sabato 30 aprile 2011

RISPOSTA AL BUKOWSKI-TEST.

Abbiamo una vincitrice signori e signore...
....ed è.....M.oi!
Brava, ti sei meritata il mio rispetto, complimenti, anche se è giusto fare le opportune correzioni.
Allora volete la risposta?
La risposta è : "My heart is a hobo".
Dove troviamo questa citazione?
In 'Factotum', edizione Guanda, pag.99.

Per chi avesse edizioni diverse dalle mie, può trovare la citazione verso la fine del capitolo 56, quando Henry parla con Brad, un tizio che lavora in questa fabbrica di abbigliamento dove Henry è stato assunto.
Il dialogo tra Henry e Brad comincia con lo scambio di una sorsata da una bottiglia e di una sigaretta. I due parlano per poco.
E poi, appena è finito il dialogo, trovate la citazione che vi dicevo:

"Buttai giù un altro sorso. Poi cantai la mia canzone preferita "My Heart is a Hobo". Loro continuavano a lavorare. Nessuno alzava gli occhi."

Ora, brutti schizoidi, se siete già andati a cercarla su youtube e avete trovato un pezzo intitolato 'My heart is a hobo' di un certo Sammy Master, una cazoncina in stile hawaianeggiante, beh, dovete sapere che con ogni probabilità non è la canzone di cui Bukowski parlava.
Questo perchè come possiamo chiaramente vedere nel viedo su youtube al secondo 0:36, sul retro della copertina del cd, in basso a destra, vediamo stampato l'anno di incisione del disco, ovvero 1988.
Come ovviamente tutti voi saprete Factotum è stato pubblicato nel 1975.
Quindi, come è possibile che Bukowski conoscesse una canzone che sarebbe stata incisa solo tredici anni più tardi? Semplice, non è quella canzone.

Io sono alla ricerca dell'autore di sta cazzo di 'My heart is a hobo'.
La mia ricerca mi ha condotto ad un nome: Johnny Burke (1908 California - 1965 New York), cantautore che incise pure lui una canzone che si chiamava 'My heart is a hobo'.
Potrebbe essere quello giusto stavolta, viste le date anagrafiche e visto anche il paese in cui Johnny nasce, la California, e come noi sappiamo bene Bukowski ha vissuto per molti anni in California.
Però boh, non ne ho la certezza. Potrebbe anche essere una canzone di qualche tizio sconosciuto a cui noi non riusciamo più ad arrivare. Mah.
Charles se mi lasciavi scritto pure l'autore io a quest'ora non strippavo dietro a 'ste ricerche.
Ho paura che la canzone in se rimarrà un mistero, però il titolo è quello 'My heart is a Hobo' e M.oi! l'ha indovinato, brava!
Ti sei guadagnata il mio rispetto.

Dai, ok, ora potete mandarmi affanculo, vi do il  mio permesso, e mi ci mando anche io stesso da solo.
Sileno27, ma vaffanculo, va!

giovedì 28 aprile 2011

BUKOWSKI-TEST.


Ho notato che il mondo dei blog è pieno di gente che ama sottolineare il fatto che legge ed ama alla follia Bukowski.
Anche io leggo Bukowski.
Ed ora ho un quesito per voi amanti del grande scrittore sbronzone:
Qual'è il titolo della canzone preferita di Bukowski?
Lo dice chiaramente all'interno di una propria opera.
Chi vuole partecipare mi scrive nei commenti la risposta e la fonte da cui l'ha presa (titolo opera, edizione, numero pagina in cui troviamo la citazione).

(Il tono saccente di questa domanda sta sulle palle pure a me, ma io sono sempre stato per tutta la mia vita quello a cui venivano fatte le domande, e mai quello che fa domande, quindi lasciatemi la soddisfazione di fare una domanda a cui, penso nessuno, sarà in grado di dare risposta).

(Mi manca un po' l'università).

(La risposta ovviamente sarà postata prossimamente).

(Chiaramente chi indovina senza barare, e me ne accorgo se barate o copiate, vince un premio).

martedì 26 aprile 2011

SULLA STRADA.

Vi ho visto eh ieri sera, mentre stavate bestemmiando con la prima inserita.
Un branco di coglioni incolonnati che procedono ai 20km orari per un periodo di tempo variabile per ciascuno di voi, ma comunque insopportabile per ognuno di voi. Ed eravate tutti incastrati lì, tra quelle lamiere e quei pneumatici.
Nell'aria si sentiva l'odore della plastica squagliata, della gomma calda, dell'asfalto in ebollizione.
E sempre nell'aria correva un flusso sonoro costante e perpetuo di bestemmie, per non parlare delle attribuzioni che davate alla Madonna e al suo povero figliolo.

E vi ho visti, tutti quanti, uno ad uno.
Eravate disperati.
Alcuni erano sull'orlo delle lacrime, altri sull'orlo dell'isteria e sarebbero scesi e avrebbero iniziato a camminare in direzione di casa. Alcuni erano veramente ma veramente incazzati.

Il peggio però è stato quando siamo arrivati tutti e quanti insieme, incollonnati ed imbottigliati al casello autostradale. Lì sì che è stato l'apice del vostro avvilimento.
Tutte le file per pagare con telepass e bancomat erano vuote e libere, e le poche macchine che passavano di lì sembrava che non decelerassero neanche. Andavano dritti e veloci in quarta mentre tutti voi eravate stipati l'uno dietro l'altro in coda, per pagare dei soldi all'autostrada. I caselli per pagare con denaro contante erano cinque, ma solo due di essi erano aperti. E voi non riuscivate a spiegarvi come fosse possibile che ci fossero miliardi di chilometri di coda e lì ci fossero meno della metà dei caselli disponibili aperti. Probabilmente, se quei caselli fossero stati aperti in cinque, anzichè in due, voi sareste già stati a casa a dormire beatamente.

Eravate afflitti e abbattuti.
Chi si metteva le mani nei capelli, chi guardava con sguardo vitreo oltre il proprio volante, chi si addormentava accasciato sul volante, chi si rullava delle canne, chi fumava tre paglie senza filtro alla volta, chi si beveva bottiglie di chianti, chi si guardava la tv, chi faceva un cruciverba, chi si pigliava un valium, chi litigava con i nonni e spiegava che no, non si riusciva ad arrivare a casa per ora di cena, forse verso le due di notte; chi si prendeva un tranquillante, chi iroso e funesto, sbraitava ad alta voce delle grosse bestemmie incazzate.
E la cosa più divertente è che dovete pure pagare, per ammassarvi tutti lì in colonna. Ognuno di voi si mette lì in fila, e paga il prezzo deciso dall'autostrada pensando nervosamente a tutta l'inefficenza e al cattivo funzionamento e alla pessima organizzazione della gente a cui sta dando i propri soldi sudati.
E dare dello stronzo al casellante purtroppo non cambia le cose.

Voi umani siete divertentissimi. Ci rivediamo tutti quanti per il week-end di ferragosto, al rientro, ore 20.30-21 come stabilito dal piano 'partenza intelligente', incollonnati all'unico casello che terranno aperto quelli dell'autostrada, così avremmo la certezza di essere imbottigliati per benino e creare di nuovo quello spettacolare effetto sonoro, ampio e ridonante, di bestemmioni incazzati.



mercoledì 20 aprile 2011

VATTENE VIA GIORNATA DI SOLE.

E a volte succede che anche se il tempo là fuori è bellissimo: c'è il sole, ogni albero è verde, le fragole crescono succose e ogni fiore è sbocciato, tu non riesci comunque a trovare pace. E ti sembra che il mondo sia una gran merda di posto in cui vivere, che questo non è di certo il migliore dei mondi possibili, ma probabilmente è il peggiore cazzo, si Leibniz sto parlando a te.
E anche se tutto il mondo è riunito fuori: al bar, al parco, in centro, in gelateria, a te non va lo stesso di uscire.
Non riesci bene a capire la motivazione ma proprio oggi non hai voglia di uscire.
Preferisci fare arrivare sera e non fare nulla, preferisci lasciarti vegetare sul divano o sull'amaca.
Tanto sai che se esci la fuori probabilmente quando torni a casa avrai più problemi di quelli che hai adesso.
Meglio stare in casa, meglio non fare assolutamente niente, meglio non complicare ulteriormente questa esistenza. Già è abbastanza complessa.
E anche la natura è una donna bastarda: si cambia d'abito dopo lunghi mesi di freddo e ti esclama a gran voce: 'Cambio stagione ragazzi: guardate qua che colori e che bell'abito che ho addosso e iniziate a spogliarvi'.
Ma a me non mi freghi.
Puoi cercare di celare dietro a tutti quei fiori e colori lo schifo grigio di questo che è il peggiore dei mondi possibili, ma io so che appena esco lo schifo mi salterà addosso, con o senza il tuo buon profumo floreale, quindi puoi smetterla di fingere con me, ho capito il tuo trucco e non ci casco.

lunedì 18 aprile 2011

SORRIDI.

Io mi chiedo per quanto tempo ancora dovrò tenere questo falso sorriso stampato sulla faccia.

FACEBOOK.

Io odio Facebook perché in genere odio le persone, soprattutto quando interagiscono tra loro. Facebook tira fuori il peggio degli uomini e delle donne.
Le ragazzine egocentriche si fanno foto da troie,
gli uomini perdono la loro dignità e diventano delle ragazzine.

Dai venitemi a dire: 'eh, ma come sei asociale cazzo, pensa ai tuoi amici lontani che magari senti raramente, grazie a Facebook potresti avere l'opportunità di sentirli quando vuoi e sapere tutto quello che fanno..'
Io ho amici lontani che sento regolarmente, via telefonica.
Non ho bisogno di Facebook, anzi probabilmente se dovessi sentirli tutti i giorni e sapere tutto quello che fanno mi verrebbero a stare antipatici alla lunga.

'Ma puoi pubblicare tutte le tue foto e vedere quelle degli altri'.
Beh, su questo forse sono rimasto traumatizzato già da piccolo quando a cene e compleanni di famiglia ti tiravano fuori la torta, e tu dentro di te pensavi: 'è la cosa più bella che ho mai visto: mangiamola, mangiamola, mangiamola' e invece dovevi aspettare e sorridere falsamente agli scatti del flash fino a quando, dopo venti minuti, ti potevi finalmente mangiare la torta.
E la torta era talmente buona che ti faceva dimenticare quei venti minuti di agonia.
Come dicono gli Skiantos 'il gelato è il mio conforto, mi ripaga d'ogni torto.'
Io odiavo il momento in cui tutti dicevano 'dai facciamo le foto', io tutt'ora odio la ragazzina di turno che finita la cena esclama ebbra 'dai facciamo le foto'. Ma perché cazzo devi fare sempre e costantemente delle foto? Hai paura che la tua vita ti scappi dalle mani? Hai bisogno di una costante testimonianza fotografica di tutto ciò che fai? Non puoi scattare un'istantanea per ogni attimo della tua vita, cazzo, la vita ti scapperà comunque dalle mani e tu non puoi farci assolutamente nulla.

E il classico momento a settembre, quando tutti tornano a casa dalle vacanze e si fa la cena e si guardano tutte le rispettive foto: ma dico io, che due palle.
Non ho voglia di vedere un cazzo di istante impresso su carta stampata, cerca di raccontarmelo tu con le tue parole e io me lo immaginerò e sarà come avere una tua immagine con dedica, perché la rappresentazione me l'hai descritta tu e insieme all'immagine mi lasci anche una parte di te, della tua esperienza.
Dio come sono melodrammatico,a volte non mi sopporto, anzi succede spesso.

E all'inizio si parlava di Facebook e ora non so neanche bene come ricollegarmi comunque, una cosa è certa, io odio Facebook.

giovedì 14 aprile 2011

SPIT IT OUT.

Sempre ripensando a Shining guardate cosa mi ha consigliato di vedere la persona che dorme al mio fianco.

martedì 12 aprile 2011

GIANNI, L'OTTIMISMO E' IL PROFUMO DELLA VITA.

C'è questo ragazzo, che chiameremo Gianni che ha passato davvero una brutta giornata.
A lavoro è stato rimproverato duramente per un errore che non aveva commesso, ma che aveva fatto Silvio.
Gianni però non è un bambino piagnucoloso e non si mette di certo a brontolare o ad obiettare contro l'incazzoso capo che lo riempiva di insulti. E così facendo si assume tutta la colpa del danno fatto da Silvio.
Una piccola parte dentro di Gianni spera che Silvio sarà riconoscente del gesto altruista che gli ha riservato, che ne so magari gli offre un aperitivo all'uscita di lavoro, così per dire grazie e fare due chiacchiere.
Ma non è così. Silvio quando esce fa un sorriso sprezzante in direzione della faccia triste ed allungata di Gianni. Un sorriso che vuol dire 'ciao ciao coglione'.
E se ne va a bordo della sua Yamaha. Gianni ha sempre desiderato possedere una moto, ma l'unica cosa che possiede è una vecchia punto scassata, gentile concessione degli ormai anziani genitori.
Gianni è frustrato e leggermente intristito all'uscita di lavoro, allora decide che prima di passare a casa dove lo attendeva il gatto e una cena solitaria si sarebbe concesso una birra; diamine un'ottima birra, aveva voglia di una Guinness spillata dall'Irish Pub.
E li si reca, con un nuovo sorriso sulle labbre, un'impronta velata di una nuova speranza.
L'Irish pub è aperto, quei bei tavoloni e sgabelli alti di legno sono lì, che lo attendono.
Gianni ordina al barista a voce alta e con tono gioioso 'una pinta di Guinness'.
Il barista lo osserva e gli dice che purtroppo la Guinness è finita ieri sera e arriverà solo domani.
Gianni cambia espressione in viso e ritorna alla sua classica faccia triste ed allungata.
Beve una birra mediocre, che non era quella che voleva, chiedendosi come diavolo sia possibile che all'Irish Pub finiscano la Guinness. Va beh, sono cose che possono succedere.
Uscendo dall'Irish Pub Gianni nota che sotto il portico proprio di fronte a lui c'è la ragazza che gli piace: Maria.
Maria è bellissima, è alta, magra, ha lunghi capelli biondi e gli occhi azzurrissimi.
Con il tipico nodo in gola di chi è innamorato e un sorriso che brilla di una nuova speranza va verso Maria per salutarla e Maria si gira dalla sua parte e sorride. Un grosso ad ampio sorriso che fa vibrare tutto il corpo del povero Gianni.
Gianni: 'Hey ciao, come stai? Che ci fai qui?'
Maria: 'Ciao io tutto ok e tu? Oh niente aspetto che il mio ragazzo finisce di fare bancomat e poi andiamo a cena.'
Gianni nota che qualche metro più in la, a fare la fila per prelevare denaro dal bancomat, c'è Silvio che fuma una sigaretta spazientito. Silvio è girato dall'altra parte e non riescie a vedere Gianni.
Gianni guarda Maria negli occhi e gli dice: 'Oh beh, buona cena allora, mi dispiace ma devo scappare, anche a me mi aspettano per cena.'
Maria:' Oh bene, beh buon appetito, ci si vede in giro prossimamente allora.'
Gianni con un falso sorriso stampato sul volto che vuole celare la sua faccia triste ed allungata dice: 'Oh si certo, a presto'.
Gianni si accende una sigaretta e percorre la strada che lo porterà a casa, dove ad attenderlo per l'ora di cena c'è una confezione surgelata di Sofficini.
Anche se sa che si maledirà accende la tv perchè tutto quel silenzio per casa lo fa sentire parecchio solo. La tv si sintonizza su una nota pubblicità che esordisce a gran voce dicendo: 'Gianni, l'ottimismo è il profumo della vita.'
Gianni bestemmia forte contro la tv e la spegne. Butta nel bidone quei cazzo di Sofficini merdosi e apre la bottiglia di vodka. E la beve tutta, durante la serata. E sapete qual'è la cosa più triste di tutta questa storia? Che Gianni sono io.

lunedì 11 aprile 2011

I VERI AMANTI DELLA BIRRA BEVONO LA BIRRA ANCHE CALDA.

Alcuni anni fa si andava sempre al parco.
A qualsiasi orario, anche di notte, con qualsiasi condizione meteorologica, anche la neve.
Si andava tutti e quanti al parco e ognuno arrivava quando cazzo gli pareva.
E se non avevi niente da fare alle due del pomeriggio andavi la e ti trovavi già qualcuno seduto sulle panchine, che si rilassava.
Non eri mai solo, al parco. Ognuno portava qualcosa, chi più o chi meno, e si aspettava che la luce del sole se ne andasse a fanculo e lasciasse posto alle tenebre notturne.
C'erano tante persone, molto diverse tra loro. C'era chi alle due del pomeriggio arrivava con un pacco da sei di birre, c'era chi passava solo verso le 5 o le 6 dopo lavoro. E si beveva, si fumava e si parlava. E si guardava la gente a passeggio.
La signora che portava in giro Ettore, il bassotto più ciccione di questo mondo: una povera creatura che aveva una panza assurda che gli strisciava sull'asfalto e sul terreno mentre camminava.
Il tipo mezzo matto che lavorava nella stazione dei treni.
Rosa, una giovane ragazza con figlio piccolo appresso che controllava che Antonio, il marito, non venisse da noi o non fosse seduto sulle nostre panche con una birra o una sigaretta in mano. E poi ogni tanto si poteva pure scorgere mia madre in bicicletta.
Io ero un frequentatore assiduo del parchetto che vi ho descritto, e come me, altri ragazzi giovani. Bevevamo birra, parlavamo di stronzate e di cose serie, per tutto il giorno. Non facevamo altro che bere, fumare e parlare. Come vi ho già detto prima ognuno portava qualcosa, era come un accordo tacito tra persone e a volte capitava che sotto le panchine si accumulassero birre che venivano bevute lentamente. D'estate queste stavano lì, sotto le panche, a scaldarsi e scaldarsi fino a diventare quasi imbevibili. Verso la fine del pomeriggio, arrivava regolare lo stracciacazzi appena uscito dal lavoro ed esordiva così: 'Passatemi una birra'. Noi gliela davamo e lui ci rispondeva 'Ma cos'è sto pisciazzo caldo, cazzo non si riescie nemmeno a bere'.
Io ed il mio amico che sa il tedesco ci guardavamo con un sogghigno saccente e poi lui esordiva: 'I veri amanti della birra, bevono la birra anche se è calda'. E io aggiungevo: 'Se non la vuoi bere vuol dire che non ti va, passala qui che la bevo io'. Ed era vero.
Se ti lamenti delle condizioni di mantenimento della birra, vuol dire che non sei un amante della birra. Se ami la birra la bevi e basta, qualsiasi siano le condizioni.

martedì 5 aprile 2011

CHIEDI ALLA POLVERE.

Sempre parlando di trasposizioni cinematografiche di opere letterarie, mi è venuto in mente uno dei rarissimi casi in cui mi sono letto il libro e poi successivamente ho visto il film senza rimanerci  troppo male.
L'opera letteraria in questione è 'Chiedi alla polvere' del grande John Fante, mentre il film è l'omonimo americano 'Ask the Dust', un film del 2006 con Colin Farrel e Salma Hayek diretti da Robert Towne, ma va beh, tanto non ve ne frega niente.

Bella la storia narrata dal libro, perfetti i due attori come personaggi.
Sopratutto la Hayek, impeccabile nel ruolo di Camilla Lopez.
E ugualmente bravo Colin Farell nel ruolo dello scrittore italo-americano.

Ma voi non sapete neanche di cosa sto parlando, giusto?


lunedì 4 aprile 2011

COSA HANNO FATTO AL FINALE DI SHINING?

So che non vi sembrerà possibile ma io fino a ieri non avevo mai visto Shining, il film.
O magari l'avevo visto ma dopo due minuti ero caduto addormentato.
O magari l'avevo guardato senza seguirlo attentamente.
Io non so se qualcuno di voi abbia mai letto il libro; io si ed è veramente bellissimo, come molte delle opere di King.

Non mi interessa se Kubrick ha cambiato qualche scena, qualche avvenimento, qualcosa che nel libro era scritto in un modo e nella sua rappresentazione cambiava.
Io lo capisco, davvero.
Come avrebbe potuto il povero Kubrick, ad esempio, rappresentare cinematograficamente le siepi a forma di animale nel giardino che si muovevano e che spaventavano la famiglia Torrance?
Insomma, io capisco i riadattamenti ed il fatto che tutto quello che sta scritto sul libro a volte non può essere rappresentato. Lo capisco e lo accetto.

Però Kubrick mi ha stuprato il finale della storia.
Questo è un dato di fatto.
Io volevo vedere quel cazzo di Overlook Hotel saltare per aria.
Volevo vedere il bambino incastrare il babbo dicendogli "c'è qualcosa di cui ti sei dimenticato", e BOOM, la caldaia che Jack doveva controllare salta per aria insieme a tutto l'hotel e a Jack.
Io volevo vedere in lontananza la sagoma di Jack che bruciava e moriva insieme all'hotel.
Volevo che Hallorann sopravvivesse, e invece.
E invece mi sono dovuto accontentare di vedere questo. Mah.