Alcune parole sono delle vere e proprie coltellate al cuore,
ma bisogna comunque riuscire a dimenticarle.
giovedì 26 gennaio 2012
domenica 22 gennaio 2012
IL PERDENTE.
E poi finisce sempre allo stesso modo.
La persona sensibile si mangia il fegato per quella frase che la persona arrogante non ricorda nemmeno di aver detto.
L'ingenuo paga anche per il furbo, che invece non sborsa niente.
L'innamorato non si sentirà mai dire ciò che vorrebbe sentirsi dire.
Il debole cede sotto la scarpa del più forte.
Il sognatore aspetta con malinconia ciò che non arriverà mai.
Il bianco perde, il nero vince.
Che tristezza.
La persona sensibile si mangia il fegato per quella frase che la persona arrogante non ricorda nemmeno di aver detto.
L'ingenuo paga anche per il furbo, che invece non sborsa niente.
L'innamorato non si sentirà mai dire ciò che vorrebbe sentirsi dire.
Il debole cede sotto la scarpa del più forte.
Il sognatore aspetta con malinconia ciò che non arriverà mai.
Il bianco perde, il nero vince.
Che tristezza.
domenica 8 gennaio 2012
BUON COMPLEANNO GESU'.
Sono in ritardo di un giorno, ma volevo fare tanti auguri a Gesù Cristo.
So che state dicendovi: macchè in ritardo di un giorno, è in ritardo di un casino 'sto Sileno27 rincoglionito che non è altro; ma io voglio rispondervi che vi sbagliate.
L'avvento del calendario Gregoriano nel 1528 anticipò la data di nascita di Gesù al 25 Dicembre, data che prima era fissata il 7 Gennaio.
Quindi, se non l'aveste capito, tutto il mondo cristiano, prima del 1528 celebrava il Natale, la nascita di vostro signore Gesù Cristo, il 7 Gennaio.
Poi è arrivato Papa Greogorio ed ha detto, no, cambiamo il calcolo del tempo ed Il Cristo facciamolo nascere il 25 Dicembre che sta meglio in Dicembre, anzichè in Gennaio.
Alcuni tipi di chiese cristiane particolari, come ad esempio gli ortodossi, deciserò però di rimanere fedeli al vecchio sistema di calcolo del tempo, continuando fino ad oggi a celebrare il Natale il giorno 7 Gennaio.
(Se ve lo state chiedendo, no, non sono un ortodosso, io sono agnostico).
So che state dicendovi: macchè in ritardo di un giorno, è in ritardo di un casino 'sto Sileno27 rincoglionito che non è altro; ma io voglio rispondervi che vi sbagliate.
L'avvento del calendario Gregoriano nel 1528 anticipò la data di nascita di Gesù al 25 Dicembre, data che prima era fissata il 7 Gennaio.
Quindi, se non l'aveste capito, tutto il mondo cristiano, prima del 1528 celebrava il Natale, la nascita di vostro signore Gesù Cristo, il 7 Gennaio.
Poi è arrivato Papa Greogorio ed ha detto, no, cambiamo il calcolo del tempo ed Il Cristo facciamolo nascere il 25 Dicembre che sta meglio in Dicembre, anzichè in Gennaio.
Alcuni tipi di chiese cristiane particolari, come ad esempio gli ortodossi, deciserò però di rimanere fedeli al vecchio sistema di calcolo del tempo, continuando fino ad oggi a celebrare il Natale il giorno 7 Gennaio.
(Se ve lo state chiedendo, no, non sono un ortodosso, io sono agnostico).
lunedì 19 dicembre 2011
IT'S GETTING BETTER, MAN.
Perché peggio di così non può andare.
Perché dopo che hai raschiato anche il fondo del barile, non rimane più nulla da raschiare.
Perché 'tutto finisce': ed anche i momenti più di merda sono costretti a rispettare questa regola.
Perché ogni cosa, nella vita, è ciclica; e dopo una fase negativa ci sarà sempre una fase positiva, che sarà seguita a sua volta da un'altra fase negativa eccetera eccetera.
Perché un uomo senza niente è un uomo che non ha nulla da perdere.
Perché in fondo, lo sai anche tu, e ci credi ancora.
Andrà meglio, uomo. Andrà meglio.
Perché dopo che hai raschiato anche il fondo del barile, non rimane più nulla da raschiare.
Perché 'tutto finisce': ed anche i momenti più di merda sono costretti a rispettare questa regola.
Perché ogni cosa, nella vita, è ciclica; e dopo una fase negativa ci sarà sempre una fase positiva, che sarà seguita a sua volta da un'altra fase negativa eccetera eccetera.
Perché un uomo senza niente è un uomo che non ha nulla da perdere.
Perché in fondo, lo sai anche tu, e ci credi ancora.
Andrà meglio, uomo. Andrà meglio.
sabato 10 dicembre 2011
IL DISCEPOLO ABBANDONATO.
Io non ce l'ho con te, davvero. Non più. Ormai me ne sono fatto una ragione.
L'ho capito anni fa, quando ti incontrai nella piazza del tuo paese e tu non mi riconoscesti.
Allucinante. Un giorno sono la prima delle tue urgenze nella vita e due anni dopo non mi riconosci per strada.
Devi essere invecchiato in fretta da quando mi hai mandato affanculo.
Sei stato pessimo. Io sono stato un bravo discepolo e tu sei stato un pessimo maestro.
Mi hai cresciuto per tanti anni, mi hai cresciuto fino a quando non ho raggiunto livelli eccellenti, e poi mi hai mollato su due piedi a metà del percorso. E per che cosa? Per quale ragione hai rinunciato a crescere la giovane promessa che ero? Per la politica. Ti sei andato a infognare in quella merda vischiosa della politica ed hai abbandonato me, il giovane ragazzo promettente.
Io ovviamente, senza avere una guida, come pensavi che finissi? Allo sbando, completamente allo sbando.
Mi hai fatto camminare per un lungo viale e mi hai fatto scalare una montagna, una volta in cima siamo ridiscesi dall'altro versante, che era pieno di rovi, ma nonostante tutto siamo sopravvissuti, e poi, una volta scampata la morte mi hai lasciato lì, in mezzo ad un incrocio di infinite vie dicendomi: "io scelgo la via della politica, tu invece fai un po' quel cazzo che ti pare".
Ed io mi sono andato a perdere in strade che non avrei dovuto percorrere.
E dicevo, non ce l'ho con te perché le scelte le ho fatte io, sono io che ho sbagliato, non tu. Spero un giorno di trovare delle toppe che riparino gli sbagli che ho fatto.
Ho sostituito il ricordo rancoroso che avevo di te con un nuovo ricordo: quello di un vecchio ed un giovane ragazzo che leggono assieme il giornale dentro un bar. Il vecchio cerca di spiegare al giovane come funziona il mondo, ma il giovane, purtroppo, non riesce a capirlo.
L'ho capito anni fa, quando ti incontrai nella piazza del tuo paese e tu non mi riconoscesti.
Allucinante. Un giorno sono la prima delle tue urgenze nella vita e due anni dopo non mi riconosci per strada.
Devi essere invecchiato in fretta da quando mi hai mandato affanculo.
Sei stato pessimo. Io sono stato un bravo discepolo e tu sei stato un pessimo maestro.
Mi hai cresciuto per tanti anni, mi hai cresciuto fino a quando non ho raggiunto livelli eccellenti, e poi mi hai mollato su due piedi a metà del percorso. E per che cosa? Per quale ragione hai rinunciato a crescere la giovane promessa che ero? Per la politica. Ti sei andato a infognare in quella merda vischiosa della politica ed hai abbandonato me, il giovane ragazzo promettente.
Io ovviamente, senza avere una guida, come pensavi che finissi? Allo sbando, completamente allo sbando.
Mi hai fatto camminare per un lungo viale e mi hai fatto scalare una montagna, una volta in cima siamo ridiscesi dall'altro versante, che era pieno di rovi, ma nonostante tutto siamo sopravvissuti, e poi, una volta scampata la morte mi hai lasciato lì, in mezzo ad un incrocio di infinite vie dicendomi: "io scelgo la via della politica, tu invece fai un po' quel cazzo che ti pare".
Ed io mi sono andato a perdere in strade che non avrei dovuto percorrere.
E dicevo, non ce l'ho con te perché le scelte le ho fatte io, sono io che ho sbagliato, non tu. Spero un giorno di trovare delle toppe che riparino gli sbagli che ho fatto.
Ho sostituito il ricordo rancoroso che avevo di te con un nuovo ricordo: quello di un vecchio ed un giovane ragazzo che leggono assieme il giornale dentro un bar. Il vecchio cerca di spiegare al giovane come funziona il mondo, ma il giovane, purtroppo, non riesce a capirlo.
martedì 6 dicembre 2011
PAUSA PRANZO.
Lavoro di fronte ad una scuola superiore.
Mentre io sono lì a fare il mio lavoro e ad aspettare la fine della giornata lavorativa orde di ragazzini urlano, cantano, imprecano, si menano, fumano ad ogni cambio d'ora.
Quanto vi invidio brutti mocciosi mostriciattoli, dio, quanto vi invidio.
Era da tantissimo tempo che non provavo una sana invidia come questa.
Se riesco, uno di questi giorni vengo a fare merenda insieme a voi.
Mentre io sono lì a fare il mio lavoro e ad aspettare la fine della giornata lavorativa orde di ragazzini urlano, cantano, imprecano, si menano, fumano ad ogni cambio d'ora.
Quanto vi invidio brutti mocciosi mostriciattoli, dio, quanto vi invidio.
Era da tantissimo tempo che non provavo una sana invidia come questa.
Se riesco, uno di questi giorni vengo a fare merenda insieme a voi.
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