lunedì 27 giugno 2011

GENTE CHE AMA.

Esistono fondamentalmente tre categorie di innamorati.

1. Quelli che amano solo quando soffrono.
Questi esseri umani simili a zerbini sono dei sadici masochisti. Gli piace farsi del male e stanno bene solo quando stanno male. Davvero. Sono fatti così e per quanto tu li vorresti rasserenare e dirgli di smetterla di autoinfliggersi del dolore, loro continueranno imperterriti ad autoinfliggersi la sofferenza di cui hanno bisogno.
Alcuni esempi pratici di coppie che rientrano in questa categoria: la donna picchiata dal proprio uomo, che ama ed accetta le botte e la sofferenza con gli occhi chiusi senza rendersi conto dell'esistenza di merda che vive, e l'accetta senza nemmeno intravedere le infinite possibilità che avrebbe.
L'uomo zerbino che accetta ogni angheria dalla sua donna. Annulla la propria dignità e per amore di lei arriva persino ad accettare i tradimenti. La donna è come una piccola bambina viziata che chiede ogni volta qualcosa di sempre più doloroso e l'uomo sorride mentre guarda gli occhi della sua bella ed entra nella macchina della tortura. E gode nel vedere la soddisfazione della sua torturatrice.

2. Quelli che cacciano.
Quest'altra categoria di innamorati è molto particolare. Sono audaci ed intraprendenti e vivono in un mondo popolato da piccole prede. Il cacciatore va, conquista, e anche quando ottiene un'ottima preda, la più ambita, cade in un tristissimo circolo vizioso. Anche una volta conquistata Angelina Jolie o Brad Pitt che sia non sa accontentarsi e i suoi occhi puntano subito ad una nuova preda. Il cacciatore è una persona triste, incatenata dal suo stesso istinto che ricerca costantemente la novità, anche quando riesce ad ottenere il cielo desidererà talmente forte anche tutto il resto dell'universo da non godersi nemmeno per un'istante la bellezza smisurata del cielo.
Penso che per questa categoria non ci sia neanche bisogno di esempi. Lo sappiamo tutti perchè tutti quanti noi almeno una volta nella vita abbiamo avuto a che fare con un cacciatore/cacciatrice che ci ha tolto il cuore per poi buttarlo nel bidone della spazzatura dopo una settimana. Quindi chiudo con un'ultima necessaria informazione: il cacciatore/cacciatrice non smetterà mai di cacciare. Sta scritto nel suo istino, nel suo dna, nella sua genetica. Fidatevi, non cambierà e condurrà la sua triste vita passando da un fiore all'altro.

3. I beati.
Li riconoscete subito. Hanno il viso rilassato ed il volto disteso e riescono ad affrontare ogni merda che la vita gli butterà in faccia con il sorriso sul volto e senza nemmeno sentire la puzza di merda che hanno intorno. Sembrano avvolti da una luce, da un'aura speciale. Condividono cose che il resto del mondo non conoscerà mai. Sono in perfetto equilibrio, sempre. Pensateci.
Pensate a quella coppia di amici che avete e che stanno insieme da ormai quindici anni. Confrontateli con tutte le altre coppie, anche con coppie molto felici o molto durature. Ecco, li vedete? Sono rilassati e sereni, in perfetto equilibrio, mentre le altre coppie non hanno la stessa espressione, l'espressione di beatitudine che questi due si portano scritta sul volto. Le storie d'amore dei beati non finiranno mai. Nessuno lascerà l'altro e continueranno a vivere per sempre, oltre il tempo ed oltre lo spazio.

venerdì 24 giugno 2011

MI PIACE RICEVERE UN BACIO SULLA FRONTE, DOPO CHE SONO STATO FOTTUTO.

"Se ti va potresti portarmi almeno a cena. Potresti offrirmi del buon vino bianco e dell'ottimo pesce, perchè mi piace bere e mangiare prima di essere fottuto.
E poi potresti anche preparami un joint, perchè mi piace fumare dopo che sono stato fottuto."
Inspired by Eric Cartman, in "Humancentipad".


Il film 'The Human Centipede' continua a mietere vittime.
Guardate la puntata di South Park intitolata 'Humancentipad'.
E se non la guardate, sarete costretti comunque a vederne un'immagine.
Eccola qui.

giovedì 23 giugno 2011

CADENDO.

Cosa rimane ad un uomo quando perde fiducia nei propri ideali?
Cosa rimane ad un uomo quando non ha più alcun punto di riferimento?
Cosa rimane ad un uomo quando scopre che le sue teorie erano sbagliate?
Cosa fa un uomo davanti al fallimento?
CADE.

lunedì 20 giugno 2011

IL PICCOLO DIAVOLO DELLA PARANOIA.

Ero ad una festa la prima volta che l'ho visto. Un grande party su una collina, con otto sound systems che pompavano bassi a palla. Pioveva, c'era fango ovunque e persone semiumane ricoperte di fango dalla testa ai piedi ballavano come zombie.
Il terreno della collina era pieno di buche create appositamente dal buon Dio per farti cadere ogni 5 minuti. Io poi quando sono fuori di me tendo sempre a cadere spessissimo. Anche sul liscio asfalto. Ed è stato per colpa di quelle buche che l'ho incontrato. Stavo ballando allegramente con le braccia in aria in vicinanza del sound system drum'n'base. Un piede inciampa in una di quelle buche maledette e io cado in ginocchio sul suolo. Il risultato è stato che ora ero ricoperto di fango come tutti gli altri. E in più avevo una caviglia dolorante. Decisi allora di andare un attimo a sedere in un angolo, controllare la caviglia, riposarmi un po' e poi ripartire per la festa. Ma non riuscii più a partecipare alla festa per colpa sua.
Io ero felice, allegro, in estasi, ma quello appena ha visto la mia caviglia gonfia ha iniziato a rompere il cazzo.

Sileno: "Dai dai, è tutto a posto, fa un po' male ma posso comunque tornare a ballare. Su in piedi forza."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ma che cazzo dici, sei deficente? La tua caviglia è gonfia, probabilmente te la sei rotta: oh mio dio, siamo nella merda".
Sileno: "E tu che cazzo di creaturina sei? Sei orribile. Comunque stai tranquillo brutto mostriciattolo che qui Sileno si rialza e va ballare: nulla di rotto, non ti preoccupare, fa solo un po' male".
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ma sei idiota? Hai la caviglia rotta, se ti alzi e la sforzi si romperà ancora di più, magari finirà che ti dovranno amputare una gamba. Mamma mia questa è una situazione tragica. Sei inchiodato su questa collina senza possibilità di muoverti. Morirai qui sopra."
Sileno: "Ma che cazzo dici? Guarda adesso mi alzo in piedi e vado dai miei amici che mi diranno cosa è meglio fare."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Stai attento idiota e tieni quegli occhi aperti che è pieno di buche ovunque e se mai dovessi ricadere saresti fottuto per sempre, lo sai questo vero? Guardati intorno, ci sono solo punkabbestia ultramarcissimi, chi credi che ti aiuterà? Tieni quei fottuti occhi aperti, coglione."
Sileno: "Ok, creatura stracciapalle, occhi ben aperti."

Sileno riesce ad alzarsi in piedi. Fa due passi. Torna ad inciamparsi in una maledetta buca.

Sileno:"AAAAAHH! CAZZO CHE MALE!"
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Idiota che non sei altro, devi tenere quei fottuti occhi aperti. Ti rendi conto che non puoi camminare ad occhi chiusi?"
Sileno: "Ma io avevo gli occhi aperti."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ah beh ecco, a posto, se per te quelli sono occhi aperti. Sei fottuto alla grande amico, non vedi che i tuoi occhi sono aperti solo in una millimetrica fessura. Sono praticamente chiusi cazzo. E noi qui siamo fottuti: fottuti alla grande, non ti riesci nemmeno ad alzare in piedi te ne rendi conto"
Sileno: "Senti, sei un tipo un po' negativo eh: dai adesso riprovo ad alzarmi, andiamo a cercare i miei amici e magari raggiungo la macchina e mi riposo lì per un po'."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "I tuoi occhi sono chiusi. Per terra è pieno di buche. Come pensi di riuscire ad arrivare all'altro capo della collina?"
Sileno: "Ce la faccio, ce la faccio, adesso inizio ad alzarmi in piedi".

Sileno con moltissime difficoltà riesce a conquistare una postura eretta.

Sileno: "Hai visto piccolo mostro. Sono in piedi. Non stiamo ancora morendo".
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Attento coglione dietro ai tuoi piedi c'è una buca, cerca di non barcollare all'indietro."

Sileno cade.

Sileno: "AAAAAHH. CAZZO CHE MALE. Sono caduto di culo stavolta. Oh mio dio che male, mi sono rotto il coccige."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Siamo fottuti. Guardati non riesci nemmeno a stare in piedi, probabilmente hai una caviglia ed il culo rotto, non possiamo contare sull'aiuto di nessuno. Te lo dico io che succederà qui: domani mattina, quando arriveranno gli sbirri a sgomberare questo cazzo di inferno ti troveranno qui, solo, piagnucolante e dolorante, su questa collina del cazzo".
Sileno: "Oh cristo, credi veramente? Merda, in tal caso è meglio se mi libero le tasche da ogni roba, che se arrivano gli sbirri non voglio farmi sgamare." Detto e fatto Sileno buttò via ogni cosa che aveva in tasca.
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Finalmente un pensiero sensato. Senti, non si può stare qua: lo vedi quel tipo laggiù che sbocca? Tra poco verrà verso di te, non ti vedrà perchè sei lì rannicchiato come un cane in quella cazzo di buca, e ti cadrà addosso e ti romperà l'osso del collo, ed io voglio evitarlo. Noi dobbiamo andare a chiuderci in macchina ed aspettare che questo putiferio finisca."
Sileno:" E come facciamo? Ti prego aiutami ho male dappertutto e non voglio che quel tipo laggiù mi caschi in testa."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Il problema sono i tuoi occhi. Se solo tu riuscissi a tenere almeno un occhio aperto. Ci sono: io ti tengo un occhio aperto, tu cerca di aprire anche l'altro, e poi andiamo dritti dritti nel sedile posteriore della tua macchina."
Sileno: "Piccolo mostro, io ho paura, ma penso che con te ce la posso fare. Ora mi alzo in piedi e andiamo."

Sileno si alzò in piedi ed iniziò a camminare.

Piccolo Diavolo della Paranoia: "TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è una buca che sembra un cratere"
Sileno: "AAAAAHH. CHE MALE."
Piccolo Diavolo della Paranoia:" Non pensare al dolore e continuiamo, quando sarai in macchina sarà tutto finito. TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è un punkabbestia che corre verso di te"
Sileno: "Oh mio dio, cosa vuole da me. Attento, attento AAAAAHH CHE MALE, mi ha dato una spallata."
Piccolo Diavolo della Paranoia:" TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è una buca davanti a te."
Sileno: "AAAAHH CHE MALE."

La cosa andò avanti così finchè non raggiunsero la macchina. Appena Sileno riuscì ad appoggiare il suo culo dolorante sul sedile posteriore della sua auto il piccolo diavolo della paranoia se ne andò.
Dopo alcune ore, quando il sole era ormai alto in cielo, gli amici di Sileno tornarono verso la sua macchina. Lo trovarono sdraiato sul sedile posteriore con la bocca completamente aperta. Gli chiesero dove cazzo fosse finito e gli dissero che l'avevano cercato per tutta la notte. Ora era il momento di ripartire.
Amico: "Oh Sileno, facciamoci l'ultima fumata o l'ultima tirata e poi partiamo. Dovresti avere ancora qualcosa in quelle tue taschettine magiche eh?".
Sileno:" Si, guarda nelle mie tasche, guardaci tu perchè io non mi riesco a muovere mi fa male tutto".
Amico: "Ok bello, ok. Tasca destra niente. Tasca sinistra niente. Ma allora, mi prendi per il culo?"
Sileno: "Cazzo, è vero, ho buttato via tutto".
Amico: "Sei proprio una merda. Continua a dormire va che quando ti sei ripreso ti faccio patire un altro po' di male."
Sileno: "Hey stronzo. Stavo per morire su quella collina."


venerdì 17 giugno 2011

NON GUARDATE QUESTO FILM.

Ieri sera ero sdraiato sul mio lettone matrimoniale da solo, la dolce persona che dorme al mio fianco era uscita. E così spente le luci ed arrotolato la cartina, mi son detto: 'beh dai, guardiamoci un film, mi avevano consigliato questo "The human centipede", chissà com'è'.
Spingo play e per la prima parte del film va tutto bene: classico film horror dove due ragazzine sgallettate si perdono nel bosco e vanno a bussare alla porta del loro assassino.
Classica trama da film horror, classici avvenimenti che ormai non ti fanno più alcuna paura perchè grazie alla cinematografia americana sei cresciuto anestetizzato ad ogni tipo di scena disgustosa, violenta, macabra, sanguinolenta.
Solo che il sequestratore in questo caso non è un uomo deforme che ti vuole scuoiare per avere la tua pelle, non è in contatto con gli alieni, non ha una motosega in mano. Non è nemmeno un fottuto psicopatico che vuole giocare a 'farti apprezzare la vita'.
Il sequestratore è un dottore ultrasciroccato che vuole fare qualcosa di orribile. Ma orribile in una maniera che l'anestesia da cinematografia americana non ha più alcun effetto sulla tua fragile persona.
In sintesi il progetto del dottore è questo: vuole creare un centopiedi umano.
Come? Lascio parlare le immagini.




Ci tengo a sottolineare che questi sono i disegni usati dal dottore-sequestratore per spiegare alle proprie cavie cosa gli sarebbe successo, e non sono assolutamente stati fatti da me. Non potrei mai fare una cosa del genere. Comunque, tornando al film, è una visione scioccante.
Cazzo, ma chi diavolo può aver pensato ad una cosa del genere, anche solo per farci su un film? Qual'è la mente malata che una sera si è messa lì, sul proprio tavolo, pensando a come poteva creare un film su un umano centopiedi ed ha trovato la soluzione nella logica 'attacco la bocca all'ano'.
Cristo, lo vorrei conoscere e rinchiuderlo per sempre. Non in una cazzo di gabbia o ancora peggio in un ospedale psichiatrico: io lo voglio nella cantina di casa mia, così quando mi va scendo giù e lo massacro di botte urlandogli contro: 'allora hai ancora intenzione di parlare di ani e bocche attaccati?'. Oppure, potrei provare a fare lo stesso esperimento su di lui. Però non lo attacco ad altri uomini, ma cucio la sua bocca all'ano del mio cane. Così lui la smette di dire stronzate ed io invece avrò creato un cane-uomo. O un uomo-cane. Peccato che le mie conoscenze mediche si esauriscano a 'disinfetta e metti un cerotto'.
Va beh, ora non vado oltre che non vi voglio rovinare la trama.
Se avete intenzione di guardare 'sto cazzo di film mi raccomando: non bevete, non fumate ma soprattutto, tenetevi un grande secchio di fianco: servirà per il momento in cui vomiterete.
E credetemi, voi vomiterete.

mercoledì 15 giugno 2011

IL QUIETO VIVERE.

Vivere è disorientante.
Non so se vi è mai capitato di svegliarvi e magari pensare a tutte le cose che dovete fare in giornata: devo andare all'ufficio per quella scartoffia, devo correre a prendere il treno, devo parlare con mio fratello. Insomma sei perennemente di corsa, con tutta questa lista nella testa di cose da fare, e di piani d'attuare, e sbrigati che se no perdi il treno.
Ed un giorno ti risvegli e mentre organizzi freneticamente le ore della tua vita dedicandole a ciò che più ti disgusta, o più semplicemente a ciò che meno ti interessa di questo mondo, ti chiedi:
"Hey, ma dove cazzo sto correndo? Cosa sto facendo? Dove sono? Ma sopratutto, cosa sono diventato? Sono davvero io quello? Perchè non riesco più a riconoscermi?"
Perché ti sei perso. Perché hai tradito te stesso e le tue idee, e per che cosa? Per il consenso del resto della società. Per dei pezzi di carta a cui gli uomini danno un valore smisurato. Per il quieto vivere.
Si. Hai venduto te stesso per avere in cambio tutta questa merda, che non ti serve a nulla.
Ma perchè hai tradito te stesso? Come può essere possibile che proprio io, che mi amo così tanto, ho tradito il mio stesso io?
Perché se hai un'idea diversa da tutti, che non sia compresa nelle categorie socialmente accettabili di bianco o di nero, la gente ti guarda con diffidenza all'inizio, e dopo alcuni mesi ti evita come la peste. E tu sei un animale sociale, non puoi vivere solo ed estraniato dal mondo. Allora falsamente ti ritrovi ad ammettere che si, è come dicono loro: c'è solo bianco o solo nero, e non esiste il grigio. E lo dici nonostante il fatto che tu nel grigio ci credi veramente. Nello stesso istante però, in cui tu asserisci che il grigio non esiste, anche se magari dentro di te credi ancora alla verità del grigio, tu tradisci te stesso. E ti perdi. Ed avrai sempre più difficoltà a ritrovarti e farai sempre più fatica a riconoscere il grigio, perchè ormai hai venduto la tua verità per la 'pace sociale', la vera verità diventa così quella dei sostenitori della 'pace sociale'; quindi c'è bianco o nero, e se vedi grigio o ti stai sbagliando o sei uno da buttare fuori dal grande cerchio sociale.
E dopo qualche anno capirai e vedrai che non riesci più a ritrovarti: anche rimescolando forsennatamente i meandri più intimi di te stesso tu non ti ritrovi, tu non ritroverai mai più il grigio in cui avevi creduto, e non ti riconosci più in ciò che fai e non sai più chi sei e cosa sei diventato.
E vai al bar, per cercare un fuggevole conforto, qualche cosa che ti annebbia per un po' la mente così non pensi più a tutte queste sciocchezze (che in realtà sono il nòcciolo essenziale dell'esistenza).
La folla del bar è come il mondo in scala ridotta: uomini disperati che si affannano per un breve e fuggevole momento di conforto.
Ma non c'è conforto, in questa esistenza: la vita è come un ring in cui tu sei al centro, legato ed indifeso, e tutta la gente sugli spalti e sulle tribune ti tira delle badilate di merda addosso, continuamente, e gioiscono nel vedere che supertarzanello si è appiccicato sui tuoi occhi stanchi e grigi.

venerdì 10 giugno 2011

COLLOQUI DI LAVORO.

Puoi provare a metterti la camicia bianca ed addirittura una cravatta decente, quella che ti ha regalato la tua prozia cinque natali fa. Puoi provare a chiudere i tuoi piedi dentro delle scarpe, quando in realtà l'unica cosa che vorresti fare è startene in ciabatte per tutto l'anno. Puoi pure provare a prenderti una carteletta, qualcosa di professionale come una piccola ventiquattrore e riempirla di fogli alla cazzo: un pezzo di malacopia della tua tesi, un paio di libri: Siddharta e Sulla strada, quattro fumetti di Charlie Brown, e ovviamente tutte le testate giornalistiche di free press che riesci ad accattare all'uscita della stazione.
E poi ti serve un blocco, una penna, tante penne anzi, ed una bottiglietta d'acqua. E cinque pacchetti di sigarette e una quindicina di accendini. E poi ti serve il cazzo di codice fiscale, i documenti, il curriculum vitae, gli attestati e le lettere d'accompagnamento. E poi sei pronto per andare ai tuoi fottuti colloqui.
Ma quel coglione idiota che sei te lo leggono scritto sulla faccia, nonostante il tuo abile camuffamento, e quella putroppo non puoi proprio raschiartela via.

martedì 7 giugno 2011

I'M A FUCKING ANTHROPOLOGIST.

Carissimo Urno1, hai ragione: ho sempre cercato di essere vago sul mio corso di laurea ma ora è arrivato il momento di tagliare la testa al toro così nessuno mi chiederà mai più ulteriori approfondimenti sulla mia vita universitaria. Io sono un fottuto antropologo. Sorpreso?
Beh, lo sono anche io.
Perchè questa scelta? Perchè io amo-et-odio l'essere umano, e volevo saperne di più. Studiando più e più culture parecchio diverse dalla nostra mi sono fatto qualche idea sull'ordine delle cose nel mondo e anche sulla natura dell'uomo. Studiando più che approfonditamente le religioni, tutte le religioni di 'sto cazzo di mondo, mi sono fatto un'idea pure su Dio o sugli Dei o su quel che è, nel caso esista.
Potrei raccontarti dei Dogon del Mali e del loro sistema mitologico-astrale e farti vedere quanto cazzo fossero avanti già molto prima che noi inventassimo i nostri mezzi supermegatecnologici. Potrei raccontarti degli Yanomamo che all'interno della foresta amazzonica brasiliana continuano incessantemente a guerreggiare tra clan con le loro piccole armi, e del fatto che questa gente abbia scoperto il ferro solo da pochi anni. Potrei spiegarti molto precisamente perchè la profezia maya della fine del mondo nel 2012 è una grossissima cazzata, ma l'ha già fatto talmente bene il mio professore alle Iene, con quel sorriso calmo e disteso, che io preferisco rimanere in disparte. Potrei raccontarti dei mille modi e delle mille sostanze diverse che utilizzano gli uomini per 'farsi' a scopi rituali e raggiungere lo stato di trance. Potrei raccontarti come sono nate le religioni e cosa le divide e cosa invece le accomuna tutte quante. Però dovevo rimanere entro le 15 righe giusto? Quindi ora chiudo. Sono stato fin troppo prolisso, come sempre.

lunedì 6 giugno 2011

MI HANNO RIEMPITO LA TESTA DI PUTTANATE INUTILI.

Qui con me mentre scrivo ci sono due persone che suonano musica tecno. Cazzo che palle, anche il lunedì devo essere sottoposto a queste onde di bassi violenti.
Il lunedì dovrebbe essere il giorno di ripresa delle normali attività, di ripresa della vita ordinaria e di ripresa dalle sbornie del fine settimana. Invece per alcuni è solo un prolungamento della domenica sera.
Stamattina quando mi sono svegliato ho pensato al fatto che tutte le cose che mi hanno spiegato all'università sono completamente inutili. Ora, e in questa vita, sono completamente inutili. Tutte le dotte nozioni che mi hanno inculcato nella testa sono assolutamente inutilizzabili nella vita quotidiana.
Io non sono altro che una tabula rasa, un vaso vuoto; anzi non proprio vuoto perchè contiene tutte quelle dotte nozioni che però sono labili come l'aria e quindi ecco che cosa sono: sono un vaso pieno di aria. Che poi praticamente se ci pensi è come un vaso vuoto.

venerdì 3 giugno 2011

FESTA.

Ispirato dal meraviglioso racconto di Bill Lee mi è venuta voglia di raccontarvi della mia festa di laurea, chissà perchè non l'avevo già fatto prima. Grazie ad amicizie sono riuscito a fare la festa in un piccolo centro sociale del paese, vicino ad una zona abitata. Quindi, il tutto doveva finire alla sera presto: tipo l'una al massimo le due. Dico alla gente del centro sociale che va bene, ma visto che la festa sarebbe dovuta finire così presto io sarei partito già dal pomeriggio verso orario aperitivo. E così verso le sei o le sette parto da casa con tutti i preparativi pronti in macchina e mi reco alla mia, cazzo alla mia, festa di laurea. Gli amici si erano già trovati alle 4 ad agghindare il locale senza dirmi niente, e quando sono arrivato mi sono visto questo salone pieno di mie foto sparse in giro ed appicciate qua e la, con tanto di palloncini e festoni appesi in giro. Alcune facevano veramente ridere e ancora mi chiedo da dove diavolo le abbiano tirate fuori. E così sono partiti gli aperitivi e pian piano è arrivata gente. Rivedo amici che magari non vedo tanto spesso e gli amici con cui esco tutti giorni fusi assieme, e si sta veramente bene, in questa aria di leggera sbornia da aperitivo.
La bottiglia di rum delle antille gentilmente offerta dal sottoscritto finisce tipo alle 8. Gli amici iniziano a diventare un po' più chiassosi. Fuori e dentro si fuma e tutto il locale è impregnato di quella classica cappa di fumo pesante che non riesci a smaltire neanche se tieni aperte tutte le finestre per un mese. Ed io sto bene: musica, tutti i miei amici, sbornia leggera che diverte, tutto perfetto.
Ad un certo punto la mia amica barista mi dice che c'è un mio amico, che chiameremo Kenny, che è veramente fuori e si sta rotolando per terra. Io ripensando alla bottiglia di rum mi accorgo che effettivamente Kenny ne aveva bevuta un bel po': diciamo che si faceva dei bicchieri normali, tipo da acqua, pieni di rum schietto e lo buttava giù e sembrava felice. E allora dico con la mia amica barista: 'ma va la dai, è che abbiamo bevuto quella cazzo di bottiglia di rum così alla secca e anche a stomaco vuoto, è un po' ubriaco ma adesso gli passa stai pure tranquilla'. Lei mi guarda stranita e torna a ripetermi che Kenny è veramente fuori, sta rotolando per terra e non riesce ad alzarsi. Gli sorrido e le dico che ok, sarei andato a vedere. Mentre mi incammino verso l'uscita vedo una cara amica e il suo tipo che non vedevo da tanto tempo, e voi dovete sapere che questi due tizi sono in stretti rapporti con Kenny. Allora gli chiedo subito di Kenny e la ragazza mi dice che è fuori a rotolarsi per terra in stato ansioso anche se sorridente. Dico pure a lei che ora vado a vedere. E così mentre torno ad incamminarmi verso l'uscita e verso Kenny noto che molta gente mi guarda e tutti mi vogliono dire 'Hey ma hai visto Kenny? Sta male'.
E allora inizio a pensare che la cosa può essere un po' più grave di quel che mi immaginavo. Non può essere solo il rum dai, lo so per certo. Ho già bevuto assieme a Kenny e cazzo, è uno che regge. Torno dall'amica mia e di Kenny e mi dice che si è fatto un po' troppo di Ketch. E allora io gli dico, 'ma quando cazzo? siam qui da neanche un paio d'ore mi pare impossibile'. E lei mi risponde che ultimamente bisognerebbe controllarlo ogni volta che va in bagno.
Vado fuori e lo vedo subito, li disteso sull'asfalto con la schiena appoggiata al muro e la faccia che sfregava sorridente contro la superficie ruvida del cemento, come se traesse piacere a grattuggiarsi la faccia. Io vado li e gli sorrido, e il suo sorriso di risposta mi dice che deve stare veramente bene in quel momento. Nel senso che: il suo corpo e anche lui sono completamente fottuti dalla botta, ma che lui in fondo in quella botta sta bene. Non riesce ad alzarsi, non riesce a stare in piedi, non riesce a camminare, non riesce a fare un cazzo, gli piace solo continuare a rotolarsi sull'asfalto, ridendo con una smorfia abbastanza disgustosa dipinta sul volto. E dovevate vederlo: si è sbucciato tutto il naso ed una parte di mento e aveva la faccia tutta sanguinante ed era un vero schifo. Poi ad un tratto è uscita l'amica mia e di Kenny ed ha iniziato a rimproverare Kenny, aveva assolutamente ragione; ma forse è stata un po' brusca per le condizioni di Kenny. E Kenny ha iniziato a piagnucolare come un bambino chiudendosi a riccio con le braccia piegate vicino al collo e la testa e le gambe piegate contro il ventre. Ha iniziato a dirmi 'Kenny è una merda', 'Kenny è una merda' ed io ho cercato di dirgli che no, non era una merda: era un amico, e cazzo è la mia festa di laurea e dobbiamo tutti essere fuori, e stai tranquillo ora ti passa, e non preoccuparti goditi la botta che dopo c'è ancora da festeggiare, e ho provato anche infine a relativizzare il concetto di essere merda con metafore del cazzo. Ma non è servito a niente. Dopo un po' la persona che dorme al mio fianco mi ha detto di andare dentro e che avrebbe controllato Kenny. Cerco di fare resistenza ma capisco che non ho speranze e vado dentro dove altri carissimi amici (i due che leggono il blog da prima di voi, se li ricordate), avevano organizzato un gioco alcolico per me. Il gioco alcolico mi ha fatto sboccare abbastanza in fretta facendo si che io a neanche all'una fossi a casa coccolato dalla dolce persona che dorme al mio fianco. E con un pacchetto regalo per una vacanza in tasca ed una nuova macchina fotografica. Li ho vinti al gioco alcolico: regalone di laurea.
Morale della storia: per me ognuno può assolutamente fare quel cazzo che gli pare, non mi sono minimamente incazzato con Kenny perchè lo capisco, io ho fatto figure di merda forse ben peggiori della sua. Ringrazio i miei amici perchè mi sono goduto la festa, però ecco: mi ha un po' traumatizzato il discorso 'Kenny è una merda', 'Kenny è una merda' che Kenny si autoripeteva da solo e a volte ci ripenso ancora.
La festa è passata alla storia come 'Festa San Patrignano', perchè: c'era Kenny che stava malissimo, il ragazzo metadone-dipendente che sfarfugliava ricette di droghe unite allo zuccherro, ed a un certo punto ogni marocchino, tunisino, algerino, insomma ogni cazzo di persona proveniente dai più lontani angoli del Maghreb era arrivata lì alla festa per chiederci del fumo e volevano bere gratis, volevano mangiare gratis, volevano dormire lì, e dopo un po' li hanno mandati affanculo e gli hanno chiuso il locale in faccia.