giovedì 10 novembre 2011

GIANNI E L'INSONNIA.

Sono anni che Gianni non dorme più d'un paio d'ore a nottata.
Prendere sonno prima delle due del mattino gli appare impossibile, così sta seduto sulla sua vecchia poltrona, da solo, mentre guarda le televendite notturne.
Ogni volta che vede le pubblicità di quegli apparecchi per fare esercizio fisico si ripromette di riniziare ad andare a correre per curare di più la sua salute, anche se alla fine non lo fa mai.
Ogni volta che vede le televendite di gioielli ripensa a sua madre, e al fatto che non si staccava mai dalla televisione quando le vedeva.
Poi ripensa a Maria, al loro primo ed unico mese di fidanzamento, all'anello con diamante che le aveva regalato, alla folle cifra spesa per niente, al fatto che 'sarebbe dovuto essere per sempre' ma Maria se n'era andata dopo qualche settimana.
All'inizio riflettè sul fatto che a Maria quell'anello era piaciuto tantissimo e, da quando glielo aveva donato, non se l'era mai più tolto dal dito medio della mano destra, neanche dopo la loro rottura. In un certo senso quell'anello, che era impregnato del sudore di Gianni, viveva insieme a Maria, e quindi anche una piccola parte di Gianni continuava a vivere con lei.
Poi però si accese una sigaretta e si chiese come fosse possibile che un dannatissimo pezzo di metallo costasse più dell'intero arredamento del suo soggiorno. E si rese conto che Maria si stava facendo la sua bella vita, col suo bell'anello, senza nemmeno conservare il ricordo della sua brutta faccia.

Nelle sue notti insonni Gianni a volte siede sulla sua poltrona ad ascoltare dischi. Va matto per il blues. Altre notti si siede davanti alla sua macchina per scrivere e butta giù tutto quello che gli passa per la testa, e quando ha finito straccia tutti i fogli da lui riempiti di tristi parole e lamenti. I suoi lamenti, che nessuno potrà mai vedere.
Altre notti prende la macchina e guida per tutta la notte. A volte fa tutta la tangenziale del suo grande paese, altre volte invece arriva sino al mare.
Quando arriva al mare e osserva quella distesa infinita d'acqua aprirsi sotto i suoi occhi, sente che alla fine nulla è cambiato, che i suoi problemi e le sue riflessioni sono le stesse che si è portato dietro da casa e che lui è lo stesso uomo afflitto che era anche prima del viaggio verso il mare. Niente è variato all'interno della sua testa, ma un po' la fatica per aver guidato tutta la notte, un po' quel dolce sciaquettio delle onde che sembra volerlo consolare, quell'ipnotico rumore che va e che viene all'infinito e che sembra suonare una ninna nanna solo per lui, beh, un po' di tutto questo ed il nostro povero Gianni si addormenta sulla sabbia, rannicchiato in posizione fetale.
Si sveglia alla mattina, quando un venditore ambulante con la radio accessa passa vicino a lui per vedere se riesce a sfilargli il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni, ma Gianni, che ha vissuto la strada, blocca il polso del ladro ancor prima che le dita di questo si fossero infilate nella tasca. I loro occhi si incrociano, e non c'è bisogno di dire nulla: entrambi leggono rispettivamente negli occhi dell'altro la fame, la rabbia, la frustrazione. Il ladro se ne va scocciato mentre la radiolina che tiene sottobraccio si sintonizza su un famoso spot radiofonico che, con una catarrosa voce da vecchio, esordisce a gran voce: "Gianni, l'ottimismo è il profumo della vita".
Gianni riesce solamente a chiedersi: ma dove sono finito, e che cosa ci faccio qui?

3 commenti:

  1. Anche Gianni lotta con me per diventare Tyler Durden.

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  2. beibe beibe beibe aaaaaaaiiiii suer ai'll draiv ol nait egheeeeen...

    latte caldo/camomilla e il gioco è fatto. forse.

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  3. Eppure, per coindicenza la radio gracchia giusto il suo nome spronandolo all' ottimismo..che sia un segno cosmico?? :))

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