Non ce la faccio più ad andare avanti così.
Ho detto a Marco che non poteva più stare in casa con noi.
Lui, non sapendo dove andare, ha scelto di vivere in garage.
Ora non ho più nemmeno un posto dove tenere la mia bici da corsa. Mi ci sono voluti due anni di straordinari per comprare e riparare quella bici. E adesso la devo lasciare in strada.
Io non so dove posso aver sbagliato, ho sempre dato a Marco tutto quello che potevo, ho lavorato tutta la vita per lui, ho cercato di essere il padre amico con cui puoi confidarti e non ha funzionato. Ho provato ad essere un padre autorevole ma non ha funzionato.
Forse non ho nessuna colpa, forse semplicemente doveva andare così, forse devo espiare qualche torto grave ed un Dio vendicativo si è scagliato contro di me in questo modo.
Questa notte ho pensato di morire. Alle cinque del mattino si sono iniziate a sentire urla e rumori di cose che venivano fracassate, distrutte. Si è svegliato tutto il palazzo. Da ogni porta del condominio in cui viviamo è uscita gente in pigiama e vestaglia per vedere cosa stava succedendo. Gente che vedo tutti i giorni, con cui parlo tutti i giorni, alcuni amici, altri meno ma diavolo, sono le prime persone che vedo al mattino e con cui scambio un "Buongiorno" e le ultime che vedo rientrando alla sera e con cui scambio un "Buonasera".
Vestiti dai nostri pigiami siamo scesi verso i garage. Il mio garage era aperto e con la luce accesa.
Marco era lì dentro e stava scagliando la poltrona a dondolo di sua nonna, ovvero mia madre, contro la parete del garage. Era fuori di sè, completamente pazzo. Aveva la giacca strappata, senza una manica, del vomito sui pantaloni e il maglione, gli occhi spalancati ed inniettati di sangue.
Vi giuro, in quell'animale satanico, per la prima volta in tutta la mia vita, non ho riconosciuto il volto di mio figlio. L'ho cercato in ogni tratto del volto ma no, non poteva essere lui, quelli non erano più i suoi occhi e quello non era il suo volto.
Luisa, mia moglie, si è subito messa a piangere ed è scappata via correndo lungo la strada. I vicini del piano di sopra, che fanno parte della schiera degli amici, l'hanno fermato e hanno cercato di calmarlo, facendolo sedere, ed io invece ero impietrito.
Sono rimasto lì, in piedi con il mio pigiama addosso e grosse lacrime che mi sgorgavano dagli occhi.
Ero sommerso dalla vergogna. Ho portato le mani al volto e mi sono lasciato sfuggire qualche grosso singhiozzo e poi ho cercato di chiedere a mio figlio cosa diavolo stesse facendo.
Lui era impazzito e gridava. Solo urla, non ha detto nemmeno una parola, solo "Aaaaah! Aaaaah! Aaaaah!" con i pungi stretti. Dopo ha iniziato a dare pungi alla parete di cemento rompendosi una mano.
I vicini del piano di sopra hanno chiamato l'ambulanza, hanno aspettato l'ambulanza insieme a me e hanno guardato, insieme a me, mio figlio che veniva portato via.
Mi hanno detto quanto fossero spiacenti, io ormai piangevo come un bambino, sentivo rabbia, dolore, e un indescrivibile senso di vergogna che mi rendeva piccolo ed impotente. Gli ho detto come mi sentivo, che mi vergognavo e mi dispiaceva per quello che era successo, e loro sono stati gentilissimi, mi hanno consolato e mi hanno detto che non c'era nessun problema.
Luisa, la donna che ancora amo, non fa altro che piangere, e io mi sento impotente e mi vergogno a mettere piede fuori di casa. Io e mia moglie siamo in pensione da ormai dieci anni, siamo vecchi, stanchi, non avremmo mai immaginato di spendere i nostri ultimi anni di vita in questa maniera. Immaginavamo una casa in campagna e tanta tranquillità dopo una vita di lavoro e di sacrifici. Magari avere anche dei nipotini da andare a trovare o da portare a scuola, o a calcio o a danza, o dovunque volessero andare. Invece Marco, in questi ultimi anni ci sta rovinando la vita. Come è potuto finire così in basso quel ragazzino sveglio, intelligente e scaltro che portavo con orgoglio allo stadio a vedere la partita? Quel ragazzino che mi rendeva fiero il giorno della consegna delle pagelle con voti eccellenti rispetto ai compagni?
Ora ha quarant'anni, è alcolizzato e drogato. L'ultima volta volta che sono andato al bar, cioè sei mesi fa, ho sentito alle mie spalle Piero e Alberto che dicevano bisbigliando: "eh, suo figlio non sta molto bene, mi hanno detto che è un eroinomane e, dopo avere dilapidato il conto dei suoi ha iniziato a fare furti nelle gioiellerie, nei negozi e così via". Come si fa ad essere così stupidi da cadere nell'eroina? Come si fa? Come diavolo ha fatto mio figlio, il sangue del mio sangue, colui che porterà avanti il mio cognome a ridursi così? Perché è dovuto capitare proprio a me?
Comunque all'inizio dicevo, non ce la faccio più, penso che alla prossima che mi combina mi verrà un colpo al cuore e ci rimarrò secco.