sa lei.."
"Eh no, io non mi ricordo più niente. Senta visto che è così gentile, non è che per caso sa dirmi chi sono?"
"Sei un pazzo, un malato mentale, ecco cosa sei"
"Ma lei sa veramente tutto. Posso chiederle da dove vengo?"
"Vieni sicuramente dall'ospedale psichiatrico all'angolo, ed è lì che adesso ti riporto."
"Oh grazie, grazie mille"

E passare vent'anni di nullafacenza in manicomio in mezzo ai veri matti, che probabilmente saranno molto più equilibrati di persone che incontri tutti i giorni e che tu ritieni "normali".
E rompere ogni schema della ventenne neuolaureata in psichiatria neurocerebrale che dopo l'ennesima seduta di ipnosi mesmeriana ti chiederà:
"Allora, ti ricordi come sei arrivato qui? Da dove vieni? Chi sei?"
"Signorina, ora mi ricordo tutto. Ero un giovane svogliato stancato, e nauseato dalla vita che voleva annullare la propria memoria. Uno che pensava che non ci fosse nulla di veramente importante, che fosse veramente degno di essere ricordato per tutta la vita. Oh mio dio signorina, si rende conto? Sono riuscito a raggiungere lo scopo della mia vita."

E la signorina penserà dentro di se: ma allora la sua non era una amnesia dovuta ad un transfert che riconosceva nella figura dell'uomo nero l'autorità genitoriale del padre.
Ma allora tutti questi anni di psicologia e neurologia non mi sono mai serviti a nulla?!?
Forse la cosa migliore che mi rimane da fare è cercare di annullare la mia memoria, forse questo squilibrato non ha poi tutti i torti.
E con fare sensuale, togliendosi la divisa da crocerossina lei, e togliendo la camicia di forza a me dirà: "Dai Sileno, appiccia 'sto bong".

MICHAEL.

Vi ricordate quando è morto Michael Jackson?
E tutti ci siamo dovuti sopportare un costanzioso lasso di tempo in cui Michael sembrava un santo, un uomo pio a cui tutti dobbiamo non si sa bene che cosa.
E tutti giù a dire, era un genio, un musicista nato, e dagli schermi delle nostre tv vedevamo fiumi di lacrime scorrere sulle facce dei fan.
Ma permettetemi di dire, che secondo me, Michael era ben lontano da ciò che si può definire come genio della musica. Un genio della danza, questo forse si, ma della musica proprio no.

"Ma dai, guarda che è stato lui a fare uno dei primi videoclip di Mtv, te la ricorderai Thriller, una delle canzoni più famose al mondo, dai quella che nel videoclip lui era ancora nero?"

Si me la ricordo. Canzone di merda priva di qualsiasi contenuto geniale. Video divertente ok, questo si. Eh si, lui era ancora nero. I ballettini degli zombi si salvavano, questo lo posso concedere. Ma nella musica e nel testo io non vedo nulla di geniale.
Cos'è, solo per il fatto che quello è uno dei primi videoclip della storia, bisogna fargli un monumento? Io non vedo tutta questa grande importanza culturale nel "videoclip musicale".
Anzi se non ci fosse proprio mai stato alcun videoclip, e non ci fosse stato neanche un Michael Jackson coi suoi ballettini, forse oggi non dovrei sentirmi tanta musica di merda che mi propinano incessantemente.
Forse oggi non esisterebbe nemmeno Amici di Maria, dove tutti i giorni se per caso accendo la tv all'ora sbagliata e sul canale sbagliato, mi devo vedere una trentina di ragazzotti diciottenni la cui massima aspirazione nella vita è fare il ballerino. Mah.



giovedì 16 dicembre 2010

VOGLIA DI MORIRE.

Sono stanco.
Sono stanco di tutto, ormai.
Per qualsiasi cosa che devo fare, devo lottare con tutte le forze che ho in corpo.
Ma le energie ora stanno finendo, se ne stanno andando.
Sono tristemente rassegnato.
Che squallore, a meno di tren'anni essere già sfiniti da questa lotta incessante che è la vita. Dove sono andate tutte le mie energie?
Dove è finita tutta la mia forza?
Perchè io sono un combattente sapete, non sono il tipo che te la da vinta senza scontri, non son il tipo che lascia correre.
Però ultimamente ho lottato così tanto, per così pochi risultati, che ora mi appare anche logico lasciare correre, non pensarci troppo su, non fissarmi sulle cose.
Ho aspettato talmente tanto cose che non arrivano mai che beh, ho anche smesso di stare li con la speranza che arrivassero, si saranno fermate in un pub a prendere un paio di birre e avranno perso la strada, mi dico.
Se è così che deve andare ok, vada pure così, io preferivo che andasse in modo diverso, ma ormai guardi, sono profondamente sfinito, non ho più voglia di lottare, di negoziare inutilmente, facciamo una cosa, decida pure lei, anche per me, perchè io non ho più voglia di prendere decisoni.
Ha deciso? Bene.
Come dice? Ah volete passarmi tutti quanti sopra calpestandomi e sputandomi in faccia?
Mi pare un ottima idea, guardi aspetti un attimo che mi distendo al suolo, così potrete tutti tranquillamente passarmi sopra con i piedi.

lunedì 6 dicembre 2010

SASSI COLORATI PER TUTTI.

Oggi io e il papà e la mamma andiamo al centro commerciale per comperare i regali di Natale.
Quelli per me, per la zia, per mio fratello grande, che oggi non c'è perchè aveva una partita di calcio, e anche i regali per i nonni e tutti gli altri parenti.
La mamma vuole subito andare nei negozi di vestire, perchè dice che ho bisogno di un maglione e di pantaloni nuovi. Io mi annoio a provare tutti quei pantaloni, e anche il babbo, che ci aspetta fuori fumando una sigaretta.
Dopo andiamo nel negozio di tv e cose elettroniche, perchè la mamma ha bisogno di un ferro da stiro nuovo. Quando la mamma ha scelto, usciamo e poi finalmente entriamo nel negozio dei giochi e io ne scelgo uno per i miei amici (solo quelli a cui voglio fare il regalo, gli altri no), uno per il mio fratellone, anche se penso che ormai non ci voglia più giocare con i giochi (beh meglio, se non ci gioca lui me lo tengo io) e poi, alla fine, scelgo il regalo per me.
Quello che ho scelto per me è il più bellissimo di tutti, ho preso un gioco grandissimo, da fare con gli amici, che si chiama "l'isola di fuoco", e al centro in alto ha un grosso vulcano a forma di bocca di mostro da cui si fanno uscire delle palline infuocate.
Dopo che insieme alla mamma e al papà abbiamo riguardato tutti i regali, per essere sicuri di non averne dimenticato neanche uno, e dopo che li abbiamo lasciati nel baule della macchina, andiamo al cinema a vedere gli Aristogatti. Ma prima ci mangiamo una pizzetta con una coca cola.
Il cartone è bellissimo, mi piace un sacco andare al cinema, mi chiedo perchè non ci andiamo quasi mai, solo per Natale o per le altre feste il babbo e la mamma mi ci portano.
Quando il film è finito ci dirigiamo verso la macchina per tornare a casa.
Ora però sono un po' stanco, così appena saliamo in macchina cado addormentato nei sedili dietro. Mi sveglio solo quando siamo già casa, e vado a dormire contento.
Domani è Natale, si aprono tutti i regali.

Tutto questo solo per dire che mi piacerebbe tornare a quei giorni.
Lasciate stare la critica al consumismo che ci impone di dover fare tre mila regali il giorno di Natale. Non pensateci almeno per ora, che si, lo sappiamo tutti che è una merda dover spendere dei soldi solo per riempire le tasche già ormai stracariche di danari, di chi ci ha ordinato che quel giorno lì era giusto fare regali alla prozia e al cuginetto che non vediamo mai e di cui a fatica ricordiamo il nome.
Per un momento non pensateci.
Io voglio tornare nell'atmosfera calda e ovattata della macchina del mio babbo, dove se ero stanco potevo permettermi di cadere addormentato accucciolato come un cagnolino.
Non come ora, che se torno a casa da ballare in macchina col mio amico e mi addormento, è sicuro che si addormenta anche lui e ci spatacchiamo contro un platano.
Vorrei poter chiudere gli occhi senza alcun pensiero, sicuro che quando siamo già a casa qualcuno mi sveglierà e mi porterà fin su in casa nel mio lettino, magari in braccio, se non mi va di alzarmi e camminare. Ma le cose sono molto diverse ora.
Adesso quando entro in un negozio cammino dritto e veloce fino all'angolo in fondo dove posto in alto sopra le scansie, e scritto a caratteri cubitali, c'è un grande striscione che ti dice "occasioni", e posso scegliere se acquistare roba fallata, roba scontata, roba dismessa e così via.
Quando entravo in un negozio con mio babbo o mia mamma era molto più semplice, dimmi quello che ti piace di più, provalo, tutto ok? Bene, portiamolo a casa. E così anche per i regali agli amici. Entra nel negozio e scegli quello che ti piace di più, per te e per i tuoi amici, mi diceva la mamma.
Ora no, ai miei amici non faccio più regali per cui devo entrare in un negozio e spendere soldi. Perchè non ne ho, di soldi.
Quest'anno per Natale, sassi colorati (da me) per tutti. Utilissimi come fermacarte, tra l'altro. Ditemi il vostro colore preferito che ve ne spedisco uno a casa.


P.S. Signori e signore ecco a voi il gioco più bello della mia infanzia: L'ISOLA DI FUOCO.

mercoledì 1 dicembre 2010

SPUTALO FUORI.

Quel pensiero che sta lì a ribollirti nello stomaco, tiralo fuori, esprimilo, altrimenti ti corroderà le budella.
Quel nodo alla gola che ti blocca il respiro, è ora di cercare di scioglierlo.
Quella parola che hai sulla punta della lingua ma che non vuoi dire per non ferire nessuno, dilla, gridala, che tanto nessuno ti farà il piacere di tenere la bocca chiusa per non ferire te.
Quella riflessione segreta che ti porti dietro più o meno da tutta la vita, ma che non condividi con nessuno, reprimendola sempre più in un angolo buio e stretto dentro di te, beh cazzo è ora di esternarla, se no te la porterai nella tomba, senza che nessuno possa mai immaginare che la tua mente avesse potuto partorire tale riflessione.
Tutte quelle azioni che rimangono represse nella sfera del divenire, e che tu non concedi mai che diventino realtà, hanno bisogno di una valvola di sfogo, ora, o ti manderanno in merda il cervello, se le lasci lì a marcire per sempre.
Quel ricordo che ogni volta che ti salta in mente ti fa star male e ti grida a gran voce vendetta, ascoltalo, e dagli ciò che vuole, o ti tormenterà in eterno.
Se hai qualcosa che ti brucia dentro, sputalo fuori, altrimenti di te rimarrà solo cenere.

martedì 30 novembre 2010

AFRICA.

Ho voglia di conoscere la storia dell'Etiopia e dell'Eritrea tanto quanto ho voglia di andare in Africa a farmi calpestare da un elefante.

TEOLOGIA.

venerdì 26 novembre 2010

MI SERVE UNA MATITA.

E così sono ancora in biblioteca che cerco di studiare.
Che palle, mi faccio schifo da solo. Entro svogliato, stanco, già annoiato da ciò che sto per andare a leggere, o studiare, o chiamatelo come volete.
Entro, mi siedo, apro il libro e porca miseria mi sono scordato l'astuccio.
Non ho una penna, non una matita, né evidenziatore. Niente. Solo io e il libro.
Io però per studiare ho assolutamente bisogno di qualcosa con cui scrivere.
Potrei recarmi nella cartoleria sotto la biblioteca per comprare una matita, o qualsiasi altra cosa che scrive, ma non ho soldi.
Ho speso le mie ultime monete per comprare le sigarette, poco prima di venire qui.
E di taccheggio non se ne parla, se mi sgamano rubare una matita faccio una figura da barbone colossale.
Mi rifiuto anche di fare un bancomat per una matita del cazzo.
Potrei chiedere a qualcuno della biblioteca, che ne so, tipo un bibliotecario, o uno studente come me. Mi giro intorno, guardo e cerco qualcuno, ma niente, non c'è nessuno.
Effettivamente l'unico idiota che trovi all'una in una biblioteca posso essere solo io.
Il problema si delinea chiaro nella mia mente.
Necessità di una matita (o qualsiasi cosa che scrive), gratis.
Al ché, l'illuminazione.
Io lo conosco un posto dove sono pieni zeppi di matite e sono li gratis.
Si lo so, è triste, è stupido, è quasi umiliante, ma mi reco all'Ikea per acciuffare il mio bottino.
Arrivo, parcheggio, salgo le scale ed eccole li, miliardi, miriadi di piccole matitine. Tutte li a guardarmi soddisfatte.
Matitine: "Guardaci, avevi bisogno di noi eh? Portaci tutte a casa con te, dai"
Io: "Siete bellissime, certo piccole, voi venite tutte a casa con me"
E con fare indifferente inizio a ficcarmi ste matite piccolissime in ogni tasca che ho a disposizione. Ne metto dieci per ogni tasca del giubbotto (che sono tre in tutto, due esterne ed una interna), e ne metto cinque per ogni tasca dei jeans (che in tutto sono quattro, due davanti, due dietro).
E tutto pieno, e fiero delle mie matitine, mi faccio il tour Ikea per recarmi verso l'uscita, senza acquistare nulla.
Quando arrivo a casa ho 50 piccole matite, ma non ho studiato un cazzo, e il giro dell'Ikea mi ha un po' stancato, così mi metto sul divano per un bel sonnellino.
Sono soddisfatto.
Non avrò studiato un cazzo ma ho recuperato 50 matite gratis.

giovedì 25 novembre 2010

L'APPUNTAMENTO AL BUIO.

Una volta uscito da scuola la mia amica Pina mi disse che c'era questa sua cugina, che mi aveva visto, mi trovava carino, avrebbe voluto conoscermi, e dai perchè non vi andate a prendere una birretta insieme, e insomma, ormai ero incastrato. Incastrato no, ero single, avevo voglia di qualcuno da conoscere, e poi ero incuriosito, in fondo aveva detto anche che ero carino, quindi mi son buttato in un incontro al buio.
Cioè, al buio solo per me, perchè io non avevo la più pallida idea di chi mi sarei ritrovato davanti, mentre lei lo sapeva benissimo, chi si sarebbe trovato davanti.
Ormai l'appuntamento era fissato, alle 5 al bar della stazione.
Lei mi disse che l'avrei riconosciuta facilmente, avrebbe indossato una grossa sciarpa gialla.
Sciarpa "gialla", già inziavo a sentire puzza di bruciato.
Arrivò il giorno dell'appuntamento e arrivarono le 5 del pomeriggio, ed io mi incamminai per il lungo viale alberato della stazione.
Quando arrivai capii subito con chi cazzo avevo l'appuntamento al buio.
La sciarpa gialla si faceva notare alla grande.
Forse era l'unica cosa bella, alla fine, quella merda di sciarpa gialla.
La tipa era un cesso. La bocca e i denti sembravano una grossa tagliola per orsi, gli occhi si mandavano a fanculo l'uno con l'altro, la faccia era ricoperta abbondantemente di brufoli.
Non potevo darmela a gambe. Lei mi stava già venendo incontro.
Quindi pensai di offrire una birra a sto povero cesso, farci due chiacchiere civili insieme e non rivederla mai più con la scusa "ah, sai, alla fine sono ancora innamorato della mia ex".
La conversazione fu divertente, nonostante guardarla in faccia lo fosse molto meno.
Comunque era simpatica, poverina.
Ci piaceva anche lo stesso genere di musica. Anzi, quel pomeriggio stesso mi regalò un cd masterizzato. Fu una piacevole conversazione, ma io veramente non la volevo mai più rivedere.
Bevuta la birra ce ne andammo a casa ognuno per la sua strada.
Mi sembrava di essere stato gentile. Una birra, due chiacchiere, e tutti a casa.
Pensavo anche che fosse scontato che non l'avrei mai più rivista, scontato per entrambi, intendo.
Invece no. Il giorno dopo la Pina mi iniziò a martoriare con frasi del tipo "ah gli sei piaciuto molto", "é stata così bene, vorrebbe rivederti", "ti fisso un appuntamento per domani e vi andate a bere un altro aperitivo ok?"ecc.
Io la fermai subito e tirai fuori la mia scusa geniale. Sono ancora innamorato della mia ex. Sarebbe inutile rivederla. E la Pina lo disse con quel suo aborto di cugina.
Morale della favola?
Io ero uno stronzo, l'avevo illusa perchè avevo accettato il suo cd del cazzo, e non ci si comporta così con la gente, che pezzo di merda, che testa di cazzo, un bastardo che deve morire all'istante.
Scusa tanto, caro cesso, ma io sono stato solo che gentile a offrirti una birra, a fare due chiacchiere con te e ad andarmene educatamente.
Se ti avessi riso in faccia appena vista, te e quella tua sciarpa gialla di merda, allora cosa sarei stato?
Se appena ti avessi vista mi fossi avvicinato e ti avessi detto "Guarda sei troppo brutta, io non la bevo una birra con te, me ne torno a casa" cosa sarei stato?
Se ti avessi detto "Minchia che cesso, sei più brutta di Ugly Betty porca puttana" cosa sarei stato?
Insomma, uno è gentile e civile, e viene ripagato con insulti. Bah.

lunedì 22 novembre 2010

LA GENTE.

Quando ero più giovane se dovevo parlare con una persona più anziana di me ero sempre in agitazione, cercavo di trovare le parole giuste ed esatte per non offenderlo, cercavo di dire la cosa giusta, anche se non era quella che pensavo, cercavo in ogni modo di portargli rispetto perchè i miei mi hanno sempre insegnato a suon di sberloni, come si fa a portare rispetto.
Se poi l'adulto in questione era un insegnante, un prete, un vigile o qualsiasi figura del genere, allora bisognava dargli sempre ragione, e mentre parli non dargli del tu ma del lei, e quando vai via saluta in modo corretto con un Buongiorno o Buonasera. E quando parlavo non dicevo mai quel che pensavo, perchè ero ormai annullato dietro tutte quelle puttanate convenzionali. Semplicemente entrambi seguivamo un colloquio guidato da forme codificate di saluti e riverenze. Il contenuto del discorso era zero.
Beh sapete cosa ho imparato? Che ero un idiota. Avevo paura e timore delle persone per via del ruolo che svolgevano, ma poi ho scoperto che dietro ad ogni carica, dietro ad ogni uniforme, dietro ad ogni tipo di lavoratore, tutti quanti non siamo altro che esseri umani. Comuni, banali, scontatissimi esseri umani.
L'insegnante non è una persona migliore delle altre, non conosce tutto e non ha doti di onnipotenza come il Santissimo. L'insegnante semplicemente sa quello che deve insegnarti. Punto. Le sue conoscenze si esauriscono nel momento in cui le ha passate a te. Non solo non sa tutto, ma probabilmente, non sa quasi niente. E io che ti portavo rispetto manco fossi il Venerabilissimo Cavaliere della Libra. Ma vaffanculo.
Il prete, oh mamma mia il prete, è ciò che c'è di più lontano dall'ideale di moralità pura e santa che mi avevano inculcato. Specialmente il mio prete, quello che mi ha battezzato e così via. Cristo Santo doveva essere l'esempio di uomo gradito a Dio in questo mondo e beveva, fumava, faceva pasti che neanche in un banchetto Dionisiaco se li sognavano, e sopratutto chiedeva sempre e perennemente soldi, soldi, solamente soldi.
Prete durante il giorno della Comunione: "Ora passerà il cestino delle offerte. Quest'anno la Chiesa deve affrontare le spese di un nuovo impianto di riscaldamento, perciò vi prego, non lasciate le solite dieci mila lire, meglio cinquanta o cento, per chi può".
Inutile discutere del fatto che Gesù predicava la povertà, e tu che sei il suo Ministro, mi vieni a chiedere dei soldi. Veramente, è inutile.
Il paradosso non sta in questo.
Il paradosso sta nel fatto che il giorno dopo le comunioni andava a prendere il caffè nella piazza centrale del paese a bordo di una fiammante BMW nuova.
E in Chiesa nessuno ha mai visto un cazzo di riscaldamento.
E mio padre bestemmiava. Tanto.
E io ti portavo rispetto. Avrei dovuto sputarti in faccia.
Il vigile. Ah ah l'Alfiere della Giustizia. Basta mi sta venendo il disgusto a scrivere queste cose e mi sto innervosendo un sacco.
Lasciatevi dire, non importa con chi state parlando, se con il Papa, con il tuo professore, con la Regina d'Inghilterra o chi cazzo vi pare, avete comunque di fronte un essere umano, che caga, che si scaccola, che è falso, che è cattivo per natura e non vede l'ora di avere qualcosa da voi o fottervi, quindi il rispetto, lasciatelo solo ed esclusivamente alle pochissime persone che davvero se lo meritano.

sabato 20 novembre 2010

IL GIUSTIZIERE MUAY THAI.

Sono già alla decima birra, sento le gambe molli, gli occhi stanchissimi,non so come riesco a stare in piedi, ma la testa mi dice che è ora di divertirsi, di stare fuori, di fare discorsi inutili con la gente del bar.
E mentre rido, parlo, scherzo con la gente vicino a me, noto un gruppo di gente fuori dal bar, in mezzo alla strada, che parlano concitatamente. Sembra stiano litigando, forse, boh, comunque non mi interessa.
E nel preciso istante in cui il cervello dice agli occhi di staccare lo sguardo su quella gente la fuori, gli occhi vedono qualcosa e ne rimangono impressionati, rimangono li, fissi, spalancati.
Si sente un rumore sordo, ottuso, forte. Come se un grosso peso cade al suolo.
Ed in effetti in mezzo al caos che si è generato in tutto il bar, noto che una delle persone che stava chiacchierando fuori è steso a terra. Cazzo, sembra morto.
No, non è morto.
Viene sollevato di peso e riposto su una panchina, lontano dal bar, perchè la barista si sta già cagando in mano che arrivi la polizia.
Cosa che ormai è certa, mi dicono, in quanto mentre il tipo cadeva steso da un calcio in testa, in mezzo alla strada, passava una macchina che si è fermata a guardare la scena.
Ecco cosa è stato.
Quell'idiota, quel mocciosetto terroncello del cazzo, lo stereotipo vivente di bullo da strada ha steso un tipo con un calcio in testa. Ora vi chiederete come fa un moccioso a stendere un tipo con un calcio in testa. Semplice, il ragazzetto del cazzo fa da anni Muay Thai. Quindi diciamo che un calcio lo sa dare per bene.
In mezzo al caos riesco a focalizzare tutto ciò che sta avvenendo.
Il lottatore di Muay Thai è attorniato da tutti i suoi amici che lo riparano, gli fanno da scudo. Tutti hanno un rispetto e un senso di sottomissione profondamente rinnovato, dopo che il fatto è accaduto. Ha conquistato sempre più potere presso i suoi simili.
Qualcuno è andato a vedere il tipo mezzo morto steso sulla panchina, come sta.
É vivo? Sta male? Vado a vedere.
Il tipo non si è fatto troppo male. Non c'è sangue, non ci sono rotture.
Però non parla. Ha una faccia tra lo sbigottito e il traumatizzato. É la stessa faccia che ha un bambino di due anni nel momento in cui gli cade il gelato a terra. La sua espressione sembra dire ma come è successo? Che cazzo succede qui?I suoi occhi sono attoniti. La bocca niente. É ferma, immobile, non parla. É sconvolto.
Dopo un quarto d'ora abbondante in cui la gente che era li vicino stava constatando che cazzo si era fatto, se aveva qualcosa di rotto, chiedendogli dove gli faceva male, se riusciva a parlare, o altro, ecco che la bocca magicamente si apre. Nello stesso momento si nota un cambiamento nei suoi occhi. Da scioccati, sbigottiti, e spalancati, si calmano, si chiudono a metà in una maniera da cui traspare tutta la sua rassegnazione. In un lampo di lucidità ha capito ciò che gli è successo, ha capito tutto quanto.
Gente:"Senti del male? Dove ti fa male? Hai bisogno di un ambulanza? Riesci a parlare?"
Tipo mezzo morto. "No, sto bene."
E appena ho sentito questa frase ho capito la grandezza della persona. Probabilmente aveva sbagliato, sapeva di essere in torto, io di questo non so nulla, non so come sia nata la discussione chi ha ragione o torto e nemmerno lo voglio sapere.
Ma tu ragazzetto idiota non sei il Giustiziere Muay Thai del paese, sei solo uno sbruffone, un bulletto del cazzo, quel calcio probabilmente ti serviva solo per avere più potere sui tuoi amichetti . Non ti puoi permettere di stendere una persona così in mezzo alla strada, e appena fatto girarti dall'altra parte e non guardarci più. E poi capirai, dev'essere difficile stendere uno magari mezzo ubriaco con la tua mossetta di Muay Thai. Cazzo andrei a dire io al tuo istruttore che te ne vai in giro per strada a smazzare la gente con le tecniche che ti insegna. Se solo sapessi chi è il tuo istruttore, ci andrei.
E tu, povero cristo al suolo, che apri la bocca per dire "Sto bene" hai una dignità infinitamente superiore a quella di chi ti ha steso, una dignità a cui l'altro non potrà mai arrivare.

PICCOLI OCCHIETTI.

Stamattina quando mi sono alzato ho portato fuori il cane per una passeggiata.
Mentre camminavo osservando gli alberi, il cielo, le case, ho notato che quasi in ogni palazzo c'era in almeno una finestra, una vecchina che mi guardava, tutta ricurva su se stessa.
Cioè, non guardava proprio me, diciamo che fissava ciò che avveniva in strada di fronte a casa sua.
E più camminavo, più mi sentivo osservato da questi piccoli occhietti che mi scrutavano da dietro le finestre. Ed erano tantissimi. Dieci passi, un palazzo con due finestre con vecchietta, altri dieci passi più avanti, una casettina con una finestrellina e una vecchiettina che mi osserva.
Tantissimi piccoli occhietti.
Mi piacerebbe sapere le motivazioni di giornate intere passate dietro quei vetri.
Pensano che in strada, a differenze dall'interno delle loro case, succedano un sacco di cose coinvoglenti ed emozionanti? Perchè in questo caso care signore vi sbagliate, avrete visto soltanto me e il mio cane in tutta la mattina, quindi non vale la pena sprecare il vostro tempo così.
State rimembrando i bei momenti andati della vostra gioventù? E sedersi su quella bella poltrona che pulite due volte al giorno con in mano una tazza di te e le vostre foto di gioventù no?
Veramente non riesco a spiegarmi cosa sperate di vedere passando le vostre giornate a fissare una strada. Non succederà (quasi mai) niente, state sprecando i vostri ultimi giorni, potreste usarli meglio secondo me, che so andate a trovare amici, parenti, andatevi a fare un giro al mare o in montagna, preparate delle torte da lasciar raffreddare sul davanzale, non so, fate quello che volete, ma non spiaccicate il vostro naso su quel vetro per tutto il giorno, così sembrate già morte.
E poi non penso che dopo che avete visto me e il mio cane passare davanti casa vi sia migliorata la giornata.

lunedì 15 novembre 2010

SONO UN IPOCRITA.

Alzarsi alle due di notte e sentirsi sbagliato, angosciato, con una sensazione di malessere profondo non è normale. Ma allora perché andiamo avanti tutto il giorno a dire che invece è tutto a posto, tutto ok, va tutto benissimo.
“Ciao Mario”
“Ciao Giovanni, come va, tutto bene?”
“Si certo alla grande, e tu? Tutto a posto?”
“Oh si si tutto bene, saluta tua moglie, ciao”
Perché alla domanda “Come vanno le cose?” si risponde sempre “Oh, tutto bene” anche quando tutto è in merda per tutti? Ed in modo alquanto evidente. No, perché Mario è disoccupato da 6 mesi, e Giovanni ha una moglie con un tumore ai polmoni. E quindi non va per un cazzo bene la vita di questi due, ma loro si dicono che in qualche modo è tutto a posto, forse per tranquillizzarsi.
Nella mia vita avrò sentito in tutto un paio di volte la risposta “Va malissimo, cazzo sto veramente male in questo periodo”, e chiaramente chi me l'ha detta era una persona molto vicino a me e sapeva di potersi sfogare e fidarsi.
Ovvio poi che a sfangarsi dai problemi ci dovrà pensare ognuno con la propria testa, però a quella semplice domanda ”Come va?”, perché mentiamo sempre, ed in maniera palesemente ipocrita?
Il meglio poi sono quelle donne avvelenate da invidia e cattiveria, che solitamente girano in gruppetti da tre o quattro, mai sole, chissà perché, che ti chiedono:
“Oh ma dimmi come stai, è tanto che non ti vedo, e la tua ragazza? Tutto ok?”
solo per sentirti dire,
“Si tutto bene, però non sto più con lei, sono single” e tu cerchi di dirlo con un sorriso sforzato, ma loro vedono l'angoscia e la disperazione nei tuoi occhi e ne sono contente, se ne cibano e ci fanno un banchetto per settimane, perché loro ovviamente, sapevano già da prima di chiedertelo che quella stronza ti aveva mollato così, su due piedi. Volevano solo vedere attraverso i tuoi occhi quanto male ti aveva fatto per poterne gioire tra loro, non so per quale assurdo motivo. Dio che schifo.
E forse è proprio per colpa di questa gente qui che si risponde sempre ”Va tutto bene” anche quando non è così, perché io attraverso questa risposta falsa mi costruisco un alibi, una maschera, un velo attraverso il quale loro non possono passare. La macchina si è rotta, la morosa mi ha lasciato, e il mio cane di17 anni non sta molto bene, però io a te non te lo confesserò mai, non ti darò mai la gioia di leggere la mia tristezza scritta sulla faccia, non ti voglio dare la possibilità di compiacerti del mio dolore per giorni, settimane, mentre tu ne parli con la gente come te.
Io ti farò un bel sorriso a 34 denti e ti dirò “Hey, sto alla Grande”, mentre dentro di me, invece, tutto muore. E così, con la tua cattiveria, mi hai trasformato in un ipocrita.

giovedì 11 novembre 2010

DIO TI HA DIMENTICATO.

"Ci pensai su per dieci minuti, un quarto d'ora, poi mi alzai e andai a prendere la scatoletta marrone che mi aveva dato la nonna tanti anni prima. Dentro c'erano minuscoli rotoli di carta con citazioni dalla Bibbia. Ogni rotolino era infilato in uno scompartimento. Quello che si doveva fare era formulare una domanda e poi scegliere un rotolino. La scritta sul rotolino avrebbe risposto alla domanda. Ci avevo già provato una volta, inutilmente. Decisi di riprovarci. Chiesi alla scatoletta marrone: "Che cosa era quella cosa? Che cosa significavano quegli occhi?". Scelsi un rotolino e lo srotolai. Era un pezzettino di carta bianca, rigida. Lo srotolai e lessi. DIO TI HA DIMENTICATO.
Arrotolai il pezzetto di carta e lo rinfilai nel suo scompartimento dentro la scatoletta marrone. Non ci credevo. Tornai a letto e ci pensai su. Era troppo semplice, troppo diretta, quella risposta. Non ci credevo. Presi in considerazione una bella sega che mi riportasse alla realtà. Non potevo crederci. Mi alzai e srotolai tutti i pezzetti di carta dentro la scatoletta marrone. Cercavo quello che diceva DIO TI HA DIMENTICATO. Li srotolai tutti. Nessuno portava quella scritta. Li lessi tutti, attentamente, e nessuno portava quella scritta. Tornai ad arrotolarli e li rimisi dentro i loro scompartimenti nella scatoletta marrone con molta attenzione." 

Charles Bukowski, Panino al prosciutto.

mercoledì 10 novembre 2010

ANSIA.

Ansia oltre ad essere paura di non farcela è stritolamento di budella.
Ansia è la paura che tutto il tuo lavoro sia inutile, sbagliato, da cancellare.
Mentre invece il tuo lavoro è buono e tu lo sai, ma dentro di te c'è quella piccola vocina bastarda che ti ricorda che sei un imbecille buono a niente e figurati se sei riuscito a fare qualcosa di buono: ma va la, non ci crede nessuno, rincoglionito!
Da dentro il cervello parte l'imput della vocina bastarda che va a sedimentarsi nel profondo dello stomaco. E li si stabilizza. Decide di fare un party con macarene e balli di gruppo.
E tu nonstante hai lo stomaco che balla al ritmo di meneito devi cercare di tenere il più possibile una parvenza di serietà e fermezza. Ma è difficile, molto difficile, cercare di essere seri e pacati quando dentro di te tutto è scatenato, scombussolato.
Con il groppo in gola, e la faccia seria ti metti a parlare e dici solo un decimo di quello che avresti potuto e saputo dire. Poi ovviamente quando torni a casa, nella tua pace e tranquillità inziano a saltare fuori tutte le cose intelligenti che avresti potuto dire, e tu ti mangi le mani.
Gli dici: "Ma brutte stronze perchè non ve ne siete uscite quando era il momento giusto? dove vi eravate nascoste che non riuscivo a trovarvi?"
E loro ti rispondono: "Ma come, non ti è arrivato l'invito? Giù nello stomaco c'era un party della madonna. Eravamo laggiù con i succhi gastrici e i pezzi di maccheroni che ti sei mangiato ieri. Aah che spasso è stato."
E ormai è andata. Quello che hai detto è ormai inciso nel passato e nessuno potrà modificarlo.
E tu ce l'hai fatta, come sempre non sei il migliore, come sempre non sei riuscito a tirare fuori tutto quello che avevi da dire nel momento giusto in cui era da dire, ma ce l'hai fatta. Non sei tra i migliori e non sei tra i peggiori. Però ci sei.

martedì 2 novembre 2010

SI, TI STO ASCOLTANDO.

Ma insomma io devo studiare per un esame pesissimo porca miseria non posso occuparmi dei fatti vostri. Molte volte avrei voglia di stare da solo. Stare da solo nel senso di vivere in un posto di mia proprietà e non aprire a nessuno. Stare solo in silenzio, magari sdraiato sul letto con le coperte tirate su fino al collo. Perché voi, tutti voi, siete noiosissimi. E più parlate di cose che per voi sono interessanti più diventate tremendamente pallosi. Ho capito che ti piace fare curling ma non me ne frega niente della fattura delle tue scopettine per curlingare, soprattutto se io non ne so un accidente di curling. Cavolo, se ti dico per tre volte che quello che dici è interessante ma il mio sguardo ti sembra vacuo e lontano non devi ripetermi la stessa cosa per venti volte, ma devi cercare di capire che è già da un'ora che non ti sto più ascoltando. E la colpa è solo ed esclusivamente tua. Se sai che non sono un appassionato del settore a cui invece tu sei appassionato non puoi pretendere di spiegarmi ogni singolo elemento di questa tua passione.
Ma la maggior parte delle persone non capisce e quindi mi trovo inchiodato per delle ore ad annuire e dire “..si..si..” a persone che sono contente di parlare e alla fine del discorso magari pensano pure di essersi fatti un amico in più o semplicemente di avere sostenuto un'interessante conversazione con una persona altrettanto interessante. Cazzo gente io non vi sto ascoltando, è per questo che il giorno dopo quando mi incrociate per strada contentissimi di vedermi e con la voglia magari di scambiare qualche altra discussione intelligente io non vi riconosco. Non mi ricordo di voi perché durante l'arco delle quattro ore del vostro monologo io annuivo dicendo “si, si, si”, “merda, ma veramente”, “ah ma pensa”, “ma è interessantissimo” ma il mio cervello era impegnato in tutt'altre attività. A volte penso alla vita dei grandi filosofi (che hanno avuto tutti delle vite di merda), penso alla fame nel mondo, penso alle mie scarpe bucate e perdio come farò quest'inverno, oppure passo il tempo a fissarti la punta del naso, o un punto immaginario in mezzo ai tuoi occhi, oppure mi fermo a fissare i tuoi pori dilatati e i tuoi punti neri, pensando cavolo non sarò mica anche io così eh.
E poi si, infine penso al fatto che nel momento in cui tu parli io farei molto meglio ad essere a studiare o perlomeno a farmi un ripasso mentale, se voglio passarlo sto cazzo di esame.

giovedì 28 ottobre 2010

HO VISTO UN POSTO CHE MI FA SCHIFO SI CHIAMA MONDO.

Ho visto un posto dove pochi uomini potenti tengono stretti nel loro pugno miliardi di persone sofferenti simili a loro, ma senza potere.
Ho visto un posto dove le popolazioni combattono e si uccidono per dimostrarsi come il loro 'Essere Superiore Invisibile' sia meglio di quello delle altre popolazioni.
Ho visto un posto in cui molti fanno la dieta perchè hanno trangugiato talmente tanto cibo che ormai rotolano al posto di camminare, e moltissimi invece che muoiono di fame perchè non hanno mai nemmeno visto, qualcosa da mangiare.
Ho visto un posto che sta morendo, perchè qualcuno ha intaccato profondamente il suo equilibrio con tonnellate su tonnellate di merda.
Ho visto un posto dove i criminali non solo non vengono puniti, ma gli si mette anche il potere in mano, così possono comandare tutta la brava gente che criminale non lo è mai stata.
Ho visto un posto in cui i cuccioli di uomo hanno veramente poco da sperare per il proprio futuro.
Ho visto un posto dove gli esseri umani vengono chiusi per gran parte delle loro giornate, e gran parte della loro vita in uffici angusti, e in cambio del tempo, della vita che gli hanno rubato, gli danno qualche moneta metallica da mettere in tasca.
Ho visto un posto dove per capire chi sei, non ti chiedono come ti chiami e non ti guardano negli occhi, ma contano le monete metalliche che tieni nelle tasche.
Ho visto un posto in cui non si può fare affidamento sul prossimo, perchè sai già che il prossimo te lo metterà nel culo.
Ho visto un posto dove tutti stanno male, ma nessuno protesta in modo efficace per questo.
Ho visto un posto dove uomini orribili usano la loro superiore forza fisica per distruggere vite di donne e bambini che non possono nemmeno reagire a questa violenza perchè sono più deboli.
Potrei continuare per molte altre righe ancora ma mi fermo.
Mi sarebbe piaciuto vedere un posto dove l'equilibrio della natura regnasse sovrano, in un tempo lontano, quando ancora il male peggiore che affligge questo mondo, l'uomo, non era nato.  Ma essendo io umano non avrò mai il piacere di fare questa conoscenza, e me ne sto qui a vivere in questo posto che mi fa schifo e che si chiama mondo.

P.S. Se qualcuno potesse indicarmi chi è lo spacciatore di Cremonini, forse riuscirei anche io a vedere un mondo che mi piace.

mercoledì 27 ottobre 2010

VAFFANCULO GIOBBE.

Siete giovani? Avete appena finito le scuole superiori e non sapete che indirizzo dare alla vostra vita?
Lasciatevi dare un consiglio, non andate all'università, per l'amor di Dio. Piuttosto andate a coltivare i campi che quello si è un vero lavoro che oltre ad essere fondamentale per la sussitenza dell'uomo è anche in aperto contatto con la natura, gli animali, le quattro stagioni e via dicendo.
Se proprio proprio dovete proseguire il vostro percorso di istruzione almeno cercate di non scegliere corsi di studi che abbiano qualcosa a che fare con la facoltà di Lettere e Filosofia. Io vi ho avvisato.
Se sceglieste di affrontare questi studi potrebbe succedervi quello che sta succedendo a me in questo periodo, ovvero studiare, con il libro di testo in una mano e la Bibbia nell'altra, la figura di Giobbe.
Giobbe è un uomo felice: è ricco, gode di ottima salute, di benessere e di libertà, è proprietario di campi e di greggi, ha dei servi che comanda bonariamente ed è pieno di amici. A un certo punto Dio gli toglie tutto, così, per metterlo alla prova, perchè aveva una sfida in corso con Satana. Giobbe è sconsolato e scoppia in lamenti contro la sua cattiva sorte. Un bel giorno gli amici di Giobbe e Giobbe si ritrovano e parlano di questa sua sventura. I suoi amici gli fanno notare che essendo Dio giusto, non punirebbe mai un uomo corretto con tutte le pene che Giobbe ha dovuto subire. E' chiaro che, magari anche involontariamente, visto che i modi in cui opera Dio non sono conoscibili per l'uomo, Giobbe deve avere fatto qualcosa che ha offeso Dio, e perciò si spiegherebbero anche tutte le pene che ha dovuto patire.
Ma Giobbe dice: "ehy no, io non ho fatto niente di male, so di avere la coscienza completamente a posto".
E i suoi amici : "seeee, certo 'coscienza completamente a posto' si si, come no, e allora perchè Dio ti ha tolto tutto? Dai, avrai fatto qualcosa che lo ha fatto incazzare, magari senza neanche rendertene conto"
E Giobbe : "Egli è unico, e fa ciò che vuole"
Ah, ok, visto che egli è unico può farci patire tutte le pene che vuole, così, anche solo per il suo diletto.
Magari per passare un po' il tempo con il suo amico Satana fa un gioco di questo tipo:
Satana: "Scommettiamo che se gli togli tutti i suoi averi Giobbe ti bestemmia dietro?"
Dio :" Dai vediamo, vediamo, voglio proprio vedere se il mio buon servo Giobbe mi è fedele, e poi mi sembra divertene questa prova". E il buon Giobbe non gli bestemmia dietro. Mai. Il Signore da, il Signore toglie, sia benedetto comunque il suo nome, dice Giobbe.
Ma che giustizia c'è in tutto ciò? Non dovrebbe premiare i buoni? No. Se gli tira il culo lui può decidere di mettere alla prova i buoni. E fargli patire un sacco di pene e torture anche se questo povero essere ha sempre condotto una vita giusta e corretta, senza mai fare nulla di male. Questa si che è giustizia, anzi, è Giustizia Divina.
Ma in tutta questa storia c'era qualcuno, una piccola comparsa sottovalutata, che secondo me, l'aveva vista lunga:
Moglie di Giobbe: "Rimani ancor fermo nella tua probità? Impreca Dio e muori!"
(Giobbe 2,9.).

martedì 26 ottobre 2010

PIOGGIA.

venerdì 22 ottobre 2010

IN ATTESA.

Ci sono di quelle sere che quando esci da lavoro non hai voglia di fare la via più breve per tornare a casa.
A volte scegli di prendere la strada più lunga, così, solo per pensare un po'.
E ad un tratto ti rendi conto che la tua non è proprio una riflessione, una meditazione, quanto piuttosto una logorante attesa. Un'attesa che si prolunga da molto tempo.
Sei li, in macchina, che guidi sotto la pioggia alle undici di sera di un banalissimo giovedì e ti rendi conto che sei in attesa di quel qualcosa da veramente tanto tempo, forse da tutta la vita, ma questo qualcosa non ha proprio intenzione di arrivare. E in più tu nemmeno sai che cosa è, questo qualcosa.
Potrebbe essere un evento che aspetta il momento buono per farsi realtà, ma sembra che il momento buono non arrivi mai.
Potrebbere essere una persona, peccato però che tu quella persona non la incontrerai mai.
Potrebbe essere una notizia importante che ti aspetta dietro l'angolo, solo che tu non sai dietro quale angolo ti stia aspettando.
Potrebbe essere una coincidenza, ma tu sei sempre l'uomo sbagliato nel posto sbagliato.
Potresti averlo già vissuto e non averlo mai riconosciuto.
Potrebbe essere un incidente, quel tipo di incidente che dopo che ci hai sbattuto la testa ben forte, ti fa vedere le cose meglio, ti apre un altra prospettiva e allora il tuo modo di vedere la realtà cambia, e tu con esso.
Potrebbe essere di tutto, ma tu non hai la capacità di riconoscerlo nel momento in cui lo vivrai e allora te ne rimani li, in perenne attesa, di qualcosa che non arriverà mai.

martedì 19 ottobre 2010

MR. CLEAN.

Mr. Clean mi ha detto che quella sei veramente tu, mi sorprende vedere come sei diventata grossa e stupida.
E so che NON PUOI cambiare il tuo stile di vita un'altra volta.

È UN PAESE PER VECCHI.

Vivo in un piccolissimo paese di provincia, in aperta campagna.
L'attrazione principale di questo paese è la chiesa, per il resto non c'è altro.
Solo una grossa chiesa in mezzo ad enormi campi coltivati da uomini stanchi.
La gente che vive in questo angusto paesino è molto particolare, è diversa dagli altri, è diversa da tutti voi. Qui non si muore mai.
I bambini diventano adulti, e gli adulti diventano vecchi, ma qui il meccanismo si inceppa. Non interviene la morte a fare quello che ci sarebbe da fare, ovvero spazzare via questi uomini-morti che camminano. E il problema purtroppo è che queste persone in fase di metastasi avanzata, non solo camminano, ma sono sempre in giro a bordo di biciclette, vespe, lambrette, apecar, trattori, cariole automatizzate, e purtroppo anche auto, suv, fuoristrada e molto altro ancora.
E te li vedi che partono alla mattina presto,verso le 6-6.30 con le prime luci dell'alba, per raggiungere il loro luogo di ritrovo. Partono piano, con calma e lentezza, e vanno ad occupare la strada principale del paese, quella che passa davanti la chiesa. La strada principale a quell'ora è anche piena di adulti normali che vanno a lavoro, e che devono trovarsi a lavoro entro un orario prestabilito. Ma queste povere persone sono ostacolate dal novantenne in apecar che avanzando ai 30km orari si reca dall'altra parte del paese per la colazione, che nella maggior parte dei casi è un caffè corretto vecchia romagna e una vecchia romagna. Ma perchè il gioviale vecchietto deve andare proprio dall'altra parte del paese per la colazione, non ci sono altri bar in paese? Ma certo che si, ci sono eccome, anzi c'è un barrettino molto carino ed ospitale proprio sotto la casa del gaudio novantenne, ma, da tempo immemore ormai, il vecchio ha stabilito che in quel bar non ci mette più piede. Perchè? Perchè quello è il bar dove va Orazio, quello che dieci anni fa, mentre stavano facendo i lavori di ristrutturazione alla strada, sosteneva che fosse da fare più larga di 2centimetri, mentre invece era ovvio che fosse da restringere, semmai, di un paio di centimetri. E con questa motivazione il nostro beneamato vecchiaccio si mette in strada, intoppando tutta la povera gente che deve andare a lavorare, perchè lui deve andare nel bar dall'altra parte del paese.
Alle ore 12, con 10 vecchie romagne e 2 litri di prosecco nello stomaco e nella testa, il nonnetto si alza e parte per raggiungere la consorte a casa per il pranzo. Torna nella sua apecar, mette in moto, e sparato agli 80 va sempre dritto perchè è in ritardo. Non si ferma dove deve dare la precedenza, non si ferma agli stop, e non si ferma al semaforo, che nemmeno vede poveretto. A quell'ora in centro, ovvero, davanti alla chiesa, proprio dove passa la strada, c'è un auto della polizia ferma con etilometro e autovelox alla mano. E dalla parte opposta della strada da cui sta arrivando il vecchio, stanno arrivando un gruppo di ragazzini appena maggiorenni su una punto bianca, che hanno saltato scuola per paura del compito in classe di matematica. I ragazzini erano appena stati al parco e avevano fumato. Gli schieramenti sono ora al loro posto: al centro, gli sbirroni, a destra il vecchio in apecar che fa gli 80, a sinistra i ragazzini in punto bianca che fanno i 50 perchè sono in pieno centro abitato, e perchè da lontano hanno visto l'auto della polizia, e quindi sono anche in un leggero stato di terrore. Il vigilie abbassa la paletta al conducente della vettura bianca nonostante il conducente avesse cinture allacciate e rispettasse i limiti di velocità.
Sbirro: “Se la sente di sottoporsi all'acol test?”
Ragazzo : “Certo sono solo le 12 del mattino, non ho bevuto”
Sbirro: "Ok, soffia forte qui dentro"
Il ragazzo soffia.
Sbirro :” Si bene. L'acool test è a posto”
Ragazzo: “Bene”
Sbirro “Beh, allora se la sentirà anche di sottoporsi al drogatest?”
Ragazzo, tremando: “Ok”.
Sbirro: “Ahah, positivo ai cannabinoidi, bene bene mi segua”
Ragazzo ormai terrorizzato “Ma...ma..... e la mia macchina?”
Sbirro: “Oh, non si preoccupi gliela sequestriamo noi”.
Dall'altra parte della strada passa il vecchio che sbandando e rischiando di sbattere contro la chiesa urla “ Signor poliziotto, siate duri con qui ragazzacci, non la devono passare liscia.”
Il giorno dopo il diciottenne non ha più la patente, ha una multa da pagare enorme, i suoi genitori saranno incazzatissimi e lo vedranno come un drogato, cosa che probabilmente a lungo andare, lo farà veramente diventare un drogato.
E il vecchio?
Il vecchio il giorno dopo alle sei mette il suo culone molle nell'apecar e parte, per andare al bar ed ordinare “un caffe corretto vecchia romagna, e una vecchia romagna”.
E il giorno dopo ancora, e quello dopo ancora, così all'infinito, senza morire mai.

lunedì 18 ottobre 2010

FINIRA'.

Nella vita tutto finisce.
Finirà il dolore, ma finirà anche la gioia.
Finiranno le tue caramelle preferite che tieni segretamente chiuse nel cassetto.
Finiranno le spregievoli umiliazioni che la vita ti riserva.
Finirà l'età dell'inconsapevolezza e dell'immaturità, e finirà anche l'età della ragione, della maturità e della senilità.
Tutto finirà in niente. Nel Nulla più totale.
Ciò che importa, a questo punto, è chiedersi solamente una cosa:  Ma almeno,alla fine, ne è valsa la pena?
E la risposta sarà NO.