Ispirato dal meraviglioso racconto di Bill Lee mi è venuta voglia di raccontarvi della mia festa di laurea, chissà perchè non l'avevo già fatto prima. Grazie ad amicizie sono riuscito a fare la festa in un piccolo centro sociale del paese, vicino ad una zona abitata. Quindi, il tutto doveva finire alla sera presto: tipo l'una al massimo le due. Dico alla gente del centro sociale che va bene, ma visto che la festa sarebbe dovuta finire così presto io sarei partito già dal pomeriggio verso orario aperitivo. E così verso le sei o le sette parto da casa con tutti i preparativi pronti in macchina e mi reco alla mia, cazzo alla mia, festa di laurea. Gli amici si erano già trovati alle 4 ad agghindare il locale senza dirmi niente, e quando sono arrivato mi sono visto questo salone pieno di mie foto sparse in giro ed appicciate qua e la, con tanto di palloncini e festoni appesi in giro. Alcune facevano veramente ridere e ancora mi chiedo da dove diavolo le abbiano tirate fuori. E così sono partiti gli aperitivi e pian piano è arrivata gente. Rivedo amici che magari non vedo tanto spesso e gli amici con cui esco tutti giorni fusi assieme, e si sta veramente bene, in questa aria di leggera sbornia da aperitivo.
La bottiglia di rum delle antille gentilmente offerta dal sottoscritto finisce tipo alle 8. Gli amici iniziano a diventare un po' più chiassosi. Fuori e dentro si fuma e tutto il locale è impregnato di quella classica cappa di fumo pesante che non riesci a smaltire neanche se tieni aperte tutte le finestre per un mese. Ed io sto bene: musica, tutti i miei amici, sbornia leggera che diverte, tutto perfetto.
Ad un certo punto la mia amica barista mi dice che c'è un mio amico, che chiameremo Kenny, che è veramente fuori e si sta rotolando per terra. Io ripensando alla bottiglia di rum mi accorgo che effettivamente Kenny ne aveva bevuta un bel po': diciamo che si faceva dei bicchieri normali, tipo da acqua, pieni di rum schietto e lo buttava giù e sembrava felice. E allora dico con la mia amica barista: 'ma va la dai, è che abbiamo bevuto quella cazzo di bottiglia di rum così alla secca e anche a stomaco vuoto, è un po' ubriaco ma adesso gli passa stai pure tranquilla'. Lei mi guarda stranita e torna a ripetermi che Kenny è veramente fuori, sta rotolando per terra e non riesce ad alzarsi. Gli sorrido e le dico che ok, sarei andato a vedere. Mentre mi incammino verso l'uscita vedo una cara amica e il suo tipo che non vedevo da tanto tempo, e voi dovete sapere che questi due tizi sono in stretti rapporti con Kenny. Allora gli chiedo subito di Kenny e la ragazza mi dice che è fuori a rotolarsi per terra in stato ansioso anche se sorridente. Dico pure a lei che ora vado a vedere. E così mentre torno ad incamminarmi verso l'uscita e verso Kenny noto che molta gente mi guarda e tutti mi vogliono dire 'Hey ma hai visto Kenny? Sta male'.
E allora inizio a pensare che la cosa può essere un po' più grave di quel che mi immaginavo. Non può essere solo il rum dai, lo so per certo. Ho già bevuto assieme a Kenny e cazzo, è uno che regge. Torno dall'amica mia e di Kenny e mi dice che si è fatto un po' troppo di Ketch. E allora io gli dico, 'ma quando cazzo? siam qui da neanche un paio d'ore mi pare impossibile'. E lei mi risponde che ultimamente bisognerebbe controllarlo ogni volta che va in bagno.
Vado fuori e lo vedo subito, li disteso sull'asfalto con la schiena appoggiata al muro e la faccia che sfregava sorridente contro la superficie ruvida del cemento, come se traesse piacere a grattuggiarsi la faccia. Io vado li e gli sorrido, e il suo sorriso di risposta mi dice che deve stare veramente bene in quel momento. Nel senso che: il suo corpo e anche lui sono completamente fottuti dalla botta, ma che lui in fondo in quella botta sta bene. Non riesce ad alzarsi, non riesce a stare in piedi, non riesce a camminare, non riesce a fare un cazzo, gli piace solo continuare a rotolarsi sull'asfalto, ridendo con una smorfia abbastanza disgustosa dipinta sul volto. E dovevate vederlo: si è sbucciato tutto il naso ed una parte di mento e aveva la faccia tutta sanguinante ed era un vero schifo. Poi ad un tratto è uscita l'amica mia e di Kenny ed ha iniziato a rimproverare Kenny, aveva assolutamente ragione; ma forse è stata un po' brusca per le condizioni di Kenny. E Kenny ha iniziato a piagnucolare come un bambino chiudendosi a riccio con le braccia piegate vicino al collo e la testa e le gambe piegate contro il ventre. Ha iniziato a dirmi 'Kenny è una merda', 'Kenny è una merda' ed io ho cercato di dirgli che no, non era una merda: era un amico, e cazzo è la mia festa di laurea e dobbiamo tutti essere fuori, e stai tranquillo ora ti passa, e non preoccuparti goditi la botta che dopo c'è ancora da festeggiare, e ho provato anche infine a relativizzare il concetto di essere merda con metafore del cazzo. Ma non è servito a niente. Dopo un po' la persona che dorme al mio fianco mi ha detto di andare dentro e che avrebbe controllato Kenny. Cerco di fare resistenza ma capisco che non ho speranze e vado dentro dove altri carissimi amici (i due che leggono il blog da prima di voi, se li ricordate), avevano organizzato un gioco alcolico per me. Il gioco alcolico mi ha fatto sboccare abbastanza in fretta facendo si che io a neanche all'una fossi a casa coccolato dalla dolce persona che dorme al mio fianco. E con un pacchetto regalo per una vacanza in tasca ed una nuova macchina fotografica. Li ho vinti al gioco alcolico: regalone di laurea.
Morale della storia: per me ognuno può assolutamente fare quel cazzo che gli pare, non mi sono minimamente incazzato con Kenny perchè lo capisco, io ho fatto figure di merda forse ben peggiori della sua. Ringrazio i miei amici perchè mi sono goduto la festa, però ecco: mi ha un po' traumatizzato il discorso 'Kenny è una merda', 'Kenny è una merda' che Kenny si autoripeteva da solo e a volte ci ripenso ancora.
La festa è passata alla storia come 'Festa San Patrignano', perchè: c'era Kenny che stava malissimo, il ragazzo metadone-dipendente che sfarfugliava ricette di droghe unite allo zuccherro, ed a un certo punto ogni marocchino, tunisino, algerino, insomma ogni cazzo di persona proveniente dai più lontani angoli del Maghreb era arrivata lì alla festa per chiederci del fumo e volevano bere gratis, volevano mangiare gratis, volevano dormire lì, e dopo un po' li hanno mandati affanculo e gli hanno chiuso il locale in faccia.
venerdì 3 giugno 2011
lunedì 30 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
RITORNO ALL'ADOLESCENZA.
Vi ricordate l'estate in cui avete preso il diploma? Io me la ricordo benissimo, forse la migliore estate della mia vita. Non avevamo un cazzo da fare, assolutamente nulla, niente compiti, niente progetti da portare a termine entro settembre, niente materie da recuperare entro ottobre, era quasi come essere tornati bambini. Eri sempre fuori, eri sempre in giro sulla strada. E ti facevi l'abbonamento alla piscina comunale insieme a tutti i tuoi amici e passavi le giornate a giocare nell'acqua e alla sera a devastarti come più ti piaceva. A diciotto anni non sei ancora troppo grande per giocare, ma sei già abbastanza grande per le droghe ed il sesso: un vero spasso. I fine settimana poi prendevi il treno ed andavi ad un party per tornare a casa solo il lunedì pomeriggio che passavi a letto a dormire per essere pronto il lunedì sera per l'ennesima sbronza. Eri già maggiorenne, ma tutti sapevano che eri ancora un mocciosetto, quindi nessuno faceva affidamento su di te. E tu eri libero, nel vero senso della parola, libero di fare quel cazzo che ti pareva, almeno per quell'estate. Poi a settembre o andavi all'università o andavi a lavorare, ma per quell'estate sapevi di essere assolutamente libero.
In questi giorni, con estremo stupore e meraviglia, mi sto accorgendo che sto rivivendo quel periodo. Si, come un vero e proprio ritorno all'adolescenza. Nulla da studiare o preparare per settembre, niente lavoro, in teoria avrei avuto un master ma hanno deciso al quarto colloquio (i colloqui erano cinque prima dell'inizio del master) che non ero la persona più idonea per le loro necessità. Amen, e pace all'anima tua, e che ti possa venire un cancro nell'ano e che tu possa soffrire come una bestia. Ora, qualche accidente dovevo mandarglielo a quei tipi, ma in tutta sincerità, volete sapere una cosa: non me ne frega poi molto di non dover affrontare quel cazzo di master su cose che assolutamente non mi interessano. Anzi sono sollevato.
E così tutti questi eventi fortuiti mi hanno portato qui, alla situazione attuale: son tornato ragazzino, più o meno all'età di diciotto anni. Sto al parchetto con i ragazzi, esco quasi tutte le sere, frequento il bar più assiduamente ed il fine settimana prendo il treno e me ne vado dove mi pare.
E sapete che vi dico: chiamatemi pure immaturo, chiamatemi pure un irresponsabile, ma sappiate che io adoro sguazzare nella mia immaturità. Sono felice di poter rivivere ancora una volta un breve periodo di spensieratezza totale, forse quasi ne avevo bisogno. E non sapete quanto amo tutto ciò: io adoro questa città, adoro il mio parchetto con la collinetta, adoro la piscina (anche se a dir la verità se fosse un mare sarebbe meglio), adoro la birra calda del pomeriggio insieme agli amici seduti sul tavolo da ping pong, mi stanno quasi diventando simpatiche anche le zanzare, adoro questo caldo, quando la mista ti rimane appiccicata sulle mani e non riesci a rovesciarla sulla cartina, adoro camminare senza pensare a nulla, assolutamente a nulla, solo vedere il suolo sotto i miei piedi che avanza inesorabile e continua all'infinito. Insomma, se tutto ciò è un sogno, non svegliatemi, se fosse realtà lasciatemi qui ancora per un po', poi quando arriva settembre, sarò vostro e farò ciò che volete, ciò che mi ordinerete senza neanche troppa gentilezza, però per ora lasciatemi qui, nella mia estate immatura ed ingenua.
In questi giorni, con estremo stupore e meraviglia, mi sto accorgendo che sto rivivendo quel periodo. Si, come un vero e proprio ritorno all'adolescenza. Nulla da studiare o preparare per settembre, niente lavoro, in teoria avrei avuto un master ma hanno deciso al quarto colloquio (i colloqui erano cinque prima dell'inizio del master) che non ero la persona più idonea per le loro necessità. Amen, e pace all'anima tua, e che ti possa venire un cancro nell'ano e che tu possa soffrire come una bestia. Ora, qualche accidente dovevo mandarglielo a quei tipi, ma in tutta sincerità, volete sapere una cosa: non me ne frega poi molto di non dover affrontare quel cazzo di master su cose che assolutamente non mi interessano. Anzi sono sollevato.
E così tutti questi eventi fortuiti mi hanno portato qui, alla situazione attuale: son tornato ragazzino, più o meno all'età di diciotto anni. Sto al parchetto con i ragazzi, esco quasi tutte le sere, frequento il bar più assiduamente ed il fine settimana prendo il treno e me ne vado dove mi pare.
E sapete che vi dico: chiamatemi pure immaturo, chiamatemi pure un irresponsabile, ma sappiate che io adoro sguazzare nella mia immaturità. Sono felice di poter rivivere ancora una volta un breve periodo di spensieratezza totale, forse quasi ne avevo bisogno. E non sapete quanto amo tutto ciò: io adoro questa città, adoro il mio parchetto con la collinetta, adoro la piscina (anche se a dir la verità se fosse un mare sarebbe meglio), adoro la birra calda del pomeriggio insieme agli amici seduti sul tavolo da ping pong, mi stanno quasi diventando simpatiche anche le zanzare, adoro questo caldo, quando la mista ti rimane appiccicata sulle mani e non riesci a rovesciarla sulla cartina, adoro camminare senza pensare a nulla, assolutamente a nulla, solo vedere il suolo sotto i miei piedi che avanza inesorabile e continua all'infinito. Insomma, se tutto ciò è un sogno, non svegliatemi, se fosse realtà lasciatemi qui ancora per un po', poi quando arriva settembre, sarò vostro e farò ciò che volete, ciò che mi ordinerete senza neanche troppa gentilezza, però per ora lasciatemi qui, nella mia estate immatura ed ingenua.
lunedì 23 maggio 2011
LA VALIGIA.
Sono andato in vacanza, si è trattato di un solo fine settimana ma cazzo quanto ne avevo bisogno. Ora sono un uomo quasi nuovo, grazie ai miei meravigliosi amici che mi hanno donato una vacanza come regalo di laurea. Mare, albergo sul mare e visita archeologico-culturale a cui ovviamente non sono andato perchè ero troppo fottuto. Barbonaggio di giorno e cena di pesce la sera. Scorregge, rutti, imprecazioni, risate senza senso per tutto il tempo. Cosa si può desiderare di meglio? Niente, ve lo dico io.
Ma non voglio stare qui ad annoiarvi con i miei aneddoti personali su ciò che è successo: chi scorreggia talmente forte che tra un po' perde i sensi, chi ruba tutte le caramelle che può ficcandosele in ogni dove e non mangiandone nemmeno una dopo il furto, chi barcolla sbattendo contro a qualsiasi cosa, chi ci telefona in stanza dicendo che le camere a fianco si stanno lamentando per il nostro megabordello (cazzo siamo ragazzi giovani, proprio a fianco alla famigliola perbenista con bimbo dovevi metterci?), chi ci dice 'hey, ma voi non potete fare la doccia qui' (ma vaffanculo va), chi ci dice 'hey, ma il vostro amico sta bene? Dorme o è collassato?' (dorme, tranquillo, tu pensa a riempirmi il bicchiere).
Io sono qui per darvi consigli e insegnarvi qualcosa dannati mostri caproni, questo è l'intento del blog. No, sto scherzando, questo blog non ha nessun intento, nessuno scopo, nessuna ragione di esistere, ma sopratutto nessun senso. Comunque, riassumiamo che mi sto un po' rompendo le balle: consigli su cosa mettere in valigia, o più semplicemente nello zaino se siete essere umani:
N.1- Asciughino- Non potete andare da nessuna parte senza l'ausilio di asciughino. Ha mille usi: al mare, al parco sotto un albero, se avete una corda e due alberi abbastanza vicini potete fabbricarvi un'amaca, sotto la pioggia, per riparavi dal freddo la sera, per asciugarvi dopo la doccia, per asciugare eventuali macchie liquide, per farci quel cazzo che vi pare insomma, però è sempre importante avere con se un asciughino.
N.2 - Ciabatte- Non vorrete passare le vostre vacanze con delle scarpe addosso, meglio qualcosa di più confortevole come in questo caso le proprie ciabatte preferite che hanno un'età di circa 10-15 anni. C'è un fascino legato alle proprie calzature preferite che è una cosa commovente se vi fermate a pensare quanto suolo dei paesi più disparati hanno solcato, e per quanto tempo vi hanno accompagnati nella vita ad ogni singolo passo. Quindi portatevi dietro le vostre ciabatte preferite.
N.3 - Apribottiglia- Lo so benissimo che sapete aprire le birre con l'accendino (e se non lo sapete fare siete persone orribili) ma come fare quando si è in spiaggia (o anche in cima ad una montagna o dietro un bidone) e si ha tra le mani una bottiglia di vino da aprire? Serve l'apribottiglie.
N. Boh- Torcia- Fondamentale in campeggio ed altrettanto importante in ogni altro luogo, per illuminarvi la via nelle tenebre notturne.
N.4. - Musica del genere che preferite- non deve essere per forza punk però posso garantirvi che senza questo cd non andrete da nessuna parte.
N. 5- Accendini- Nel caso fumaste, o foste in campeggio, o doveste accendere un fuoco o una griglia o una moltov ne avreste bisogno. Se poi fumate prendetene un sacco, tutti quelli che potete, perchè ad ogni passo ne perderete uno.
Ecco si, direi che ci siamo, non abbiamo scordato nulla.
I vestiti non li ho scritti perchè bastano quelli che avrete addosso alla partenza.
Bon Voyage.
Ma non voglio stare qui ad annoiarvi con i miei aneddoti personali su ciò che è successo: chi scorreggia talmente forte che tra un po' perde i sensi, chi ruba tutte le caramelle che può ficcandosele in ogni dove e non mangiandone nemmeno una dopo il furto, chi barcolla sbattendo contro a qualsiasi cosa, chi ci telefona in stanza dicendo che le camere a fianco si stanno lamentando per il nostro megabordello (cazzo siamo ragazzi giovani, proprio a fianco alla famigliola perbenista con bimbo dovevi metterci?), chi ci dice 'hey, ma voi non potete fare la doccia qui' (ma vaffanculo va), chi ci dice 'hey, ma il vostro amico sta bene? Dorme o è collassato?' (dorme, tranquillo, tu pensa a riempirmi il bicchiere).
Io sono qui per darvi consigli e insegnarvi qualcosa dannati mostri caproni, questo è l'intento del blog. No, sto scherzando, questo blog non ha nessun intento, nessuno scopo, nessuna ragione di esistere, ma sopratutto nessun senso. Comunque, riassumiamo che mi sto un po' rompendo le balle: consigli su cosa mettere in valigia, o più semplicemente nello zaino se siete essere umani:
N.1- Asciughino- Non potete andare da nessuna parte senza l'ausilio di asciughino. Ha mille usi: al mare, al parco sotto un albero, se avete una corda e due alberi abbastanza vicini potete fabbricarvi un'amaca, sotto la pioggia, per riparavi dal freddo la sera, per asciugarvi dopo la doccia, per asciugare eventuali macchie liquide, per farci quel cazzo che vi pare insomma, però è sempre importante avere con se un asciughino.
N.2 - Ciabatte- Non vorrete passare le vostre vacanze con delle scarpe addosso, meglio qualcosa di più confortevole come in questo caso le proprie ciabatte preferite che hanno un'età di circa 10-15 anni. C'è un fascino legato alle proprie calzature preferite che è una cosa commovente se vi fermate a pensare quanto suolo dei paesi più disparati hanno solcato, e per quanto tempo vi hanno accompagnati nella vita ad ogni singolo passo. Quindi portatevi dietro le vostre ciabatte preferite.
N.3 - Apribottiglia- Lo so benissimo che sapete aprire le birre con l'accendino (e se non lo sapete fare siete persone orribili) ma come fare quando si è in spiaggia (o anche in cima ad una montagna o dietro un bidone) e si ha tra le mani una bottiglia di vino da aprire? Serve l'apribottiglie.
N. Boh- Torcia- Fondamentale in campeggio ed altrettanto importante in ogni altro luogo, per illuminarvi la via nelle tenebre notturne.
N.4. - Musica del genere che preferite- non deve essere per forza punk però posso garantirvi che senza questo cd non andrete da nessuna parte.
N. 5- Accendini- Nel caso fumaste, o foste in campeggio, o doveste accendere un fuoco o una griglia o una moltov ne avreste bisogno. Se poi fumate prendetene un sacco, tutti quelli che potete, perchè ad ogni passo ne perderete uno.
Ecco si, direi che ci siamo, non abbiamo scordato nulla.
I vestiti non li ho scritti perchè bastano quelli che avrete addosso alla partenza.
Bon Voyage.
venerdì 20 maggio 2011
LA FOLLIA E' LA VERA RAGIONE.
Nota: la Follia è il soggetto narrante di questo pezzo. Ci spiega come essa stessa sia la vera intelligenza, la vera saggezza, la vera causa motrice del mondo.
Potrebbe sembrarti lungo, potrebbe sembrarti difficile da leggere, ma cazzo, cerca di concentrarti e cerca d'apprezzare ciò che sta scritto qua sotto, se proprio non sei un idiota totale.
"C'è, ora, qualcosa di cui stupirsi se, dopo essermi attribuita la fortezza e l'operosità, rivendicherò anche la saggezza? Qualcuno potrebbe dire che è come accoppiare l'acqua e il fuoco. Eppure credo che riuscirò anche in questo purché voi, come prima, mi prestiate benevola attenzione. In primo luogo, se la saggezza si fonda sull'esperienza, a chi meglio conviene fregiarsi dell'appellativo di saggio? Al sapiente che, parte per modestia, parte per timidezza, nulla intraprende, o al folle che né il pudore, di cui è privo, né il pericolo, che non misura, distolgono da qualche cosa? Il sapiente si rifugia nei libri degli antichi e ne trae solo sottigliezze verbali. Il folle affronta da vicino le situazioni coi relativi rischi e così acquista, se non erro, la saggezza. Cosa, questa, che sembra avere visto, benché cieco, Omero, quando dice: "Il folle capisce i fatti". Sono due infatti i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l'animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.
Perché, se preferiscono attingere quella sapienza che consiste nel saper giudicare delle cose, state a sentire, vi prego, quanto ne sono lontani coloro che si spacciano per sapienti. In primo luogo, com'è noto, tutte le cose umane, a guisa dei Sileni di Alcibiade, hanno due facce affatto diverse. A tal segno che sulla faccia esteriore, come dicono, vedi la morte, mentre, se guardi dentro, scopri la vita; e, viceversa, al posto della vita scopri la morte, al posto del bello il brutto, della ricchezza la miseria, dell'infamia la gloria, della dottrina l'ignoranza, del vigore la debolezza, della generosità l'abiezione, della letizia la malinconia, della prosperità la sventura, dell'amicizia l'inimicizia, del salutare il nocivo: in breve, se apri il Sileno, trovi di tutte le cose l'opposto. Se poi qualcuno giudica troppo filosofico questo discorso, mi spiegherò, come suol dirsi, più alla buona.
Chi negherà che un re è ricco e potente? Eppure, se manca del tutto dei beni dell'animo, se non è mai contento di nulla, è davvero il più povero di tutti. Se poi il suo animo è una sentina di vizi, è addirittura uno schiavo abietto. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare anche per gli altri. Ma accontentiamoci dell'esempio proposto. A che scopo? domanderà qualcuno. State a sentire dove voglio arrivare.
Se uno tentasse di strappare la maschera agli attori che sulla scena rappresentano un dramma, mostrando agli spettatori la loro autentica faccia, forse che costui non rovinerebbe lo spettacolo meritando di esser preso da tutti a sassate e cacciato dal teatro come un forsennato? Di colpo tutto muterebbe aspetto: al posto di una donna un uomo; al posto di un giovane, un vecchio; chi prima era un re, d'improvviso diventa uno schiavo; chi era un Dio, ad un tratto appare un uomo da nulla. Dissipare l'illusione significa togliere senso all'intero dramma. A tenere avvinti gli sguardi degli spettatori è proprio la finzione, il trucco. L'intera vita umana non è altro che uno spettacolo in cui, chi con una maschera, chi con un'altra, ognuno recita la propria parte finché, ad un cenno del capocomico, abbandona la scena. Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento.
A questo punto, se un sapiente caduto dal cielo si levasse d'improvviso a gridare che il personaggio a cui tutti guardano come a un Dio e a un potente, non è neppure un uomo, perché come le bestie si lascia dominare dalle passioni, che spontaneamente asservito a padroni così numerosi e turpi, è l'ultimo degli schiavi; e, se ad un altro che piange il padre morto ordinasse di ridere perché il padre, finalmente, ha cominciato a vivere, dato che questa vita altro non è che morte; e se chiamasse plebeo e bastardo un terzo che mena vanto di una nobile nascita, ma che è ben lontano dalla virtù, unica fonte di nobiltà: se allo stesso modo parlasse di tutti gli altri, non agirebbe costui proprio in modo da sembrare a tutti pazzo da legare? Nulla di più stolto di una saggezza intempestiva; nulla di più fuori posto del buon senso alla rovescia. Agisce appunto contro il buon senso chi non sa adattarsi al presente, chi non adotta gli usi correnti, e dimentica persino la regola conviviale: o bevi o te ne vai, e vorrebbe che una commedia non fosse più una commedia. Invece, per un mortale, è vera saggezza non voler essere più saggio di quanto gli sia concesso in sorte, fare buon viso all'andazzo generale e partecipare di buon grado alle umane debolezze. Ma, dicono, proprio questo è follia. Non lo contesterò, purché riconoscano in cambio che questo è recitare la commedia della vita."
Erasmo da Rotterdam, "Elogio della Follia", cap.29.
Ora un video, che non ha nulla a che vedere con ciò che è stato scritto dal grande Erasmo da Rotterdam, ma che secondo l'autore del blog ha molta attinenza con la tematica che ha ispirato il filosofo.
E in più aggiungo un consiglio che arriva direttamente dalla redazione di 'tuttofinisce': "Siate Folli."
Questo video dovrebbe aiutarvi.
Potrebbe sembrarti lungo, potrebbe sembrarti difficile da leggere, ma cazzo, cerca di concentrarti e cerca d'apprezzare ciò che sta scritto qua sotto, se proprio non sei un idiota totale.
"C'è, ora, qualcosa di cui stupirsi se, dopo essermi attribuita la fortezza e l'operosità, rivendicherò anche la saggezza? Qualcuno potrebbe dire che è come accoppiare l'acqua e il fuoco. Eppure credo che riuscirò anche in questo purché voi, come prima, mi prestiate benevola attenzione. In primo luogo, se la saggezza si fonda sull'esperienza, a chi meglio conviene fregiarsi dell'appellativo di saggio? Al sapiente che, parte per modestia, parte per timidezza, nulla intraprende, o al folle che né il pudore, di cui è privo, né il pericolo, che non misura, distolgono da qualche cosa? Il sapiente si rifugia nei libri degli antichi e ne trae solo sottigliezze verbali. Il folle affronta da vicino le situazioni coi relativi rischi e così acquista, se non erro, la saggezza. Cosa, questa, che sembra avere visto, benché cieco, Omero, quando dice: "Il folle capisce i fatti". Sono due infatti i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l'animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.
Perché, se preferiscono attingere quella sapienza che consiste nel saper giudicare delle cose, state a sentire, vi prego, quanto ne sono lontani coloro che si spacciano per sapienti. In primo luogo, com'è noto, tutte le cose umane, a guisa dei Sileni di Alcibiade, hanno due facce affatto diverse. A tal segno che sulla faccia esteriore, come dicono, vedi la morte, mentre, se guardi dentro, scopri la vita; e, viceversa, al posto della vita scopri la morte, al posto del bello il brutto, della ricchezza la miseria, dell'infamia la gloria, della dottrina l'ignoranza, del vigore la debolezza, della generosità l'abiezione, della letizia la malinconia, della prosperità la sventura, dell'amicizia l'inimicizia, del salutare il nocivo: in breve, se apri il Sileno, trovi di tutte le cose l'opposto. Se poi qualcuno giudica troppo filosofico questo discorso, mi spiegherò, come suol dirsi, più alla buona.
Chi negherà che un re è ricco e potente? Eppure, se manca del tutto dei beni dell'animo, se non è mai contento di nulla, è davvero il più povero di tutti. Se poi il suo animo è una sentina di vizi, è addirittura uno schiavo abietto. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare anche per gli altri. Ma accontentiamoci dell'esempio proposto. A che scopo? domanderà qualcuno. State a sentire dove voglio arrivare.
Se uno tentasse di strappare la maschera agli attori che sulla scena rappresentano un dramma, mostrando agli spettatori la loro autentica faccia, forse che costui non rovinerebbe lo spettacolo meritando di esser preso da tutti a sassate e cacciato dal teatro come un forsennato? Di colpo tutto muterebbe aspetto: al posto di una donna un uomo; al posto di un giovane, un vecchio; chi prima era un re, d'improvviso diventa uno schiavo; chi era un Dio, ad un tratto appare un uomo da nulla. Dissipare l'illusione significa togliere senso all'intero dramma. A tenere avvinti gli sguardi degli spettatori è proprio la finzione, il trucco. L'intera vita umana non è altro che uno spettacolo in cui, chi con una maschera, chi con un'altra, ognuno recita la propria parte finché, ad un cenno del capocomico, abbandona la scena. Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento.
A questo punto, se un sapiente caduto dal cielo si levasse d'improvviso a gridare che il personaggio a cui tutti guardano come a un Dio e a un potente, non è neppure un uomo, perché come le bestie si lascia dominare dalle passioni, che spontaneamente asservito a padroni così numerosi e turpi, è l'ultimo degli schiavi; e, se ad un altro che piange il padre morto ordinasse di ridere perché il padre, finalmente, ha cominciato a vivere, dato che questa vita altro non è che morte; e se chiamasse plebeo e bastardo un terzo che mena vanto di una nobile nascita, ma che è ben lontano dalla virtù, unica fonte di nobiltà: se allo stesso modo parlasse di tutti gli altri, non agirebbe costui proprio in modo da sembrare a tutti pazzo da legare? Nulla di più stolto di una saggezza intempestiva; nulla di più fuori posto del buon senso alla rovescia. Agisce appunto contro il buon senso chi non sa adattarsi al presente, chi non adotta gli usi correnti, e dimentica persino la regola conviviale: o bevi o te ne vai, e vorrebbe che una commedia non fosse più una commedia. Invece, per un mortale, è vera saggezza non voler essere più saggio di quanto gli sia concesso in sorte, fare buon viso all'andazzo generale e partecipare di buon grado alle umane debolezze. Ma, dicono, proprio questo è follia. Non lo contesterò, purché riconoscano in cambio che questo è recitare la commedia della vita."
Erasmo da Rotterdam, "Elogio della Follia", cap.29.
Ora un video, che non ha nulla a che vedere con ciò che è stato scritto dal grande Erasmo da Rotterdam, ma che secondo l'autore del blog ha molta attinenza con la tematica che ha ispirato il filosofo.
E in più aggiungo un consiglio che arriva direttamente dalla redazione di 'tuttofinisce': "Siate Folli."
Questo video dovrebbe aiutarvi.
mercoledì 18 maggio 2011
martedì 17 maggio 2011
QUESTO BLOG C'HA TROPPO ODIO.
Due miei carissimi amici sostengono che la roba che scrivo era più bella all'inizio, ora invece "c'ha troppo odio", come dicono loro. Mi fido del loro giudizio in quanto hanno letto tutto, ma proprio tutto tutto ciò che 'sta scritto qui, al contrario di voialtri commentatori che difficilmente sarete andati in archivio a spluciare i miei primissimi lavoretti. Ed è vero, ultimamente la roba che scrivo c'ha troppo odio. Questo dipende principalmente da tre fattori: la mia totale inettitudine per la satira, l'influenza che hanno su di me i miei autori preferiti, il fatto che la vita produca dentro di me una parte di odio che in società non è possibile mostrare, e quindi se non voglio morire come un frustrato represso di merda, è meglio spargere quest'odio da qualche parte, ed io infatti ho scelto di venire a vomitarlo su blogspot. Vi dirò di più inoltre cari amici, mettere per iscritto tutto ciò che ti fa salire la rabbia e ribollire il sangue nelle vene, cercare di spiegarlo, capire da dove arriva, mi ha reso le idee molto più chiare, e la mente più tranquilla.
Perché a volte può capitare di avere dentro una gran rabbia, una gran angoscia o una gran malinconia, e non sapere riconoscere da dove arriva. E questo aumenta la sensazione di malessere che hai. Quando invece cerchi di dipanare questo groviglio di sentimenti e dargli un senso ed un origine, il malessere si attenua: leggermente, ma un po' diminuisce. Come se capirlo ti serva anche per accettarlo.
Si, ragazzi, è così. Ora che ho visto la faccia dei miei mostri e li so riconoscere, e gli ho dato addirittura un nome carino, sembra che quei mostri mi facciano meno paura. Scrivere su di loro mi ha aiutato ad affrontarli o perlomeno ad accettarli se proprio non posso modificarli o fare nient'altro. Vomitare il mio odio qua sembra quasi essere una terapia psicologica; veramente, anche se so che non mi credete.
E quindi io consiglio a tutti, a chiunque ne abbia voglia e ne senta il bisogno, di buttare giù i propri pensieri, se non qui anche in forma privata, e dare un senso e una forma e un'origine a quel macigno che è dentro di voi: spiegatelo, ragionateci su, analizzatelo; quando poi vi rileggerete, capirete che scrivendone su non avete fatto altro che spiegare meglio a voi stessi cosa fosse quel macingno, perchè fosse li, e da dove ha iniziato a nascere, e credetemi vivrete meglio, vi sembrerà meno pensate e più sopportabile.
Ora qualcuno che c'ha veramente troppo odio (poveri insegnanti):
Perché a volte può capitare di avere dentro una gran rabbia, una gran angoscia o una gran malinconia, e non sapere riconoscere da dove arriva. E questo aumenta la sensazione di malessere che hai. Quando invece cerchi di dipanare questo groviglio di sentimenti e dargli un senso ed un origine, il malessere si attenua: leggermente, ma un po' diminuisce. Come se capirlo ti serva anche per accettarlo.
Si, ragazzi, è così. Ora che ho visto la faccia dei miei mostri e li so riconoscere, e gli ho dato addirittura un nome carino, sembra che quei mostri mi facciano meno paura. Scrivere su di loro mi ha aiutato ad affrontarli o perlomeno ad accettarli se proprio non posso modificarli o fare nient'altro. Vomitare il mio odio qua sembra quasi essere una terapia psicologica; veramente, anche se so che non mi credete.
E quindi io consiglio a tutti, a chiunque ne abbia voglia e ne senta il bisogno, di buttare giù i propri pensieri, se non qui anche in forma privata, e dare un senso e una forma e un'origine a quel macigno che è dentro di voi: spiegatelo, ragionateci su, analizzatelo; quando poi vi rileggerete, capirete che scrivendone su non avete fatto altro che spiegare meglio a voi stessi cosa fosse quel macingno, perchè fosse li, e da dove ha iniziato a nascere, e credetemi vivrete meglio, vi sembrerà meno pensate e più sopportabile.
Ora qualcuno che c'ha veramente troppo odio (poveri insegnanti):
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