lunedì 10 ottobre 2011

I SOLDI.

I soldi sono piccole e luccicanti farfalline dorate che gli uomini, molto faticosamente, cercano di catturare per portarle alla strega del bosco. La strega del bosco le accumula tutte quante dentro un grosso stanzone, e le costudisce gelosamente, donando in cambio agli uomini oggetti di scarso valore ed utilità, per i quali però gli uomini impazziscono. Gli uomini sono curiosi, e desiderano intensamente tutte quelle cose inutili che la strega propone loro con tanto entusiasmo. Ed arrivano pure a litigare fra loro, a perdere le loro intere giornate ed intere nottate cercando di catturare le brillanti farfalline dorate che gli consentiranno di prendere il nuovo ed imperdibile attrezzo inventato dalla strega del bosco: la manina grattaschiena.
Quale uomo potrebbe vivere una vita felice e serena senza questo utilissimo strumento realizzato con pregiato legno del bosco? Quale uomo potrebbe mai privarsene? Meglio prendere il retino acchiappafarfalle e correre in mezzo al bosco per catturarne due milioni. Si, due milioni di farfalline, questo è il prezzo della prestigiosa manina grattaschiena. Ma, come abbiam detto prima, noi umani lo vogliamo assolutamente quel portentoso utensile, no? Se per caso avessimo prurito alla schiena non potremmo mica fare come gli animali che si strusciano sui ruvidi tronchi di alberi per placare i propri pruriti.


Eh no. Noi andiamo dalla strega che alla modica cifra di due milioni di farfalline dorate ci butta giù l'albero, e da una forma migliore a quello stesso materiale che usa anche la bestia nel momento del selvaggio pizzicore. La bestia, senza dover cacciare alcuna farfalla, senza perdere nè tempo, né la ragione, si gratta sul suo tronco e sta bene; noi, per soddisfare il nostro prurito abbiamo bisogno della stessa materia della bestia, un pezzo di legno, ma non uno qualsiasi, ovviamente no: noi abbiamo bisogno della forma della manina incisa nel nostro pezzo di legno, una forma così particolare ed estremamente utile ed anche bella, per cui è quasi giusto sborsare due milioni di farfalline dorate e perdere il senno.
Si narra che nello stesso bosco ci sia un vecchio ciccione che vaga a cavallo della sua asina mentre beve vino. Questo vecchio pazzo continua da secoli a dire agli uomini che riusciranno ad assaporare un briciolo di libertà solo quando smetteranno di desiderare le cose inutili che la strega prepara loro per nascondere la sua sete di brodo di farfalle. Il vecchio dice che gli uomini saranno finalmente liberi quando saranno capaci di ridere delle farfalle dorate.
(Per comporre questo post sono stati stuprati: il concetto di soldi, gli orsi del Trentino, Shakespear, il re Lear e la signorina Megan).

sabato 8 ottobre 2011

FOTOTESSERE.

Stamattina mi sono svegliato con la voglia di stare ancora a letto. Ma dovevo svegliarmi.
Ho tossito forte fino a quando un grosso grumo di catarro non si è staccato dai bronchi ed io me lo sono ritrovato in bocca. Ho sputato quello schifo dentro il cesso ed ho tirato lo sciacquone.
Mi sono fatto una doccia veloce e con gli occhi ancora assonnati mi sono messo alla guida della mia macchina. Ho fatto il pieno, ho fatto un paio di rotonde e sono andato in una piazzetta del mio paese, quella con la macchina per fare le fototessere. Ho letto al di fuori della macchina l'importo che avrei dovuto gentilmente elargire a quell'ammasso di ferraglia, poi ho scostato la tendina e sono entrato. Sembrava di essere dentro un confessionale.
Inserito l'importo dovuto una gentile voce di donna mi ha detto come posizionarmi e poi mi ha fatto il countdown prima dello scatto. 3, 2, 1, sflap.
Dopo pochi istanti compare sulla schermata di fronte a me, la faccia di una persona che io non riconosco, perché quello, è ovvio, non posso essere io. La gentile voce di donna mi dice che se non sono soddisfatto della foto posso rifarla premendo il tasto verde. E così faccio. Tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
L'immagine che esce sulla schermata di fronte a me è ancora peggio della prima. Quel tizio che prima non ho riconosciuto adesso ha un occhio chiuso ed uno aperto ed uno strano sorriso da psicopatico. La gentile voce di donna mi dice, di nuovo, che se non mi piace la fotografia posso cambiarla, ma mi avverte, anche abbastanza allarmata, che questo è l'ultimo tentativo che ho a disposizione.
Decido di riprovare e premo il tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
Questa volta non compare nessuna immagine sulla schermata che ho di fronte e non si sente neanche più la gentile voce di donna.
Esco, e la macchina per fare le fototessere produce il tipico rumore dell'asciugacapelli di mia mamma. Mi accendo una sigaretta ed aspetto che il rumore termini, e proprio in quell'istante compaiono le fototessere da una stretta fessura in basso a destra. Osservo l'immagine e mi dico che quel tipo ritratto nella fototessera dev'essere un tipo proprio simpatico, nonostante io non ho la più pallida idea di chi possa essere. Mi reco a consegnare le relative fototessere di estraneo, a quello che, per molti, è uno dei più grandi delinquenti e figli di puttana di questa nazione.
Il gentilissimo figlio di puttana mi guarda dritto negli occhi, guarda le fototessere senza prendere minimamente in considerazione gli altri fogli che tengo in mano e dopo qualche secondo di riflessione mi stringe forte la mano dicendomi :"Grazie, le faremo sapere".

venerdì 7 ottobre 2011

GRANDE SASSO.

"Se fossi intelligente, baderesti a te stesso.
Non c'è niente che tu possa fare per gli altri.
E' come correre verso una casa in fiamme dove nessuno si può salvare.
Secondo te, che differenza può fare un solo uomo, in tutta questa pazzia?
Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori, dove tutto va meglio.
C'è solo questo.
Solo questo grande sasso."

Tratto dal film 'La sottile linea rossa' di T. Malick.

giovedì 6 ottobre 2011

SOLI

Ci buttano su questa landa desolata, soli,
e poi si sfregano le mani
mentre guardano
come ci scanniamo.
Tutto poi finisce,
e noi rimaniamo,
ancora una volta,
soli.

mercoledì 28 settembre 2011

SONO LA MORTE.

Signori e signore, questo è il più bel dialogo di tutta la storia del cinema:

"Chi sei tu?"
"Sono la morte."
"Sei venuta a prendermi?"
"E' già da molto che ti cammino affianco."
"Me n'ero accorto."


martedì 27 settembre 2011

QUANDO LA FRUSTRAZIONE ESPLODE.

Innanzitutto vorrei spiegare cosa io intendo con il termine 'frustrazione'.
La frustrazione è come il rusco (termine di origine dialettale che indica la spazzatura, e che per noi bolognesi è entrato a far parte del linguaggio comune assieme ad altri neologismi con radice dialettale che noi ci divertimano tanto ad inventare come: sporta, tosarsi, giarone, burazzo ecc.).
E nonostante tu sei uno di quelli che non butta via quasi mai nulla perchè 'lo tieni per ricordo', tu la tua spazzatura da frustrazione, prima o poi, la devi buttare.
E come per tutti i tipi di spazzatura, anche per la frustrazione è meglio il prima che il poi, perchè se no poi marcisce e puzza.
La frustrazione è tutta quella gran merda che la vita ti riserva e che tu devi mandare giù per forza, senza poterci fare proprio nulla. Alcuni esempi? "Perchè non posso avere anch'io una bambola? - Perchè le ragazze dei signori vanno a ballare con il vestito nuovo e io non posso andarci a causa del mio vestito vecchio? - Perchè il mio bambino porta le scarpe solo la domenica? - Perchè mio figlio va a morire in Africa mentre il figlio del podestà resta a casa? - Perchè non potrò avere un funerale lungo, con fiori e candele?" (op.cit. L'Agnese va a morire, R. Viganò, 1949).
Ecco, tutte queste domande che la gente si ostina a chiamare 'domande senza risposta', ma che in realtà la risposta l'hanno già chiara e ben delineata ancor prima della formulazione del quesito, ecco, tutto questo schifo tu devi imparare ad accettarlo. Non puoi fare altrimenti.
Accumuli tutti i giorni tanti sacchetti di questa orrida spazzatura fino a quando non arriva il momento dell'esplosione, perchè dentro di te non riesci più a contenere tanta merda, ed è il momento in cui fai fuori tutto lo schifo da frustrazione con il lanciafiamme della rabbia. Almeno, nel mio caso funziona così. Ora, vi elencherò tutti i vari modi in cui si può smaltire la frustrazione:

1- Commettere omicidio, suicidio, stragi di massa.
     La frustrazione sale, sale e continua a salire fino a quando, per una battuta da nulla a cui non avresti mai fatto caso se non fossi così intoppato di spazzatura-frustrazione, scaraventi il tuo capo al di fuori della finestra del suo ufficio all'ultimo piano del suo immenso grattacielo. Il termine esatto per tutto ciò è defenestrazione.

2- Lo sfogo della rabbia.
    La frustrazione si accumula e si accumula fino a quando non lascia spazio ad una sana ed autentica rabbia. La rabbia, come tantissimi altri sentimenti umani, può essere costruttiva o distruttiva. La rabbia costruttiva è capace di dare vita ad un mondo migliore, la rabbia distruttiva elimina tutto, te compreso.

3- Piangere.
    Regredire allo stato infantile e far esplodere tutto quell'orribile fardello che hai sopportato fin'ora in un fiume di grosse lacrime: quelle stesse lacrime che ogni volta ti racacci violentemente dentro gli occhi, perchè non è il caso di piangere per simili sciocchezze.

4- Lo sfogo della droga.
    Per non pensare più a tutto quello schifo-frustrazione che mi porto sempre appresso scelgo di dare una bella bombardata al mio cervello, così non ci pensa più. Io inserirei tranquillamente questo sfogo nella categoria della rabbia distruttiva.

5- Non fare niente.
    Una piccolissima, ma veramente minuscola parte della popolazione umana reprime la frustrazione dentro di se senza mai liberarsene. Non chiedetemi come cazzo fanno, però posso assicurarvi che fanno veramente una vita schifosa permeata dalla puzza di marcio della frustrazione in putrefazione.

martedì 20 settembre 2011

NON SONO UN FOTTUTO NUMERO.

La gente la deve smettere di considerarmi un cazzo di numero. Io non sono il mio codice fiscale, io non sono un numero su di una lista da uno a venti, io non sono il mio saldo corrente in banca. Io sono una persona, cazzo.
Con i sui limiti, con i suoi difetti, con le sue bizzarre ideologie ma sono un uomo. Io non sono un cazzo di numero, non sono un fottuto codice numerico e nemmeno uno alfanumerico, io sono un essere umano porca Eva.
Ho un nome, ho una faccia piuttosto carina se non fosse per il mio dente storto, ho persino un corpo con due braccia e due gambe attaccate. Ho una mente che elabora pensieri. Ho gentilezza da vendere, che spreco su esseri umani che invece sarebbero degni di essere chiamati: Cacca n.1, Stronzo n.2, Pezzo di merda n.3, Guano di pipistrello n.4, Feci di porco n.5, Sterco di vacca n.6.
Trattatemi con un essere umano. Anzi, io pretendo di essere trattato come un essere umano.