lunedì 28 maggio 2012

GIANNI E I RAYBAN.

Solo uno stupido non se ne sarebbe accorto prima.
E infatti qualche sospetto a Gianni era venuto, ma non gli aveva dato molto peso.
La prima volta lo vide sotto casa sua, mentre stava andando a buttare l'immondizia.
Lo notò con uno sguardo distratto, e lui se ne stava là, seduto su una panchina del parchetto di fronte a casa sua.
Indossava vestiti eleganti e dei vistosi Rayban neri. Lo notò subito perché in un quartiere della città denominato da tutti come 'il Bronx' era difficile che l'occhio non cadesse su un uomo così distinto.
Lo osservò per un istante e poi tornò in casa a coltivare i suoi magnifici fiori di lillà. Gianni andava pazzo per i suoi fiori di lillà.
Pochi giorni dopo lo rivide al bar. Quando entrò lo vide appoggiato con un braccio al bancone mentre sorseggiava una birra piccola. Gianni sorrise a questo sconosciuto che, bisogna ammetterlo, lo stava proprio iniziando ad incuriosire. Poi si mise a parlare col suo amico barista. Gli raccontò come aveva passato la giornata e di come fosse contento che finalmente i semi di lillà speciali, quelli che aveva fatto importare sin dall'Olanda, fossero arrivati quella mattina.

Gianni: "Appena sono arrivati li ho piantati subito, ho messo il fertilizzante speciale che mi hanno venduto insieme ai semi. Cazzo l'ho pagato troppi soldi quel fertilizzante, deve funzionare assolutamente".
Barista: "Eh bravo Gianni, appena sono pronti e sbocciano però chiamami, che li voglio assolutamente venire a vedere, i tuoi fiori di lillà".
Gianni: "Ma certo, cazzo, non vedo l'ora; appena sbocciano chiamo tutti a casa mia, facciamo una bella cena e dopo mangiato ci beviamo del vino rosso e osserviamo per tutta la sera gli specialissimi fiori di lillà che mi sono fatto spedire dall'Olanda. Rimarrete sbalorditi, giuro, a volte dopo qualche bicchiere sembra che quei fiori cambino persino colore."
Barista: "Io ci sono, contaci".

Finita la conversazione Gianni ordinò un caffè, fumò una sigaretta e se ne ritornò a casa, ad osservare le sue magnifiche piante che iniziavano a gettare i primi germogli. Era al contempo orgoglioso ed entusiasta.
Gianni passò settimane tra i suoi lavori di giardinaggio ed il bar, ed ogni volta che usciva a prendersi una birra trovava lo sconosciuto con i suoi Rayban neri addosso appoggiato al bancone del bar.
Non aveva ancora scambiato nessuna parola con questo sconosciuto che con una regolarità cronica si materializzava di fronte a lui ogni volta che era fuori casa.
Gianni pensò che fosse un tizio che si era appena trasferito in città e che non conosceva nessuno, allora ogni volta che vedeva quelle lenti nere osservarlo lui sorrideva, e poi distoglieva lo sguardo. Piccoli sguardi d'intesa, che sperava lo portassero prima o poi ad un dialogo.
Intanto Gianni si era fatto ragguagliare da amici e baristi su chi fosse quel tipo, e nessuno sembrava conoscerlo. Una cosa certa però la sapeva: quel tizio passava molte ore della giornata nei vari bar del paese.
"Nell'ultimo periodo sembra che prediliga il nostro, modestamente noi del Bronx sappiamo gestire anche i migliori gentelman con Rayban", disse l'amico barista a Gianni.
E poi Gianni lo rivide alla fiera di paese, al concerto del suo fratellino, al parco, in campagna, in fila per il cesso del cinema. Gianni continuava con i suoi sguardi d'intesa, ma il tipo dietro quei Rayban era irremovibile ed instaurare un dialogo con lui sembrava impossibile.
Poi, una notte, Gianni lo vide senza quei fottuti occhiali.
Ci credereste? C'è stato bisogno di un terremoto per far togliere quei cazzo di occhiali neri a quel tipo.
Un sabato notte, verso le quattro, Gianni fu svegliato da un super boato di bassi cupi e profondi e la prima cosa che ebbe il tempo di pensare fu che il cielo si fosse rotto. Pensò che ci fosse stato un tuono talmente tanto grande che avesse rotto in due il cielo. Poi iniziò a sentire le scosse di terremoto, che durarono venti secondi.
E so cosa state pensando, venti secondi sono pochissimi; ma provate un attimo a contare insieme a me: uno.....due.....tre.....quattro.....cinque.....e intanto nella casa di Gianni le bottiglie cadevano dalle mensole .....sei.....sette.....otto.....nove.....dieci...... e i bicchieri cadevano dal tavolo, undici.....dodici......tredici......quattordici......quindici......e file e file di cd di musica e film cadevano a terra......sedici.....diciassette... ed il letto su cui dormiva Gianni si muoveva in modo sussultorio talmente forte da far tremare il buco del culo del povero Gianni ......diciotto.....diciannove......venti.
Finita la scossa Gianni si alzò da letto e corse fuori casa in un lampo, seguito dal cane. Fuori era ancora buio, ma dopo poco sorsero le prime luci dell'alba. Non sapendo dove andare, Gianni si diresse verso il bar.
E indovinate chi c'era lì, che fumava una sigaretta con occhi atterriti? Si proprio lui, Mr Rayban, che stavolta però se li era scordati e mostrava due occhi azzurri giganteschi e sbarrati. Quel tipo sembrava più scosso di lui, ma Gianni non ebbe molto tempo per osservarlo perché fu subito richiamato all'attenzione del suo amico barista che raccontava sgomento del terremoto.

Poi, che volete che vi dica ancora, la storia ha preso una brutta piega.
Quella bella cena con osservazione floreale non si è potuta fare.
Il tizio con i Rayban altro non era che una forza dell'ordine in borghese dello Stato, lo stesso Stato che aveva dichiarato illegali da pochi anni i fiori di lillà, ed ogni importazione dei suddetti semi.
Gianni venne portato via mentre scalciava e gridava: "Ma io stavo solamente coltivando dei fiori!" e tutto il bar lo fissava con sguardi di diniego.
Per questa occasione le forze dell'ordine ed il ceffo con i Rayban avevano addirittura ricordato di indossare la loro divisa ufficiale.
Mentre tutto ciò accadeva il televisore del bar era sintonizzato su un noto spot pubblicitario con un vecchio che esclamava a gran voce: "Gianni l'ottimismo è il profumo della vita".
E Gianni si sentì fottuto, perché ragazzi, Gianni era fottuto sul serio, e lo sarebbe stato per almeno altri dieci anni.

giovedì 10 maggio 2012

UN MONDO PIENO DI JACK.

Jack con i capelli al vento,
Jack che chiede soldi,
Jack il panzone,
Jack dalla voce forte,
Jack dei traffici,
Jack che fa il gallo con le signore,
Jack che pensa di essere un genio,
Jack che vomita,
Jack che sparla dei fortunati,
Jack che diventa sempre più vecchio,
Jack che continua a chiedere soldi,
Jack che scivola giù dal gambo del fagiolo,
Jack che parla parla ma non fa mai niente,
Jack che se la cava in un omicidio,
Jack che ruba,
Jack che parla dei vecchi tempi,
Jack che parla a vanvera,
Jack con la mano tesa,
Jack che terrorizza i deboli,
Jack l'arrabbiato,
Jack dei bar,
Jack che sbraita per essere apprezzato,
Jack che non ha mai un lavoro,
Jack che sopravvaluta le sue possibilità,
Jack che continua a sbraitare sul suo talento misconosciuto,
Jack che dà la colpa a tutti gli altri.

Voi sapete chi è Jack, l'avete visto ieri, lo rivedrete domani, lo rivedreta la settimana prossima.

Vuole vuole ma non fa niente, vuole tutto gratis.

Vuole fama, vuole donne, vuole tutto.

Un mondo pieno di Jack che scivolano giù dal gambo del fagiolo.



Charles Bukowski, "Il Capitano è fuori a pranzo".

venerdì 4 maggio 2012

CANI INGORDI

E questi cani ingordi non sanno che cosa sia l’esser satollo, e questi pastori non sanno che cosa sia intendimento; ciascun di loro si è volto alla sua via, ciascuno alla sua cupidigia.
Isaia 56, 11.

mercoledì 2 maggio 2012

PROMEMORIA.

Quando una cosa è talmente bella ed irraggiungibile che ti fa sognare,
smetti in fretta di fantasticare,
ed impara ad incassare.