martedì 14 agosto 2012

IL FUSTACCHIONE DEL MARE.


Che situazione assurda, quella volta.
Io e la mia ragazza eravamo ad una bellissima festa sulla spiaggia, con tanto di falò e di giocolieri mangiafuoco. Lei chiacchierava con le sue amiche, io me ne stavo in disparte, da solo. Conoscevo da poco tempo lei, ed erano le prime volte che incontravo i suoi amici.
Vivevamo un tristissimo amore a distanza, e pian piano, con molta cautela, stavamo iniziando a conoscere l'uno l'ambiente e le frequentazioni dell'altro.
Ed io me ne stavo da solo davanti al bancone del bar, mentre la festa esplodeva, quando arrivò 'sto tizio che mi chiese:

"Ciao, tu chi sei? Sei il ragazzo di Gianna?"

Stavamo già assieme da un po'.
Avevamo già fatto tutto quello che c'era da fare.
Ma a quel bel ragazzotto decisi di mentire:

"No, macchè, sono solo un amico d'università, ho approfittato dell'invito di Gianna per farmi qualche giorno al mare, tutto qui."
"Ah, ecco, infatti non ti avevo mai visto prima."
"Neanche io ti ho mai visto, comunque è un piacere."

Poi si allontanò.
Tornò dopo qualche minuto:

"Ehy, sai cosa mi stavo chiedendo?"
"No, dimmi, cosa ti chiedevi?"
"Ecco, mi chiedevo a quale livello di confidenza sia questa tua amicizia con Gianna? Ho sentito che parlava di te, l'altro giorno al bar..."
"..boh..direi ad un livello medio, normali amici, perché?"
"Beh, perché a ma Gianna piace, è già da un po' che le sto dietro, però boh, sembra che non ci voglia stare con me."
"Aaah, mi dispiace."
"Ecco, insomma, stavo pensando che magari potevi mettere tu una buona parola per me, visto che è così tanto tua amica."
"Cosa?"
"Si, insomma, dille che mi piace. Che mi piace molto. E che sono un bravo ragazzo e che la tratterei bene. Non ti sembra che saremmo una bella coppia, insieme, io e lei?"
"Oh, sareste sicuramente una bellissima coppia."
"Dai allora fammi 'sto favore amico, glielo dici?"

Mi stava ridendo ogni singola parte del corpo. Ogni singolo muscolo si stava facendo una grassa risata. Ma questo rimbecillito proprio non s'era reso conto che quello che sarebbe andato a dormire ospitato nel bel lettone di Gianna ero io, e non lui? Che cazzo ci stavo a fare io lì, secondo lui? Perché mai la bella Gianna mi ospitava a casa sua? Così bello, così abbronzato e muscoloso, e così incredibilmente stupido e poco perspicace, quel bel fustacchione del mare.
Con un sorriso beffardo sulle labbra gli risposi, sottovoce:
"Ti giuro che questa notte mentre starò saltando sul bel letto di Gianna mi ricorderò sicuramente di parlarle di te, bello mio, te lo assicuro."

Avreste dovuto vedere la sua faccia, mentre andavo sorridendo dalla bella Gianna.

giovedì 9 agosto 2012

ESSERE FELICI.

Solo quando la smetteremo di inseguire ciò che non esiste,
solo allora, saremo davvero felici.

giovedì 5 luglio 2012

IL GUERRIERO.

Fallo una volta.
Fallo un'altra volta.
Colpiscimi ancora una volta, dai.
Vai pure avanti,
non dirmi che è tutto qui quello che sai fare.

Guardami,
sono ancora in piedi.
Non eri tu quello che doveva abbattermi?

Fidati,
non hai nemmeno una vaga idea
di quanto io possa resistere.
Non sai nemmeno lontanamente
quanti ostacoli ho dovuto superare,
quanto ho dovuto lottare,
quindi noi sai neanche quanto i miei muscoli ed il mio corpo
siano preparati ed allenati allo scontro.

Pensi di fottermi,
lo so,
e so anche che ti piace l'idea,
ma non puoi immaginare quante volte io sia già stato fottuto,
potrei partorire un cucciolo di rinoceronte
dal buco del culo
senza sentire assolutamente nulla.

Quindi vai avanti,
spara i tuoi colpi di odio contro di me.
Io guarderò un po' annoiato
il tuo sguardo scintillante e vivo d'astio,
chiedendomi perché hai così bisogno di lottare,
perché senti dentro di te
così viva e pulsante
la necessità assoluta di sopraffare un tuo simile.

Io incasserò,
come ti dicevo,
a questo sono abituato,
non ti devi preoccupare;
solo un giorno spero potremmo sederci sotto un grande albero
e spero potrò chiederti: perché? Perché volevi uccidermi?
E penso che tu non riuscirai a dare alcuna risposta sensata, a questa domanda.

mercoledì 27 giugno 2012

ISTITUZIONI RELIGIOSE E VOGLIA DI APPARIRE.

Prima è arrivato il Dalai Lama, e ha cercato di dare un po' di conforto a noi emiliani terremotati.

Poi è arrivato il Santo Padre, che ha farfugliato qualcosa sul fatto che noi emiliani non abbiamo crepe nel cuore (...almeno lì non ne sono venute, grazie a Dio! L'inagibilità del cuore deve essere una brutta faccenda, immagino).

Quindi in questi giorni mi stavo chiedendo: chi sarà il prossimo?
Il Divino Mago Otelma?
E quali grandi, importanti ed assolutamente inutili parole ci porterà?




venerdì 22 giugno 2012

IN ITALIA NON ESISTE ALCUNA GIUSTIZIA.

Perchè tre anni di carcere (condonati) e sei mesi di reclusione per avere ucciso a suon di botte un giovane ragazzo, qualsiasi fosse la sua condizione psico-fisica, mi sembrano una pena troppo leggera.


martedì 12 giugno 2012

PERSONAGGI OSCURI.

L'ho visto arrivare a bordo di una Punto bianca e vecchia.
All'inizio mi sembrava un autista di autobus.
Indossava una camicia azzurra e pantaloni neri classici.
Aveva la testa pelata e portava degli occhiali da vista.
Inoltre stava gridando ad alta voce il cognome dei miei vicini.

"Che cosa vuole?", gli gridai.
"Sto cercando i signori Giannini, sono in casa?"
"Ah beh, non lo so: ha provato a suonare il campanello?"
"Si ma non mi risponde nessuno, sa dove potrebbero essere?"
"No"
"Forse sono a lavoro? Sa in quali orari della giornata vanno a lavorare? Sa anche in quali orari della giornata posso trovarli a casa con certezza?"

Incuriosito ed insospettito da tante domande così specifiche sugli orari di vita dei miei vicini, chiesi:
"Ma lei chi è?"
"Io sono il Messo Notificatore", mi rispose con tono pomposo.
"Chi scusi?"
"Io sono il Messo Notificatore."
"E che cosa sarebbe un Messo Notificatore?"
"Non sa cosa sia un Messo Notificatore?"
"No."
"Eh, quando avrà delle cause civili imparerà a conoscermi."
"Beh, allora preferisco non conoscerla mai, salve."

lunedì 28 maggio 2012

GIANNI E I RAYBAN.

Solo uno stupido non se ne sarebbe accorto prima.
E infatti qualche sospetto a Gianni era venuto, ma non gli aveva dato molto peso.
La prima volta lo vide sotto casa sua, mentre stava andando a buttare l'immondizia.
Lo notò con uno sguardo distratto, e lui se ne stava là, seduto su una panchina del parchetto di fronte a casa sua.
Indossava vestiti eleganti e dei vistosi Rayban neri. Lo notò subito perché in un quartiere della città denominato da tutti come 'il Bronx' era difficile che l'occhio non cadesse su un uomo così distinto.
Lo osservò per un istante e poi tornò in casa a coltivare i suoi magnifici fiori di lillà. Gianni andava pazzo per i suoi fiori di lillà.
Pochi giorni dopo lo rivide al bar. Quando entrò lo vide appoggiato con un braccio al bancone mentre sorseggiava una birra piccola. Gianni sorrise a questo sconosciuto che, bisogna ammetterlo, lo stava proprio iniziando ad incuriosire. Poi si mise a parlare col suo amico barista. Gli raccontò come aveva passato la giornata e di come fosse contento che finalmente i semi di lillà speciali, quelli che aveva fatto importare sin dall'Olanda, fossero arrivati quella mattina.

Gianni: "Appena sono arrivati li ho piantati subito, ho messo il fertilizzante speciale che mi hanno venduto insieme ai semi. Cazzo l'ho pagato troppi soldi quel fertilizzante, deve funzionare assolutamente".
Barista: "Eh bravo Gianni, appena sono pronti e sbocciano però chiamami, che li voglio assolutamente venire a vedere, i tuoi fiori di lillà".
Gianni: "Ma certo, cazzo, non vedo l'ora; appena sbocciano chiamo tutti a casa mia, facciamo una bella cena e dopo mangiato ci beviamo del vino rosso e osserviamo per tutta la sera gli specialissimi fiori di lillà che mi sono fatto spedire dall'Olanda. Rimarrete sbalorditi, giuro, a volte dopo qualche bicchiere sembra che quei fiori cambino persino colore."
Barista: "Io ci sono, contaci".

Finita la conversazione Gianni ordinò un caffè, fumò una sigaretta e se ne ritornò a casa, ad osservare le sue magnifiche piante che iniziavano a gettare i primi germogli. Era al contempo orgoglioso ed entusiasta.
Gianni passò settimane tra i suoi lavori di giardinaggio ed il bar, ed ogni volta che usciva a prendersi una birra trovava lo sconosciuto con i suoi Rayban neri addosso appoggiato al bancone del bar.
Non aveva ancora scambiato nessuna parola con questo sconosciuto che con una regolarità cronica si materializzava di fronte a lui ogni volta che era fuori casa.
Gianni pensò che fosse un tizio che si era appena trasferito in città e che non conosceva nessuno, allora ogni volta che vedeva quelle lenti nere osservarlo lui sorrideva, e poi distoglieva lo sguardo. Piccoli sguardi d'intesa, che sperava lo portassero prima o poi ad un dialogo.
Intanto Gianni si era fatto ragguagliare da amici e baristi su chi fosse quel tipo, e nessuno sembrava conoscerlo. Una cosa certa però la sapeva: quel tizio passava molte ore della giornata nei vari bar del paese.
"Nell'ultimo periodo sembra che prediliga il nostro, modestamente noi del Bronx sappiamo gestire anche i migliori gentelman con Rayban", disse l'amico barista a Gianni.
E poi Gianni lo rivide alla fiera di paese, al concerto del suo fratellino, al parco, in campagna, in fila per il cesso del cinema. Gianni continuava con i suoi sguardi d'intesa, ma il tipo dietro quei Rayban era irremovibile ed instaurare un dialogo con lui sembrava impossibile.
Poi, una notte, Gianni lo vide senza quei fottuti occhiali.
Ci credereste? C'è stato bisogno di un terremoto per far togliere quei cazzo di occhiali neri a quel tipo.
Un sabato notte, verso le quattro, Gianni fu svegliato da un super boato di bassi cupi e profondi e la prima cosa che ebbe il tempo di pensare fu che il cielo si fosse rotto. Pensò che ci fosse stato un tuono talmente tanto grande che avesse rotto in due il cielo. Poi iniziò a sentire le scosse di terremoto, che durarono venti secondi.
E so cosa state pensando, venti secondi sono pochissimi; ma provate un attimo a contare insieme a me: uno.....due.....tre.....quattro.....cinque.....e intanto nella casa di Gianni le bottiglie cadevano dalle mensole .....sei.....sette.....otto.....nove.....dieci...... e i bicchieri cadevano dal tavolo, undici.....dodici......tredici......quattordici......quindici......e file e file di cd di musica e film cadevano a terra......sedici.....diciassette... ed il letto su cui dormiva Gianni si muoveva in modo sussultorio talmente forte da far tremare il buco del culo del povero Gianni ......diciotto.....diciannove......venti.
Finita la scossa Gianni si alzò da letto e corse fuori casa in un lampo, seguito dal cane. Fuori era ancora buio, ma dopo poco sorsero le prime luci dell'alba. Non sapendo dove andare, Gianni si diresse verso il bar.
E indovinate chi c'era lì, che fumava una sigaretta con occhi atterriti? Si proprio lui, Mr Rayban, che stavolta però se li era scordati e mostrava due occhi azzurri giganteschi e sbarrati. Quel tipo sembrava più scosso di lui, ma Gianni non ebbe molto tempo per osservarlo perché fu subito richiamato all'attenzione del suo amico barista che raccontava sgomento del terremoto.

Poi, che volete che vi dica ancora, la storia ha preso una brutta piega.
Quella bella cena con osservazione floreale non si è potuta fare.
Il tizio con i Rayban altro non era che una forza dell'ordine in borghese dello Stato, lo stesso Stato che aveva dichiarato illegali da pochi anni i fiori di lillà, ed ogni importazione dei suddetti semi.
Gianni venne portato via mentre scalciava e gridava: "Ma io stavo solamente coltivando dei fiori!" e tutto il bar lo fissava con sguardi di diniego.
Per questa occasione le forze dell'ordine ed il ceffo con i Rayban avevano addirittura ricordato di indossare la loro divisa ufficiale.
Mentre tutto ciò accadeva il televisore del bar era sintonizzato su un noto spot pubblicitario con un vecchio che esclamava a gran voce: "Gianni l'ottimismo è il profumo della vita".
E Gianni si sentì fottuto, perché ragazzi, Gianni era fottuto sul serio, e lo sarebbe stato per almeno altri dieci anni.