Un giorno sentiremo la tua grassa risata innalzarsi sino al cielo. Riempirà tutta la città.
Un'infinita ripetizione di ah ah ah ah ah stupidi e sciocchi e fastidiosi, e questi ah ah ah riecheggeranno nelle nostre orecchie per secoli. Riderai di gusto fino a quando tutti questi ah ah ah inizieranno a gonfiare il tuo corpo opulento e dopo l'ennesima lunga sequenza di ah ah ah sarai diventata ormai un enorme pallone aerostatico ed esploderai e svanirai nel nulla. Un grosso rumore di scoppio e poi più nulla, tu sarai sparita. E le nostre orecchie potranno finalmente godere del rumore del silenzio.
venerdì 14 ottobre 2011
giovedì 13 ottobre 2011
HAPPY BIRTHDAY P.
Per commemorare il compleanno di P.
"Buongiorno signor macellaio"
"Buongiorno. Come posso esserle utile?"
"Voi l'avete qua la ciccia di topolino?"
"Eeehh..."
"Si, si, la ciccia di topolino"
"Mmh.."
Dopo qualche minuto di shock il macellaio P. capisce che non si sta parlando delle carni di quell'animale comunemente chiamato ratto, ma della star mondiale di Walt Disney, quel topo antropomorfo con guantini bianchi e scarpette gialle.
"Aaahh, di Topolino, no no, qua non ce l'abbiamo"
"Ah, grazie ciao".
"Buongiorno signor macellaio"
"Buongiorno. Come posso esserle utile?"
"Voi l'avete qua la ciccia di topolino?"
"Eeehh..."
"Si, si, la ciccia di topolino"
"Mmh.."
Dopo qualche minuto di shock il macellaio P. capisce che non si sta parlando delle carni di quell'animale comunemente chiamato ratto, ma della star mondiale di Walt Disney, quel topo antropomorfo con guantini bianchi e scarpette gialle.
"Aaahh, di Topolino, no no, qua non ce l'abbiamo"
"Ah, grazie ciao".
PROF.
Ricordo che una volta la mia professoressa d'italiano cercò di spiegare, a tutta la classe, come ci si sentisse ad entrare nel mondo del lavoro. Quel periodo della vita che va dalla fine degli studi al realizzamento concreto della persona. Ci spiegò con la sua rassicurante oggettività che ci saremmo sentiti frustrati, che ci saremmo chiesti: "ma come, allora questo è il prezzo di ciò che io valgo? Un millino scarso al mese?", di come non ci saremmo potuti capacitare del fatto che ad azioni corrispondessero soldi. E molto spesso, al contrario di quello che succede nell'infanzia, le azioni moralmente deplorevoli avrebbero pagato di più delle azioni moralmente corrette.
Mi è sempre piaciuto il suo modo di essere sincera di fronte alla classe di pazzi adolescenti che eravamo. Una volta ci disse che quando gli adulti parlano della loro giovinezza, dicendo che farebbero di tutto per tornare indietro alla prima fidanzata che rompe l'idillio amoroso lasciandoti per un altro, o spiegando come da giovani tutto fosse più facile; beh, "questa è gente che mente", ci aveva detto, perchè per tutti gli esseri umani l'età dell'adolescenza è l'età più difficile e complicata, ed è quella che lascia più cicatrici addosso.
Aveva tentato anche di spiegarci l'amore, ma non c'era riuscita per niente. Quella donna amava tanto la parola amore scritta su testi e sulle poesie quanto probabilmente l'odiava nella vita reale. E la sua vita reale doveva averle lasciato una grossa cicatrice sul cuore nella sua adolescenza: questa giovane donna sui trenta, trentacinque anni insegnava italiano nel nostro paese perchè era scappata dal proprio paese natale. Era scappata perchè era stata lasciata sull'altare. E ho sempre apprezzato il fatto che, il quinto anno, ci abbia raccontato la sua storia personale, insomma che cazzo ci faceva lì insieme a noi. Lei e il suo ragazzo stavano insieme da dieci anni quando decisero di sposarsi. Lei fremeva per il grande giorno, lo caricava di un'importanza che, evidentemente, non era condivisa dal suo ragazzo. E così arrivò il fatidico giorno e quando fu il momento di dire il sì sull'altare, lei disse sì, lui, molto imbarazzato, disse che non era ancora pronto e scappò dalla chiesa. Questa povera donna abbandonò il suo paese di nascita, prese in mano la propria laurea in lettere e cercò un posto d'insegnante nella città più lontana che potesse trovare. Arrivò nella mia città e mi insegnò l'italiano, l'amore per la lettura e la scrittura, e un altro paio di cose sulla vita reale. Beh, prof., ancora una volta avevi ragione. Non riesco a capire come il valore di una mia ora di vita possa essere scambiato con sei euro e cinquanta centesimi.
Mi è sempre piaciuto il suo modo di essere sincera di fronte alla classe di pazzi adolescenti che eravamo. Una volta ci disse che quando gli adulti parlano della loro giovinezza, dicendo che farebbero di tutto per tornare indietro alla prima fidanzata che rompe l'idillio amoroso lasciandoti per un altro, o spiegando come da giovani tutto fosse più facile; beh, "questa è gente che mente", ci aveva detto, perchè per tutti gli esseri umani l'età dell'adolescenza è l'età più difficile e complicata, ed è quella che lascia più cicatrici addosso.
Aveva tentato anche di spiegarci l'amore, ma non c'era riuscita per niente. Quella donna amava tanto la parola amore scritta su testi e sulle poesie quanto probabilmente l'odiava nella vita reale. E la sua vita reale doveva averle lasciato una grossa cicatrice sul cuore nella sua adolescenza: questa giovane donna sui trenta, trentacinque anni insegnava italiano nel nostro paese perchè era scappata dal proprio paese natale. Era scappata perchè era stata lasciata sull'altare. E ho sempre apprezzato il fatto che, il quinto anno, ci abbia raccontato la sua storia personale, insomma che cazzo ci faceva lì insieme a noi. Lei e il suo ragazzo stavano insieme da dieci anni quando decisero di sposarsi. Lei fremeva per il grande giorno, lo caricava di un'importanza che, evidentemente, non era condivisa dal suo ragazzo. E così arrivò il fatidico giorno e quando fu il momento di dire il sì sull'altare, lei disse sì, lui, molto imbarazzato, disse che non era ancora pronto e scappò dalla chiesa. Questa povera donna abbandonò il suo paese di nascita, prese in mano la propria laurea in lettere e cercò un posto d'insegnante nella città più lontana che potesse trovare. Arrivò nella mia città e mi insegnò l'italiano, l'amore per la lettura e la scrittura, e un altro paio di cose sulla vita reale. Beh, prof., ancora una volta avevi ragione. Non riesco a capire come il valore di una mia ora di vita possa essere scambiato con sei euro e cinquanta centesimi.
lunedì 10 ottobre 2011
I SOLDI.
I soldi sono piccole e luccicanti farfalline dorate che gli uomini, molto faticosamente, cercano di catturare per portarle alla strega del bosco. La strega del bosco le accumula tutte quante dentro un grosso stanzone, e le costudisce gelosamente, donando in cambio agli uomini oggetti di scarso valore ed utilità, per i quali però gli uomini impazziscono. Gli uomini sono curiosi, e desiderano intensamente tutte quelle cose inutili che la strega propone loro con tanto entusiasmo. Ed arrivano pure a litigare fra loro, a perdere le loro intere giornate ed intere nottate cercando di catturare le brillanti farfalline dorate che gli consentiranno di prendere il nuovo ed imperdibile attrezzo inventato dalla strega del bosco: la manina grattaschiena.
Quale uomo potrebbe vivere una vita felice e serena senza questo utilissimo strumento realizzato con pregiato legno del bosco? Quale uomo potrebbe mai privarsene? Meglio prendere il retino acchiappafarfalle e correre in mezzo al bosco per catturarne due milioni. Si, due milioni di farfalline, questo è il prezzo della prestigiosa manina grattaschiena. Ma, come abbiam detto prima, noi umani lo vogliamo assolutamente quel portentoso utensile, no? Se per caso avessimo prurito alla schiena non potremmo mica fare come gli animali che si strusciano sui ruvidi tronchi di alberi per placare i propri pruriti.
Eh no. Noi andiamo dalla strega che alla modica cifra di due milioni di farfalline dorate ci butta giù l'albero, e da una forma migliore a quello stesso materiale che usa anche la bestia nel momento del selvaggio pizzicore. La bestia, senza dover cacciare alcuna farfalla, senza perdere nè tempo, né la ragione, si gratta sul suo tronco e sta bene; noi, per soddisfare il nostro prurito abbiamo bisogno della stessa materia della bestia, un pezzo di legno, ma non uno qualsiasi, ovviamente no: noi abbiamo bisogno della forma della manina incisa nel nostro pezzo di legno, una forma così particolare ed estremamente utile ed anche bella, per cui è quasi giusto sborsare due milioni di farfalline dorate e perdere il senno.
Si narra che nello stesso bosco ci sia un vecchio ciccione che vaga a cavallo della sua asina mentre beve vino. Questo vecchio pazzo continua da secoli a dire agli uomini che riusciranno ad assaporare un briciolo di libertà solo quando smetteranno di desiderare le cose inutili che la strega prepara loro per nascondere la sua sete di brodo di farfalle. Il vecchio dice che gli uomini saranno finalmente liberi quando saranno capaci di ridere delle farfalle dorate.
Quale uomo potrebbe vivere una vita felice e serena senza questo utilissimo strumento realizzato con pregiato legno del bosco? Quale uomo potrebbe mai privarsene? Meglio prendere il retino acchiappafarfalle e correre in mezzo al bosco per catturarne due milioni. Si, due milioni di farfalline, questo è il prezzo della prestigiosa manina grattaschiena. Ma, come abbiam detto prima, noi umani lo vogliamo assolutamente quel portentoso utensile, no? Se per caso avessimo prurito alla schiena non potremmo mica fare come gli animali che si strusciano sui ruvidi tronchi di alberi per placare i propri pruriti.
Eh no. Noi andiamo dalla strega che alla modica cifra di due milioni di farfalline dorate ci butta giù l'albero, e da una forma migliore a quello stesso materiale che usa anche la bestia nel momento del selvaggio pizzicore. La bestia, senza dover cacciare alcuna farfalla, senza perdere nè tempo, né la ragione, si gratta sul suo tronco e sta bene; noi, per soddisfare il nostro prurito abbiamo bisogno della stessa materia della bestia, un pezzo di legno, ma non uno qualsiasi, ovviamente no: noi abbiamo bisogno della forma della manina incisa nel nostro pezzo di legno, una forma così particolare ed estremamente utile ed anche bella, per cui è quasi giusto sborsare due milioni di farfalline dorate e perdere il senno.
Si narra che nello stesso bosco ci sia un vecchio ciccione che vaga a cavallo della sua asina mentre beve vino. Questo vecchio pazzo continua da secoli a dire agli uomini che riusciranno ad assaporare un briciolo di libertà solo quando smetteranno di desiderare le cose inutili che la strega prepara loro per nascondere la sua sete di brodo di farfalle. Il vecchio dice che gli uomini saranno finalmente liberi quando saranno capaci di ridere delle farfalle dorate.
(Per comporre questo post sono stati stuprati: il concetto di soldi, gli orsi del Trentino, Shakespear, il re Lear e la signorina Megan).
sabato 8 ottobre 2011
FOTOTESSERE.
Stamattina mi sono svegliato con la voglia di stare ancora a letto. Ma dovevo svegliarmi.
Ho tossito forte fino a quando un grosso grumo di catarro non si è staccato dai bronchi ed io me lo sono ritrovato in bocca. Ho sputato quello schifo dentro il cesso ed ho tirato lo sciacquone.
Mi sono fatto una doccia veloce e con gli occhi ancora assonnati mi sono messo alla guida della mia macchina. Ho fatto il pieno, ho fatto un paio di rotonde e sono andato in una piazzetta del mio paese, quella con la macchina per fare le fototessere. Ho letto al di fuori della macchina l'importo che avrei dovuto gentilmente elargire a quell'ammasso di ferraglia, poi ho scostato la tendina e sono entrato. Sembrava di essere dentro un confessionale.
Inserito l'importo dovuto una gentile voce di donna mi ha detto come posizionarmi e poi mi ha fatto il countdown prima dello scatto. 3, 2, 1, sflap.
Dopo pochi istanti compare sulla schermata di fronte a me, la faccia di una persona che io non riconosco, perché quello, è ovvio, non posso essere io. La gentile voce di donna mi dice che se non sono soddisfatto della foto posso rifarla premendo il tasto verde. E così faccio. Tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
L'immagine che esce sulla schermata di fronte a me è ancora peggio della prima. Quel tizio che prima non ho riconosciuto adesso ha un occhio chiuso ed uno aperto ed uno strano sorriso da psicopatico. La gentile voce di donna mi dice, di nuovo, che se non mi piace la fotografia posso cambiarla, ma mi avverte, anche abbastanza allarmata, che questo è l'ultimo tentativo che ho a disposizione.
Decido di riprovare e premo il tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
Questa volta non compare nessuna immagine sulla schermata che ho di fronte e non si sente neanche più la gentile voce di donna.
Esco, e la macchina per fare le fototessere produce il tipico rumore dell'asciugacapelli di mia mamma. Mi accendo una sigaretta ed aspetto che il rumore termini, e proprio in quell'istante compaiono le fototessere da una stretta fessura in basso a destra. Osservo l'immagine e mi dico che quel tipo ritratto nella fototessera dev'essere un tipo proprio simpatico, nonostante io non ho la più pallida idea di chi possa essere. Mi reco a consegnare le relative fototessere di estraneo, a quello che, per molti, è uno dei più grandi delinquenti e figli di puttana di questa nazione.
Il gentilissimo figlio di puttana mi guarda dritto negli occhi, guarda le fototessere senza prendere minimamente in considerazione gli altri fogli che tengo in mano e dopo qualche secondo di riflessione mi stringe forte la mano dicendomi :"Grazie, le faremo sapere".
Ho tossito forte fino a quando un grosso grumo di catarro non si è staccato dai bronchi ed io me lo sono ritrovato in bocca. Ho sputato quello schifo dentro il cesso ed ho tirato lo sciacquone.
Mi sono fatto una doccia veloce e con gli occhi ancora assonnati mi sono messo alla guida della mia macchina. Ho fatto il pieno, ho fatto un paio di rotonde e sono andato in una piazzetta del mio paese, quella con la macchina per fare le fototessere. Ho letto al di fuori della macchina l'importo che avrei dovuto gentilmente elargire a quell'ammasso di ferraglia, poi ho scostato la tendina e sono entrato. Sembrava di essere dentro un confessionale.
Inserito l'importo dovuto una gentile voce di donna mi ha detto come posizionarmi e poi mi ha fatto il countdown prima dello scatto. 3, 2, 1, sflap.
Dopo pochi istanti compare sulla schermata di fronte a me, la faccia di una persona che io non riconosco, perché quello, è ovvio, non posso essere io. La gentile voce di donna mi dice che se non sono soddisfatto della foto posso rifarla premendo il tasto verde. E così faccio. Tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
L'immagine che esce sulla schermata di fronte a me è ancora peggio della prima. Quel tizio che prima non ho riconosciuto adesso ha un occhio chiuso ed uno aperto ed uno strano sorriso da psicopatico. La gentile voce di donna mi dice, di nuovo, che se non mi piace la fotografia posso cambiarla, ma mi avverte, anche abbastanza allarmata, che questo è l'ultimo tentativo che ho a disposizione.
Decido di riprovare e premo il tasto verde. 3, 2, 1, sflap.
Questa volta non compare nessuna immagine sulla schermata che ho di fronte e non si sente neanche più la gentile voce di donna.
Esco, e la macchina per fare le fototessere produce il tipico rumore dell'asciugacapelli di mia mamma. Mi accendo una sigaretta ed aspetto che il rumore termini, e proprio in quell'istante compaiono le fototessere da una stretta fessura in basso a destra. Osservo l'immagine e mi dico che quel tipo ritratto nella fototessera dev'essere un tipo proprio simpatico, nonostante io non ho la più pallida idea di chi possa essere. Mi reco a consegnare le relative fototessere di estraneo, a quello che, per molti, è uno dei più grandi delinquenti e figli di puttana di questa nazione.
Il gentilissimo figlio di puttana mi guarda dritto negli occhi, guarda le fototessere senza prendere minimamente in considerazione gli altri fogli che tengo in mano e dopo qualche secondo di riflessione mi stringe forte la mano dicendomi :"Grazie, le faremo sapere".
venerdì 7 ottobre 2011
GRANDE SASSO.
"Se fossi intelligente, baderesti a te stesso.
Non c'è niente che tu possa fare per gli altri.
E' come correre verso una casa in fiamme dove nessuno si può salvare.
Secondo te, che differenza può fare un solo uomo, in tutta questa pazzia?
Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori, dove tutto va meglio.
C'è solo questo.
Solo questo grande sasso."
Tratto dal film 'La sottile linea rossa' di T. Malick.
Non c'è niente che tu possa fare per gli altri.
E' come correre verso una casa in fiamme dove nessuno si può salvare.
Secondo te, che differenza può fare un solo uomo, in tutta questa pazzia?
Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori, dove tutto va meglio.
C'è solo questo.
Solo questo grande sasso."
Tratto dal film 'La sottile linea rossa' di T. Malick.
giovedì 6 ottobre 2011
SOLI
Ci buttano su questa landa desolata, soli,
e poi si sfregano le mani
mentre guardano
come ci scanniamo.
Tutto poi finisce,
e noi rimaniamo,
ancora una volta,
soli.
e poi si sfregano le mani
mentre guardano
come ci scanniamo.
Tutto poi finisce,
e noi rimaniamo,
ancora una volta,
soli.
Iscriviti a:
Post (Atom)



