martedì 30 novembre 2010

AFRICA.

Ho voglia di conoscere la storia dell'Etiopia e dell'Eritrea tanto quanto ho voglia di andare in Africa a farmi calpestare da un elefante.

TEOLOGIA.

venerdì 26 novembre 2010

MI SERVE UNA MATITA.

E così sono ancora in biblioteca che cerco di studiare.
Che palle, mi faccio schifo da solo. Entro svogliato, stanco, già annoiato da ciò che sto per andare a leggere, o studiare, o chiamatelo come volete.
Entro, mi siedo, apro il libro e porca miseria mi sono scordato l'astuccio.
Non ho una penna, non una matita, né evidenziatore. Niente. Solo io e il libro.
Io però per studiare ho assolutamente bisogno di qualcosa con cui scrivere.
Potrei recarmi nella cartoleria sotto la biblioteca per comprare una matita, o qualsiasi altra cosa che scrive, ma non ho soldi.
Ho speso le mie ultime monete per comprare le sigarette, poco prima di venire qui.
E di taccheggio non se ne parla, se mi sgamano rubare una matita faccio una figura da barbone colossale.
Mi rifiuto anche di fare un bancomat per una matita del cazzo.
Potrei chiedere a qualcuno della biblioteca, che ne so, tipo un bibliotecario, o uno studente come me. Mi giro intorno, guardo e cerco qualcuno, ma niente, non c'è nessuno.
Effettivamente l'unico idiota che trovi all'una in una biblioteca posso essere solo io.
Il problema si delinea chiaro nella mia mente.
Necessità di una matita (o qualsiasi cosa che scrive), gratis.
Al ché, l'illuminazione.
Io lo conosco un posto dove sono pieni zeppi di matite e sono li gratis.
Si lo so, è triste, è stupido, è quasi umiliante, ma mi reco all'Ikea per acciuffare il mio bottino.
Arrivo, parcheggio, salgo le scale ed eccole li, miliardi, miriadi di piccole matitine. Tutte li a guardarmi soddisfatte.
Matitine: "Guardaci, avevi bisogno di noi eh? Portaci tutte a casa con te, dai"
Io: "Siete bellissime, certo piccole, voi venite tutte a casa con me"
E con fare indifferente inizio a ficcarmi ste matite piccolissime in ogni tasca che ho a disposizione. Ne metto dieci per ogni tasca del giubbotto (che sono tre in tutto, due esterne ed una interna), e ne metto cinque per ogni tasca dei jeans (che in tutto sono quattro, due davanti, due dietro).
E tutto pieno, e fiero delle mie matitine, mi faccio il tour Ikea per recarmi verso l'uscita, senza acquistare nulla.
Quando arrivo a casa ho 50 piccole matite, ma non ho studiato un cazzo, e il giro dell'Ikea mi ha un po' stancato, così mi metto sul divano per un bel sonnellino.
Sono soddisfatto.
Non avrò studiato un cazzo ma ho recuperato 50 matite gratis.

giovedì 25 novembre 2010

L'APPUNTAMENTO AL BUIO.

Una volta uscito da scuola la mia amica Pina mi disse che c'era questa sua cugina, che mi aveva visto, mi trovava carino, avrebbe voluto conoscermi, e dai perchè non vi andate a prendere una birretta insieme, e insomma, ormai ero incastrato. Incastrato no, ero single, avevo voglia di qualcuno da conoscere, e poi ero incuriosito, in fondo aveva detto anche che ero carino, quindi mi son buttato in un incontro al buio.
Cioè, al buio solo per me, perchè io non avevo la più pallida idea di chi mi sarei ritrovato davanti, mentre lei lo sapeva benissimo, chi si sarebbe trovato davanti.
Ormai l'appuntamento era fissato, alle 5 al bar della stazione.
Lei mi disse che l'avrei riconosciuta facilmente, avrebbe indossato una grossa sciarpa gialla.
Sciarpa "gialla", già inziavo a sentire puzza di bruciato.
Arrivò il giorno dell'appuntamento e arrivarono le 5 del pomeriggio, ed io mi incamminai per il lungo viale alberato della stazione.
Quando arrivai capii subito con chi cazzo avevo l'appuntamento al buio.
La sciarpa gialla si faceva notare alla grande.
Forse era l'unica cosa bella, alla fine, quella merda di sciarpa gialla.
La tipa era un cesso. La bocca e i denti sembravano una grossa tagliola per orsi, gli occhi si mandavano a fanculo l'uno con l'altro, la faccia era ricoperta abbondantemente di brufoli.
Non potevo darmela a gambe. Lei mi stava già venendo incontro.
Quindi pensai di offrire una birra a sto povero cesso, farci due chiacchiere civili insieme e non rivederla mai più con la scusa "ah, sai, alla fine sono ancora innamorato della mia ex".
La conversazione fu divertente, nonostante guardarla in faccia lo fosse molto meno.
Comunque era simpatica, poverina.
Ci piaceva anche lo stesso genere di musica. Anzi, quel pomeriggio stesso mi regalò un cd masterizzato. Fu una piacevole conversazione, ma io veramente non la volevo mai più rivedere.
Bevuta la birra ce ne andammo a casa ognuno per la sua strada.
Mi sembrava di essere stato gentile. Una birra, due chiacchiere, e tutti a casa.
Pensavo anche che fosse scontato che non l'avrei mai più rivista, scontato per entrambi, intendo.
Invece no. Il giorno dopo la Pina mi iniziò a martoriare con frasi del tipo "ah gli sei piaciuto molto", "é stata così bene, vorrebbe rivederti", "ti fisso un appuntamento per domani e vi andate a bere un altro aperitivo ok?"ecc.
Io la fermai subito e tirai fuori la mia scusa geniale. Sono ancora innamorato della mia ex. Sarebbe inutile rivederla. E la Pina lo disse con quel suo aborto di cugina.
Morale della favola?
Io ero uno stronzo, l'avevo illusa perchè avevo accettato il suo cd del cazzo, e non ci si comporta così con la gente, che pezzo di merda, che testa di cazzo, un bastardo che deve morire all'istante.
Scusa tanto, caro cesso, ma io sono stato solo che gentile a offrirti una birra, a fare due chiacchiere con te e ad andarmene educatamente.
Se ti avessi riso in faccia appena vista, te e quella tua sciarpa gialla di merda, allora cosa sarei stato?
Se appena ti avessi vista mi fossi avvicinato e ti avessi detto "Guarda sei troppo brutta, io non la bevo una birra con te, me ne torno a casa" cosa sarei stato?
Se ti avessi detto "Minchia che cesso, sei più brutta di Ugly Betty porca puttana" cosa sarei stato?
Insomma, uno è gentile e civile, e viene ripagato con insulti. Bah.

lunedì 22 novembre 2010

LA GENTE.

Quando ero più giovane se dovevo parlare con una persona più anziana di me ero sempre in agitazione, cercavo di trovare le parole giuste ed esatte per non offenderlo, cercavo di dire la cosa giusta, anche se non era quella che pensavo, cercavo in ogni modo di portargli rispetto perchè i miei mi hanno sempre insegnato a suon di sberloni, come si fa a portare rispetto.
Se poi l'adulto in questione era un insegnante, un prete, un vigile o qualsiasi figura del genere, allora bisognava dargli sempre ragione, e mentre parli non dargli del tu ma del lei, e quando vai via saluta in modo corretto con un Buongiorno o Buonasera. E quando parlavo non dicevo mai quel che pensavo, perchè ero ormai annullato dietro tutte quelle puttanate convenzionali. Semplicemente entrambi seguivamo un colloquio guidato da forme codificate di saluti e riverenze. Il contenuto del discorso era zero.
Beh sapete cosa ho imparato? Che ero un idiota. Avevo paura e timore delle persone per via del ruolo che svolgevano, ma poi ho scoperto che dietro ad ogni carica, dietro ad ogni uniforme, dietro ad ogni tipo di lavoratore, tutti quanti non siamo altro che esseri umani. Comuni, banali, scontatissimi esseri umani.
L'insegnante non è una persona migliore delle altre, non conosce tutto e non ha doti di onnipotenza come il Santissimo. L'insegnante semplicemente sa quello che deve insegnarti. Punto. Le sue conoscenze si esauriscono nel momento in cui le ha passate a te. Non solo non sa tutto, ma probabilmente, non sa quasi niente. E io che ti portavo rispetto manco fossi il Venerabilissimo Cavaliere della Libra. Ma vaffanculo.
Il prete, oh mamma mia il prete, è ciò che c'è di più lontano dall'ideale di moralità pura e santa che mi avevano inculcato. Specialmente il mio prete, quello che mi ha battezzato e così via. Cristo Santo doveva essere l'esempio di uomo gradito a Dio in questo mondo e beveva, fumava, faceva pasti che neanche in un banchetto Dionisiaco se li sognavano, e sopratutto chiedeva sempre e perennemente soldi, soldi, solamente soldi.
Prete durante il giorno della Comunione: "Ora passerà il cestino delle offerte. Quest'anno la Chiesa deve affrontare le spese di un nuovo impianto di riscaldamento, perciò vi prego, non lasciate le solite dieci mila lire, meglio cinquanta o cento, per chi può".
Inutile discutere del fatto che Gesù predicava la povertà, e tu che sei il suo Ministro, mi vieni a chiedere dei soldi. Veramente, è inutile.
Il paradosso non sta in questo.
Il paradosso sta nel fatto che il giorno dopo le comunioni andava a prendere il caffè nella piazza centrale del paese a bordo di una fiammante BMW nuova.
E in Chiesa nessuno ha mai visto un cazzo di riscaldamento.
E mio padre bestemmiava. Tanto.
E io ti portavo rispetto. Avrei dovuto sputarti in faccia.
Il vigile. Ah ah l'Alfiere della Giustizia. Basta mi sta venendo il disgusto a scrivere queste cose e mi sto innervosendo un sacco.
Lasciatevi dire, non importa con chi state parlando, se con il Papa, con il tuo professore, con la Regina d'Inghilterra o chi cazzo vi pare, avete comunque di fronte un essere umano, che caga, che si scaccola, che è falso, che è cattivo per natura e non vede l'ora di avere qualcosa da voi o fottervi, quindi il rispetto, lasciatelo solo ed esclusivamente alle pochissime persone che davvero se lo meritano.

sabato 20 novembre 2010

IL GIUSTIZIERE MUAY THAI.

Sono già alla decima birra, sento le gambe molli, gli occhi stanchissimi,non so come riesco a stare in piedi, ma la testa mi dice che è ora di divertirsi, di stare fuori, di fare discorsi inutili con la gente del bar.
E mentre rido, parlo, scherzo con la gente vicino a me, noto un gruppo di gente fuori dal bar, in mezzo alla strada, che parlano concitatamente. Sembra stiano litigando, forse, boh, comunque non mi interessa.
E nel preciso istante in cui il cervello dice agli occhi di staccare lo sguardo su quella gente la fuori, gli occhi vedono qualcosa e ne rimangono impressionati, rimangono li, fissi, spalancati.
Si sente un rumore sordo, ottuso, forte. Come se un grosso peso cade al suolo.
Ed in effetti in mezzo al caos che si è generato in tutto il bar, noto che una delle persone che stava chiacchierando fuori è steso a terra. Cazzo, sembra morto.
No, non è morto.
Viene sollevato di peso e riposto su una panchina, lontano dal bar, perchè la barista si sta già cagando in mano che arrivi la polizia.
Cosa che ormai è certa, mi dicono, in quanto mentre il tipo cadeva steso da un calcio in testa, in mezzo alla strada, passava una macchina che si è fermata a guardare la scena.
Ecco cosa è stato.
Quell'idiota, quel mocciosetto terroncello del cazzo, lo stereotipo vivente di bullo da strada ha steso un tipo con un calcio in testa. Ora vi chiederete come fa un moccioso a stendere un tipo con un calcio in testa. Semplice, il ragazzetto del cazzo fa da anni Muay Thai. Quindi diciamo che un calcio lo sa dare per bene.
In mezzo al caos riesco a focalizzare tutto ciò che sta avvenendo.
Il lottatore di Muay Thai è attorniato da tutti i suoi amici che lo riparano, gli fanno da scudo. Tutti hanno un rispetto e un senso di sottomissione profondamente rinnovato, dopo che il fatto è accaduto. Ha conquistato sempre più potere presso i suoi simili.
Qualcuno è andato a vedere il tipo mezzo morto steso sulla panchina, come sta.
É vivo? Sta male? Vado a vedere.
Il tipo non si è fatto troppo male. Non c'è sangue, non ci sono rotture.
Però non parla. Ha una faccia tra lo sbigottito e il traumatizzato. É la stessa faccia che ha un bambino di due anni nel momento in cui gli cade il gelato a terra. La sua espressione sembra dire ma come è successo? Che cazzo succede qui?I suoi occhi sono attoniti. La bocca niente. É ferma, immobile, non parla. É sconvolto.
Dopo un quarto d'ora abbondante in cui la gente che era li vicino stava constatando che cazzo si era fatto, se aveva qualcosa di rotto, chiedendogli dove gli faceva male, se riusciva a parlare, o altro, ecco che la bocca magicamente si apre. Nello stesso momento si nota un cambiamento nei suoi occhi. Da scioccati, sbigottiti, e spalancati, si calmano, si chiudono a metà in una maniera da cui traspare tutta la sua rassegnazione. In un lampo di lucidità ha capito ciò che gli è successo, ha capito tutto quanto.
Gente:"Senti del male? Dove ti fa male? Hai bisogno di un ambulanza? Riesci a parlare?"
Tipo mezzo morto. "No, sto bene."
E appena ho sentito questa frase ho capito la grandezza della persona. Probabilmente aveva sbagliato, sapeva di essere in torto, io di questo non so nulla, non so come sia nata la discussione chi ha ragione o torto e nemmerno lo voglio sapere.
Ma tu ragazzetto idiota non sei il Giustiziere Muay Thai del paese, sei solo uno sbruffone, un bulletto del cazzo, quel calcio probabilmente ti serviva solo per avere più potere sui tuoi amichetti . Non ti puoi permettere di stendere una persona così in mezzo alla strada, e appena fatto girarti dall'altra parte e non guardarci più. E poi capirai, dev'essere difficile stendere uno magari mezzo ubriaco con la tua mossetta di Muay Thai. Cazzo andrei a dire io al tuo istruttore che te ne vai in giro per strada a smazzare la gente con le tecniche che ti insegna. Se solo sapessi chi è il tuo istruttore, ci andrei.
E tu, povero cristo al suolo, che apri la bocca per dire "Sto bene" hai una dignità infinitamente superiore a quella di chi ti ha steso, una dignità a cui l'altro non potrà mai arrivare.

PICCOLI OCCHIETTI.

Stamattina quando mi sono alzato ho portato fuori il cane per una passeggiata.
Mentre camminavo osservando gli alberi, il cielo, le case, ho notato che quasi in ogni palazzo c'era in almeno una finestra, una vecchina che mi guardava, tutta ricurva su se stessa.
Cioè, non guardava proprio me, diciamo che fissava ciò che avveniva in strada di fronte a casa sua.
E più camminavo, più mi sentivo osservato da questi piccoli occhietti che mi scrutavano da dietro le finestre. Ed erano tantissimi. Dieci passi, un palazzo con due finestre con vecchietta, altri dieci passi più avanti, una casettina con una finestrellina e una vecchiettina che mi osserva.
Tantissimi piccoli occhietti.
Mi piacerebbe sapere le motivazioni di giornate intere passate dietro quei vetri.
Pensano che in strada, a differenze dall'interno delle loro case, succedano un sacco di cose coinvoglenti ed emozionanti? Perchè in questo caso care signore vi sbagliate, avrete visto soltanto me e il mio cane in tutta la mattina, quindi non vale la pena sprecare il vostro tempo così.
State rimembrando i bei momenti andati della vostra gioventù? E sedersi su quella bella poltrona che pulite due volte al giorno con in mano una tazza di te e le vostre foto di gioventù no?
Veramente non riesco a spiegarmi cosa sperate di vedere passando le vostre giornate a fissare una strada. Non succederà (quasi mai) niente, state sprecando i vostri ultimi giorni, potreste usarli meglio secondo me, che so andate a trovare amici, parenti, andatevi a fare un giro al mare o in montagna, preparate delle torte da lasciar raffreddare sul davanzale, non so, fate quello che volete, ma non spiaccicate il vostro naso su quel vetro per tutto il giorno, così sembrate già morte.
E poi non penso che dopo che avete visto me e il mio cane passare davanti casa vi sia migliorata la giornata.