martedì 24 aprile 2012

SOLO UN SOGNO, PER FORTUNA!

Questa notte ti ho sognata.
Non vedevo la tua faccia ma parlavo con te al telefono, al fisso di casa.
E già ero incazzato nero e ti gridavo al telefono: "Ma cosa cazzo vuoi? Non mi devi mai chiamare sul fisso, porca puttana."
E tu, piangendo, rispondevi: "Lo so, lo so, ma al cellulare non mi rispondi mai e io ho bisogno di te".
"Bisogno per cosa, che cazzo è successo adesso?"
"Uffa, ancora una volta ho fatto una cazzata. Beh, diciamo che in questi anni mi sono staccata dal lavoro di mio padre, cazzo non volevo stare alle sue dipendenze per tutta la vita, forse puoi caprimi, e allora ho cercato di aprire una mia attività. Beh, il tutto è fallito in meno di un anno e ora sono sommersa dai debiti."
"Sono certo però che i soldi per tutti i tuoi vizi di merda li trovi comunque."
"Vaffanculo, me lo devi sempre rinfacciare vero?"
"Si."
"Beh, quindi che si fa?"
"Quindi adesso riagganci questo telefono di merda e non mi rompi più con tutti i tuoi assurdi e folli problemi. Sono passati ormai sette anni, eri sommersa dai tuoi cazzo di problemi, totalmente ricoperta di merda fino al naso, fino dentro il cervello, e io me ne sono andato. Forse sono stato più male io ad andarmene, che tu ad annaspare nel tuo pozzo di merda. E quindi ora basta, riaggancia 'sto cazzo di telefono. L'ultima volta che ti ho visto ti ho gridato contro: 'Vattene via, non voglio mai più vedere la tua faccia', forse dovevo sottolineare che non volevo neanche mai più sentire la tua voce impastata di merda, nemmeno in sogno."
Quando ho finito di dirti tutto ciò, nel sogno, tu hai riattaccato il telefono, mentre stavi ancora piangendo. Mi auguro sia l'ultima volta in tutta la mia vita che sentirò di nuovo la tua voce implorante e disperata, perchè bambina, io non posso proprio aiutarti.


NON TI FERMARE.

Se vedi la mia macchina fuori dal bar, non ti fermare.
Non vorrei mi vedessi in questo stato.
Qui ci siamo io e il solito barbone.
Lui è fuori, io sono dentro.
Se spengo la radio non si sente nulla, il silenzio più totale.
La luce la lascio spenta, infatti sto scrivendo al buio.
Guardo quelle gigantesche tette dipinte sul muro e mi sembrano due occhi fissi, che mi guardano e mi controllano. Non mi stupirei se proprio al centro dei capezzoli fossero installate delle piccole telecamere che mi tengono sott'occhio costantemente.
Quando cerco di distrarre lo sguardo quelle tette enormi continuano a guardarmi. Ormai non sono più io che guardo loro, ma loro che guardano me.
La birra che sto bevendo è gelata. Bene.
Bevo la birra, e penso a te,
guardo il muro, e penso a te,
faccio un sospiro, e penso a te,
guardo il barbone, e penso a te.
La ricordi la canzone? Spero proprio che tu almeno la conosca.
Qui sto benissimo. So che non si direbbe, ma è la realtà.
In assoluta solitudine, tutto solo con la testa tra le mani.
I pensieri si fanno più chiari, tutto trova la sua logicità, quella stessa logicità che nell'ambiente esterno esiste solo per un secondo e si dissolve in inutili parole.
Ci vuole silenzio per capire le cose.
Non occorrono mille spiegazioni, non occorrono neanche parole, nè scritte né parlate.
Occorre solo silenzio ed osservazione per capire il mondo.
Silenzio ed osservazione per capire le persone, per capire le dinamiche che intercorrono tra esse, ma soprattutto per capire noi stessi e le nostre ossessioni.
Quindi per favore, se vedi la mia macchina fuori dal bar non ti fermare, preferisco essere lasciato da solo con le mie ossessioni e le mie paranoie, almeno loro le conosco bene.


venerdì 6 aprile 2012

NONNI AL VOLANTE.

"Dai nonno, allacciati la cintura, fai il bravo."
"No, io la cintura non la metto."
"Va beh, fai come vuoi."


"Nonno, c'era il rosso!"
"Eh, ma quello era un rosso che si poteva passare lo stesso"


"Occhio nonno, devi dare la precedenza lì, sta arrivando una macchina."
"Vedrai che si ferma prima lei se non vuol fare un incidente."


"Insomma nonno, siamo in macchina da venti minuti e non hai messo una freccia, vuoi metterle 'ste frecce quando giri?"
"Sai cosa ti dico? Che io non devo rendere conto alla gente di dove vado o di cosa faccio."



lunedì 2 aprile 2012

IMMERSIONE NEL NULLA.

Sto bevendo una birra nel bar, qui internet non va perchè questo posto è un cazzo di bunker. Un bunker con finestre, però. E tantissimi alcolici.
Una zanzara mi ha punto sulla fronte. A fine ottobre ancora zanzare, possibile?
Qui siamo proprio in una cazzo di palude.
Io mi dico, ma che posto di merda in cui son dovuto nascere!
Non potevo nascere in un paesino sul mare? Non potevo nascere in un paesino in cima ad una montagna? Sarebbe stato più divertente, o forse sarebbe stato uguale, non so.
So che sono nato in mezzo alle lande desolate della terra di nessuno dove tutto è piatto, piano, uguale, estremamente monotono.
Ti fermi a guardare quell'orizzonte infinito che si estende su quei miliardi di campi coltivati proprio come una vacca fissa il nulla.
Con quegli occhi spenti, piatti, vitrei, fissi. Occhi che non elaborano alcun pensiero, semplicemente se ne stanno fermi lì, vacqui ed immobili, ad osservare.
E questo stesso sguardo lo puoi facilmente ritrovare nelle persone.
E dentro il mio cervello grosse palle di sterpaglia secca si rincorrono, proprio come se fossero nel deserto.

lunedì 26 marzo 2012

MACACO SILENO.

Perché Ciku vuol vedere una mia foto.
Eccola Ciku.

Dite la verità, sono bellissimo.

P.S. Gente, fate come me, fatevi una cultura e studiate le scimmie, che sono interessantissime.
In questa maniera sarete anche certi di passare lunghi, lunghi periodi da disoccupati, una volta ottenuta la laurea.

lunedì 19 marzo 2012

ESPLORANDO IL CORPO UMANO.

Il corpo umano è una macchina perfetta.
Balle.
Il mio corpo umano è senza dubbio una macchina imperfetta, imprecisa, incostante.

Ma soprattutto, a cosa cazzo mi servono i mignoli? Sia quelli delle mani ma in particolar modo quelli dei piedi?
L'unica cosa per cui possono essere utili è ricordarmi l'odio che provo verso i santi del cristianesimo qual'ora, inavvertitamente, urto quei cazzo di piccoli ditini abortiti contro l'angolo di un qualche mobile, o sedia, o porta, o quel che vi pare.
E poi magari me lo rompo, quel cazzo di ditino abortito.
Magari diventa viola e si gonfia, impedendomi anche di camminare.
E allora, zoppicando mi reco al pronto soccorso dove una giovane infermiera pare molto divertita dai miei racconti, e non sa cosa dirmi, e mentre ride gioiosamente guardando dritto dritto nei miei occhi stanchi, mi dice: "Eh cosa ci posso fare io? Non posso mica ingessarti il mignolo del piede".
E allora te ne torni a casa, con quell'abortino dolorante attaccato al piede.
Almeno hai migliorato la giornata a quella giovane infermiera, che tanto si è divertita ad ascoltare i tuoi lamenti.

I denti? A cosa mi servono tutti questi denti? Alcuni di essi sono inutili: datemi un bel paio di canini possenti o due zanne da cinghiale e vedrete che mi arrangerò senza dover patire quei dolori infernali che solo il mal di denti può portare, quel dolore che spesso ti porta a considerare l'ipotesi di prendere la motosega dal garage e tagliarti via la testa di netto, mettendo così fine all'origine del dolore.

Il naso! Cazzo, il naso!
Dio, non potevi mettermi due buchi in mezzo alla faccia e nient'altro?
Devo per forza portarmi in giro 'sta cazzo di patata in mezzo alla faccia che smoccola e produce caccolette in continuazione?
Stessa cosa per le orecchie: non potevi lasciarmi due bei buchi ai lati della testa?
Dovevi proprio contornarli con 'sti ventagli parabolici? Che anch'essi si riempiono costantemente di merdina e cerume?
Orecchie di merda! Sei lì, in piscina d'estate con tutti i tuoi amici e ti stai divertendo alla grande a fare tutti i tuoi tuffi speciali, quand'ecco che sott'acqua inizi a sentire questo dolore lancinante al cervello. Risali in superficie e fiotti di sangue ti stanno uscendo dall'orecchio destro. E tu non hai più equilibrio, cadi nelle braccia della bagnina che in stato di agitazione urla:"questo s'è rotto un timpano!".
E doveva essere un semplice e felice pomeriggio in piscina ma diventano mesi di sofferenza. Mesi in cui l'ipotesi di infilarti la punta di un martello pneumatico nell'orecchio destro per farla uscire dall'orecchio sinistro, pare un ottimo piano.

lunedì 12 marzo 2012

PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA.

Chiavi, telefono, portafoglio.
Chiavi, telefono, portafoglio.

Dove sono le paglie? E l'accendino?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino.

Ho spento il gas? E il frigorifero è chiuso bene?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino. E gas di merda.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino. E frigo di merda.

Ho chiuso tutte le porte di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porte.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porte.

Il cane è stato chiuso fuori dalla porta di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori dalla porta.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori dalla porta.

Il cane ha l'acqua fuori?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori ed acqua per il cane.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, chiusura porta, lancio del cane fuori ed acqua per il cane.

Ho chiuso a chiave la porta di casa?

Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, gas di merda, porta, lancio del cane ed acqua per il cane, giro di chiave.
Chiavi, telefono, portafoglio, paglie e accendino, frigo di merda, porta, lancio del cane ed acqua per il cane, giro di chiave per due.

Ok, fatto, ora si può uscire.