lunedì 19 dicembre 2011

IT'S GETTING BETTER, MAN.

Perché peggio di così non può andare.
Perché dopo che hai raschiato anche il fondo del barile, non rimane più nulla da raschiare.
Perché 'tutto finisce': ed anche i momenti più di merda sono costretti a rispettare questa regola.
Perché ogni cosa, nella vita, è ciclica; e dopo una fase negativa ci sarà sempre una fase positiva, che sarà seguita a sua volta da un'altra fase negativa eccetera eccetera.
Perché un uomo senza niente è un uomo che non ha nulla da perdere.
Perché in fondo, lo sai anche tu, e ci credi ancora.
Andrà meglio, uomo. Andrà meglio.



sabato 10 dicembre 2011

IL DISCEPOLO ABBANDONATO.

Io non ce l'ho con te, davvero. Non più. Ormai me ne sono fatto una ragione.
L'ho capito anni fa, quando ti incontrai nella piazza del tuo paese e tu non mi riconoscesti.
Allucinante. Un giorno sono la prima delle tue urgenze nella vita e due anni dopo non mi riconosci per strada.
Devi essere invecchiato in fretta da quando mi hai mandato affanculo.
Sei stato pessimo. Io sono stato un bravo discepolo e tu sei stato un pessimo maestro.
Mi hai cresciuto per tanti anni, mi hai cresciuto fino a quando non ho raggiunto livelli eccellenti, e poi mi hai mollato su due piedi a metà del percorso. E per che cosa? Per quale ragione hai rinunciato a crescere la giovane promessa che ero? Per la politica. Ti sei andato a infognare in quella merda vischiosa della politica ed hai abbandonato me, il giovane ragazzo promettente.
Io ovviamente, senza avere una guida, come pensavi che finissi? Allo sbando, completamente allo sbando.
Mi hai fatto camminare per un lungo viale e mi hai fatto scalare una montagna, una volta in cima siamo ridiscesi dall'altro versante, che era pieno di rovi, ma nonostante tutto siamo sopravvissuti, e poi, una volta scampata la morte mi hai lasciato lì, in mezzo ad un incrocio di infinite vie dicendomi: "io scelgo la via della politica, tu invece fai un po' quel cazzo che ti pare".
Ed io mi sono andato a perdere in strade che non avrei dovuto percorrere.
E dicevo, non ce l'ho con te perché le scelte le ho fatte io, sono io che ho sbagliato, non tu. Spero un giorno di trovare delle toppe che riparino gli sbagli che ho fatto.
Ho sostituito il ricordo rancoroso che avevo di te con un nuovo ricordo: quello di un vecchio ed un giovane ragazzo che leggono assieme il giornale dentro un bar. Il vecchio cerca di spiegare al giovane come funziona il mondo, ma il giovane, purtroppo, non riesce a capirlo.

martedì 6 dicembre 2011

PAUSA PRANZO.

Lavoro di fronte ad una scuola superiore.
Mentre io sono lì a fare il mio lavoro e ad aspettare la fine della giornata lavorativa orde di ragazzini urlano, cantano, imprecano, si menano, fumano ad ogni cambio d'ora.
Quanto vi invidio brutti mocciosi mostriciattoli, dio, quanto vi invidio.
Era da tantissimo tempo che non provavo una sana invidia come questa.
Se riesco, uno di questi giorni vengo a fare merenda insieme a voi.

THE CHRISTMAS POO.

"Sei proprio uno stronzo, una merda, un Mr Hankey, presente? Fottiti".

venerdì 25 novembre 2011

IL DOLORE DI UN PADRE.

Non ce la faccio più ad andare avanti così.
Ho detto a Marco che non poteva più stare in casa con noi.
Lui, non sapendo dove andare, ha scelto di vivere in garage.
Ora non ho più nemmeno un posto dove tenere la mia bici da corsa. Mi ci sono voluti due anni di straordinari per comprare e riparare quella bici. E adesso la devo lasciare in strada.
Io non so dove posso aver sbagliato, ho sempre dato a Marco tutto quello che potevo, ho lavorato tutta la vita per lui, ho cercato di essere il padre amico con cui puoi confidarti e non ha funzionato. Ho provato ad essere un padre autorevole ma non ha funzionato.
Forse non ho nessuna colpa, forse semplicemente doveva andare così, forse devo espiare qualche torto grave ed un Dio vendicativo si è scagliato contro di me in questo modo.
Questa notte ho pensato di morire. Alle cinque del mattino si sono iniziate a sentire urla e rumori di cose che venivano fracassate, distrutte. Si è svegliato tutto il palazzo. Da ogni porta del condominio in cui viviamo è uscita gente in pigiama e vestaglia per vedere cosa stava succedendo. Gente che vedo tutti i giorni, con cui parlo tutti i giorni, alcuni amici, altri meno ma diavolo, sono le prime persone che vedo al mattino e con cui scambio un "Buongiorno" e le ultime che vedo rientrando alla sera e con cui scambio un "Buonasera".
Vestiti dai nostri pigiami siamo scesi verso i garage. Il mio garage era aperto e con la luce accesa.
Marco era lì dentro e stava scagliando la poltrona a dondolo di sua nonna, ovvero mia madre, contro la parete del garage. Era fuori di sè, completamente pazzo. Aveva la giacca strappata, senza una manica, del vomito sui pantaloni e il maglione, gli occhi spalancati ed inniettati di sangue.
Vi giuro, in quell'animale satanico, per la prima volta in tutta la mia vita, non ho riconosciuto il volto di mio figlio. L'ho cercato in ogni tratto del volto ma no, non poteva essere lui, quelli non erano più i suoi occhi e quello non era il suo volto.
Luisa, mia moglie, si è subito messa a piangere ed è scappata via correndo lungo la strada. I vicini del piano di sopra, che fanno parte della schiera degli amici, l'hanno fermato e hanno cercato di calmarlo, facendolo sedere, ed io invece ero impietrito.
Sono rimasto lì, in piedi con il mio pigiama addosso e grosse lacrime che mi sgorgavano dagli occhi.
Ero sommerso dalla vergogna. Ho portato le mani al volto e mi sono lasciato sfuggire qualche grosso singhiozzo e poi ho cercato di chiedere a mio figlio cosa diavolo stesse facendo.
Lui era impazzito e gridava. Solo urla, non ha detto nemmeno una parola, solo "Aaaaah! Aaaaah! Aaaaah!" con i pungi stretti. Dopo ha iniziato a dare pungi alla parete di cemento rompendosi una mano.
I vicini del piano di sopra hanno chiamato l'ambulanza, hanno aspettato l'ambulanza insieme a me e hanno guardato, insieme a me, mio figlio che veniva portato via.
Mi hanno detto quanto fossero spiacenti, io ormai piangevo come un bambino, sentivo rabbia, dolore, e un indescrivibile senso di vergogna che mi rendeva piccolo ed impotente. Gli ho detto come mi sentivo, che mi vergognavo e mi dispiaceva per quello che era successo, e loro sono stati gentilissimi, mi hanno consolato e mi hanno detto che non c'era nessun problema.
Luisa, la donna che ancora amo, non fa altro che piangere, e io mi sento impotente e mi vergogno a mettere piede fuori di casa. Io e mia moglie siamo in pensione da ormai dieci anni, siamo vecchi, stanchi, non avremmo mai immaginato di spendere i nostri ultimi anni di vita in questa maniera. Immaginavamo una casa in campagna e tanta tranquillità dopo una vita di lavoro e di sacrifici. Magari avere anche dei nipotini da andare a trovare o da portare a scuola, o a calcio o a danza, o dovunque volessero andare. Invece Marco, in questi ultimi anni ci sta rovinando la vita. Come è potuto finire così in basso quel ragazzino sveglio, intelligente e scaltro che portavo con orgoglio allo stadio a vedere la partita? Quel ragazzino che mi rendeva fiero il giorno della consegna delle pagelle con voti eccellenti rispetto ai compagni?
Ora ha quarant'anni, è alcolizzato e drogato. L'ultima volta volta che sono andato al bar, cioè sei mesi fa, ho sentito alle mie spalle Piero e Alberto che dicevano bisbigliando: "eh, suo figlio non sta molto bene, mi hanno detto che è un eroinomane e, dopo avere dilapidato il conto dei suoi ha iniziato a fare furti nelle gioiellerie, nei negozi e così via". Come si fa ad essere così stupidi da cadere nell'eroina? Come si fa? Come diavolo ha fatto mio figlio, il sangue del mio sangue, colui che porterà avanti il mio cognome a ridursi così? Perché è dovuto capitare proprio a me?
Comunque all'inizio dicevo, non ce la faccio più, penso che alla prossima che mi combina mi verrà un colpo al cuore e ci rimarrò secco.

giovedì 24 novembre 2011

MILLE LAME, TI DICO CHE C'ERANO MILLE LAME SUL SOFFITTO, E STAVANO CADENDO SULLE NOSTRE TESTE.

Il bong era stato riempito oltremodo di quella merda non illegale chiamata Salvia Divinorum. Era uno di quei periodi in cui volevo provare droghe nuove e scimmiottare rituali religiosi degli indios d'America (chiamiamoli così? Massì, chiamiamoli così).
Ero seduto ad una tavola rotonda, con quattro persone: una aveva già provato e sosteneva "questa merda non fa un cazzo", un'altra aveva già provato e ora stava stesa al suolo con le gambe sollevate, il terzo ero io ed il quarto era sbiancato nel vedere le mutandine della seconda, che grazie alle gambe sollevate erano ampiamente in mostra. Erano azzurre, un azzurro puffo.

Accendino. Fuoco al braciere.
Aspiro, aspiro, aspiro tutto quello che posso.
Sapore acre in bocca, nei polmoni, e anche un po' nel cervello.
Prima di espirare il fumo alzo la testa verso il soffitto, guardo il lampadario, guardo il bianco dell'intonaco scrostato e quelle macchie di muffa agli angoli. Rimango un attimo in contemplazione del soffito e poi espiro.
La grigia nuvola di fumo si alza fino al soffitto, non fa in tempo ad arrivare sino al lampadario che quella nuvola si trasforma in mille lame di coltelli grossi, coltelli da macellaio o da cuoco, argentei e scintillanti, che stanno cadendo dal soffitto con la punta rivolta verso le nostre teste.
In meno di una frazione di secondo, prima che tutte quelle lame si conficchino nel mio amato testolino, faccio un balzo felino e mi nascondo sotto il tavolo. Sto lì rannicchiato per qualche secondo e poi esco dal mio nascondiglio.

"Cazzo, ragazzi, non le avete viste?"
"Sei un coglione, perchè sei scappato sotto il tavolo? Sembrava anche che piangessi, mugolavi, facevi versi strani.."
"Non le avete viste?"
"Cosa, perdio, cosa avremmo dovuto vedere?"
"Mille lame, mille lame pendevano sulle nostre teste".

Il quarto: "Dai, ora tocca a me."

lunedì 14 novembre 2011

C'EST LA VIE.

Ci sono cose nella vita che si possono sistemare,

           per tutto il resto invece c'è il Chianti.

giovedì 10 novembre 2011

GIANNI E L'INSONNIA.

Sono anni che Gianni non dorme più d'un paio d'ore a nottata.
Prendere sonno prima delle due del mattino gli appare impossibile, così sta seduto sulla sua vecchia poltrona, da solo, mentre guarda le televendite notturne.
Ogni volta che vede le pubblicità di quegli apparecchi per fare esercizio fisico si ripromette di riniziare ad andare a correre per curare di più la sua salute, anche se alla fine non lo fa mai.
Ogni volta che vede le televendite di gioielli ripensa a sua madre, e al fatto che non si staccava mai dalla televisione quando le vedeva.
Poi ripensa a Maria, al loro primo ed unico mese di fidanzamento, all'anello con diamante che le aveva regalato, alla folle cifra spesa per niente, al fatto che 'sarebbe dovuto essere per sempre' ma Maria se n'era andata dopo qualche settimana.
All'inizio riflettè sul fatto che a Maria quell'anello era piaciuto tantissimo e, da quando glielo aveva donato, non se l'era mai più tolto dal dito medio della mano destra, neanche dopo la loro rottura. In un certo senso quell'anello, che era impregnato del sudore di Gianni, viveva insieme a Maria, e quindi anche una piccola parte di Gianni continuava a vivere con lei.
Poi però si accese una sigaretta e si chiese come fosse possibile che un dannatissimo pezzo di metallo costasse più dell'intero arredamento del suo soggiorno. E si rese conto che Maria si stava facendo la sua bella vita, col suo bell'anello, senza nemmeno conservare il ricordo della sua brutta faccia.

Nelle sue notti insonni Gianni a volte siede sulla sua poltrona ad ascoltare dischi. Va matto per il blues. Altre notti si siede davanti alla sua macchina per scrivere e butta giù tutto quello che gli passa per la testa, e quando ha finito straccia tutti i fogli da lui riempiti di tristi parole e lamenti. I suoi lamenti, che nessuno potrà mai vedere.
Altre notti prende la macchina e guida per tutta la notte. A volte fa tutta la tangenziale del suo grande paese, altre volte invece arriva sino al mare.
Quando arriva al mare e osserva quella distesa infinita d'acqua aprirsi sotto i suoi occhi, sente che alla fine nulla è cambiato, che i suoi problemi e le sue riflessioni sono le stesse che si è portato dietro da casa e che lui è lo stesso uomo afflitto che era anche prima del viaggio verso il mare. Niente è variato all'interno della sua testa, ma un po' la fatica per aver guidato tutta la notte, un po' quel dolce sciaquettio delle onde che sembra volerlo consolare, quell'ipnotico rumore che va e che viene all'infinito e che sembra suonare una ninna nanna solo per lui, beh, un po' di tutto questo ed il nostro povero Gianni si addormenta sulla sabbia, rannicchiato in posizione fetale.
Si sveglia alla mattina, quando un venditore ambulante con la radio accessa passa vicino a lui per vedere se riesce a sfilargli il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni, ma Gianni, che ha vissuto la strada, blocca il polso del ladro ancor prima che le dita di questo si fossero infilate nella tasca. I loro occhi si incrociano, e non c'è bisogno di dire nulla: entrambi leggono rispettivamente negli occhi dell'altro la fame, la rabbia, la frustrazione. Il ladro se ne va scocciato mentre la radiolina che tiene sottobraccio si sintonizza su un famoso spot radiofonico che, con una catarrosa voce da vecchio, esordisce a gran voce: "Gianni, l'ottimismo è il profumo della vita".
Gianni riesce solamente a chiedersi: ma dove sono finito, e che cosa ci faccio qui?

martedì 8 novembre 2011

TAPPI.

Avrei potuto spiegartelo con un discorso, anche se so che poi mi sarei agitato ed avrei iniziato ad urlare.
Avrei potuto scrivertelo, e sarei stato veramente bravo, credimi, ti avrei fatto assaporare ogni sfumatura di quel pensiero.
Avrei potuto disegnartelo, e probabilmente sarebbe diventato un graffito nel sottopassaggio della stazione.
Avrei potuto fotografartelo, dico davvero, ma ho rotto la macchina fotografica ricordi? E' caduta con l'obiettivo aperto nella sabbia.
Avrei potuto farti un grafico con Excel per spiegartelo. Oppure una presentazione con Power Point.

Avrei potuto esprimertelo in mille modi diversi, credimi, ma quando ho visto quegli enormi tappi che ti sei messo nelle orecchie per non ascoltarmi, ho pensato che fosse meglio stare zitto e rinchiudere quel pensiero dentro di me.

venerdì 4 novembre 2011

GUARDA E SCRIVI.

Per la prima ed ultima volta (te lo prometto OrsaBipolare), copio l'idea di una rubrica che mi ha alquanto incuriosito.
La rubrica, ideata da OrsaBipolare, si chiama "Guarda e Scrivi", quindi quello che dovete fare voi appare abbastanza logico e scontato direi, no? Dovete guardare l'immagine qui sotto e scrivere la prima cosa che vi viene in mente.

(P.S. Se qualcuno fosse interessato al proprio referto psicopatologico che risulterà dalla mia analisi ai vostri commenti, mi mandi una mail e un bonifico di soli cento euro).


giovedì 3 novembre 2011

ODORE.

L'odore,
è l'unica cosa che mi fa capire
che il tuo passaggio non è stata un'allucinazione,
un semplice sogno o una mera visione.

L'odore è tutto ciò che mi rimane di te,
rimane incastrato tra le coperte,
tra le magliette e le felpe,
tutta la casa sembra assorbirlo.

Ogni cosa che è entrata in contatto con te
emana il tuo odore,
sa della tua presenza,
anche quando non ci sei.

E nei momenti in cui non ci sei
io stringo vicino al naso una tua maglia ed inspiro forte
mi rotolo dalla parte di letto in cui tu hai dormito,
che è ancora calda e che sa di te.

lunedì 31 ottobre 2011

THE GREAT PUMPKIN.

Questa notte non dovete andare a ballare mascherati da buffoni.
Non dovete fare cene, non dovete festeggiare, non dovete nemmeno andare al cinema, ma questo non lo dovreste fare mai.
Questa notte la dovete passare nel vostro campo di zucche, se il vostro campo sarà abbastanza sincero riceverete la visita della Grande Zucca (a volte tradotto anche come 'il Grande Cocomero').

Se non sapete di che cosa sto parlando e se non avete nemmeno un campo con le zucche non m'importa, tanto so che qualcuno, stanotte, starà sveglio nel suo campo di zucche.


venerdì 28 ottobre 2011

A QUESTA NOTTE.

E così sei tornata a farmi compagnia di nuovo eh?
Lo sapevo che saresti tornata, mi auguravo che avennisse il più tardi possibile, ma già lo sapevo. Io sono uno che si prepara preventivamente, e tu lo sai bene.
Sei venuta per distruggere il momento più bello delle mie giornate, sei venuta per togliermi completamente quel poco di serenità che mi rimaneva.
Ma sei anche venuta per farmi riflettere meglio su determinate cose, più che altro per darmi il tempo di riflettere, quel tempo che nella vita quotidiana uno non riesce mai a trovare.
Sei tornata, mi hai aperto un occhietto pian piano alle 3 del mattino ed hai messo in moto quei ragionamenti strani, quei pensieri psicotici che poi non mi fanno più dormire.
Ti sei addirittura rafforzata rispetto ad un tempo: una volta se bevevo una bottiglia di vino e facevo qualche joint nella serata ero sicuro che poi di notte non ti avrei più rivista, ora invece...
Ora posso bere un'otre di vodka ed assumere oppiacei ed avere comunque la certezza che verso le 3 o le 4 di notte verrai ad aprire i miei poveri occhietti.
Sei arrivata martedì notte, con il tuo fardello di pensieri strani, e non te ne sei ancora andata.
E quando arrivi, di soppiatto nella notte, a farmi quelle domande, io mi angoscio. Si, angoscia è la parola che rispecchia perfettamente la mia sensazione d'animo quando ti devo incontrare di nuovo. Arrivi, e mi fai quelle cazzo di domande che non hanno una risposta, o mi fai quei ragionamenti che mi fanno impazzire del tipo:
"Senti, ma hai visto come ti ha trattato quel tipo oggi?"
"Si, di merda, che vuoi farci, la gente è pazza."
"La gente sarà pure pazza ma tu non puoi farti trattare così cazzo, che poi guarda come ci rimani, non ci dormi più la notte."
"Senti hai ragione, ma non dormo più di notte perchè arrivi sempre tu con i tuoi discorsi contorti, ed io sono stanco, voglio abbracciare quello stronzo di Morfeo e cadere con lui nell'oblio, senti, te ne puoi andare? E' possibile?"
"Oh no, abbiamo ancora molte cose di cui parlare."
E tu puoi limitarti a fare un grosso sospiro e pazientare fino a che non sorga il sole. Alle prime luci dell'alba lei se ne va, il cane si sveglia, la casa ed il mondo intero si risvegliano, e tu, ancora una notte, non hai dormito e sei stato sveglio a pensare ai tuoi crucci psicotici.
A stanotte brutta stronza carogna portatrice di morte dell'anima. A stanotte.

sabato 22 ottobre 2011

3D.

C'è stata questa volta in cui sono andato ad un rave in 3d.
All'entrata ti davano i tuoi occhialini bianchi di cartone con due lenti plastificate: una blu, ed una rossa. Il locale era un ex magazzino/deposito inutilizzato. Al centro dell'ampia area dismessa erano stati montati due muri di casse e sulla destra c'era la gente che suonava. In alto, appesi al soffitto, c'erano due grandi schermi che proiettavano varie immagini e video brevi ripetuti al suono dei bassi delle casse. Quella notte non ho parlato con nessuno.
Bello andare ad una festa senza proferire nemmeno una parola con sconosciuti o amici eh? Lo puoi fare solo se sei ad un certo tipo di festa. Mi sembra superfluo elencare quali sostanze avessi preso, vi basti sapere che sono entrato, ho indossato i miei occhialini e sono stato tutto il tempo a ballare al ritmo di quei bassi tosti con la testa in su rivolta a quegli schermi che, solo ad un certo punto, hanno iniziato a far schizzare fuori delle immagini che mi sembrava stessero davanti alla mia punta del naso. Queste immagini ruotavano, o ti arrivavano addosso correndo di lato e ad un certo punto è saltato fuori un grosso ragno che zampettava con le sue otto zampe seguendo i bassi. Ti si muoveva davanti al naso e ogni tanto alzava una zampa che ti toccava lo stomaco, la testa, la punta del naso. Quando ho iniziato a sentire le zampe pelosette del ragno che mi accarezzavano la fronte ho deciso che era meglio uscire. Ho abbandonato quel posto di visioni allucinanti in cui ero capitato, ed in cui ero stato per dieci catatoniche ore.
Sono uscito ed il sole era alto nel cielo, faceva male agli occhi, ho dovuto ripararli mettendo una mano sulla fronte come se fosse la visiera di un capello. Mi sono seduto per terra di fianco ad un bidone della spazzatura, e ho sentito puzza di vomito ma non ho cercato da dove provenisse. Ho guardato di nuovo il sole. Ed è stato come una spiacevole e coercitiva rinascita. Per qualsiasi durata temporale tu scegli di estraniarti dal mondo, ci sarà sempre un nuovo giorno, con un nuovo sole che spunterà e spingerà le tue gambe a camminare, di nuovo, sulla strada.

mercoledì 19 ottobre 2011

UN ANNO.

Ieri questo blog ha compiuto un anno. Ed io l'ho lasciato tutto solo.
Un anno fa veniva da me inventato il fantastico titolo del blog "Tutto finisce": così semplice e diretto, così breve ma allo stesso tempo significativo. Questa frase racchiude, per me, una vera e propria filosofia di vita, che non vi sto a spiegare perchè tanto non capireste.
Veniva inventato da me il nome Sileno27: un nome che racchiude significati importanti, per me, ed un numero che ha un significato di egual valore, per me.
Tutto ciò che è stato scritto è stato scritto per me, per il mio piacere di buttar giù parole, storie, pensieri, stronzate che in un qualche modo mi hanno colpito.
Ad un anno dalla sua creazione posso dire di essere soddisfatto. Mi è piaciuto ciò che ho buttato giù, mi è piaciuto ciò che è diventato e come è cresciuto questo blog.
Infine, e solo infine, ringrazio tutti voi, gente strana, che contribuite a far vivere questo pazzo spazio di parole e pensieri. Grazie.
Ed ora, si ritorna da dove tutto è cominciato, il primo post di Sileno27:


FINIRA'.
Nella vita tutto finisce.
Finirà il dolore, ma finirà anche la gioia.
Finiranno le tue caramelle preferite che tieni segretamente chiuse nel cassetto.
Finiranno le spregievoli umiliazioni che la vita ti riserva.
Finirà l'età dell'inconsapevolezza e dell'immaturità, e finirà anche l'età della ragione, della maturità e della senilità.
Tutto finirà in niente. Nel Nulla più totale.
Ciò che importa, a questo punto, è chiedersi solamente una cosa: Ma almeno,alla fine, ne è valsa la pena?
E la risposta sarà NO.

lunedì 17 ottobre 2011

HAPPY BIRTHDAY E.

Per commemorare il compleanno di E.

"Quando uno è menomato, rimane menomato, non è che può cambiare".

venerdì 14 ottobre 2011

RIDI PURE.

Un giorno sentiremo la tua grassa risata innalzarsi sino al cielo. Riempirà tutta la città.
Un'infinita ripetizione di ah ah ah ah ah stupidi e sciocchi e fastidiosi, e questi ah ah ah riecheggeranno nelle nostre orecchie per secoli. Riderai di gusto fino a quando tutti questi ah ah ah inizieranno a gonfiare il tuo corpo opulento e dopo l'ennesima lunga sequenza di ah ah ah sarai diventata ormai un enorme pallone aerostatico ed esploderai e svanirai nel nulla. Un grosso rumore di scoppio e poi più nulla, tu sarai sparita. E le nostre orecchie potranno finalmente godere del rumore del silenzio.

giovedì 13 ottobre 2011

HAPPY BIRTHDAY P.

Per commemorare il compleanno di P.

"Buongiorno signor macellaio"
"Buongiorno. Come posso esserle utile?"
"Voi l'avete qua la ciccia di topolino?"
"Eeehh..."
"Si, si, la ciccia di topolino"
"Mmh.."

Dopo qualche minuto di shock il macellaio P. capisce che non si sta parlando delle carni di quell'animale comunemente chiamato ratto, ma della star mondiale di Walt Disney, quel topo antropomorfo con guantini bianchi e scarpette gialle.

"Aaahh, di Topolino, no no, qua non ce l'abbiamo"
"Ah, grazie ciao".

PROF.

Ricordo che una volta la mia professoressa d'italiano cercò di spiegare, a tutta la classe, come ci si sentisse ad entrare nel mondo del lavoro. Quel periodo della vita che va dalla fine degli studi al realizzamento concreto della persona. Ci spiegò con la sua rassicurante oggettività che ci saremmo sentiti frustrati, che ci saremmo chiesti: "ma come, allora questo è il prezzo di ciò che io valgo? Un millino scarso al mese?", di come non ci saremmo potuti capacitare del fatto che ad azioni corrispondessero soldi. E molto spesso, al contrario di quello che succede nell'infanzia, le azioni moralmente deplorevoli avrebbero pagato di più delle azioni moralmente corrette.
Mi è sempre piaciuto il suo modo di essere sincera di fronte alla classe di pazzi adolescenti che eravamo. Una volta ci disse che quando gli adulti parlano della loro giovinezza, dicendo che farebbero di tutto per tornare indietro alla prima fidanzata che rompe l'idillio amoroso lasciandoti per un altro, o spiegando come da giovani tutto fosse più facile; beh, "questa è gente che mente", ci aveva detto, perchè per tutti gli esseri umani l'età dell'adolescenza è l'età più difficile e complicata, ed è quella che lascia più cicatrici addosso.
Aveva tentato anche di spiegarci l'amore, ma non c'era riuscita per niente. Quella donna amava tanto la parola amore scritta su testi e sulle poesie quanto probabilmente l'odiava nella vita reale. E la sua vita reale doveva averle lasciato una grossa cicatrice sul cuore nella sua adolescenza: questa giovane donna sui trenta, trentacinque anni insegnava italiano nel nostro paese perchè era scappata dal proprio paese natale. Era scappata perchè era stata lasciata sull'altare. E ho sempre apprezzato il fatto che, il quinto anno, ci abbia raccontato la sua storia personale, insomma che cazzo ci faceva lì insieme a noi. Lei e il suo ragazzo stavano insieme da dieci anni quando decisero di sposarsi. Lei fremeva per il grande giorno, lo caricava di un'importanza che, evidentemente, non era condivisa dal suo ragazzo. E così arrivò il fatidico giorno e quando fu il momento di dire il sì sull'altare, lei disse sì, lui, molto imbarazzato, disse che non era ancora pronto e scappò dalla chiesa. Questa povera donna abbandonò il suo paese di nascita, prese in mano la propria laurea in lettere e cercò un posto d'insegnante nella città più lontana che potesse trovare. Arrivò nella mia città e mi insegnò l'italiano, l'amore per la lettura e la scrittura, e un altro paio di cose sulla vita reale. Beh, prof., ancora una volta avevi ragione. Non riesco a capire come il valore di una mia ora di vita possa essere scambiato con sei euro e cinquanta centesimi.

lunedì 10 ottobre 2011

I SOLDI.

I soldi sono piccole e luccicanti farfalline dorate che gli uomini, molto faticosamente, cercano di catturare per portarle alla strega del bosco. La strega del bosco le accumula tutte quante dentro un grosso stanzone, e le costudisce gelosamente, donando in cambio agli uomini oggetti di scarso valore ed utilità, per i quali però gli uomini impazziscono. Gli uomini sono curiosi, e desiderano intensamente tutte quelle cose inutili che la strega propone loro con tanto entusiasmo. Ed arrivano pure a litigare fra loro, a perdere le loro intere giornate ed intere nottate cercando di catturare le brillanti farfalline dorate che gli consentiranno di prendere il nuovo ed imperdibile attrezzo inventato dalla strega del bosco: la manina grattaschiena.
Quale uomo potrebbe vivere una vita felice e serena senza questo utilissimo strumento realizzato con pregiato legno del bosco? Quale uomo potrebbe mai privarsene? Meglio prendere il retino acchiappafarfalle e correre in mezzo al bosco per catturarne due milioni. Si, due milioni di farfalline, questo è il prezzo della prestigiosa manina grattaschiena. Ma, come abbiam detto prima, noi umani lo vogliamo assolutamente quel portentoso utensile, no? Se per caso avessimo prurito alla schiena non potremmo mica fare come gli animali che si strusciano sui ruvidi tronchi di alberi per placare i propri pruriti.


Eh no. Noi andiamo dalla strega che alla modica cifra di due milioni di farfalline dorate ci butta giù l'albero, e da una forma migliore a quello stesso materiale che usa anche la bestia nel momento del selvaggio pizzicore. La bestia, senza dover cacciare alcuna farfalla, senza perdere nè tempo, né la ragione, si gratta sul suo tronco e sta bene; noi, per soddisfare il nostro prurito abbiamo bisogno della stessa materia della bestia, un pezzo di legno, ma non uno qualsiasi, ovviamente no: noi abbiamo bisogno della forma della manina incisa nel nostro pezzo di legno, una forma così particolare ed estremamente utile ed anche bella, per cui è quasi giusto sborsare due milioni di farfalline dorate e perdere il senno.
Si narra che nello stesso bosco ci sia un vecchio ciccione che vaga a cavallo della sua asina mentre beve vino. Questo vecchio pazzo continua da secoli a dire agli uomini che riusciranno ad assaporare un briciolo di libertà solo quando smetteranno di desiderare le cose inutili che la strega prepara loro per nascondere la sua sete di brodo di farfalle. Il vecchio dice che gli uomini saranno finalmente liberi quando saranno capaci di ridere delle farfalle dorate.
(Per comporre questo post sono stati stuprati: il concetto di soldi, gli orsi del Trentino, Shakespear, il re Lear e la signorina Megan).

sabato 8 ottobre 2011

FOTOTESSERE.

Stamattina mi sono svegliato con la voglia di stare ancora a letto. Ma dovevo svegliarmi.
Ho tossito forte fino a quando un grosso grumo di catarro non si è staccato dai bronchi ed io me lo sono ritrovato in bocca. Ho sputato quello schifo dentro il cesso ed ho tirato lo sciacquone.
Mi sono fatto una doccia veloce e con gli occhi ancora assonnati mi sono messo alla guida della mia macchina. Ho fatto il pieno, ho fatto un paio di rotonde e sono andato in una piazzetta del mio paese, quella con la macchina per fare le fototessere. Ho letto al di fuori della macchina l'importo che avrei dovuto gentilmente elargire a quell'ammasso di ferraglia, poi ho scostato la tendina e sono entrato. Sembrava di essere dentro un confessionale.
Inserito l'importo dovuto una gentile voce di donna mi ha detto come posizionarmi e poi mi ha fatto il countdown prima dello scatto. 3, 2, 1, sflap.
Dopo pochi istanti compare sulla schermata di fronte a me, la faccia di una persona che io non riconosco, perché quello, è ovvio, non posso essere io. La gentile voce di donna mi dice che se non sono soddisfatto della foto posso rifarla premendo il tasto verde. E così faccio. Tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
L'immagine che esce sulla schermata di fronte a me è ancora peggio della prima. Quel tizio che prima non ho riconosciuto adesso ha un occhio chiuso ed uno aperto ed uno strano sorriso da psicopatico. La gentile voce di donna mi dice, di nuovo, che se non mi piace la fotografia posso cambiarla, ma mi avverte, anche abbastanza allarmata, che questo è l'ultimo tentativo che ho a disposizione.
Decido di riprovare e premo il tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
Questa volta non compare nessuna immagine sulla schermata che ho di fronte e non si sente neanche più la gentile voce di donna.
Esco, e la macchina per fare le fototessere produce il tipico rumore dell'asciugacapelli di mia mamma. Mi accendo una sigaretta ed aspetto che il rumore termini, e proprio in quell'istante compaiono le fototessere da una stretta fessura in basso a destra. Osservo l'immagine e mi dico che quel tipo ritratto nella fototessera dev'essere un tipo proprio simpatico, nonostante io non ho la più pallida idea di chi possa essere. Mi reco a consegnare le relative fototessere di estraneo, a quello che, per molti, è uno dei più grandi delinquenti e figli di puttana di questa nazione.
Il gentilissimo figlio di puttana mi guarda dritto negli occhi, guarda le fototessere senza prendere minimamente in considerazione gli altri fogli che tengo in mano e dopo qualche secondo di riflessione mi stringe forte la mano dicendomi :"Grazie, le faremo sapere".

venerdì 7 ottobre 2011

GRANDE SASSO.

"Se fossi intelligente, baderesti a te stesso.
Non c'è niente che tu possa fare per gli altri.
E' come correre verso una casa in fiamme dove nessuno si può salvare.
Secondo te, che differenza può fare un solo uomo, in tutta questa pazzia?
Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori, dove tutto va meglio.
C'è solo questo.
Solo questo grande sasso."

Tratto dal film 'La sottile linea rossa' di T. Malick.

giovedì 6 ottobre 2011

SOLI

Ci buttano su questa landa desolata, soli,
e poi si sfregano le mani
mentre guardano
come ci scanniamo.
Tutto poi finisce,
e noi rimaniamo,
ancora una volta,
soli.

mercoledì 28 settembre 2011

SONO LA MORTE.

Signori e signore, questo è il più bel dialogo di tutta la storia del cinema:

"Chi sei tu?"
"Sono la morte."
"Sei venuta a prendermi?"
"E' già da molto che ti cammino affianco."
"Me n'ero accorto."


martedì 27 settembre 2011

QUANDO LA FRUSTRAZIONE ESPLODE.

Innanzitutto vorrei spiegare cosa io intendo con il termine 'frustrazione'.
La frustrazione è come il rusco (termine di origine dialettale che indica la spazzatura, e che per noi bolognesi è entrato a far parte del linguaggio comune assieme ad altri neologismi con radice dialettale che noi ci divertimano tanto ad inventare come: sporta, tosarsi, giarone, burazzo ecc.).
E nonostante tu sei uno di quelli che non butta via quasi mai nulla perchè 'lo tieni per ricordo', tu la tua spazzatura da frustrazione, prima o poi, la devi buttare.
E come per tutti i tipi di spazzatura, anche per la frustrazione è meglio il prima che il poi, perchè se no poi marcisce e puzza.
La frustrazione è tutta quella gran merda che la vita ti riserva e che tu devi mandare giù per forza, senza poterci fare proprio nulla. Alcuni esempi? "Perchè non posso avere anch'io una bambola? - Perchè le ragazze dei signori vanno a ballare con il vestito nuovo e io non posso andarci a causa del mio vestito vecchio? - Perchè il mio bambino porta le scarpe solo la domenica? - Perchè mio figlio va a morire in Africa mentre il figlio del podestà resta a casa? - Perchè non potrò avere un funerale lungo, con fiori e candele?" (op.cit. L'Agnese va a morire, R. Viganò, 1949).
Ecco, tutte queste domande che la gente si ostina a chiamare 'domande senza risposta', ma che in realtà la risposta l'hanno già chiara e ben delineata ancor prima della formulazione del quesito, ecco, tutto questo schifo tu devi imparare ad accettarlo. Non puoi fare altrimenti.
Accumuli tutti i giorni tanti sacchetti di questa orrida spazzatura fino a quando non arriva il momento dell'esplosione, perchè dentro di te non riesci più a contenere tanta merda, ed è il momento in cui fai fuori tutto lo schifo da frustrazione con il lanciafiamme della rabbia. Almeno, nel mio caso funziona così. Ora, vi elencherò tutti i vari modi in cui si può smaltire la frustrazione:

1- Commettere omicidio, suicidio, stragi di massa.
     La frustrazione sale, sale e continua a salire fino a quando, per una battuta da nulla a cui non avresti mai fatto caso se non fossi così intoppato di spazzatura-frustrazione, scaraventi il tuo capo al di fuori della finestra del suo ufficio all'ultimo piano del suo immenso grattacielo. Il termine esatto per tutto ciò è defenestrazione.

2- Lo sfogo della rabbia.
    La frustrazione si accumula e si accumula fino a quando non lascia spazio ad una sana ed autentica rabbia. La rabbia, come tantissimi altri sentimenti umani, può essere costruttiva o distruttiva. La rabbia costruttiva è capace di dare vita ad un mondo migliore, la rabbia distruttiva elimina tutto, te compreso.

3- Piangere.
    Regredire allo stato infantile e far esplodere tutto quell'orribile fardello che hai sopportato fin'ora in un fiume di grosse lacrime: quelle stesse lacrime che ogni volta ti racacci violentemente dentro gli occhi, perchè non è il caso di piangere per simili sciocchezze.

4- Lo sfogo della droga.
    Per non pensare più a tutto quello schifo-frustrazione che mi porto sempre appresso scelgo di dare una bella bombardata al mio cervello, così non ci pensa più. Io inserirei tranquillamente questo sfogo nella categoria della rabbia distruttiva.

5- Non fare niente.
    Una piccolissima, ma veramente minuscola parte della popolazione umana reprime la frustrazione dentro di se senza mai liberarsene. Non chiedetemi come cazzo fanno, però posso assicurarvi che fanno veramente una vita schifosa permeata dalla puzza di marcio della frustrazione in putrefazione.

martedì 20 settembre 2011

NON SONO UN FOTTUTO NUMERO.

La gente la deve smettere di considerarmi un cazzo di numero. Io non sono il mio codice fiscale, io non sono un numero su di una lista da uno a venti, io non sono il mio saldo corrente in banca. Io sono una persona, cazzo.
Con i sui limiti, con i suoi difetti, con le sue bizzarre ideologie ma sono un uomo. Io non sono un cazzo di numero, non sono un fottuto codice numerico e nemmeno uno alfanumerico, io sono un essere umano porca Eva.
Ho un nome, ho una faccia piuttosto carina se non fosse per il mio dente storto, ho persino un corpo con due braccia e due gambe attaccate. Ho una mente che elabora pensieri. Ho gentilezza da vendere, che spreco su esseri umani che invece sarebbero degni di essere chiamati: Cacca n.1, Stronzo n.2, Pezzo di merda n.3, Guano di pipistrello n.4, Feci di porco n.5, Sterco di vacca n.6.
Trattatemi con un essere umano. Anzi, io pretendo di essere trattato come un essere umano.

FRUSTRAZIONE.

giovedì 15 settembre 2011

LA FESTA DI PAESE E' PIU' VIOLENTA DI UN RAVE TECHNO IN REPUBBLICA CECA.

Ed in Repubblica Ceca la gente è piuttosto incazzata, mi hanno detto.
Ad ogni modo, alla partenza mi hanno dato questa tracolla con dentro il mio bicchiere, che mi sarebbe dovuto servire per tutta la giornata. Su tutto il territorio del paese avevano sparso dieci tappe in cui si mangiava e si beveva. Ad ogni tappa ti riempivano il bicchiere di alcool (birra artigianale, vino bianco, lambrusco, tantissimo lambrusco, sorbetto al lambrusco, ecc..) e ti davano una porzione di cibo (frittelle, sfogliate, polenta con il lardo, pasta e fagioli ecc..); e ad ogni tappa avevi l'intrattenimento musicale.
Ora, sin dalla partenza mattutina la gente era carichissima (già ubriaca), e cantava cori, e ballava sull'asfalto, tant'è che anche io ero già fottuto ancor prima della partenza.
Abbiamo camminato per chilometri su un assolato argine morendo di caldo, ma continuando a bere e a cantare. Abbiamo camminato per chilometri lungo dei filari di pere bevendo lambrusco, tirandoci pere marce, cantando, ballando, rollando. E lo ricordo chiaramente quel momento all'interno del filare di pere. Lo ricordo così bene perchè è stato proprio lì che mi sono accorto che quella che doveva essere una gioviale festa di paese si stava trasformando in un'ubriacatura epica e totale. Al bis di "Country Road" avevo le braccia al cielo e stavo ballando con una vistosa macchia di lambrusco sulla maglietta e il bicchiere mezzo vuoto stretto in mano. Da lì è veramente iniziato il declinio. Nella tappa successiva ho mangiato pasta e faglioli e bevuto di nuovo tanto, tanto lambrusco. Nella tappa ancora dopo ho perso il mio amico Menna, tant'è che sono dovuto tornare indietro a cercarlo, e lui era rimasto la, ancora sdraiato sull'erba. Poi, poco più tardi, la dolce persona che dorme al mio fianco ha perso, di nuovo, il povero Menna che non si è mai più ritrovato.
I ricordi si fanno annebbiati fino a quando non arriviamo alla fine del giro. Ormai è sera e tutto il paese è ubriaco e stanno tutti ballando, me compreso, quelle stupidissime canzoni da carnevale. Io voglio un'altra birra, la millesima birra della giornata penso, e chiedo alla dolce persona che dorme al mio fianco di andare a prendermela. Ma lei non ci vuole andare. "Beh, me la vado a prendere da solo, una birra" esordisco e quasi riesco a finire la frase, prima di cadere al suolo. Mentre partivo, con il piglio fiero e orgoglioso di chi si sta andando a prendere "un'altra birra, cazzo voglio un'altra birra", non avevo visto la catena a terra che recintava la piazzetta e mi sono inciampato e sono caduto di faccia come un idiota. Si, posso assicurarvelo, non so come cazzo sia successo ma sono caduto con la faccia spiattellata sul suolo. Ora ho un labbro gonfio e tanta voglia di non bere mai più.

Corollario:
Il primo sms mandato la mattina dopo l'infernale ubriacatura:

"E' da 5 ore che sto sboccando e ho la faccia tumefatta come Rocky Balboa. Se sei andata a lavorare hai del gran coraggio".

venerdì 9 settembre 2011

T.V.B.

Ogni volta che mi dici: "te l'avevo detto", come faceva mia mamma quando ero piccolo, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che sbadigli mentre io ti sto dicendo una cosa che per me è di vitale importanza, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che non mi chiami quando avevi detto che mi avresti chiamato, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che sei in ritardo, cazzo, siete sempre tutti in ritardo, io vi vorrei bastonare.
Ogni volta che ti presenti al bar con quel sorrisetto di merda dipinto sul volto, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che ti vedo con quella cazzo di faccia sconvolta, che manco riesci a tenere aperti gli occhi, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che sento uscire dalla tua bocca le solite stronzate, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che ti guardo mentre tu butti la tua vita, come un completo idiota (e per favore, non mi venire a parlare di sofferenza), io ti vorrei bastonare, ma bastonare ben forte.
Ogni volta che mi dici: "ti pago la birra la prossima volta", io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che ripeti la stessa storia a tutte le persone che vedi con le stesse parole e la stessa ripetitività, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che mi dici: "stai tranzollo", oppure: "devi stare shanti", io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che non mi ascolti quando ti ordino "mettiti seduto", oppure: "vai fuori", io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che tiri fuori una nostra discussione intima e privata su un tavolo da cento persone, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che devi essere pregata, ti fai desiderare, fai quella faccia da cucciola sperduta, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che tiri fuori quel ricordo doloroso, proprio mentre sto fumando, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che mentre mi spieghi la trama del film ti scappa detto anche il finale, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che non rimetti l'acqua in frigo, io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che lasci le tue cartacce di merendine in giro sparse per tutta la casa (cristo, ma quante cazzo ne mangi di quelle merendine merdose), io ti vorrei bastonare.
Ogni volta che preparo dei manicaretti deliziosi a base di pesce e tu esordisci dicendo:"non ho tanta fame, era meglio della pasta in bianco", io ti vorrei bastonare.

mercoledì 7 settembre 2011

IL PRIMO ED ULTIMO POST DI MERDA SCRITTO CON L'AIUTO DI UN PO' DI DIAZEPAM E DI UN PO' DI DROGA.

<<Avvertenza: tra tutte le bozze avete scelto quelle peggiori. Complimenti. Neanche io sarei stato in grado di fare peggio di così. Tra le bozze c'erano delle vere perle rare. Chi è particolarmente interessato a conoscere questi tesori di rara bellezza mi mandi una mail in cui sia ben specificata la cifra disposta a sborsare per un'eventuale pubblicazione. Grazie. >>

Una cosa che proprio non mi piace per niente sono quei blog pieni zeppi di foto, di video di youtube, di link a notizie più o meno interessanti o a giochetti in flashgame del cazzo, che non vengono correlati nemmeno da due righe scritte dall'autore. Da una brevissima spiegazione. Da un augurio di andare a fare in culo. Mi sembra inutile postare video, immagini o quant'altro se non hanno un filo conduttore con qualche cosa che l'autore ha scritto, una sua riflessione, una sua idiozia, quello che vi pare, ma vi prego, non mettetemi lì alla cazzo delle cose senza scrivermi che senso hanno per voi.

Questo sarà il primo ed ultimo post di merda ispirato a questo terribile stile.
Non vi scriverò nemmeno una riga di spiegazione, ma tutto ha un senso. Non posto roba alla cazzo, io. C'è un filo conduttore che unisce: la foto, il video, l'articolo, l'immagine e il gioco. Chi indovina qual'è vince una pubblicazione della bozza che gli piace di più a gratis.










sabato 3 settembre 2011

IL CENTESIMO POST.

Sono arrivato al centesimo post. Non ci facevo molto affidamento, invece, eccomi qua.
Per il centesimo post ho avuto una grande idea, nuova ed originale, che nessuno ha mai avuto prima: vi scrivo tutti i titoli delle bozze che non ho mai pubblicato. Tutti quei piccoli gioiellini che vi siete persi perchè io ho scelto arbitrariamente di lasciarli in ombra. Avrete la possibilità di non perdervi una di queste chicche. Quale? Lo deciderete voi. Scegliete il titolo della bozza che vi piace di più e scrivetelo nei commenti, il più votato sarà pubblicato prossimamente.

Ecco la lista delle bozze mai pubblicate:

1. Conformazione.
2. La cosa più intelligente che ho fatto nella mia vita.
3. Mi è sempre piaciuto tantissimo il fuoco.
4. C'è chi la sceglie e chi la incontra casualmente.
5. Diazepam.
6. La prossima volta che sarò invitato ad una cena.
7. Mi hanno chiesto di firmare 'Contro la Droga'.
8. Che ti succede tartaruga.
9. Se questo è un uomo.
10. Non farti tiranneggiare dal tuo corpo.
11. Il primo ed ultimo post di merda.
12. Perchè mi vesto come uno straccione.
13. Colloquio di lavoro.
14. Incastrai questa poesia nella mia tesina della quinta superiore.
15. Che poi, riconoscere d'avere il problema non è la parte più difficile.
16. Meteo.
17. Sull'antropologia e sul mondo.
18. Let it be.
19. Ci sono periodi in cui si rompe tutto.
20. Cani.
21. Sileno27 news.
22. Mosche.
23. Sei già morto,eppure sei così testardamente attaccato alla vita.
24. Una storia felice.
25. Cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota.
26. Cara Ana.
27. Occhi.

IO L'HO SEMPRE SAPUTO CHE SEI IL MIGLIORE.

"Alta marea, la vita procede più veloce
e nessuno ha la risposta
Tuttavia cerco di affrontare il giorno
in un modo nuovo
Il fondo di una bottiglia
è l’apostolo dell’uomo comune
Scappiamo via insieme
Io e te
Saremmo liberi per sempre
Liberi di passare le nostre intere vite a scappare
dalle persone che sarebbero
la morte di me e di te
Perché riesco a percepire le nuvole di tempesta
che mi risucchiano l’anima."

cit. Noel Gallagher, The Death of You and Me.

venerdì 2 settembre 2011

LEI CORRE.

La dolce persona che dorme al mio fianco è una fonte inesauribile di energia allo stato puro. Di dinamismo. Di vitalità. Penso che abbia nascosto da qualche parte al centro del torace un dispositivo di creazione di energia attivo tutto l'anno, tutti i giorni e a tutte le ore. Mentre a me, a quanto pare, si sono scordati di installarlo, quel dispositivo.
Oppure, più semplicemente, riesce a bruciare il proprio cosmo interiore come facevano quei cavalieri in quel cartone animato. Io c'ho provato, ma non ce l'ho mai fatta a bruciare il mio cosmo interiore. Io brucio di rabbia, ma questo è un altro discorso.

La dolce persona che dorme al mio fianco si sveglia alla mattina ed accende la sua Roland e la sua Yamaha e comincia a suonare musica tecno. Ed inizia così la sua giornata, correndo a 180 bpm. Lei saltella mentre suona e si beve il suo caffè senza zucchero, io rantolo e fatico ad assumere una posizione eretta mentre finisco il vino aperto che è rimasto ieri sera sul tavolo. E dovreste vedermi, sono veramente goffissimo mentre cerco di stare al suo passo e correrle dietro. Non ce la faccio, non riuscirò mai a prenderla completamente; anche se è già mia, a lei piace correre e io purtroppo non so correre, faccio già fatica ad assumere una postura eretta.
Io vorrei crogiolarmi nell'ozio tutto il giorno, e magari bere e mangiare a letto. Io sono un pigro edonista. Lei no, lei è l'esatto opposto di me. Lei ha bisogno di creare, di vedere gente, di organizzare cose e di muoversi, soprattutto di muoversi. Mentre l'unico movimento che io faccio con piacere è alzarmi per andare a prendere i biscotti.

La dolce persona che dorme al mio fianco non si ferma mai, mentre io sono sempre fermo.

La dolce persona che dorme al mio fianco sa fare tutto, mentre io non so fare nulla.

La dolce persona che dorme al mio fianco è così fottutamente speciale che io non posso fare altro che correrle dietro barcollando.

martedì 30 agosto 2011

CARABINIERI E VIGILI URBANI.

"Patente e libretto."
Il conducente del veicolo, digrinando i denti e ridendo come uno piscopatico, estrae dal cassattino del cruscotto i documei richiesti.
"Bene. Può scendere dalla macchina?"
Con andamento piuttosto barcollante, e con quel sogghigno da pazzo, il conducente del veicolo scende dall'autovettura e guarda i carabinieri dritto negli occhi.
"Stava andando un po' forte lo sa? Questo affare qui dice che stava facendo i centotrenta quando il limite è di novanta."
Il conducente del veicolo, che fin'ora non aveva ancora aperto bocca, prende parola:
"Se non le dispiace vorrei vedere i suoi documenti, signor carabiniere."
"Ah, ah, ma chi abbiamo qui, un giovane ragazzo molto risoluto, certo, e che se ne farebbe dei nostri documenti?"
"Oh, niente, faccio solo un piccolo controllo; in fondo voi siete tenuti ad esibire le vostre credenziali mi pare, dico bene?"
"Certo saputello, ecco qua i nostri documenti."
Il giovane conducente sta ancora digrignando i denti e ridendo come un folle mentre osserva le facce stranite dei carabinieri. Ha chiaramente assunto qualche sostanza illecita.
"Scusate, mi permettete una telefonata? Servirà giusto un minuto."
"Oh, ma certo, la prego, continui questa pagliacciata."
Il ragazzo compone un numero sul cellulare e spinge il tasto verde d'invio chiamata.
"Tuu, Tuu, Tuu...Pronto ragazzo, che succede?"
"Ciao, ho un problema qui con Mario Rossi e Paolo Bianchi, puoi controllare un attimo?"
"Sei proprio un idiota ragazzo, un attimo e controllo. Noi due ci vediamo più tardi a casa."
Il ragazzo chiudendo la conversazione dice con tono svogliato "Certo, certo."

I Carabinieri non capiscono la situazione e domandano al ragazzo:
"Ora che hai chiamato il tuo amichetto frocio e hai realizzato questa grande pagliacciata pensi di aver risolto qualcosa?"
Il cellulare del carabiniere che stava parlando con il ragazzo suona.
Riiing, Riiing, Riiing. Mentre il carabiniere diventa una statua di gesso.
Ora il ragazzo è completamente fuori di se e ride ad alta voce mentre si avvia alla propria macchina.
"Pronto?"
"Pronto Rossi, sono il Maresciallo Capo, lascia andare via quell'idiota di mio figlio e prenditi la serata libera."
"Ok, agli ordini."
Il conducente del veicolo era già rientrato nella sua macchina quando il carabiniere si rimise in tasca il proprio cellulare. Il carabiniere ebbe solo il tempo di dire "sei proprio una testa di cazzo" prima che il ragazzo ripartisse con la propria auto.


Ok, la parte sui carabinieri l'avete avuta, ora vi lascio alla parte sui vigili urbani.

giovedì 25 agosto 2011

GIANNI E IL TOPO.

Era una notte buia ma non tempestosa, quando all'improvviso Gianni si svegliò di soprassalto.
Il cane era impazzito, stava abbaiando forte contro un mobile della sua casa in campagna. La sua adorata casa in campagna, ereditata dai genitori, che il comune voleva abbattere perchè era situata proprio in mezzo al suolo della nuova tangenziale in costruzione.
Gianni ordinò al suo cane di sedersi e fare silenzio, ed ispezionò il mobile per capire cosa lo avesse fatto impazzire. Ad un primo sguardo non vide nulla e tornò a dormire ordinando al cane di stare buono.
Ma il cane dopo pochi secondi riprese ad abbaiare forte contro il mobile. Abbaiava e grattava con le zampe la superfice liscia del legno. Gianni non riusciva a capire che cosa aveva il suo cane. Rimase per un po' seduto sul pavimento ad osservare, pensando che il suo cane fosse completamente impazzito, poi gli ordinò di fare silenzio. Nel silenzio, Gianni udì un rumore provenire dal mobile, un lavorio forsennato di piccole zampette che squittivano. Gianni realizzò. Un fottutissimo topo. Alle due di notte.
Gianni si sedette sconsolato sul bordo del letto e dopo un'iniziale accesso d'ira si tranquillizzò e realizzò, con suo grande dolore, che quel topo doveva essere fatto fuori seduta stante, e non si poteva tornare a dormire come se nulla fosse.
Gianni prese dal proprio garage sul retro: della colla topicida, alcuni fogli di giornale, un po' di formaggio dal suo frigo, da utilizzare come esca ed alcune noccioline sgusciate.
Piazzò in vari punti strategici della casa i fogli di giornale ricoperti da tanta colla topicida ed una granella di nocciole e formaggio. Gianni chiuse il cane fuori di casa e tornò a dormire soddisfatto del proprio lavoro pensando: domani mi sbarazzerò del corpo.
Alle quattro e mezza di notte gli occhi di Gianni lentamente si riaprirono, disturbati da un lontano ed incessante rumore. Gianni riconobbe subito quel forsennato zampettio e realizzò subito l'accaduto. Inutile a dirlo, le sue trappole avevano funzionato ed ora il topo era lì, incollato a una delle sue trappole, e non riusciva più a staccarsi ma al contempo era ancora vivo e lottava per riuscirci.
Gianni richiuse gli occhi cercando di riprendere sonno, pensando al fatto che in breve tempo il topo sarebbe morto e l'avrebbe smessa di zampettare all'impazzata. Passò un'ora o forse più in uno stato di dormiveglia in cui il nervoso cresceva ad ogni minuto. Ormai estenuato da questo incessante rumore Gianni si alzò rabbioso dal letto. Esaminò alcune trappole e poi lo trovò; eccolo lì, il piccolo bastardo, il classico, fottutissimo, topino di campagna. Era rimasto appiccicato alla sua trappola e cercava di liberarsi producendo quel rumore estenuante, di piccolissimi artigli che grattano e grattano, e che l'avevano tenuto sveglio per tutta la notte, visto che ormai erano le cinque e mezza ed il sole stava per sorgere e lui, di lì ad un'ora, avrebbe dovuto essere sul treno che tutte le mattine lo conduce a lavoro. Non aveva dormito nemmeno un paio d'ore e la sera prima si era ubriacato di vodka e skunk, e la rabbia crebbe in lui guardando quel piccolo essere schifoso che non la smetteva di fare rumore. Crebbe ed esplose. Gianni andò nel garage sul retro ed afferrò il badile. Avanzò verso il topo con uno strano sorriso sul volto, e con il badile stretto in mano. Con un colpetto deciso spiacciccò il topolino che si trasformò in una macchietta di un'interessante colore tra il grigio ed il rosso porpora. Ormai era mattina e non aveva più sonno. Gianni si preparò la colazione ed accese la tv che si sintonizzò subito sul noto spot pubblicitario in cui il protagonista esordisce a gran voce: "Gianni, l'ottimismo è il profumo della vita". Con uno strano sorriso sul volto Gianni bestemmiò ed uscì di casa.

martedì 23 agosto 2011

MARIO.

E insomma, Luigi aveva già parcheggiato ma Mario e i suoi amici non riuscivano a trovare parcheggio. Erano in una delle discoteche più chic della zona e per l'occasione avevano indossato scarpe e pantaloni eleganti con camicia bianca, un evento più unico che raro. Erano sovraeccitati ed euforici.
Mario è sempre stato un ragazzo di campagna: un tipo un po' istintivo con solide braccia e tanta voglia di fare, di creare; la classica persona che se ha bisogno di qualsiasi cosa, non la va a comprare come noi comuni mortali, ma si ingegna e se la fabbrica da solo.
Il povero Mario stava rifacendo il quarto giro del parcheggio per vedere se riusciva a trovare un piccolo angolino dove lasciare la macchina. Niente. Tutto pieno. E Luigi e gli altri ragazzi stavano già aspettando all'ingresso del locale, mentre i ragazzi che erano in macchina con Mario iniziavano ad essere impazienti e pressavano il povero Mario prendendolo per il culo.
Ormai al limite della propria pazienza Mario addocchia un albero esattamente nell'angolo più buio e nascosto del parcheggio. Vi si avvicina lentamente, con la sua camicia linda e pulita ed i suoi pantaloni eleganti. Apre il baule posteriore della macchina ed estrae la sua motosega Stihl.
Svraaaaaaaammm. Svraaaaaaammmm. Due tagli decisi e l'albero cade in meno di 10 secondi. Ora che l'albero era stato abbattuto Mario riuscì a parcheggiare e ad entrare nel locale.

venerdì 19 agosto 2011

DOPO CINQUE ANNI MI STUPISCO ANCORA.

Sileno27: "Cazzo amore guarda, questo dente è stortissimo. Con gli anni si è storto sempre più, merda, avrei dovuto mettere l'apparecchio da piccolo e non fare di testa mia quando sia genitori che dentista mi dicevano 'metti l'apparecchio'".

Dolce persona che dorme al fianco di Sileno27: "Pensa che io invece avrei sempre voluto metterlo ma il dentista diceva che non ne avevo bisogno".

Sileno27: "Come fai a dire che volevi metterlo? Dai è impossibile: quando sei bambino se hai l'apparecchio ti attiri tutte le prese per il culo degli altri bambini, ed i bambini sono cattivissimi quando prendono per il culo".

Dolce persona che dorme al fianco di Sileno27: " Si, lo so, però io volevo avere la bocca bio-meccanica".

Sileno27: "mmh."

mercoledì 17 agosto 2011

NO FUTURE.

Quando quel tizio cantava a squarciagola "no future, no future, no future for you", sapeva bene quel che diceva. Non so chi glielo avesse detto: se la droga, se la regina madre, o forse Dio stesso in persona. Ma aveva chiaramente centrato il punto.
Perchè voi non lo riuscite a capire? Non c'è nessun futuro, nessun futuro per noi.
E' esattamente come quando inciampi e stai per cadere col culo per terra: i primi secondi li passi cercando di razionalizzare una soluzione, e se hai fortuna, riesci ad appoggiarti con le mani al suolo e a non farti male. L'ultimo secondo invece è il momento in cui realizzi lucidamente che il tuo culo sbatterà forte sul suolo, e tu, inevitabilmente, ti farai male. Inevitabilmente perchè la caduta è già ad uno stadio avanzato del suo processo, dal momento che hai passato i primi secondi senza trovare la soluzione che ti impedisca di cadere. E tu puoi fare ogni cosa, puoi pensare a mille soluzioni, ma la migliore cosa che puoi fare è prepararti al dolore già in partenza.

mercoledì 3 agosto 2011

MI DAI UNA BIRRA?

"Mi dai una birra?"
"Non te la posso dare, lo sai benissimo che qui non te la posso dare."
"Allora mi presti dei soldi così me la vado a prendere da un'altra parte?"
"No, non ti presto nessun soldo e poi la birra non te la vendono più da nessun'altra parte."
"Allora ti posso chiedere una birra a credito? Vi pago, vi pago, però oggi non ho soldi."
"Senti, allora, forse non hai capito bene che qui la questione non è: 'i soldi'. Tu non puoi bere la birra. Lo sai benissimo, cazzo."
"Eh, tu però puoi bermi una birra in faccia eh?"
"Sei tu che sei venuto qui a rompere mentre io mi stavo bevendo la mia birra. Guarda, lì c'è la porta, così se ti do fastidio non mi vedi più berti in faccia."
"Che stronzo. Pensare che in questo posto comandavo io, io qui entravo a facevo quello che mi pareva. Adesso che siete arrivati voi, cos'è, comandano i nuovi arrivati?"
"Io qua dentro non comando un cazzo, lo sai benissimo, come sai benissimo anche che qui dentro non ti possiamo dare nessuna birra, e fidati, puoi anche già andar via perchè qui nessuno te la darà."
"Merda, non è possibile, io qui una volta comandavo adesso mi vado a prendere una birra!"
     -Si alza, va nel frigo dietro il bancone e mentre immaginava di trovare chissà quante birre deve constatare una dura realtà: quel frigo è completamente vuoto.

"Eh, ma è vuoto."
"Eh, così pare eh?"
"Dai oh, insomma, almeno prestami un euro che la vado a prendere da un'altra parte."
"A parte che vorrei proprio sapere dove ti danno una birra ad un euro, comunque no, non ti do nessun soldo per la birra. Se vuoi ti offro io, a gratis, una coca-cola o un tè, o dell'acqua frizzante, o un crodino."
"Ma il crodino almeno è amaro o è dolce?"
"Boh, amaro direi."
     -Si beve il suo crodino.
"Me ne dai un'altro?"
"Si, certo, e poi quanti ne vuoi bere ancora, 10 a scrocco? No, senti, hai già anche dei vecchi conti non saldati qui, beviti sto crodino che ti ho offerto e vai a letto."
"A ma cazzo, la fai facile, io non riesco mica a dormire se vado a letto."
"Guardati un film."
   -Incazzato si dirige verso l'uscita senza dire nulla.
"Ciao eh..."
"....".

Dopo 15 miunti, ritorna con una 66 in mano.
"Adesso te mi spieghi chi cazzo ti ha dato quella birra."
"Me l'hanno data in quel bar lì."
"Ok, ora mi spieghi perchè adesso sei qui. Non potevi bertela in quel bar la? Tu non puoi bere la birra qui, cazzo, mi sembrava di averlo già detto."
"Eh ma non l'ho mica presa qui."
"Fa lo stesso, tu non puoi stare qui dentro a berti una birra che per giunta hai preso anche in un altro bar. Vattene a casa tua a bere la tua fottuta birra."
"Beh, guarda che tu non comandi mica un cazzo eh, io posso bermela fuori, davanti all'entrata del locale, perchè la strada è di tutti."
"Si, cazzo, sei proprio intelligente, vai a bertela fuori di qui e poi vai a letto, e non tornare mai più qui dentro a chiedere della birra."
"Mi dai un bicchiere di carta?"
"Che palle, toh. Ciao"
"....."

Dopo 30 minuti, rientra.
"Non te la do una birra."
"Oh, ma guarda che non ti ho mica chiesto un cazzo."
"No, è che sai, prima sei stato un po' ripetitivo."
      -Si siede al tavolo con noi ma non sa che dire e che fare.
"Mi dai una cartina corta?"
"Non le ho. Ti do una sigaretta se vuoi."
"No no, non la voglio."
"Allora che cazzo volevi fare con una cartina corta?"
"Niente, solo una sigaretta, se no te ne chiedevo una lunga, sai?"
"Ma io ti ho offerto una sigaretta e tu mi hai detto di no."
"Le tue fanno schifo."
"Ma se sono le stesse che ti fumi anche tu da una vita."

Passano 20 minuti in cui il signor 'vogliounabirra' gira e rigira per il locale.
Poi, in un momento di deconcentrazione generale ci ruba una cartina.
Va in bagno ed esce fuori con una faccia felice che vuol dire: 'vi ho fottuti tutti eh?'.
Si, genio, anche stasera hai bevuto ed hai fumato. Sei contento?
E con la sua faccia da culo esce dal locale e viene inghiottito dal buio della notte.

giovedì 28 luglio 2011

INTERVISTA A SILENO27.

Signori e signore, a questo mondo c'è anche gente che ha il coraggio di farmi le interviste.
Intervista a Sileno27.

martedì 26 luglio 2011

PADRE E FIGLIO.

"...Per te la cosa è sempre stata molto semplice, almeno nella misura in cui ne hai parlato davanti a me e, indiscriminatamente, davanti a molti altri. Ti pareva che stesse più o meno così: tu hai lavorato sodo per tutta una vita, hai sacrificato ogni cosa per i tuoi figli, soprattutto per me; di conseguenza io ho fatto la bella vita, ho avuto la massima libertà di studiare quello che volevo, non ho dovuto preoccuparmi né di procurarmi il cibo né di qualsiasi altra cosa; tu non pretendevi per questo la mia gratitudine, la conosci, "la gratitudine dei figli", ma almeno un po' di gentilezza, qualche accenno di compassione, e invece io mi sono sempre rifugiato davanti a te, in camera mia, tra i miei libri, coi miei amici stravaganti, nelle mie idee eccentriche; non ti ho mai parlato apertamente, non mi sono mai messo accanto a te nel tempio né ti sono mai venuto a trovare a Franzensbad; inoltre non ho mai avuto il senso della famiglia, non mi sono mai occupato del negozio e delle altre cose tue, la fabbrica l'ho addossata a te e poi ti ho abbandonato, ho dato man forte a Ottla' nella sua testardaggine, e mentre per te non muovo un dito (non ti prendo nemmeno i biglietti per il teatro), per gli amici faccio tutto. Riassumendo il tuo giudizio su di me, ne emerge che non mi rimproveri, a dire il vero, qualcosa di davvero sconveniente o malvagio (fatta eccezione forse per il mio ultimo progetto matrimoniale), ma freddezza, distanza, ingratitudine. E me lo rimproveri come se fosse colpa mia, come se con una bella sterzata io fossi stato in grado di indirizzare diversamente il tutto, mentre tu non ne hai la minima colpa, se non forse quella di essere stato troppo buono con me. Trovo questa tua interpretazione esatta soltanto nel senso che anch'io credo che tu non abbia colpa alcuna del nostro allontanamento. Ma non ne ho colpa neppure io. Se potessi portarti a riconoscere questo, allora sarebbe possibile -non una nuova vita, per questo siamo entrambi troppo vecchi -ma una certa pace, non una cessazione, ma un'attenuazione dei tuoi incessanti rimproveri..."

Franz Kafka, Lettera al padre.

lunedì 25 luglio 2011

IL VICINO.

Il mio vicino di casa è un uomo sulla quarantina ed è pazzo e mentalmente disturbato. Lo si nota subito.
Non voglio stare qui a dare giudizi sulla condotta di vita più o meno deplorevole che conduce, fondamentalmente perchè non me ne frega proprio un cazzo della sua vita.
Però ho a cuore la mia di vita, e quando un fottuto stronzo mi segue, me ne accorgo. Ed è già la seconda volta che mentre guido e guardo le specchietto retrovisore mi trovo la sua cazzo di macchina ed il suo faccione occhialuto alla guida di essa. La prima volta mi son detto: "coincidenze, si vede che doveva andare proprio dove vado anche io". Beh oggi non poteva essere una coincidenza. Quando mi sono accorto che lo avevo nuovamente alle spalle ho pensato di dirigermi verso l'aperta campagna. Ho svoltato velocemente in due o tre incroci senza mettere nemmeno la freccia e lui mi ha seguito. Mi sono diretto verso piccoli stradelli ghiaiati ai trenta chilometri orari e questo mi stava sempre dietro. Poi, quando ho fatto per ritornare in paese si è dileguato. Non poteva essere una coincidenza che tutti e due, in quel momento, uno davanti ed uno dietro, avessimo voglia di farci un giro per le strade ghiaiate della campagna. Ora, se c'è una cosa che odio ancora di più dell'essere osservato, è che ciò venga fatto alle mie spalle, quando io non me ne posso accorgere. Sono sempre stato un po' paranoico, io sono uno di quelli che si volta indietro mentre cammina per strada per controllare che nessuno lo segua ma, stavolta, non era una fottuta coincidenza.
Vicino, io ti avviso. La prossima volta che ti vedo dietro il mio culo mi fermerò in mezzo alla strada, tirerò il freno a mano, e verrò a bussare al finestrino del tuo autoveicolo. Se la tua risposta alla domanda "che cazzo ci fai dietro al mio culo?", non mi soddisferà ci saranno seri problemi.



giovedì 21 luglio 2011

LUOGHI COMUNI CHE SONO COMUNI SOLO PER ME.

1. Se una ragazza si chiama Martina o Valentina è una troia.
Possiede una carica di cattiveria e puttanaggine che ti annienta in un istante, quindi stanne alla larga.

2. Astenersi dalla gente che abita, vive, proviene, ha vissuto ad Ascoli Piceno.
Non ho nemmeno mai visto questa città, penso, ma tutta la gente che ho conosciuto che aveva a che fare con questa città era pazza e/o fortemente destabilizzante per me.

3. La gente con gli occhi color azzurro chiaro è malvagia.

4. Chi proviene dalle montagne ha spesso un carattere chiuso che nasconde una sublime sensibilità.
Chi proviene dal mare ha spesso un carattere aperto ed affabile che nasconde in realtà una gran voglia di fotterti.

5. Non ti scandalizzare davanti a chi ti dice "No, grazie, non bevo."
Difficilmente è in realtà un astemio.
Nella maggior parte dei casi beveva talmente tanto fino a poco tempo fa, che ora ha una qualche malattia che lo porterebbe alla morte dopo un solo sorso alcolico. Che poi, la vita senza un sorso alcolico, non è un po' come la morte?

6. Quando un blogger scrive 'sta roba ormai è alla frutta, io vi avverto subito.

lunedì 18 luglio 2011

STUPIDITA'.

martedì 12 luglio 2011

SE NON SLAMPEGGI ANCHE TU, SEI PROPRIO UN BARABU'.

D'estate usare la macchina è un tormento. E chi, come me, è costretto ad usarla ogni giorno, lo sa bene. Entri nell'abitacolo della vettura e ci sono ottantamila gradi. Se accendi l'aria "confezionata" hai una ripresa della macchina pari a quella di una formica in salita, ed in più quando scenderai dalla vettura svenirai al suolo. Il sedile fabbricato in lana e plastica fa un caldo boia e ti fa sudare la schiena.
In più, se voi brutti stronzi quando vedete una macchina di sbirri appostata con tanto di autovelox alla mano sul ciglio della strada, non slampeggiate all'impazzata alle altre macchine per fargli capire il pericolo a cui stanno andando incontro, come vorrebbe il "codice etico degli automobilisti", siete proprio delle brutte merde.
Ed ora sarebbe interessante analizzare questa cosa sotto un'ottica diversa.
What goes around comes around. Quello che fai ti ritorna indietro.
(Se avete una formula un po' più carina per esprimere il concetto ditemelo perchè a me sono venute in mente solo queste).
Sileno ha sempre, sempre, e poi sempre, segnalato alle altre macchine gli sbirri appostati. Mi sembra corretto. Mi sembra civile ed umano, al contrario degli appostamenti sbirreschi. Ora, se quello che faccio è essere gentile e corretto verso gli altri automobilisti segnalandogli sempre il pericolo, perchè a me gli altri automobilisti non lo segnalano mai? Perchè a me non ritorna mai indietro un cazzo di niente? E sia chiaro che siete voi gli altri automobilisti, brutti stronzi. Quanto mi state sul cazzo, che vi venga una ciste pilonidale sull'osso sacro così almeno per un po' non guiderete più.
Perchè chi fa le cose seguendo una morale, o come minimo con senso civile, deve sempre essere ripagato con della merda? Perchè è l'unica cosa che voi orribili creature riuscite a generare senza far troppa fatica. Esatto. Giungere ad una morale, avere una coscienza o un minimo di senso civile è molto più complicato che fare uscire quella roba marrone dal vostro ano, eh? Siete creature orribile. Punto e basta.


martedì 5 luglio 2011

SULLE CARAMELLE, SULLE FABBRICHE ALIMENTARI E SUI NONNI.

Quand'ero piccolo pensavo che tutto si sarebbe risolto con la fine della scuola.
Basta alzarsi per forza presto tutte le mattine, basta essere obbligati dalla mamma a stare in casa il pomeriggio presto a fare i compiti, basta insegnanti che già odiavo profondamente.
Un'altra cosa su cui fantasticavo era il fatto che quando avrei ottenuto un lavoro avrei avuto uno stipendio da un milione di lire che mi avrebbe permesso di comprare mille caramelle. E cercavo di immaginarmi quanto potesse essere grande un mucchio di mille caramelle. Adoravo le caramelle. Ora non più, hanno un sapore troppo, troppo dolce e a volte penso alle fabbriche di caramelle, e alla gente che produce caramelle, ed al fatto che alla fine una carmella non è altro che un mucchietto di zucchero pressato in una forma particolare e con una sostanza chimica particolare che gli da quel sapore. Ed improvvisamente quella che mi sono appena messo in bocca non è più un dolce caramella, ma una nauseante e disgustosa zolletta di zucchero pressata. Secondo voi la gente che lavora nella fabbriche di caramelle mangia le caramelle?
Io ho conosciuto molta gente che ha lavorato in fabbriche alimentari e da allora non ha più mangiato l'alimento che la fabbrica produceva. La più bella me l'ha raccontata un amico che lavorava in una fabbrica che faceva conserve: tonnellate su tonnellate di pomodori che ribollivano incessantemente.
E un giorno mentre era vicino alla supervasca contenete il pomodoro che ribolliva ha visto un suo collega, che stava male, vomitare dentro la vasca. Allarmati, sia lui che il collega, vanno dal supervisore a riferire l'accaduto e quello con un sorriso largo sul volto risponde: "ma ragazzi, non preoccupatevi, tanto l'ebollizione uccide ogni batterio." Ora, probabilmente è così, l'ebollizione ucciderà ogni batterio ne sono sicuro, però se dovessi vedere con i miei occhi una cosa del genere probabilmente farei proprio come il mio amico, che da quel giorno non toccò mai più un pomodoro.

Vi racconto un'altra storia che non c'entra un cazzo.

Siamo in aperta campagna, Mario e Luigi sono appena adolescenti e sono venuti a trovare il loro amico Luca nella casa dei suoi nonni. Il nonno di Luca è da tempo imbestialito contro le ghiandaie che vanno a mangiare le uova ed i piccoli degli altri uccelli. Proprio sotto l'albero dove Mario, Luigi e Luca stavano ridendo e scherzando il nonno  avvista una grossa ghiandaia strillante. Imbracciato il fucile il nonno si reca a passi lunghi e ben distesi verso l'albero e verso i ragazzi, senza dire niente mira e spara verso l'alto al centro dell'albero. I ragazzi rimangono letteralmente immobilizzati. Nonostante la precisa mira del nonno la ghiandaia riesce a scappare guizzando veloce fuori dalla chioma dell'albero e volando libera nel cielo.
I ragazzi sono contenti e deridono il nonno che non è riuscito ad uccidere l'uccello.
Il nonno senza dire nulla va ai piedi dell'albero ed osserva attentamente il suolo. Proprio lì, nascosto da una grossa radice che esce dal terreno c'è un piccolo nido d'uccello con tre o quattro ovine e due piccoli di uccello che sembrano mostriciattoli orribili. Il nonno sorride ed esordisce: "non va da nessuna parte quella ghiandaia", e mentre lo dice stringe nel suo pugno un piccolo d'uccello che strilla e piange dal dolore. Un lamento terribile. Non appena il suono alto ed acuto arriva in cielo sino alla ghiandaia madre il nonno imbraccia il fucile e mentre la ghiandaia si getta in picchiata verso l'albero per raggiungere il suo piccolo urlante, il nonno spara un colpo deciso e la ghiandaia inesorabilmente cade.

lunedì 27 giugno 2011

GENTE CHE AMA.

Esistono fondamentalmente tre categorie di innamorati.

1. Quelli che amano solo quando soffrono.
Questi esseri umani simili a zerbini sono dei sadici masochisti. Gli piace farsi del male e stanno bene solo quando stanno male. Davvero. Sono fatti così e per quanto tu li vorresti rasserenare e dirgli di smetterla di autoinfliggersi del dolore, loro continueranno imperterriti ad autoinfliggersi la sofferenza di cui hanno bisogno.
Alcuni esempi pratici di coppie che rientrano in questa categoria: la donna picchiata dal proprio uomo, che ama ed accetta le botte e la sofferenza con gli occhi chiusi senza rendersi conto dell'esistenza di merda che vive, e l'accetta senza nemmeno intravedere le infinite possibilità che avrebbe.
L'uomo zerbino che accetta ogni angheria dalla sua donna. Annulla la propria dignità e per amore di lei arriva persino ad accettare i tradimenti. La donna è come una piccola bambina viziata che chiede ogni volta qualcosa di sempre più doloroso e l'uomo sorride mentre guarda gli occhi della sua bella ed entra nella macchina della tortura. E gode nel vedere la soddisfazione della sua torturatrice.

2. Quelli che cacciano.
Quest'altra categoria di innamorati è molto particolare. Sono audaci ed intraprendenti e vivono in un mondo popolato da piccole prede. Il cacciatore va, conquista, e anche quando ottiene un'ottima preda, la più ambita, cade in un tristissimo circolo vizioso. Anche una volta conquistata Angelina Jolie o Brad Pitt che sia non sa accontentarsi e i suoi occhi puntano subito ad una nuova preda. Il cacciatore è una persona triste, incatenata dal suo stesso istinto che ricerca costantemente la novità, anche quando riesce ad ottenere il cielo desidererà talmente forte anche tutto il resto dell'universo da non godersi nemmeno per un'istante la bellezza smisurata del cielo.
Penso che per questa categoria non ci sia neanche bisogno di esempi. Lo sappiamo tutti perchè tutti quanti noi almeno una volta nella vita abbiamo avuto a che fare con un cacciatore/cacciatrice che ci ha tolto il cuore per poi buttarlo nel bidone della spazzatura dopo una settimana. Quindi chiudo con un'ultima necessaria informazione: il cacciatore/cacciatrice non smetterà mai di cacciare. Sta scritto nel suo istino, nel suo dna, nella sua genetica. Fidatevi, non cambierà e condurrà la sua triste vita passando da un fiore all'altro.

3. I beati.
Li riconoscete subito. Hanno il viso rilassato ed il volto disteso e riescono ad affrontare ogni merda che la vita gli butterà in faccia con il sorriso sul volto e senza nemmeno sentire la puzza di merda che hanno intorno. Sembrano avvolti da una luce, da un'aura speciale. Condividono cose che il resto del mondo non conoscerà mai. Sono in perfetto equilibrio, sempre. Pensateci.
Pensate a quella coppia di amici che avete e che stanno insieme da ormai quindici anni. Confrontateli con tutte le altre coppie, anche con coppie molto felici o molto durature. Ecco, li vedete? Sono rilassati e sereni, in perfetto equilibrio, mentre le altre coppie non hanno la stessa espressione, l'espressione di beatitudine che questi due si portano scritta sul volto. Le storie d'amore dei beati non finiranno mai. Nessuno lascerà l'altro e continueranno a vivere per sempre, oltre il tempo ed oltre lo spazio.

venerdì 24 giugno 2011

MI PIACE RICEVERE UN BACIO SULLA FRONTE, DOPO CHE SONO STATO FOTTUTO.

"Se ti va potresti portarmi almeno a cena. Potresti offrirmi del buon vino bianco e dell'ottimo pesce, perchè mi piace bere e mangiare prima di essere fottuto.
E poi potresti anche preparami un joint, perchè mi piace fumare dopo che sono stato fottuto."
Inspired by Eric Cartman, in "Humancentipad".


Il film 'The Human Centipede' continua a mietere vittime.
Guardate la puntata di South Park intitolata 'Humancentipad'.
E se non la guardate, sarete costretti comunque a vederne un'immagine.
Eccola qui.

giovedì 23 giugno 2011

CADENDO.

Cosa rimane ad un uomo quando perde fiducia nei propri ideali?
Cosa rimane ad un uomo quando non ha più alcun punto di riferimento?
Cosa rimane ad un uomo quando scopre che le sue teorie erano sbagliate?
Cosa fa un uomo davanti al fallimento?
CADE.

lunedì 20 giugno 2011

IL PICCOLO DIAVOLO DELLA PARANOIA.

Ero ad una festa la prima volta che l'ho visto. Un grande party su una collina, con otto sound systems che pompavano bassi a palla. Pioveva, c'era fango ovunque e persone semiumane ricoperte di fango dalla testa ai piedi ballavano come zombie.
Il terreno della collina era pieno di buche create appositamente dal buon Dio per farti cadere ogni 5 minuti. Io poi quando sono fuori di me tendo sempre a cadere spessissimo. Anche sul liscio asfalto. Ed è stato per colpa di quelle buche che l'ho incontrato. Stavo ballando allegramente con le braccia in aria in vicinanza del sound system drum'n'base. Un piede inciampa in una di quelle buche maledette e io cado in ginocchio sul suolo. Il risultato è stato che ora ero ricoperto di fango come tutti gli altri. E in più avevo una caviglia dolorante. Decisi allora di andare un attimo a sedere in un angolo, controllare la caviglia, riposarmi un po' e poi ripartire per la festa. Ma non riuscii più a partecipare alla festa per colpa sua.
Io ero felice, allegro, in estasi, ma quello appena ha visto la mia caviglia gonfia ha iniziato a rompere il cazzo.

Sileno: "Dai dai, è tutto a posto, fa un po' male ma posso comunque tornare a ballare. Su in piedi forza."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ma che cazzo dici, sei deficente? La tua caviglia è gonfia, probabilmente te la sei rotta: oh mio dio, siamo nella merda".
Sileno: "E tu che cazzo di creaturina sei? Sei orribile. Comunque stai tranquillo brutto mostriciattolo che qui Sileno si rialza e va ballare: nulla di rotto, non ti preoccupare, fa solo un po' male".
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ma sei idiota? Hai la caviglia rotta, se ti alzi e la sforzi si romperà ancora di più, magari finirà che ti dovranno amputare una gamba. Mamma mia questa è una situazione tragica. Sei inchiodato su questa collina senza possibilità di muoverti. Morirai qui sopra."
Sileno: "Ma che cazzo dici? Guarda adesso mi alzo in piedi e vado dai miei amici che mi diranno cosa è meglio fare."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Stai attento idiota e tieni quegli occhi aperti che è pieno di buche ovunque e se mai dovessi ricadere saresti fottuto per sempre, lo sai questo vero? Guardati intorno, ci sono solo punkabbestia ultramarcissimi, chi credi che ti aiuterà? Tieni quei fottuti occhi aperti, coglione."
Sileno: "Ok, creatura stracciapalle, occhi ben aperti."

Sileno riesce ad alzarsi in piedi. Fa due passi. Torna ad inciamparsi in una maledetta buca.

Sileno:"AAAAAHH! CAZZO CHE MALE!"
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Idiota che non sei altro, devi tenere quei fottuti occhi aperti. Ti rendi conto che non puoi camminare ad occhi chiusi?"
Sileno: "Ma io avevo gli occhi aperti."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Ah beh ecco, a posto, se per te quelli sono occhi aperti. Sei fottuto alla grande amico, non vedi che i tuoi occhi sono aperti solo in una millimetrica fessura. Sono praticamente chiusi cazzo. E noi qui siamo fottuti: fottuti alla grande, non ti riesci nemmeno ad alzare in piedi te ne rendi conto"
Sileno: "Senti, sei un tipo un po' negativo eh: dai adesso riprovo ad alzarmi, andiamo a cercare i miei amici e magari raggiungo la macchina e mi riposo lì per un po'."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "I tuoi occhi sono chiusi. Per terra è pieno di buche. Come pensi di riuscire ad arrivare all'altro capo della collina?"
Sileno: "Ce la faccio, ce la faccio, adesso inizio ad alzarmi in piedi".

Sileno con moltissime difficoltà riesce a conquistare una postura eretta.

Sileno: "Hai visto piccolo mostro. Sono in piedi. Non stiamo ancora morendo".
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Attento coglione dietro ai tuoi piedi c'è una buca, cerca di non barcollare all'indietro."

Sileno cade.

Sileno: "AAAAAHH. CAZZO CHE MALE. Sono caduto di culo stavolta. Oh mio dio che male, mi sono rotto il coccige."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Siamo fottuti. Guardati non riesci nemmeno a stare in piedi, probabilmente hai una caviglia ed il culo rotto, non possiamo contare sull'aiuto di nessuno. Te lo dico io che succederà qui: domani mattina, quando arriveranno gli sbirri a sgomberare questo cazzo di inferno ti troveranno qui, solo, piagnucolante e dolorante, su questa collina del cazzo".
Sileno: "Oh cristo, credi veramente? Merda, in tal caso è meglio se mi libero le tasche da ogni roba, che se arrivano gli sbirri non voglio farmi sgamare." Detto e fatto Sileno buttò via ogni cosa che aveva in tasca.
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Finalmente un pensiero sensato. Senti, non si può stare qua: lo vedi quel tipo laggiù che sbocca? Tra poco verrà verso di te, non ti vedrà perchè sei lì rannicchiato come un cane in quella cazzo di buca, e ti cadrà addosso e ti romperà l'osso del collo, ed io voglio evitarlo. Noi dobbiamo andare a chiuderci in macchina ed aspettare che questo putiferio finisca."
Sileno:" E come facciamo? Ti prego aiutami ho male dappertutto e non voglio che quel tipo laggiù mi caschi in testa."
Piccolo Diavolo della Paranoia: "Il problema sono i tuoi occhi. Se solo tu riuscissi a tenere almeno un occhio aperto. Ci sono: io ti tengo un occhio aperto, tu cerca di aprire anche l'altro, e poi andiamo dritti dritti nel sedile posteriore della tua macchina."
Sileno: "Piccolo mostro, io ho paura, ma penso che con te ce la posso fare. Ora mi alzo in piedi e andiamo."

Sileno si alzò in piedi ed iniziò a camminare.

Piccolo Diavolo della Paranoia: "TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è una buca che sembra un cratere"
Sileno: "AAAAAHH. CHE MALE."
Piccolo Diavolo della Paranoia:" Non pensare al dolore e continuiamo, quando sarai in macchina sarà tutto finito. TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è un punkabbestia che corre verso di te"
Sileno: "Oh mio dio, cosa vuole da me. Attento, attento AAAAAHH CHE MALE, mi ha dato una spallata."
Piccolo Diavolo della Paranoia:" TIENI QUESTI FOTTUTI OCCHI APERTI, c'è una buca davanti a te."
Sileno: "AAAAHH CHE MALE."

La cosa andò avanti così finchè non raggiunsero la macchina. Appena Sileno riuscì ad appoggiare il suo culo dolorante sul sedile posteriore della sua auto il piccolo diavolo della paranoia se ne andò.
Dopo alcune ore, quando il sole era ormai alto in cielo, gli amici di Sileno tornarono verso la sua macchina. Lo trovarono sdraiato sul sedile posteriore con la bocca completamente aperta. Gli chiesero dove cazzo fosse finito e gli dissero che l'avevano cercato per tutta la notte. Ora era il momento di ripartire.
Amico: "Oh Sileno, facciamoci l'ultima fumata o l'ultima tirata e poi partiamo. Dovresti avere ancora qualcosa in quelle tue taschettine magiche eh?".
Sileno:" Si, guarda nelle mie tasche, guardaci tu perchè io non mi riesco a muovere mi fa male tutto".
Amico: "Ok bello, ok. Tasca destra niente. Tasca sinistra niente. Ma allora, mi prendi per il culo?"
Sileno: "Cazzo, è vero, ho buttato via tutto".
Amico: "Sei proprio una merda. Continua a dormire va che quando ti sei ripreso ti faccio patire un altro po' di male."
Sileno: "Hey stronzo. Stavo per morire su quella collina."