Mi disse: "Dai, non credevo che tu fossi uno di quelli?"
Risposi: "Infatti non lo sono, io non sono un generico stereotipo".
Poi sorrisi, dischiusi per il suo bel visino la mia bocca fino a mostrarle i miei denti storti che non vedevano un dentista dai lontani anni 80.
Il mio sorriso celava voglia di uccidere, ma lei riuscì ad addolcirmi con il miele che sgorgava dalle fossette che si disegnavano sulle sue guance ogni volta che sorrideva.
Poi mi raccontò di quanto fosse difficile per lei sostenere gli esami di glottologia e semiotica, dicendomi che non si sentiva portata per la linguistica.
La parola linguistica rimbalzò nella mia testa per alcuni minuti, senza trovare nessuna immagine che le corrispondesse.
Io le raccontai quanto fosse difficile per me lavare le mie mutande, i miei calzini, e tutte le altre cose. Le raccontai la noia del lavare i piatti, il tremendo disgusto del pulire il cesso ed il suo scopettino. Addirittura le dissi di quella volta in cui trovai all'interno del contenitore del suddetto scopettino strane forme di vita, e di come non riuscii a spiegarmi che tipo di creature fossero.
Lei sorrise di nuovo, spargendo miele ovunque. Mi disse che lei quelle cose non le aveva mai fatte, a casa sua le faceva sua mamma. Poi si accoccolò sul mio divano e sorrise di nuovo. Le sue fossette si ingrandirono fino a diventate vere e proprie fontane di miele che imbrattavano il mio, tanto amato quanto sacro, giaciglio.
Per alcuni minuti non parlammo ed il suo imbarazzo fu evidente.
Cominciò a sorridere così forte che vomitò miele ovunque ed io, in preda al panico, le dovetti ordinare di andarsene. Si avviò verso la porta continuando a rimettere. Mi sporcò tutto il corridoio ed il tappetino davanti all'ingresso.
Quella notte mi ritrovai solo, a carponi sul pavimento con uno straccio in mano, a cercar di eliminare il vischioso nettare degli dèi. Una parte di me pensò: "Caspita, che maleducazione però 'sta ragazza, almeno poteva pulire lei". L'altra metà rimuginò: "Caspita, quanto sono bravo a pulire. Pian piano, con molta calma e un po' di sacrifico son riuscito a tirar via tutto il viscidume giallastro. Forse è questo il mio destino. Forse è questo ciò per cui sono nato. Pulire. Pulire via lo schifo che gli altri spargono sui miei poveri e miseri averi".