giovedì 20 dicembre 2012
CERCANDO DI NON IMPAZZIRE.
"Un uomo ammattisce se non ha qualcuno.
Non importa chi è con lui, purché ci sia."
John Steinbeck, Uomini e Topi.
lunedì 3 dicembre 2012
ANCORA?
Guarda, è incredibile come di nuovo hai fatto centro.
Hai capito tutto subito, senza bisogno di alcun preambolo.
Mi infastidisce, quasi, il tuo modo di vedermi dentro, leggere i miei pensieri con un solo sguardo,
quello sguardo lì,
che ti fissa intensamente per un istante
e si dissolve subito nel sorriso beffardo di chi ha già capito tutto.
Riesci a leggermi nel pensiero,
riesci a farlo anche se io non voglio porca miseria, ma ti rendi conto?
E quanti anni sono passati maledizione? Cinque? Forse sei?
E di nuovo hai capito tutto subito
mentre io tentavo di arrampicarmi
su mille specchi
cosparsi di olio.
Fisicamente sono rimasto in posizione eretta
ma dentro di me,
sono come caduto ai tuoi piedi.
Sconfitto.
Bang,
un colpo,
un solo sguardo,
e sei morto.
Ecco che cos'è l'amore.
venerdì 16 novembre 2012
MASCHERE
Can I ride with you in your BMW ?
You can sail with me in my yellow submarine
You need to find out
'Cos no one's gonna tell you what I'm on about
-Oasis, lontanissimo 1994-
Le persone non sono quello che sembrano.
Tu, il tuo amico, la tua ragazza, io stesso che scrivo da questa tastiera;
siamo solo dei fantocci che possiedono migliaia di maschere che scambiamo e sovrapponiamo a seconda delle circostanze e degli ambienti in cui ci ritroviamo.
Una maschera per andare al bar,
un'altra per andare al lavoro.
una per parlare al tuo migliore amico,
un'altra per il tuo peggior nemico,
una per la tua donna,
un'altra ancora per i tuoi figli.
Ogni circostanza,
ogni contesto,
ogni persona con cui interagiamo ci obbliga a indossare una maschera,
a non mostrare il nostro volto scoperto e nudo.
Può sembrare facile smascherare queste coperture,
ed a volte lo è davvero, può essere più semplice di quel che si crede notare la posticcia menzogna scritta sul volto altrui.
Il problema, però, ed è di considerevole importanza,
è che se anche si riesce a riconoscere la mendace facciata degli altri,
può capitare di non saper più riconoscere il proprio volto,
quello originario,
quello originale,
quello che avevi prima di metterti addosso tutte quelle bugie.
Il tuo volto, anzi no, il tuo Io è talmente abituato ad indossare travestimenti,
a fingere di essere ciò che non sei,
a seguire discussioni codificate da riverenze sociali,
a dire alla gente ciò che vuole sentirsi dire,
che tu puoi smarrire te stesso,
ed un giorno arriverai a non riconoscere più il tuo Io senza maschere
perché l'hai sempre mascherato;
non riuscirai più a ricordare ciò che sei
perché per troppo tempo hai fatto finta di essere ciò che non eri;
non riuscirai più a ricordati cosa volevi dire
perché sei troppo abituato a dire ciò che la gente ama sentirsi dire.
Non ti ritroverai,
non ti riconoscerai,
non saprai più chi sei sotto quella montagna di maschere fittizie
ed allora dimmi, dopo quel giorno,
riuscirai più a parlare con qualcuno mostrandoti per quello che realmente sei,
senza nasconderti,
senza mascherarti,
senza modificare te stesso ed il tuo pensiero?
Riuscirai mai più ad essere semplicemente te stesso?
martedì 23 ottobre 2012
SVEGLIATI, CAZZO.
Bisogna trovare il modo di avere una comprensione globale, unitaria, di come gira il mondo.
Se no non ne esci vivo.
Non ne esci vivo comunque, certo, ma intendevo dire che...
Che vorrei sentirmi soddisfatto alla fine delle mie giornate.
Soddisfazione, quella sensazione calda nella pancia che ti fa sorridere come un Buddha.
Sono anni che non provo quella calda sensazione. Devo essere sincero?
Penso proprio che sia dalla laurea che sento solo freddo.
Vorrei poter sviluppare mie idee, miei progetti, poi quando ho l'occasione di poterlo fare scopro di non avere le capacità per farlo.
Scopro che, come sempre, mi ero sopravvalutato.
Il mio occhio imparziale quando deve guardare sé stesso perde del tutto la sua oggettività.
D'altra parte, dalla posizione in cui è, come potrebbe guardare se stesso, o l'altro occhio?
Servirebbe uno specchio, ma ogni specchio, come sapete, riporta un'immagine che è una deformazione della realtà.
E poi, non c'è niente da fare, come sempre, nulla da poter cambiare.
Constati l'amara verità e riparti da zero.
Questo è l'unico modo che hai per sopravvivvere.
Ripartire continuamente.
mercoledì 10 ottobre 2012
RICORDI.
Se ripenso all'infanzia una delle prime cose che mi viene in mente è che mia madre non comprava mai il prosciutto crudo, perché costava troppo.
Sempre mortadella, o prosciutto cotto di bassa qualità.
Ed io me lo sognavo alla notte quel sapore salato, gustoso, sublime.
Alla prima sagra di paese non avevo alcun dubbio su quale salume affettato volessi all'interno del mio gnocchino fritto.
Ed il signore che friggeva e preparava i gnocchini mi diceva sempre: "Ti piace proprio il crudo, eh?"
Se ripenso alla prima giovinezza uno dei miei primi ricordi risale a quella volta nella palestra delle scuole. Io mi stavo cambiando le scarpe, dovevamo usare scarpe pulite durante l'ora di ginnastica, ed il mio amico, seduto di fianco a me notò che l'unghia del mio alluce sinistro spuntava allegramente da un buco gigante del calzino.
Un'unghia lunghissima.
La prima cosa che mi colpì, e mi colpì come colpiscono i fucili, fu il suo sguardo completamente esterreffatto e schifato, per una cosa che per me era così banale ed assolutamente naturale come avere le ginocchia livide o la bocca sporca di cioccolata.
Mi disse: "Ma quei calzini sono da buttare, compratene dei nuovi, guarda quante volte tua madre ha ricucito quei buchi".
Quale bambino poteva notare queste cose? Quale creatura giovane ed innocente al mondo poteva interessarsi di cose come i calzini, le unghie dei piedi, le ricuciture di mia madre? Al mio amico interessavano ed anche a tutti gli altri bambini.
Se ripenso alla primissima adolescenza invece ricordo benissimo cosa disse la mia prima fidanzatina che portai a casa:
"Ah ah ah. Ma tu sei povero. Questi muri sono di cartongesso".
Cartongesso.
E con fare abile ed esperto saggiò il muro con dei colpetti secchi e decisi delle nocche della mano destra contro la parete.
Non ricordo cosa risposi o come continuò quella giornata. Dio quanto mi piacerebbe ricordarlo, ma purtroppo penso che laggiù da qualche parte dentro il mio cervello, qualche omino vestito di bianco come quelli che si vedevano in "Esplorando il corpo umano" abbia preso una grande gomma ed abbia cancellato all'istante quel ricordo.
Non so quale senso possa avere tutto questo, ma così è.
giovedì 6 settembre 2012
LO SCRITTORE.
Partiamo da un presupposto: uno cerca sempre di fare del proprio meglio.
Capita spesso, in questo rosso paese, che associarsi per i fini più disparati ed impensabili sia alquanto semplice. Le associazioni ricreative-culturali-sociali-ecc..,crescono come i funghi in autunno.
Tra questi tipi di associazioni ce ne sono anche di quelle che promuovono giovani scrittori emergenti. Vuoi andare lì a leggere le tue robe? Vai, chiedi, e se ti dicono di sì in una serata prestabilita avrai il tuo bel palchetto ove potrai decantare le tue, sicuramente interessantissime, parole.
Capita ugualmente spesso che la gente, in questi luoghi, vada per ubriacarsi. Ubriacarsi pesantemente. Quando queste due situazioni si incrociano, di solito, c'è da divertirsi parecchio.
Il giovane scrittore di turno è sul palchetto, illuminato da un fioca luce proveniente da destra.
Esordisce così, più o meno:
"Voi conoscete John Stick?"
Il pubblico rimane in assoluto silenzio.
"Ma come, nessuno qui conosce John Stick?"
Una voce alta, sfacciata, proveniente dal fondo, grida: "Ma cazzo, certo che sì, John Stick: ce lo mettiamo tutte le mattine sotto le ascelle."
Il locale esplode in risate ed anche il giovane scrittore ha un sorriso sul volto mentre finisce di leggere quello che poteva essere anche un buon pezzo, forse, ma ormai aveva del tutto perso il suo senso con la deturpazione iniziale di quello sconosciuto.
Dopo la lettura di qualche altro pezzo, quando il pubblico sembra essersi calmato, il giovane scrittore tenta un altro ingresso ad effetto:
"Dite: vi siete mai chiesti quanto la spiritualità abbia importanza nella vostra vita?"
Pochi attimi di silenzio ed un grosso ed anziano ciccione entra spalancando la porta e gridando: "Dio è un vigliacco. Digli di venire qui, se ha le palle."
La folla esplode, di nuovo, ed il giovane scrittore, ormai scoraggiato, finisce di leggere il suo discorso sulla spiritualità ormai mostruosamente alterato dall'intervento di quel barbone.
Mentre il giovane scrittore finisce di leggere il suo ultimo brano un ragazzo barcollante con pantaloni larghissimi e un pastore tedesco al guinzaglio si avvicina al palco.
Il ragazzo è assopito nel discorso e mentre lo scrittore legge le sue importanti riflessioni fa sì sì con la testa.
Il cane invece è parecchio infastidito dalla voce altisonante che esce dal microfono, e passa un solo istante tra il momento in cui inizia a ringhiare ed il momento in cui morde, con i suoi possenti canini, la caviglia dello sfortunatissimo scrittore.
lunedì 3 settembre 2012
PIOVE SULLA MIA ANIMA.
Odio l'autunno perché essenzialmente è uguale a me: triste, monotono, malinconico.
Stamattina alle sette e un quarto mi è diluviata addosso l'amara angoscia.
Mi ha bagnato ogni abito, con la sua consistenza leggera ma indelebile, ogni singolo capo.
Il giubbotto impermeabile si è lasciato permeare; maglietta, felpa, pantaloni: tutto bagnato.
Scarpe fradice e mutande da strizzare. Denuncia di smarrimento del portafoglio, permesso provvisorio di guida ed una banconota da cinque euro ora non sono nient'altro che cartigienica stropicciata.
Vuoi sentire l'odore dell'amara angoscia?
Seguimi nei vicoli del centro laddove l'odore di piscio e quello della pioggia che cade sull'asfalto si incrociano e si iniziano a picchiare.
Seguimi nei piccoli monolocali affitati da giovani squattrinati, lì, dove l'odore caldo e dolciastro dell'hashish incontra quello acido del tavernello ed insieme si mettono a piangere.
Seguimi ed assapora insieme a me la pasta scondita e una Tennent's, attraversiamo insieme questi mille campi cosparsi di sterco di vacca, e buttiamoci tra le grida disperate della gente che non ha un lavoro e non sa come pagare l'affitto.
Andiamo insieme al bar, tra giovani genitori che hanno perso per strada la loro adolescenza, tra amori che mai saranno corrisposti, tra dipendenze che mai saranno sradicate, tra persone perse nella nebbia.
Se ti va possiamo andare ad intanarci anche in angoli più bui, solo per un po', così potrai sentire il pungente odore della ketamina che abbraccia quello di grossi cani legati con un guinzaglio a zombie ventenni.
Poi però, se mi vuoi bene, devi farmi la cortesia di essere forte almeno tu, fammi il piacere di avere il coraggio di alzare i tacchi e di non rimanere infognato qui, in queste terre mobili, ed infine fatti il regalo più grande: quello di non tornare indietro mai più.
Stamattina alle sette e un quarto mi è diluviata addosso l'amara angoscia.
Mi ha bagnato ogni abito, con la sua consistenza leggera ma indelebile, ogni singolo capo.
Il giubbotto impermeabile si è lasciato permeare; maglietta, felpa, pantaloni: tutto bagnato.
Scarpe fradice e mutande da strizzare. Denuncia di smarrimento del portafoglio, permesso provvisorio di guida ed una banconota da cinque euro ora non sono nient'altro che cartigienica stropicciata.
Vuoi sentire l'odore dell'amara angoscia?
Seguimi nei vicoli del centro laddove l'odore di piscio e quello della pioggia che cade sull'asfalto si incrociano e si iniziano a picchiare.
Seguimi nei piccoli monolocali affitati da giovani squattrinati, lì, dove l'odore caldo e dolciastro dell'hashish incontra quello acido del tavernello ed insieme si mettono a piangere.
Seguimi ed assapora insieme a me la pasta scondita e una Tennent's, attraversiamo insieme questi mille campi cosparsi di sterco di vacca, e buttiamoci tra le grida disperate della gente che non ha un lavoro e non sa come pagare l'affitto.
Andiamo insieme al bar, tra giovani genitori che hanno perso per strada la loro adolescenza, tra amori che mai saranno corrisposti, tra dipendenze che mai saranno sradicate, tra persone perse nella nebbia.
Se ti va possiamo andare ad intanarci anche in angoli più bui, solo per un po', così potrai sentire il pungente odore della ketamina che abbraccia quello di grossi cani legati con un guinzaglio a zombie ventenni.
Poi però, se mi vuoi bene, devi farmi la cortesia di essere forte almeno tu, fammi il piacere di avere il coraggio di alzare i tacchi e di non rimanere infognato qui, in queste terre mobili, ed infine fatti il regalo più grande: quello di non tornare indietro mai più.
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